Archive for agosto, 2012

EMERGENCY

Dal villaggio di Mirbandau, provincia di Helmand

Venerdì 24 agosto. Villaggio di Mirbandau, sud dell’Afghanistan. La casa di Haji Abdul Jan, un contadino di 45 anni, viene colpita da un razzo sparato dai militari della coalizione internazionale in risposta all’attacco di un gruppo di talebani.

Vengono feriti la moglie, due figli e due nipoti di Abdul Jan che li porta subito al nostro Posto di primo soccorso a Grishk, a circa mezzora di auto. La figlia Masoma è in condizioni gravissime e purtroppo non supererà il viaggio.

Appena arrivano vengono stabilizzati e trasportati in ambulanza al Centro chirurgico di Lashkar-gah, dove vengono operati immediatamente.

La moglie, il figlio più piccolo e i due nipoti di Abdul Jan sono ora fuori pericolo. Masoma invece è l’ennesima civile afgana morta solo perché si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, in una guerra combattuta anche contro una bambina di 5 anni.

(30 agosto 2012)

Notizia prelevata dal Diario di Emergency

La Domenica del Bosco

 

 

 

La  cara amica Carlotta ci ha inviato uno scritto – ricevuto da un signore Anonimo  –  che riteniamo particolarmente interessante e di notevoli contenuti,  che riguarda i “diversamente giovani”, del quale la ringraziamo molto e siamo lieti di pubblicare.
Ci sembra, inoltre, importante dar corso all’abituale Rubrica domenicale, curata da Giuseppe di Cagliari, attualmente in vacanza, proprio per non interrompere questa bella consuetudine.

 

 

 

 

Troppo spesso ci si dimentica di ciò che sono state le persone che ci hanno amato.
Le ritroviamo abbandonate a loro stesse nelle case di riposo o di cura… perse in quel loro mondo fatto di ricordi di una vita vissuta intensamente… ma non  ancora finita.

 

 

Intenso ed emozionante il raccontarsi di questa “anima giovane”… quasi un grido di dolore che un giorno, forse, farà parte anche di noi..

 

 

 

“Cosa vedi infermiera? Cosa vedete?
Che cosa stai pensando mentre mi guardi?
“Un povero vecchio”, non molto saggio,
con lo sguardo incerto ed occhi lontani,
che schiva il cibo, non dà risposte

e che quando provi a dirgli a voce alta : “Almeno assaggia”
Sembra che nulla gli importi di quello che fai per lui.
Uno che perde sempre il calzino o la scarpa,
che ti resiste, non permettendoti di occuparti di lui,
per fargli il bagno, per alimentarlo e la giornata diviene lunga.
Ma cosa stai pensando? E cosa vedi ??
Apri gli occhi infermiera !! Perchè tu non sembri davvero interessata a me..

Ora ti dirò chi sono, mentre me ne stò ancora seduto quì a ricevere le tue attenzioni lasciandomi imboccare per compiacerti.

“Io sono un piccolo bambino di dieci anni con un padre ed una madre,
Fratelli e sorelle che si voglion bene.
Sono un ragazzo di sedici anni con le ali ai piedi,
che sogna presto di incontrare l’amore ..
A vent’anni sono già sposo, il mio cuore batte forte,
giurando di mantener fede alle sue promesse.
A venticinque ho già un figlio mio..
che ha bisogno di me e di un tetto sicuro, di una casa felice in cui crescere.
Sono già un uomo di trent’anni e mio figlio è cresciuto velocemente,
siamo molto legati uno all’altro da un sentimento che dovrebbe durare nel tempo.
Ho poco più di quarant’anni, mio figlio ora è un adulto e se ne va,
ma la mia donna mi sta accanto per consolarmi affinché io non pianga.
A poco più di cinquant’anni… i bambini mi giocano attorno alle ginocchia ,
Ancora una volta, abbiamo con noi dei bambini io e la mia amata..

Ma arrivano presto giorni bui…. mia moglie muore..
guardando al futuro rabbrividisco con terrore..
Abbiamo allevato i nostri figli e poi loro ne hanno allevati dei propri.
E così penso agli anni vissuti… all’amore che ho conosciuto.
Ora sono un uomo vecchio… e la natura è crudele.
Si tratta di affrontare la vecchiaia… con lo sguardo di un pazzo.
Il corpo lentamente si sbriciola… grazia e vigore mi abbandonano.
Ora c’è una pietra… dove una volta ospitavo un cuore.
Ma all’interno di questa vecchia carcassa un giovane uomo vive ancora
e così di nuovo il mio cuore martoriato si gonfia..
Mi ricordo le gioie… ricordo il dolore.
Io vorrei amare, amare e vivere ancora ..
ma gli anni che restano son pochissimi.. tutto è scivolato via .. veloce.
E devo accettare il fatto che niente può durare..”

Quindi aprite gli occhi gente.. apriteli e guardate..
“Non un uomo vecchio”.. avvicinatevi meglio e… vedete ME !!

Ricordatevi queste parole quando incontrate una persona anziana per evitare di metterla da parte senza guardare all’anima giovane che le sta all’interno perché tutti noi un giorno, saremo così.. purtroppo”.

 

 

 

 

 

LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

 

 

 

È PASSATO FERRAGOSTO

SIA IN CASA CHE IN CAMPAGNA

SIA AL MARE CHE IN MONTAGNA

CON UN FRITTO O CON L’ARROSTO

 

 

PINZIMONIO DI CONTORNO

EXTRA VERGINE D’OLIVA

SALE E PEPE CHE RAVVIVA

TUTTO CIÒ CHE TROVA INTORNO

 

SIA NEL PIATTO CHE IN TEGAME

GAMBERONI E SALAMINI

PECORINO E SALATINI

DI SAPORI UN BEL LEGAME

 

 

HO ASPETTATO, A BELLA POSTA

PROPRIO IL GIORNO DELLA FESTA

PER VUOTAR TUTTA LE CESTA

E GUSTARMI L’ARAGOSTA

 

 

 

NON SO ANCORA COME FARLA

C’É LA PENTOLA CHE BOLLE

CATALANA CON CIPOLLE

DEVO ANDARE A CUCINARLA

 

CON SAPORI DI SARDEGNA

PANE PRESCO O CARASAU

FORSE È MEGLIO GUTTIAU

CUCINATO TUTTO A LEGNA

 

MA CHE GRANDE DELUSIONE

L’ARAGOSTA È SOLO UN SOGNO

È UN PRANZO DEL BISOGNO

GIUSTO PER CONSOLAZIONE

SON ZUCCHINE E MELANZANE

SON PATATE E PEPERONI

ANCHE QUELLI SONO BUONI

OLIO, SALE E UN PÒ DI  PANE

 

L’IMPORTANTE È LA SALUTE

E UN BUON BICCHIER DI VINO

C’É CON ME L’AMICO PINO

CHE SA REGGER LE BEVUTE

 

CANNONAU O VERMENTINO

VERNACCIA O MALVASIA

TORBSTO, MONICA O QUEL CHE SIA

L’IMPORTANTE CHE SIA VINO

 

VINO D’UVA NATURALE

INVECCHIATO OPPUR NOVELLO

NOI BEVIAMO SEMPRE QUELLO

SENZA ACQUA MINERALE

 

 

QUELLA PROPRIO NON LA BEVO

IO DELL’ACQUA SONO ASTEMIO

SE VOLETE DARMI UN PREMIO

UN FIASCO DOC, VOLENTIERI LO RICEVO

 

 

HO VUOTATO LA MIA BROCCA

QUEL CHE AVEVO IO VI HO DATO

SO CHE ALMENO CI HO PROVATO

CON CODESTA FILASTROCCA.

 

ORA VOGLIO ANDARE IN FERIE

SONO STANCO ANCHE DI DENTRO

MI RIPOSO E MI RITEMPRO

POI INIZIO UN’ALTRA SERIE.

 

 

                           

 


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LA DOMENICA DEL BOSCO

UN CUORE NELLA TORMENTA

L’AMORE IN ETÀ MATURA

Mese d’agosto, periodo di ferie, di vacanze, di evasioni, di flirt, di gossip, di amori che nascono e vivono poche settimane, poi si dimenticano ma tutto questo è roba per giovani. Oggi, invece, vorrei proporre all’esame dei lettori, ma penso che possa  interessare di più le gentili lettrici, la storia di un amore, un vero scoop, del quale ho avuto conoscenza.

É una sorta di resoconto delle vicende di un’amica in un gruppo del quale faccio parte insieme a tanti altri amici/amiche con i quali ci si ritrova con frequenza, vuoi per una pizza, un aperitivo, una mostra d’arte, una serata di ballo, una passeggiata al parco al mattino oppure in palestra, la sera, per una seduta di ginnastica morbida adatta a persone diversamente giovani. Si sa che in questi gruppi, critiche e confidenze spesso si sprecano e non mancano neppure invidie o malignità sussurrate sottovoce, soprattutto fra le gentildonne.

Questa amica mi considera una persona veramente affidabile perché di questo ho sempre dato prova in molte occasioni per cui può capitare che mi faccia delle confidenze e, nello stesso tempo, mi chiede consigli per chiarire le sue incertezze, titubanze o debolezze di donna dall’animo estremamente sensibile ma nello stesso tempo molto insicura di se.

Arrivata alla mezza età, ma bellissima e appetibile (questa è una n.d.r.), delusa della vita coniugale ormai da anni senza storia, rassegnata alla monotonia del tran, tran quotidiano: colazione, pranzo, cena, spesa, riassetto casa, lavatura, stiratura e via dicendo senza però la gioia di un abbraccio, di uno slancio amoroso che, a tutte le età, può dare quell’indispensabile impulso affettivo di cui ogni cuore ha bisogno, quella voglia di amare la vita con quel desiderio inconscio che ti fa sperare di andare a letto non solo per dormire. Di tutto questo niente, solo monotona convivenza per il quieto vivere e per salvare le apparenze con vicini e parenti.

Insomma situazione classica di separati in casa. Non ha neppure il conforto che, in questi casi, possono dare i nipotini perché anche i suoi due figli non sono stati fortunati nel loro matrimonio/ /convivenza fallita presto, senza aver dato prole.

Ma ecco che un bel giorno succede proprio ciò che non si pensava. Nel gruppo che frequentiamo c’è un single, fisico e temperamento sportivo, che, proprio perché senza altri legami fissi, è attratto dalla simpatica e graziosa figura di questa amica e inizia una corte prima molto soft ma poi sempre più serrata. Lei non è indifferente ma non vuole cedere, non è avvezza a simili comportamenti e non vuole imbarcarsi in un’avventura che non sa dove possa portarla.

Ma si sa come vanno a finire queste cose, nel giro di poco tempo i due non possono fare a meno l’uno dell’altra e viceversa.

L’attrazione è reciproca e osservando come si guardano, si stringono le mani e si abbracciano nello scambio dei saluti o in un giro di danza, è palese per tutti che fra i due è nato qualcosa: si sono innamorati. Come ultimo atto fanno le prime prove di convivenza per mettersi insieme. Lui è molto concreto e sicuro di sé, lei vive momenti di incertezza, combattuta tra l’idea della formale fedeltà coniugale e il bisogno di vivere appieno questo nuovo amore che, alla mezza età, improvvisamente ha travolto due cuori solitari.

Tra i due nasce un bel feeling, le amiche di lei approvano, in fondo sono una bella coppia, stanno bene insieme, si vede che sono innamoratissimi e si vogliono veramente bene.

Iniziano così le fughe romantiche: prima di un giorno, poi due o anche tre in qualche viaggio fuori città ma anche a casa di lui per assaporare l’effetto e le gioie del loro stare insieme.

Lui non era abituato ad avere una donna in casa, autonomo in tutto, cucina, lavatrice, pulizia della casa, si trova un po’ a disagio con la presenza di lei. Anche lei deve abituarsi al nuovo status nella casa di lui ma una cosa è subito accertata: nei gusti a tavola, a letto e nel disbrigo delle cose di casa che fanno insieme, stanno benissimo e basta questo per superare tutte le altre difficoltà di ambientazione e adattamento caratteriale: è solo una questione di tempo.

Per lei però, dopo queste fughe, c’è sempre il rientro a casa e qui nasce un nuovo disagio, è confusa, si rende conto che sta sdoppiando il proprio modus vivendi e la propria personalità, non sa più chi è esattamente e sorge il dubbio da che parte deve stare. In una di queste occasioni, si guarda allo specchio poi d’impulso si mette davanti al PC e scrive una confessione a se stessa. Me la manda con una mail perché vuole sapere da me cosa ne penso: è sottinteso che chiede una parola di conforto. Resto un pò sorpreso ma la ringrazio per la fiducia, so che per lei sono quasi un fratello maggiore, qualche volta nelle parole ho usato anche toni paterni e, dice lei, mi considera un saggio per i preziosi consigli che le ho sempre saputo dare con grande comprensione, amicizia e sincerità.

Forse non sono tutto come lei dice ma anche in questa circostanza ho espresso, con grande stima d’amico, il mio parere. Non vi dico quale per non influenzare le vostre considerazioni in merito.

Care amiche e amici del Bosco, con il benestare della mia cara amica, riporto qui di seguito lo scritto integrale che ella mi ha passato e sollecito il vostro spassionato pensiero, invitandovi a esprimere un vostro giudizio. Vuol conoscerlo anche lei, grazie.

Giuseppe    

                  .

 

CONFESSIONE A ME STESSA

 

Con mano tremante apre la porta di casa sua…casa sua??? Non sa decifrare quello che sente…smarrita, confusa, sdoppiata. Chi è la donna, che col cuore gonfio di tristezza, cammina sentendosi estranea nella propria casa? E’ una donna innamorata, ma non dell’uomo, che troverà oltre la porta.

Dal suo uomo, ha lasciato il cuore, la gioia, il sorriso, le emozioni. Giusto? Sbagliato? Che importa? Sa solo, che è immensamente triste, e che il suo posto, non è più lì.

Non è più una ragazza, il tempo è poco ormai…come vorrebbe poterlo passare tutto con lui! Ma lui, non glielo ha mai chiesto…Forse per paura? Per rispetto della sua situazione di donna non libera? Per amore del suo stato di single? Chissà. Eppure, lei è sicura del suo amore, lui glielo dimostra in mille modi che l’ama veramente…

L’ha presentata alla sua famiglia, a sua figlia. L’ha portata con lui, nell’ambiente sportivo che frequenta, l’ha presentata ai suoi amici… la chiama Amore, e non l’ha mai fatto con nessuna donna, prima di lei. Di notte, l’abbraccia mentre dorme, le bacia le spalle. Condividono mille cose….sono felici,  anche solo di cucinare insieme, di bere un buon vino dentro i calici dal piede lungo, di ballare una canzone d’amore, con la musica alla radio…felici di augurarsi il buongiorno, la mattina presto….e di cominciare a ridere e scherzare appena svegli, felici di poco….ma di tanto! Lui, ha inventato la lavagna dei sogni: un foglio, stampato al pc, con nello sfondo, l’immagine di una loro foto insieme, e sopra, impresse tante righe, per accogliere, ognuna, un progetto da realizzare insieme. Un viaggio in una romantica città europea, un tramonto da vedere in riva al fiume, una passeggiata sulla spiaggia in autunno, un viaggio all’isola di kirk…e tanto altro. Sì, perché loro, sono romantici e sognatori, anche se non sono più giovani, e anche in questo, si somigliano moltissimo.

Sono come ragazzini, si telefonano più volte al giorno, si mandano messaggi romantici, e non appena possibile, si vedono, anche solo per un caffè. Lui, un pò se ne vergogna, si domanda se, a 60 anni, tutto questo sia normale, ma poi, segue sempre il cuore. Lei, più coraggiosa, forse, non si pone il problema, anzi, è felicissima di tanto entusiasmo, perché, dice sempre, che da ragazzi tutto è facile e scontato….ma ritiene una fortuna, un bellissimo regalo della vita, un sentimento così vero e intenso, vissuto alla loro età.

Ma, a volte, subentra lo sconforto…lei, si domanda, che scopo abbia la loro bellissima storia d’amore, se dovranno vivere sempre separati. Se, solo ogni tanto, potrà svegliarsi accanto a lui, e vedere il suo bellissimo sorriso, non appena si svegliano. E’ lei, che deve imparare ad accontentarsi? O è lui, che non l’ama abbastanza, per volerla accanto a sé, come compagna di vita? Questo, lei, se lo domanda spesso. E’ una donna che non ama le ambiguità, e fa molta fatica ad adeguarsi ad una doppia vita, anche se in casa, col marito, la situazione è stata chiarita da molto tempo…condividono lo stesso tetto, ma solo per una questione economica. Per tutto il resto, sono come due fratelli. E’ difficile sapere, cosa sia giusto o non giusto….Ma, quando ti guardi dentro, e scopri un pò di tristezza, forse non hai imboccato la strada giusta…


                                                                                                                  (Speranza Hope)

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La Domenica del Bosco


Cosa si intende per volontariato? Riceviamo dall’amica Cecilia Zenari e pubblichiamo volentieri una bella testimonianza di dedizione al prossimo. Non aggiungo altro ma, nell’invitarvi alla lettura, vi chiedo di esprimere le vostre riflessioni. Grazie.

 

Cari amici di Eldy,

vi lascio una mia semplice riflessione, che ho letto ad una festa di Interclub, qualche mese fa.

L’Interclub è per noi una festa di incontro e testimonianze con i club della nostra Associazione.

Da diversi anni, appartengo ad un’Associazione Alcologica Territoriale, formata da famiglie che si incontrano, una volta alla settimana, e scelgono di condividere l’astinenza dall’alcol e  di vivere un nuovo stile di vita.

Questo nostro incontrarci ci porta grande serenità, infatti vediamo  cambiamenti positivi, a volte quasi inaspettati, e ne godiamo i frutti.

Per chi non conosce l’esistenza dei club, posso dire che i club sono aperti a tutte le persone con problemi di alcol o alcolcorrelati, non sono una setta o qualcosa di segreto.

Al club, con grande discrezione, si tengono per noi le confidenze delle persone e si rispettano le loro idee, senza inutili commenti, consigli o pettegolezzi .

Frequentare i club per me è stata una scelta positiva e credo continuerò ad essere presente fino a che le mie forze non   verranno meno.

A questi incontri si dialoga con sincerità, spontaneità, con il desiderio di entrare in empatia con le persone, soprattutto con quelle che arrivano lì con la “disperata” richiesta di aiuto morale e … parecchio dolore.

La condivisione, la solidarietà  sono alla base dei nostri incontri, conta la persona e la sua spiritualità. Il rispetto dei suoi sentimenti.

Quando ci si incontra, il nostro condividere opinioni e testimonianze ci porta ad affrontare, con maggior forza, situazioni a volte intrinseche e difficili.

Diventa così più semplice fare scelte importanti con maggior convinzione,  perché ci si ascolta, ci si incoraggia a vicenda,  ci si rispecchia nelle situazioni di vita di ognuno, con il  desiderio di infondere serenità e riuscire a stare bene tutti, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente.

Tutto questo lo si mette in pratica anche  dopo l’ora e mezza di club, nelle nostre famiglie, nella società, alla quale apparteniamo … che non è un mondo al di fuori.

Come familiare partecipo al club “Il Cammino”.

Come servitrice insegnante al club “Il Faro”.

Ci conosciamo tutti e ci incontriamo spesso anche con altri club della zona, ad Interclub, Assemblee, Congressi, Convegni ed ad altre belle  iniziative.

Ecco, lascio questa testimonianza a Voi, con l’augurio a tutti di tanta serenità e forza … ed anche di felicità!

Grazie, amici, della Vostra attenzione! Grazie tantissime!

Con disponibilità.

Cecilia Zenari 

                           .

“Il Club che vorrei … il nostro mondo!”

“Quante volte ci ho pensato su,

il mio mondo sta cadendo giù,

dentro un mare pieno di follie, ipocrisie.
Quante volte avrei voluto anch’io aiutare questo mondo mio, per tutti quelli che

stanno soffrendo come te.”

Cari Amici, so che questa canzone la conoscete benissimo e penso che le canzoni non nascono per caso, ma parlano dei nostri sentimenti più profondi. Vi confesso che, ascoltandola, questa canzone mi ha spesso strappato non poche lacrime. Ma non ci si ferma qui: c’è molto Amore da poter condividere, non si gira la faccia dall’altra parte, non è possibile questo, non è giusto!


“Il mondo che vorrei avrebbe mille cuori,

per battere di più avrebbe mille amori.
Il mondo che vorrei, avrebbe mille mani
e mille braccia, per i bimbi del domani,
che coi loro occhi chiedono di più.

Salvali anche tu”.

 Carissimi, sono i nostri cuori! Sicuramente quelli dei nostri amici che ritroviamo anche al club, quegli Amori belli che parlano di pura amicizia! Sono le nostre mani, sicuramente quelle mani che sanno donare carezze da sempre, … che sanno ancora donare carezze ai nostri familiari e ai nostri piccini. Per non parlare delle nostre braccia, per abbracciare, specialmente, ogni bimbo che soffre. E ancora più importanti le braccia dei genitori (anche quei genitori che, al club, iniziano a “camminare” con nuova speranza!). Quei bimbi che sanno cos’è la sofferenza e hanno solo i loro occhi per esprimere la loro attesa: un’attesa di PACE, di GIUSTIZIA, soprattutto nelle loro famiglie.

Non si può non leggere nei loro occhi, guardare in fondo, in fondo … il loro animo. Loro, i bambini, si lasciano scrutare e aspettano … aspettano un sorriso vero. La Serenità, quello è il miglior dono e non lo chiedono  con le parole, ma con il loro sguardo ed i loro precisi comportamenti!

“Per chi crede nello stesso sole, non c’è razza, non c’è mai colore, perché il cuore di chi ha un altro Dio, è uguale al mio”.

Nessun colore diverso al club, nessuno! Ed anche

chi la pensa diversamente, ha un cuore: tale e uguale al mio!

“Per chi spera ancora in un sorriso, perché il suo domani l’ha deciso ed è convinto che

il suo domani è insieme a te”.

Per noi, che speriamo ciò che i bimbi sperano, perché abbiamo scelto la Serenità, che è Vita insieme ai nostri cari e amici.

“Il mondo che vorrei ci sparerebbe i fiori,

non sentiremo più il suono dei cannoni.
Il mondo che vorrei, farebbe più giustizia

per tutti quelli che la guerra l’hanno vista
e coi loro occhi chiedono di più.                

Salvali anche tu”.

 I fiori della comprensione, la melodia del volersi bene … la sentite?, la sentite ora? … Io la sento … la voglio sentire, se pur tra tanti rumori …

La giustizia al club, quella della condivisione, del saper e volere ognuno di noi fare qualcosa insieme, tra tutti e con tutti!

Questo è vincere e abbattere i muri !!! Quanti muri d’indifferenza!

I nostri occhi, al club, che chiedono di sentirsi bene !

Sì, chiedono … e tutti insieme possiamo riuscirci!

E nella canzone di Laura Pausini c’è anche un suggerimento per come potrebbe essere il club e come potrebbe essere la nostra vita, da vivere prima e dopo i nostri incontri:

“Come si fa a rimanere qui, immobili così, indifferenti ormai

a tutti i bimbi che non cresceranno mai.

Ma che senso ha ascoltare e non cambiare!
Regaliamo al mondo quella pace che non

può aspettare più, nel mondo che vorrei!”.

 E quella pace la possiamo trovare al club

e nelle nostre famiglie, se si inizia il cambiamento.

Basta !!! stare statici, in attesa!, per paura di che?

Regaliamo al mondo quella pace che parte da noi, dalla nostra consapevolezza di poter dare gioia, serenità, amore, solidarietà!

Il mondo dei club di questo ha bisogno ed anche il mondo al di fuori, perché il club è famiglia ! Sono le famiglie … del mondo … Siamo noi!

“Nel mondo che vorrei……

avremo tutti un cuore.

Il mondo che vorrei si chiamerebbe Amore.
Stringi forte le mie mani e sentirai:

il mondo che vorrei!”.

Cecilia Zenari                    .

club “Il Cammino” San Giovanni Lupatoto – Verona

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Novella Parigini

 

 

 

 

Novella Parigini nacque a Siena e la madre le dette  il nome indicato da Gabriele D’Annunzio, “Novella”. Giovanissima,  si trasferì a Parigi dove frequentò l’Accademia “des Beaux Arts”. Qui scoprì l’esistenzialismo e ne divenne l’ ambasciatrice, con uno stile anticonformista che la imporrà ovunque nel mondo e fece della vita mondana anch’essa un’arte.

 

 

 

Si avvicinò al surrealismo e, rispetto alle teorie sull’inconscio di André Breton, si sentiva più vicina all’amico Salvador Dalì e all’interpretazione di un pensiero libero. Quello stesso pensiero che la fece diventare protagonista indiscussa dell’arte romana, signora della “ Dolce Vita” celebrata da Fellini.  Ella abitava in Via Margutta, la via degli studi degli artisti nella quale risiedeva anche Federico Fellini, cuore della capitale, dove passavano le personalità dell’arte e del cinema di tutto il mondo.

 

 

 

Sempre vestita di bianco, conosceva il jet set mondiale e fece della mondanità un’arte nell’arte: ospitava gli artisti ma anche i divi di casa nostra come Sophia Loren e Vittorio Gassman, quelli internazionali come Tyrone Power, Linda Christian, Ava Gardner e Marlon Brando, la grande amica Ursula Andress, mentre lo Scià di Persia la chiamò per un ritratto a Soraya. Ormai era mille miglia lontana dagli anni parigini in cui offriva i suoi quadri per strada per potersi mantenere e poter vivere quella cultura internazionale – da Jean-Paul Sartre a Simone de Beauvoir, la madre del movimento femminista, da Jean Genet al poeta Jean Cocteau, amico di Picasso, Matisse e Man Ray –  che la formarono  come donna ricca di spirito e d’intelligenza.

 

 

La sua è una pittura “fantastica”, nelle sue figure femminili con grandi occhi felini e i gatti diventati un suo alter ego, protagonisti inconfondibili di una contrapposizione tra edonismo ed etica formale, privilegiando la libera espressione,  scevra da ogni legame politico o sentimentale per far emergere una nuova figura d’esempio all’impegno femminile.

 

Autunno

 

Già nel 1954  a New York  allestì grandi mostre recensite dai più importanti critici americani e, nel 1962, su commissione del Presidente John F. Kennedy, realizzò la figura di Cristo per una chiesa del Texas.  Nel suo curriculum ci sono numerose esposizioni in ogni Paese, anche in Cina, e le sue opere figurano tra le importanti collezioni e musei del mondo mentre le poste francesi le  dedicarono un francobollo.

 

 

Volto di ragazza

 

Dopo la morte di Novella Parigini, sua figlia Beatrice ritrovò una corrispondenza  intercorsa tra sua nonna materna e Gabriele D’Annunzio.
Le lettere,  a detta di molti,  costituiscono  un  documento inequivocabile . La pittrice della “dolce vita romana” sarebbe figlia naturale di Gabriele D’Annunzio per vari motivi: innanzitutto, oltre al  tono confidenziale delle lettere,  anzi proprio familiare,  il poeta si premurava di dare il nome alla “fantolina” aggiungendo  “quale nome migliore di Novella alla pargoletta,… nella vita ella sia dunque sempre novella”.

 

 Donna Gatto

 

Questo elemento  non è sicuramente trascurabile,  e c’è anche da considerare che tra le lettere ritrovate il poeta  aveva spedito  alla nonna di Novella anche una bozza, in via di definizione, della sua lirica dell’Alcyone “La pioggia nel pineto”, con varie correzioni e ripensamenti poetici, in cui più volte, nella parte finale, D’Annunzio citava la parola “novella” e ciò confermava ancor più l’ipotesi , per il fatto che un componimento in fase di stesura non si manda ad una semplice amica . Anche la contiguità cronologica, d’altra parte, confermerebbe la verità del fatto,  in quanto Novella Parigini nacque a Siena nel 1921, anno in cui il poeta era intento a scrivere le liriche dell’Alcione , che sono da annoverarsi tra le migliori e più riuscite composizioni del vate.

 

 

Volto e Orchidea

 

Novella Parigini, con molte probabilità, all’epoca conosceva la sua paternità e nelle sue vene scorreva lo stesso sangue di D’Annunzio,  per cui segretamente seguiva le orme di tanto padre da cui sicuramente prendeva moltissimi spunti per i suoi soggetti pittorici, così ricchi di simbolismi, proprio come gran parte della “poesia decadente”. Se analizziamo, infatti, quale“panismo”   –  dal dizionario:  “Senso di comunione, di compenetrazione gioiosa dell’uomo con la natura, spec. come atteggiamento artistico o letterario”  –  che pervade tanta parte delle liriche del poeta abruzzese,  lo troviamo applicato quasi alla lettera in taluni dipinti della Parigini, specialmente quando ritrae aspetti della natura antropomorfa ma anche quando rappresenta le sue donne dagli occhi da gatto, da felini, che non  sono  altro che il simbolo di una donna nuova , libera, aggressiva e prorompente, che si può quasi ritenere come il preludio dell’immagine della donna moderna. Le somiglianze poc’anzi citate col poeta sono confermate da un’opera della pittrice intitolata “Amore impossibile”,  in cui sono dipinti due alberi antropomorfi, posti sulle due opposte sponde di un fiume che, come due amanti, tentano di avvicinarsi in un trasporto erotico di grande efficacia pittorica, come si può vedere in tanta parte della poesia di D’Annunzio e in modo particolare nella “Pioggia nel pineto”.

 

 

 

Nell’opera in questione il colore predominante è il verde, anche i due amanti sono del colore verde della linfa degli alberi: “di arborea vita viventi”,  scriveva D’Annunzio riferendosi a se stesso e ad Ermione quando, bagnati dalla pioggia, con vestiti che aderivano ai loro corpi, facendoli apparire alberi tra gli alberi, passeggiavano in una pineta del lungomare adriatico. Narcisismo, esibizionismo ma anche una forte carica erotica si leggono nelle opere di ambedue che li accomunano ancora una volta, da qui la supposizione, assai probabile,  che furono padre e figlia.