Archive for novembre, 2012

In ricordo di NICOLETTA !!

Tutti gli amici di Nicoletta

piangono la sua scomparsa

ma le saranno sempre vicini…

e la ricordano con tanto affetto !!

 

La Redazione del Bosco

Pensieri e non solo – Il Lifting

 

 

 

 

 

Sempre più spesso, nel mondo d’oggi, si ritiene che l’aspetto fisico  sia  sempre più rilevante,  e si avverte l’esigenza di essere belli, senza difetti, di apparire più giovani esteriormente (ma non nell’animo), e di mettersi in mostra il più possibile. Questa condizione sembra essere diventata,  non solo  una moda, ma   un’esigenza nell’attuale società, e tende ad immedesimarsi  nei  miti che ogni  giorno  ci vengono propinati  dagli  spot televisivi e dai rotocalchi.

 

 Ho appena compiuto sessant’anni…..

 

no trascorsi circa otto anni dall’ entrata in vigore,  per la prima volta, della legge che istituisce l’attività professionale –  intramoenia –  della  chirurgia plastica nel nostro  Sistema  sanitario (S.S.N.).  Da quella data,  si sono succeduti ben 5 ministri della Sanità e nessuno ancora ne ha proposto  la sua modifica, gacché contiene numerose contraddizioni.  Proprio in questi giorni,  è stato affrontato il problema della  minore età, ma non  è stata raggiunta alcuna decisione.

 

 

 

L’aspetto più preoccupante e pericoloso è  il costo degli interventi: non tutti possono permettersi  spese ingenti, pertanto,  si ricorre a soluzioni alternative, affidandosi a medici senza scrupoli e  specializzati, a spese della comunità. Tutto ciò allo scopo di apparire  più avvenenti, con nasini  rifatti, labbroni siliconati,  per le donne,  eliminazione di rughe e occhiaie per gli uomini, ecc. La massima aspirazione di molte ragazze è di  riuscire a  ottenere una  particina qualsiasi  in TV, cinema  o altro.
Detto questo, esprimo subito il mio pensiero. Sono favorevole alla chirurgia estetica  ma l’apprezzo solo dal punto di vista terapeutico,  ovvero nel caso di un grave incidente, quando si rende necessario tale intervento  per i danni subìti.

 

 

 

Occorre, inoltre,  precisare la differenza  tra la chirurgia plastica e quella estetica. La  prima è una  branca della medicina interessata  ad intervenire sulle parti  compromesse da gravi incidenti, affinché sia assicurata la loro funzionalità  naturale. Non sono, invece, favorevole alla chirurgia estetica, poiché  si tratta prevalentemente di modificarel’aspetto esteriore, al fine di apparire più avvenenti, seducenti e così via.
Sono del parere che, conducendo una vita sana e non  sedentaria, dedicandosi ad  un’attività fisica appropriata e costante, non ci sia bisogno di sottoporsi ad interventi di sorta,  spesso anche  rischiosi.
Occore aggiungere, inoltre, che  ricorrere,  per la prima volta, alla chirurgia estetica da giovani, tanto più numerosi saranno gli interventi con il trascorrere degli anni.
Comunque,  ciascuno è libero di fare le  proprie scelte e di essere rispettato  per come è: io mi accetto come sono.

 

 

André Rieu – The Rose

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ARTE – Gustav Klimt

 

Anche questa settimana non apparirà l’abituale articolo domenicale del nostro amico e redattore Giuseppe, a causa di impegni precedenti.  Pensiamo di fare cosa gradita ai nostri lettori, presentando il  grande pittore austriaco  Gustav Klimt.

 

 

 

Gustav Klimt , pittore austriaco,  nacque a Vienna nel  1862  da  un orafo – incisore e compì i suoi studi presso la Scuola di arti e mestieri nella stessa città. Nel 1879 partecipò con il fratello Ernst a lavori di decorazione, che lo resero noto e gli fecero ottenere i primi riconoscimenti.
Klimt nei suoi primi lavori mostrò una precisione di disegno e di esecuzione assolutamente straordinari  ponendosi però in un filone di eclettismo storicistico tipico di una certa cultura del secolo scorso, in cui gli elementi della tradizione, in particolare rinascimentale, vengono ampiamente rivisitati e riutilizzati.

 

 Nuda veritas

Nel 1897 fu tra i fondatori della secessione viennese,   e ne divenne l’emblema.  La “Secessione viennese”  fu un vasto movimento culturale ed artistico. Consistette nella creazione di un’associazione di 19 artisti, tra cui pittori e architetti, che si staccarono dall’Accademia di Belle Arti per formare un gruppo autonomo, dotato di una propria indipendenza e anche di una propria sede : il Palazzo della Secessione Viennese.
La Vienna in cui questi artisti si trovarono ad operare era in quel momento una delle capitali europee più raffinate e colte. La presenza di musicisti quali Mahler e Schönberg, di intellettuali quali Freud e Wittgenstein, di scrittori quali Musil, rendevano la capitale austriaca una delle città più affascinanti d’Europa.  Il suddetto movimento viennese  fu  tuttavia l’apoteosi di un mondo che stava per scomparire, consapevole della sua prossima fine. Cosa che avvenne effettivamente con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale,  che decretò la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico.

 

L’Albero della vita

Il gusto decorativo, le affascinanti e sinuose raffigurazioni femminili sfumate in un raffinato astrattismo e gli elementi simbolici delle sue opere fecero  di Klimt  l’artista più rappresentativo dell’Art Nouveau. Tra le sue opere più note vogliamo indicare: Testa di ragazza,  Le tre età,  L’albero della vita, L’attesa, Il bacio, La morte e la vita,  Giuditta con la testa di Oloferne,  i ritratti di Fritza Riedler,  Adele Bloch-Bauer  e  la Locanda sull’Attersee.

 

 Il Bacio

Col  tempo il disegno di Klimt mutò considerevolmente.  Il Nudo disteso verso destra, del 1912,  è un disegno a matita blu e rossa con una forte carica erotica, mostra un linearismo essenziale,  che fu il risultato del cambiamento. Dal   1884 in poi,  in ogni elemento decorativo creato da Gustav Klimt sarà presente la cornice, ripresa dall’ambiente artistico di William Morris.

 

Adamo ed Eva — (La metà nascosta)


Negli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, l’arte di Gustav Klimt cambiò: i suoi dipinti mostravano un preziosismo quasi gotico, un disegno rigoroso ed armonico, un uso del colore teso a sottolineare effetti di trasparenze, un gusto per la decorazione, indirizzato verso la bidimensionalità, pur mantenendo effetti volumetrici.

 

Giuditta con la testa di Oloferne

 

In Giuditta I, del 1901, il soggetto biblico apparve decisamente subalterno al corpo seminudo, appena coperto da un velo violaceo con ornamenti  dorati,  ed  fu un inno alla bellezza femminile e al potere incantatore del suo sguardo. Non c’era linea di contorno: il corpo di Giuditta, come il suo abito velato, sfumava  dolcemente e quasi si confondeva con lo sfondo.
Il dipinto fu reso ancor più prezioso dall’utilizzo del fondo in oro, ripreso dalle tavole gotiche. Esso segnò l’inizio del cosiddetto “Periodo Aureo” di Klimt. Il dominio dell’oro, che distinse le tele di questo periodo, derivò da un bisogno di trasfigurazione, dal desiderio di sublimare la realtà.
Una delle opere chiave di Klimt, soprattutto per il superamento delle angosce legate alla figura femminile,  fu Il bacio. Nel dipinto è stato descritto l’abbandono e la dedizione della donna verso il proprio uomo e le due figure apparvero  fondersi in  un abbraccio. L’insistenza con cui Klimt perfezionò lo splendore dei suoi ritratti annullò ogni intento introspettivo, come in Adamo ed Eva. La dominante dell’oro ereditata dall’arte bizantina del mosaico – che Klimt studiò in modo particolare nel corso dei suoi soggiorni a Ravenna –  veniva privata del valore di trascendenza religiosa. Nella sua arte essa rispondeva ad esigenze di preziosismo estetico ed assunse al contempo una forte carica erotica, come in Danae.

 

Danae

In questi anni, Klimt cominciò ad utilizzare l’oro in foglia, per poi, nel 1908 con l’Attesa passare ad un fondo che pare pulviscolo dorato su una distesa verdastra,  che rendeva la sensazione di una superficie a mosaico molto più dell’oro in foglia.
Seguì un periodo di crisi esistenziale ed artistica dal quale Klimt uscì dopo qualche anno. Il suo stile conobbe una nuova  fase,  la cosiddetta “terza fase” klimtiana, rigenerato dall’incontro con i colori dei Fauves e di Matisse, con la poetica aggressiva e veemente di Van Gogh  e con Toulouse-Lautrec.
Scomparvero gli ori e le eleganti linee art nouveau, divenne protagonista il colore acceso e vivace. Le minuzie decorative lineari furono sostituite con getti di colore arditamente accostati,  con un’inesauribile ricchezza cromatica. La Culla, del 1918 (rimasto incompiuto), fu  la dimostrazione di tale cambiamento.

Questa fase venne di  certo influenzata dalla pittura espressionista che già da qualche anno si era manifestata in area tedesca. E Klimt la conobbe,  soprattutto,   attraverso l’attività di due artisti viennesi, già suoi allievi: Egon Schiele e Oscar Kokoschka.

 

Locanda sull’Attersee

 

Klimt dipinse anche un certo numero di paesaggi, in cui subì l’influenza dell’Impressionismo (in special modo dello stile di Claude Monet) e, successivamente, dell’Espressionismo; queste contaminazioni si manifestarono nella ricerca di una modalità espressiva più spontanea e meno sofisticata.

Una delle opere di Klimt,  al tempo molto criticata, fu il Fregio di Beethoven.  Esso è lungo 24 metri ed è sviluppato su tre pareti. La  tecnica usata è l’affresco su intonaco con l’inserimento di pietre dure e madreperla e venne realizzato in occasione della XIX mostra della Secessione,  dedicata alla grande scultura in marmo di Max Klinger raffigurante Beethoven. I Secessionisti videro in questa figura e nella sua opera l’esaltazione dell’amore e del genio che possono migliorare l’uomo.

 

 

Riportiamo alcune frasi dell’artista:


“…Di me non esiste alcun autoritratto, non mi interessa la mia persona come oggetto di pittura, mi interessano piuttosto le altre persone, specie se di sesso femminile, ma più ancora le altre forme.

Sono convinto che la mia persona non abbia nulla di particolare; sono un pittore che dipinge tutti i santi giorni, dalla mattina alla sera: figure, paesaggi, ritratti un pò meno.

Chi vuole saperne di più su di me cioè sull’artista, l’unico che valga la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio”.

 

La sua attività si interruppe nel 1918  quando, a cinquantasei anni, morì a seguito di un ictus cerebrale. Di lui ci restano circa duecento opere, tra maggiori e minori, e oltre tremila disegni.

 

P. S. – Questa volta non troverete il solito video con la sequenza delle immagini. Chi fosse interessato ad ammirare le varie opere di Gustav Klimt,  potrà ricercarle attraverso Google.

  

 

 

 

 

Liszt –  Liebestraum  (Sogno d’Amore)

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Pensieri e non solo….. La Paura

 

 

 

 

La paura, fenomeno irreversibile,  insorge nella nostra vita quotidiana come un fiume in piena. Non si può, secondo il mio parere, definirla esattamente ma la sua funzione primaria è quella  di presentarsi in diversi stadi di varia  intensità. Talvolta,  ci si chiede perché esiste? Paura forse di aver paura, ma di cosa e perché? La paura è l’emozione umana più vecchia e più forte che ci sia.  Essa ci porta ad uno stato mentale di apprensione, trepidazione, ansia, inquietudine, sgomento, spavento, terrore ecc., ovvero ad uno stato  emotivo di rigetto e apprensione, in prossimità di un vero o presunto pericolo.

 

 

Infatti, anche “Freud” afferma che la paura non è altro che la reazione al pericolo. Paura dell’uomo nero? Quanti di noi, da bambini, hanno sentito la frase: se..non fai il bravo ..chiamo… Ebbene, nella nostra vita quotidiana percepiamo a volte decine di paure: la morte, l’amore, sbagliare  una determinata azione, andare dal dentista, la presenza di una bomba nel  metro,  parlare in pubblico,  scrivere,  confrontarci con altri, di una malattia, ecc..In ognuno di noi si affastella un inconscio cognitivo, in ogni momento della giornata, creando emozioni positive, come la curiosità, e negative, come la paura e la rabbia, che influenzano i nostri pensieri e comportamenti. La nostra mente, infatti,  sembra dimostrare che la maggior parte dell’attività cerebrale abbia luogo senza che noi ne siamo pienamente consapevoli: vedi le emozioni appropriate, come le varie paure,  legittime e razionali, che  facilitano le scelte  personali e sociali. Il nostro pensiero conscio, tuttavia, si riflette nella nostra mente  e  valuta le nostre decisioni.

 

La prego dottore, non mi faccia male 

La mia soglia del dolore è molto bassa.

 

Da questo meccanismo  partono tutte paure, le arrabbiature, le emotività, le emozioni: queste ultime derivono anch’esse della percezione. Sta di fatto che le basi della nostra identità si costruiscono inconsciamente, ad esempio: andiamo in ferie? Certo siamo tutti contenti, magnifico!  Poco dopo,  il pensiero ci porta   a  immaginare catastrofi aeree, come ci ha mostrato spesse volte la TV, accadute in…il…ecc.. Ecco, quindi,  che per cambiare idea occorre  stimolare il nostro cervello in modo positivo, ma la paura permane, anche se pensiamo che poi saremo allietati da una bella vacanza.
Micheal Reddy diceva:  “Le parole sono costituite delle idee”. Ecco quindi che le nostre idee, talvolta,  creano paure, viaggiano per strade cognitive,  formando innumerevoli mappe personali, mentali che sono simili a quelle di molti altri individui, vedi  l’amicizia, l’ amore, ecc.
A tale proposito ritengo  che da questa esposizione  emerga una nuova filosofia, la quale  ammette di utilizzare i vari concetti come nostre proprie verità,  ovvero paura e emozione. Paura = emozione, prevalentemente dell’istinto, che ha l’obiettivo di garantire la  sopravvivenza dell’individuo rispetto ad un pericolo attuale o  futuro. Emozione = percezione di  qualcosa di intenso. Sarebbe pericoloso se noi, essere umani, non avessimo sentore di queste cose, non saremmo tali. D’altra parte, pensiamo che anche gli animali avvertono la paura, in maniera forse più intensa, ma  in  modo diverso.


 

Il nostro giudizio etico dovrebbe essere, sempre e comunque, ispirato ad emozioni positive. Non si può, tuttavia, eliminare la paura senza superare il terrore rispetto alla vita futura.  Occorre, pertanto,   compiere delle scelte, anche se talvolta sbagliate, ma agendo sempre con il  dovuto autocontrollo, vincendo  l’insicurezza che spesso  ci accompagna. La reale capacità di raggiungere gli  intenti prefissi risiede nel non superare mai i nostri limiti, che sono i nostri migliori alleati.

 

 

 Fiorella Mannoia – Io non ho paura

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La Domenica del Bosco


Buon giorno care amiche e amici del Bosco, questa domenica avrei voluto raccontarvi una storia relativa alla fauna stanziale della Sardegna, ma, giusto per non parlare sempre di animali ho preferito riprendere in mano la storia di Paolo e Sara che, come ricorderete, aveva destato tanto interesse qualche settimana fa. Leggiamo insieme un altro episodio. 

(la storia continua)

La sua cultura e intelligenza erano state calpestate da un uomo rude e di scarso intelletto. L’amore era finito presto. Sara pensava a gestire l’economia familiare e all’educazione del figlio frutto della passione iniziale mentre Gianni, suo marito, era spesso assente e in lei era nato il sospetto, purtroppo poi dimostratosi fondato, che si distraesse con qualche donnina che evidentemente riusciva a soddisfare i suoi insani vizi. Più volte Sara aveva espresso il desiderio di trovarsi un lavoro, magari part-time, ma lui era stato sempre contrario perché nel suo egocentrismo maschilista intendeva relegare Sara solo a donna di casa. Ecco i motivi della reciproca insofferenza e della successiva separazione consensuale. Sara, che nel frattempo aveva trovato il lavoro che desiderava, aveva avuto l’affidamento del bambino, cosa alla quale non avrebbe mai rinunciato per effetto del suo innato amore di mamma.

Dopo la separazione Sara aveva avuto pure una storia che, però, era finita presto per le complesse problematiche del nuovo compagno, anche lui con un figlio e impegolato in una lite legale infinita con l’ex moglie proprio per l’affidamento del loro figlio. Sara aveva preferito interrompere la relazione perché rischiava di complicare la vita ad entrambi. 

Tutte queste le cose che Sara aveva confidato a Paolo nei due giorni che erano stati insieme nella città di residenza di lei ove Paolo si era recato, sì, per motivi di lavoro ma anche, implicitamente, per incontrare Sara dopo la loro conoscenza in chat.

Sara aveva trovato in Paolo la persona giusta, un uomo tranquillo, comprensivo che sapeva non solo capire e chiarire le sue incertezze ma riusciva anche a farla di nuovo sorridere, a infonderle speranza. Ne era rimasta coinvolta e ne era veramente entusiasta un po’ per il fascino che potevano infondere i capelli brizzolati di Paolo ma soprattutto per la tenerezza e la sicurezza che quest’uomo maturo sapeva trasmettere con le sue parole e il suo modo di fare. Forse si era innamorata e lo riteneva l’uomo ideale che ogni donna avrebbe voluto avere come compagno nella vita. Si considerava fortunata per averlo incontrato, anche se il futuro per loro si presentava veramente con tante incognite. Ora stava bene, aveva nuovamente provato le emozioni forti dell’amore con trasporto e passione e non gli importava altro. La realtà aveva confermato quelle che erano state le sue impressioni durante i dialoghi e le effusioni virtuali in chat e questo era molto importante per lei.

Paolo ripensava al susseguirsi degli avvenimenti di questi due giorni trascorsi con Sara ed alle cose che lei gli aveva raccontato, quando fu nuovamente richiamato alla realtà dalla voce dello steward che invitava a riallacciare le cinture perché era iniziata la discesa verso l’aeroporto d’atterraggio e completava con l’annuncio delle condizioni climatiche che avrebbero trovato a terra: bel tempo e temperatura di 26 gradi. Si torna a casa pensò e il clima del sud è sempre più caldo rispetto alle regioni del nord.

Messi i piedi a terra e avviandosi verso il parcheggio per recuperare l’auto, Paolo riaccese il telefonino e chiamò Sara…

     –  “Ciao amore, sono arrivato, un bacio, come stai?”

         Sentì il profondo sospiro di Sara mentre rispondeva:

–         “Ora bene, grazie… ti amo, mi manchi…  chiamami appena puoi”.

–         “Questa notte in chat, a dopo” rispose Paolo mandandole ancora un bacio.

Regolarizzato il ticket di parcheggio, si avviò a riprendere l’auto per tornare a casa.

Paolo era consapevole che ora si aprivano altre prospettive, non poteva più essere lo scambio d’affetti virtuali in una chat che, mentre prima potevano essere soddisfacenti per l’anima e la mente, ora, dopo l’incontro, lo scambio di confidenze personali e di intime affettività reali, non potevano più essere la stessa cosa.

Paolo si rendeva conto che si era posto di fronte a delle scelte importanti che avrebbe dovuto prendere nel breve periodo: si era infilato in un  tunnel senza uscita o si stavano aprendo orizzonti per lui finora inesplorati? Sara si era dimostrata una donna deliziosa anche se con molte incognite, si capiva che aveva estremo bisogno di una persona alla quale appoggiarsi, un uomo che sapesse darle sicurezza e forse, perché no, anche un aiuto economico. Si sa che anche l’amore non prescinde dal denaro, anzi…  ma lui fino a che punto era in grado di darle tutto questo? Lui era un uomo già avviato alla terza età ed era sposato. É vero che con la moglie dormivano nello stesso letto ma con orari che in sostanza non coincidevano. I loro interessi erano molto diversi: lei guardava in TV programmi che lui giudicava senza alcun valore culturale e quindi preferiva stare in un’altra parte della casa, magari davanti al PC. Lei, donna semplice, fervente donna di chiesa, dopo la maternità si era dedicata completamente al figlio, attenuando, piano, piano le attenzioni per il marito. Lui si era adattato alla situazione pensando che fosse normale comportarsi così e quindi una cosa obbligata, la meno peggio e si era dedicato completamente al lavoro. Certo, non trascurava la famiglia ma il feeling d’amore iniziale con la moglie si era interrotto ormai da tempo e definitivamente.

Questo rapporto con Sara, iniziato in chat quasi per gioco, aveva assunto un aspetto serio: che fare? Due anime sensibili, vaganti nei complicati meandri della vita, pur non cercandosi si erano incontrate sbocciando in un passionale anelito d’amore reciproco al punto che sentivano forte il desiderio che li spingeva uno verso l’altra e viceversa.

È scontato che al punto in cui è arrivata la storia non può fermarsi ma può assumere soluzioni diverse e imprevedibili. Cosa decideranno di fare i due protagonisti? Cosa si aspetta Sara dal suo nuovo amore e Paolo sarà capace di dare a Sara il sostegno di cui lei ha palesemente bisogno?

Quale potrebbe essere il seguito e la conclusione migliore per i due protagonisti?

Le domande sono rivolte alle gentili lettrici ed assidui lettori del Bosco con l’invito ad esprimere ciascuno un pensiero secondo la  propria visione o ispirazione.

Grazie per la cortese collaborazione e Buona Domenica a tutti.

                               

Franco Battiato – Amore che vieni, amore che vai

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BUON COMPLEANNO LORENZO !!

Augurissimi Lorenzo di un sereno

compleanno da tutti gli amici del Bosco !!

 

 

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