Archive for luglio 29th, 2012

LA DOMENICA DEL BOSCO

 

     

Per questa Buona Domenica consentitemi di raccontarvi questa storiella di vita vissuta da ragazzino studente e ripescata nell'Hard Disk della mia memoria di settuagenàrio.

 

 

Terminati i tre anni di scuola media, allora Avviamento Professionale, promosso a giugno, mio padre mi pose di fronte ad una scelta: “Vuoi continuare a studiare  o vuoi imparare un mestiere?” . Forse perché stressato dalla preparazione agli esami di licenza, non è che proseguire gli studi mi attirasse tanto e tra l’altro imparare un mestiere significava anche iniziare a lavorare e avere la disponibilità di qualche soldino per cui risposi che accettavo di fare l’apprendista per imparare un mestiere. Allora mi pose davanti un’altra alternativa: “Scegli, cosa preferisci fare il ciabattino o il barbiere?”. Sinceramente due mestieri che non erano per niente allettanti nelle aspirazioni di un ragazzino di belle speranze che pensava di fare il signorino attraente e ben vestito per cui capii che la scelta era obbligata e risposi:

“Va bene, continuo a studiare”.

 

Scuola di Ragioneria - Classe II B

 

 

Poco più che quattordicenne, trascorsi quelle ‘vacanze scolastiche estive’ lavorando da ‘manovale’ presso un muratore, piccolo impresario edile, al quale mio padre mi aveva affidato per farmi ‘tastare’ il peso del lavoro manuale. Iniziai così a guadagnare i primi soldini della mia vita (250 lire al giorno) ma quel denaro servì tutto per l’acquisto dei libri del primo anno delle mie scuole superiori di studente squattrinato. L’anno successivo fui io stesso ad andare a chiedere il lavoro allo stesso impresario ma concordai che la paga giornaliera dovesse essere pari a quella dell’altro manovale che, sebbene di due anni più grande e con la muscolatura già ben formata, in realtà facevamo lo stesso identico lavoro e io non mi tiravo indietro in nulla. La paga mi fu accordata in 400 lire al giorno e per me fu una valida conquista.

 

Trenino linee di Cagliari Anni '50

 

Fu così anche negli anni successivi: lavoravo d’estate per acquistare i libri per il nuovo anno scolastico e poter così proseguire gli studi.

A scuola, alle ore 11,15 suonava la campanella dei 15 minuti d’intervallo per la ricreazione ma in pochissimi avevano la moneta necessaria per acquistare panino e companatico. La maggior parte, me compreso, non avevamo una lira in tasca e la colazione consisteva spesso in una pagnottella rafferma portata da casa senza companatico. Dovevamo inventarci qualcosa per metterci alla pari di quelli più fortunati ed ecco l’idea.

 

Trenino linee di Cagliari Anni '50

Il percorso casa-scuola e viceversa, poco più di sei chilometri all'andata e idem al ritorno, si percorreva con il tram, una sorta di trenino con locomotrice elettrica e cinque carrozze che nelle ore di punta viaggiavano stracariche. Facendo il percorso a piedi ci sarebbero rimaste in tasca 20 lire, tale era il costo del biglietto di andata e ritorno per studenti e lavoratori con limitazione della validità dalle ore 6,00 alle 20,00. Un formaggino, un panetto di marmellata  o un triangolino di nutella costava allora dalle 7 alle 10 lire quindi ci restava in tasca ancora qualcosa per le spese della domenica. C’era qualcuno che già fumava qualche sigaretta che al tempo potevano essere acquistate anche sfuse. Prevalentemente, però, ci si accontentava di un gelato, oppure, alternativamente,  una domenica si e una no ci si poteva pagare il biglietto del cinema. Ricordo le sale cinematografiche il “4 Fontane” e il “2 Palme” dove si proiettavano film di seconda visione ed il biglietto d’ingresso costava 60 lire nei giorni feriali, 80 lire nei festivi. Gli altri locali della città: “Odeon”,  “Massimo”, “Cinegiardino”, “Olimpia”, “Eden”, “Ariston”, “Fiamma” ed altri, avevano prezzi proibitivi per noi. Le risorse finanziare così faticosamente risparmiate bisognava sapersele gestire. Non tutti i giorni però riuscivamo a risparmiare il costo del biglietto perché se era brutto tempo e pioveva, dovevamo usare comunque il tram e per quel giorno avevamo assicurato anche il ritorno, altrimenti altra scarpinata a piedi verso casa. Si rientrava tardi, stanchi ed affamati ma a casa ci attendeva un rifocillante piatto di minestra.

 

 Comet II

 

Ricordo ancora la sequenza delle fermate del trenino: Da Cagliari partiva dal capolinea di piazza Matteotti ed effettuava le fermate di via Roma, via XX settembre, via Sonnino, Piazza Garibaldi, via Baccaredda, San Rocco, San Mauro, Palazzo Brusa, Zedda Piras, Villasanta, Vinalcool e finalmente Piazza Italia, a Pirri dove scendeva il nostro gruppo. Ma il percorso noi lo facevamo quasi sempre a piedi per via dell’esigenza di risparmiare il costo del biglietto. La linea tranviaria proseguiva poi per Monserrato, Selargius, Quartucciu e fino all’altro capolinea situato a Quartu Sant’Elena.

 

Topolino Fiat Anni '50

   

Generalmente, prima della fermata di via Baccaredda ci raggiungeva il tram sul quale viaggiavano gli studenti più abbienti e da parte di questi le derisioni nei nostri confronti, poveri appiedati, si sprecavano. Ma quella sorta di sfottò, anziché avvilirmi faceva nascere in me la voglia di rivincita e di rivalsa: il tempo, pensavo, mi avrebbe dato ragione, ora dovevo studiare, i sacrifici erano tanti ma l’obiettivo che mi ero posto dovevo raggiungerlo: il conseguimento del diploma, poi si vedrà.

Sia d’inverno che con i primi caldi della Primavera inoltrata il ritorno a casa a piedi era comunque sempre faticoso ma avevamo trovato una inaspettata risorsa: Alla fermata di San Rocco, spesso trovavamo parcheggiata la Fiat 500, la storica "Topolino" del nostro insegnante delle scuole elementare che allora insegnava a Cagliari e si fermava lì per salutare una sorella che abitava nella zona, poi proseguiva per Pirri. Gli chiedevamo un passaggio che non ci negava mai, dicendo: “Ma siete in troppi, non ci state tutti”. Effettivamente eravamo in sei, qualche volta in sette e, cosa da non credere, ci infilavamo tutti dentro: tre nel sedile posteriore e tre in piedi tenendo aperta la ‘capote’ della piccola auto con il tetto apribile, l’ultimo, infine, nel posto anteriore a fianco del nostro maestro di scuola elementare che con la sua bonarietà, seppure scuotendo la testa, ci accompagnava fino a Pirri. Qualche volta capitava pure di sorpassare il tram ed allora eravamo noi a esultare salutando e schernendo i compagni che viaggiavano sulle vetture tranviarie affacciati ai finestrini.

 

Radio d'epoca - molto ricercata ai giorni nostri

 

Erano tempi duri ma li ricordo con nostalgia perché, tutto sommato sono stati bei tempi, vissuti in allegria con tanta solidarietà nei rapporti umani.

Oggi il trenino/tram non c’è più, le rotaie sono state coperte con l’asfalto e il trasporto passeggeri viene effettuato con una rete di servizi bus, forse con maggiore efficienza perché ben distribuita su tutto il territorio cittadino. Le vaste aree di campagna allora esistenti lungo il percorso sono ormai tutte urbanizzate creando un agglomerato urbano unico con la città capoluogo.

Ogni epoca ha i suoi risvolti, positivi e negativi e bisogna viverla per quello che può dare. Il confronto o le analogie con la situazione odierna non si pongono neppure, i tempi sono cambiati in modo veramente abnorme ma se i ragazzi di oggi leggono questo racconto penso possano trarne utili insegnamenti.