Archive for gennaio, 2013

Il Mondo degli animali

       

Ringrazio di cuore l’amica Sandra di Vicenza per avermi fatto conoscere una notizia deliziosa e particolare, pubblicata sulla stampa di Pistoia. Riguarda un gatto che, con il suo gesto, dimostra una sensibilità e intelligenza non comuni. Diverse persone ne sono testimoni. Ve la propongo qui di seguito.

     

“Montagnana (Pistoia) – Da quando è morto il suo padrone, poco più di un anno fa, Toldo, un gatto bianco  e grigio di tre anni, ogni giorno si reca sulla sua tomba. Porta con sé foglie, stecchi e rametti, bicchieri di plastica o fazzoletti di carta e li lascia, come piccoli doni, sulla lapide di Renzo Iosselli, morto il 22 settembre  del 2011,  a  71 anni.  Renzo era molto legato a Toldo: lo aveva preso in una colonia felina quando aveva tre mesi”.

 

 

Abbiamo  letto che gesti del genere sono stati spesso compiuti, in modo sistematico,  da cani, nei confronti del loro amici umani, ma mai da gatti, almeno finora. Penso alle bizzarre opinioni che molte persone nutrono nei confronti dei  gatti, ritenendole  creature egoiste disposte ad offrire il loro   affetto esclusivamente in occasioni che possano tornare a loro beneficio, incapaci di un amore spassionato come quello di un cane, creature assolutamente indipendenti preoccupate unicamente di badare ai propri interessi. Che sciocchezze!! Il gesto di Toldo dimostra, invece, una notevole intelligenza,  amore e grande  sensibilità.  Io ho sentito il muso di velluto dei gatti contro il mio viso o li ho visti con i miei occhi accarezzarmi le guance con zampe dagli artigli scrupolosamente ritratti. Queste sono per me sublimi espressioni d' affetto. Ho praticamente vissuto sempre in compagnia di gatti. Attualmente ne ho tre. Ognuno di loro aveva un proprio carattere, assolutamente diverso dall’altro, così come le loro manifestazioni d’affetto, ma sempre puntuali e costanti.

Vivendo a lungo in loro compagnia  e, soprattutto, rispettandoli si recepiscono e interpretano  tutte le loro particolarità: quelle dei gatti, in realtà, sono molte e sfaccettate ma sempre consistenti e procurano notevoli  soddisfazioni.

     

Richard Clayderman   -   Just the way you are

 

Per il giorno della memoria

Quale migliore occasione per leggere il racconto della nostra carissima amica Enrica che vuole ricordare in questo modo il suo amato papà che ha vissuto in prima persona e sulla propria pelle gli orrori di un campo di concentramento nazista.

Ve lo propongo così, come me lo ha passato Enrica, ringraziandovi per la cortese attenzione.

Giuseppe.

   

LA NOTTE

 

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.

(Elie Wiesel – Premio Nobel per la pace 1986)

   

Questa poesia mi ha fatto ricordare il mio papà , che in qualche suo momento di debolezza, , tornava con la testa al campo di concentramento, ero una bambina e poi una ragazzina , e spesso molto spesso questo campo tornava alla sua mente e di rimando alle sue parole.....

Bastava semplicemente non voler mangiare quel piatto di minestrone di verdura, che instancabilmente tutte le sere la mamma preparava, che si sentiva in dovere di rammentarci o meglio di rammentarmi, perché ero io che non volevo mangiarlo, quanta fame avesse patito in quei quasi 5 anni di prigionia. Il mio papà nato nell'ottobre del 1924 non avrebbe dovuto partire per la guerra ma siccome uno zio era scappato nella vicina svizzera, che era neutrale, è stato preso al posto suo ... il popolo doveva contribuire con la gioventù al conflitto bellico

Diceva di non avere nemmeno 17 anni e di essere stato portato dapprima a Como ,allo stadio e siccome non aveva aderito alla Repubblica di Salò fu caricato subito su un treno, raccontava che i vagoni erano talmente stipati che chi periva non cadeva rimaneva comunque in piedi tanto erano pigiati diceva di aver viaggiato tre giorni e tre notti così e di essere arrivato in una stazione per poi essere caricato su dei camion senza capire ancora la destinazione ultima.

 

Campo di concentramento di Birkenau

 

Arrivati nel luogo designato si era trovato in uno spazio aperto pieno di baracche e il gruppo di Como radunato in una di queste, non capendo cosa dicessero i tedeschi, e al grido "com com" tutte le persone di Como si sono fatte avanti e li ha sentito la prima sventagliata di proiettili .

Quando raccontava queste cose, lui un uomo rigido e severo, aveva gli occhi lucidi e io stupida ragazzina, stanca di sentirle ripetere sbuffavo...

Nel 2009 con mia sorella e Luisa sono andata a Dresda e a Berlino e da li ho chiesto e voluto andare a visitare un campo di concentramento, non senza polemiche da parte di alcuni compagni di viaggio. Si è così deciso di prendere un piccolo pullman da pagare a parte e un gruppo ristretto di persone ha partecipato.

Ho visitato il campo di Bukenwald , la nostra accompagnatrice mi aveva avvisato, sei sicura mi diceva sei certa di quel che vuoi fare? È una cosa che lascia il segno...

Mio papà era stato internato a Birkenau,diciamo una frazione ,un quartiere di Auschwitz e chi lo ha visitato racconta di una cosa immensa e tristissima...

 

Immagini dal Lager

 

Buchenwald è un campo minore rispetto ad Auschwitz ma sempre molto vasto addirittura per i figli dei nazisti c'era lo zoo, abbiamo visitato per prima cosa le sale dove facevano gli interventi, o chiamiamoli esperimenti e le autopsie, un freddo mi attraversava la spina dorsale guardando,gli strumenti usati, rispetto a quelli che oggi vediamo in televisione sembravano antichissimi,

poi si entra nelle sale di disinfestazione che fungevano pure da camere a gas dipendeva da quale era la scelta...disinfettare... o far morire e poi nelle sale dei forni crematori e li si sente, anche se non dovrebbe, si percepisce l'odore della morte, di quanto sia malvagio l'uomo, di quanto non abbia limiti nel decidere di sopprimere un suo simile

poi siamo saliti nei saloni dove le SS e i nazisti mangiavano (refettorio), enorme grandissimo e ora pieno di tavoli/teche contenenti bottoni, occhiali, dentiere, apparecchi dentali dei bimbi e ricordo particolarmente un paio di ballerine di vernice viola di una bimba piccola e le fotografie, tante per rappresentare quante brutture fossero state perpetrate in questo luogo.

Ho pensato a quanto bestie siamo noi uomini a cosa può portare il fanatismo, a quanto dolore arrecato senza un motivo, ho guardato mia sorella e senza dire parole, abbiamo compreso quante brutture deve aver visto e subito quel ragazzino che poi nel tempo era diventato il mio papà, io parlo del mio papà, ma quanti altri come lui... i suoi momenti di debolezza stavano in questo recinto enorme, fatto dall'uomo a discapito di altri uomini, ho chiesto scusa pensando stupidamente che forse avrebbe potuto sentirmi, scusa perché ero una ragazzina sciocca che credeva che tutto fosse bello e sbuffavo ai suoi racconti, la maturità serve a qualcosa ma non ho avuto la possibilità di dirglielo, mi chiedo come si possa ancora dire che questi posti sono fantasie inventate....

Poi il giro è continuato nelle sale di lavoro... venivano sfruttati e dovevano lavorare in condizioni fisiche disumane.

Siamo poi usciti e se fosse stato bel tempo si sarebbe potuto visitare il perimetro con un pulmino ma purtroppo nevicava.

 

Le  immagini dell'orrore

I Forni crematori

 

Ricordo quando mio papà raccontava che di notte andavano a rubare le bucce di patate dietro la cucina degli ufficiali tedeschi, rischiavano la vita per delle bucce di patate e di quando sulla gavetta galleggiavano insetti di ogni tipo, ma che mangiava comunque tanta era la fame.

chi trasgrediva gli ordini, o cercava di scappare dal campo, veniva legato al palo come esempio e moriva di caldo e sete durante la stagione calda, e di freddo e di gelo durante l'inverno, doveva essere di monito agli altri, erano crudeli torturavano senza nessuna remora.

diversi i padiglioni erano chiusi per la neve, per lo più dedicati alle famiglie delle SS con teatro interno e saloni per le feste... comunque per visitare solo il primo percorso ci sono volute 3 ore....

Nei negozi che ci sono all'entrata del campo c'erano libri in tutte le lingue, ma non in italiano, altra discriminazione nei nostri confronti, la nostra accompagnatrice che era venuta con noi vedendomi piangere così senza vergogna si era preoccupata che io non mi fossi sentita bene, in realtà io ero convinta allora e lo sono ancora oggi, di aver fatto la cosa giusta, visitando questo campo, non so se mai avrò la possibilità di visitarne altri, mi sono sentita vicino al mio papà come forse mai è successo, e parlandone con un amico ieri ho ripensato a lui, persona povera ma dignitosa, persona particolare ma che aveva sicuramente una scusante, dopo tante brutture viste e vissute.

 

Le immagini dell'orrore

 

Il mio papà non ha mai e poi mai dimenticato quel che aveva visto, in seguito ad una ischemia aveva avuto un calo cognitivo e dimenticava tutto, era anche confuso a volte e non aveva cognizione del tempo, ultimamente ed ogni volta che vedeva il fumo uscire da qualunque camino, diceva stanno bruciando prima le donne e i bambini, il mio numero di matricola è 29333 chissà forse oggi tocca a me...

Aveva ricevuto la croce di guerra al merito proprio perché aveva patito una prigionia che non gli spettava

Questa volta il mio viaggio è un viaggio diverso fatto di ricordi e di qualche rimpianto, penso ai battibecchi avuti e li ricordo come una sorta di teatrino che tutti e due recitavamo, gli volevo bene , anche se non gliel'ho mai detto ma lui lo sapeva, di questo ne sono certa.

Grazie papà.

Enrica

Giornata della Memoria

       

 LA GIORNATA DELLA MEMORIA

     

Il 27  Gennaio  è il Giorno della Memoria.

Era il 27  gennaio 1945  quando  si  aprirono i cancelli di Auschwitz e  i soldati dell’armata Russa giungevano in quel terribile campo, in quella fabbrica di morte, e il mondo scopriva l’orrore assoluto dello sterminio, delle atrocità subìte  dagli ebrei, in modo particolare, ma anche da  altre etnie, compresi i bambini,  per mano dei nazisti.

 

Auschwitz

Nei lager morirono circa sei milioni di ebrei. Ogni anno, nei paesi europei, si celebra questa giornata per ricordare la  Shoah ( lo stermino del popolo ebreo) e contro le leggi razziali.

 

Campo di concentramento

 

Il ricordo degli Italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia e,  per molti, la morte,   è ancora estremamente vivo. Lo è anche per coloro che, anche in campi e schieramenti diversi,  si sono opposti al progetto  di sterminio, a rischio della propria

Bambini nei lager nazisti

 

vita, salvando  altre vite umane e proteggendo  i perseguitati. Il poeta e scrittore Primo Levi, scampato al lager,  ha scritto:  “Se comprendere è possibile,  conoscere è necessario”.

 

Aspettando la morte

 

Meditiamo  sull’Olocausto,  affinché questa giornata non sia  solo  una ricorrenza ma uno stimolo  per evitare nuove sofferenze ad altri popoli e ad altre nazioni, sia oggi che per il futuro,  con una attenta riflessione e presa di coscienza.

 

La Redazione dell Bosco

   

In memoria di un amico di Eldy

         

ALLA MEMORIA DI UN AMICO DI ELDY

 

 Apprendiamo, in questo momento,  con vivo rammarico, della dipartita dell’amico Eldyano GIGI LOMAZZI e ne siamo costernati. Desideriamo esprimere le nostre più sentite condoglianze  e la nostra solidarietà alla famiglia dello scomparso.

 

La Redazione del Bosco

 

 P,S. - I funerali di Gigi si terranno lunedì 28, all ore 10 presso l'Obitorio dell'Ospedale di Solbiate Olona.

             (Grazie Maria Teresa)

   

L’Angolo del dialogo

       

 

E’ un articolo di Gianni Pardo pubblicato sul giornale web  Il Legno Storto del 19 dicembre 2011. Lo sottopongo, come sempre, alla vostra attenzione, sperando che possa fungere da “apripista” per un dialogo fra noi. Sono concetti di economia che può essere utile chiarire. Purtroppo siamo in una situazione difficile come Paese e, per giunta, in campagna elettorale. Però, ripeto, parlarne fra noi può far chiarire i problemi e, in ogni caso, contribuire ad una serena discussione, che non fa mai male.

Ecco l’articolo:

“Se un uomo si rompe una gamba ed ha la diarrea, soffrirà dell’ingessatura e del dover correre continuamente in bagno. Naturalmente ognuno dei due mali renderà peggiore l’altro, ma questo non significa che la frattura dipenda dallo stomaco o il mal di stomaco dipenda dalla frattura. Nella crisi economica italiana si rischia una analoga confusione. Noi soffriamo del peso degli interessi sul debito pubblico e della recessione economica, ma i due fenomeni non sono eziologicamente collegati: l’unico punto comune è che l’uno aggrava l’altro.

 

Debito Pubblico

 

La grande massa del debito pubblico si è formata in anni lontani, mentre negli anni recenti l’Italia è stata molto virtuosa: i proclami di Tremonti non erano infondati. Ma c’è stata la crisi mondiale cominciata nel 2008, si è avuta la crisi della Grecia, l’Italia si è avviata alla recessione, i mercati si sono preoccupati e la cosa ha fatto valanga: da questo l’aumento dei tassi di Bot e Btp. L’Italia aveva ed ha necessità di venderli per pagare col ricavato quelli in scadenza e abbiamo toccato picchi dell’8% di interesse: con impegni che domani potrebbero salassarci a morte.

 

Situazione economica

 

Facciamo l’ipotesi che la crisi si fosse verificata mentre l’Italia andava a gonfie vele, il pil aumentava del 4% l’anno - non si sta dicendo niente di mitologico - e le prospettive economiche erano rosee. I mercati, pur preoccupati per la crisi  mondiale, si sarebbero detti che, comunque, l’Italia rimaneva solida. È quello che pensano della Germania, e proprio per questo i suoi tassi d’interesse sul debito pubblico sono tanto più bassi dei nostri (il famoso spread). Se domani l’euro scoppiasse, non è che la Germania non piangerebbe: ma la sua situazione interna è più rassicurante e i mercati ne tengono conto.

 

Crisi prolungata

 

In Italia siamo nei guai perché la crisi dell’euro e il macigno del debito pubblico pesano su una nazione che economicamente non progredisce più ed anzi indietreggia: si chiama recessione. La domanda diviene dunque: come se ne esce? La formula scelta dalle autorità europee ed italiane, fino ad ora, è stata quella di un aumento della pressione fiscale. Gli italiani sono stati “invitati” a dare di più allo Stato e consumare meno per loro stessi. Solo che il denaro dato allo Stato è sterile, non produce ulteriore ricchezza, mentre consumando di meno gli italiani comprano di meno, i commercianti vendono di meno, gli industriali producono di meno e lo Stato intero tende ad impoverirsi, accentuando la recessione. Prosit.

 

 

Un’altra formula, molto in voga nel secolo scorso, era quella di John Maynard Keynes, se l’abbiamo capita bene. Lo Stato lancia (facendo debiti) enormi lavori pubblici, in modo da combattere la disoccupazione, far produrre di più le imprese, immettere liquidità nel sistema, e far ripartire l’economia. Sempre se abbiamo capito la teoria di Keynes, questo “acceleratore” funziona se il piede su di esso è tenuto momentaneamente, mentre nel secolo scorso non lo si tolse più dal pedale e questo creò il debito pubblico. Oggi Keynes è visto come uno che aveva torto e non bisogna parlarne, mentre forse non è la teoria ad essere sbagliata ma l’applicazione che se ne dette.

 

Posto di lavoro

 

Rimane l’ultima soluzione, quella di cui nessuno vuole parlare: un cambio di modello produttivo. Invece di invitare la Cina a fare come noi, noi dovremmo fare come la Cina. Attuare una liberalizzazione selvaggia del tutto dimentica delle famose “conquiste dei lavoratori” che ci hanno portato dove siamo, fino a rilanciare la nostra economia come una tigre. Ché poi, quando fossimo riusciti a riconquistare la prosperità economica, si potrebbe anche riparlare di salari minimi, stabilità del posto di lavoro, pensioni anticipate e ogni sorta di bonus. “Intanto guarisci dalla malattia e vai a lavorare, poi ti godrai le ferie a Montecarlo”. Ma non c’è speranza. Il dogma corrente è che l’economia deve funzionare e produrre ricchezza anche se si fa di tutto per intralciarne il cammino. Se poi rallenta, la soluzione è aumentare la pressione fiscale e andare a cercare altri evasori. Il grande tecnico Monti non vede altro: da bravo antiberlusconiano, per lui uno Stato serio è uno Stato che impone tasse, e che, quando le cose vanno male, impone tasse, tasse e tasse. Come diceva lo scorpione alla rana, in un famoso aneddoto, “è la sua natura”. E, purtroppo, la natura dell’intera Italia”.

 

Il ragionamento sembra filare. Io qualche dubbio (anzi tanti) ce l’ho. Ma qualcosa bisognerebbe fare. Intanto. dialoghiamo fra noi, se vi pare.

 

Richard Clayderman - Los sonidos del silencio

Pensieri e non solo…..La Pace

             

Ogni anno nuovo porta con sè l’attesa di un mondo migliore, tutti ne parlano durante le interviste radiotelevisive e sui quotidiani. E’ facile parlare di pace nel mondo, il difficile è realizzarla. La pace  non è soltanto il contrario di guerra, la pace è di più, è la legge della vita umana, si realizza quando tutti  agiamo nel modo giusto risspetto a ogni singolo  essere umano,. Quanto è recentemente avvenuto in Siria, in Afghanistan, in Somalia, Algeria, Ciad, Ruanda, Kossovo e in altre parti del mondo  -massacri che ormai non fanno più notizia ma continuano a  provocare morti, violenze, atrocità, non permette di pensare al termine Pace. Per questi e altri paesi rimane  solo la  parola guerra.

 

Simbolo della Pace

 

Quest’ultima è un fenomeno molto articolato, perché assume forme differenti e per la complessità di molteplici interpretazioni: territorio-potere-terrorismo ecc…,  A volte,  anche per emarginare dispute e conflitti individuali delle varie  tribù,  con diverse religioni, si ricorre  alla  guerra - che si sa quando inizia e mai quando  finisce.  Senza dimenticare le recenti stragi neghli Stati Uniti. Il percorso della non violenza incomincia, per ognuno di noi, con la decisione di   superare la violenza interiore e prosegue attraverso la ricerca della coerenza e il modo di rapportarsi con  gli altri, come si vorrebbe essere trattati.

 

Colomba della Pace

 

In effetti, i nostri tempi sono contrassegnati dalla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi conflitti di potere. Tutto ciò reclama un rinnovato e corale impegno, alla ricerca del bene comune, dello sviluppo dell’umanità, in generale,  e dell’uomo in particolare. Allarmano i focolai di tensione e di contrapposizione,  causati dalle crescenti disuguaglianze sociali, cassaintegrati, disoccupati; il prevalere di una mentalità egoistica e individualista, espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato. Oltre a svariate forme di terrorismo e di criminalità internazionale,  per perseguire la pace, sono pericolosi  quei fondamentalismi e fanatismi che stravolgono la vera natura della democrazia, chiamata a favorire l’integrazione e la riconciliazione tra gli uomini.

 

Candela della Pace

 

Tuttavia, non possiamo  dimenticare le molteplici forme  di pace  portate avanti da  moltissimi operatori, che mettono a repentaglio la propria vita per  assicurarla,  innata testimoniaanza della loro  vocazione  alla concordia, poiché  questa è l’aspirazione  essenziale di ognuno di noi,  coincidente, in una certa maniera, con  un principio morale fondamentale, ossia  al dovere-diritto di uno sviluppo integrale, comunitario, che dovrebbe far  parte della nostra  vita.

 

Girandola della Pace

 

E’ indispensabile, quindi, che vengano superate le varie  antropologie ed etiche basate su assunti teorico-pratici semplicemente  soggettivi e pragmatici, in forza dei quali i rapporti della convivenza sono  ispirati a criteri di potere o di profitto, i mezzi diventono  fini e viceversa, la cultura e l’educazione sono caratterizzate soltanto dagli strumenti, dalla tecnica e dall’efficienza.     Precondizione della pace è lo smantellamento delle varie dittature, del relativismo e dell’assunto di una morale totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale, scritta nella coscienza di ogni uomo, perché la pace riguarda l’integrità della persona umana ed implica il coinvolgimento di tutti gli uomini. 

 

Manifesto della Pace

 

In questo modo l’uomo potrà vincere quel germe di oscuramento e di negazione della pace che è il vero peccato in tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potenza e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste. La pace non è un sogno, non è un’utopia ma una realtà possibile. I nostri occhi devono vedere più in profondità, sotto la superficie delle apparenze e dei fenomeni, per scorgere una realtà positiva che esiste nei cuori, perché la pace è principalmente realizzazione del bene comune delle varie società primarie, nazionali, internazionali e di quella mondiale. Proprio per questo si può ritenere che le vie di attuazione del bene comune siano anche le vie da percorrere per ottenere la pace. La vita in pienezza è il vertice della pace, chi vuole questo non può tollerare attentati e delitti contro la vita.

 

Cerchio della Pace

 

La  politica, in generale, non può esimersi da tutto questo, non può sfuggire le responsabilità, che sviliscono la persona umana, e tanto più l’uccisione di esseri umani inermi e innocenti.  Come si può, infatti, pensare di realizzare la pace, lo sviluppo integrale dei popoli o la stessa salvaguardia dell’ambiente, senza  tutelare il diritto alla vita dei popoli,  cominciado dai più bisognosi. Tra i diritti e doveri sociali, oggi maggiormente minacciati, vi è il diritto al lavoro. Ciò è dovuto al fatto che il lavoro e il giusto riconoscimento dello statuto giuridico dei lavoratori non vengono adeguatamente valorizzati, perché lo sviluppo economico dipenderebbe soprattutto dalla piena libertà dei mercati.

   

Il  lavoro è  così una variabile dipendente dei meccanismi economici e finanziari. A un tale bene corrispondono un dovere e un diritto che esigono coraggiose e nuove politiche del lavoro per tutti. Credo che per avere una pace nel futuro sia necessario formare, preparare, educare le nuove generazioni a questi ideali, per preparare un’era di pace per tutta l’umanità. La pace è una realtà  difficile che va costruita passo dopo passo. Sentirsi corresponsabili del proprio destino e di quello degli altri popoli rappresenta un  valore che ogni uomo dovrebbe portare nel cuore. “I pilastri della vera pace sono la giustizia e quella particolare forma d’amore che è il perdono: non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”. Parole di(Giovanni Paolo II).

Insieme potremmo esprimere e  commentare  le varie opinioni su questa grande parola:   LA  PACE Che cosa cambieresti nel mondo per avere la pace? Nel quotidiano possiamo fare qualcosa noi per la pace? Quando si  parla di  pace si pensa ad una dimensione globale o ad altro? Che cosa proporresti perché possa essere raggiunta una  pace generale?

     

 André Rieu - My Way

http://www.youtube.com/watch?v=JSPdAqrYN2o&list=FLNSrLyPMe3ffjMLZJhkN44g