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La Domenica del Bosco

     

Tutte le genti e tutti i popoli hanno avuto i loro periodi oscuri. Periodi bui che hanno segnato la storia e ci hanno insegnato che l’uomo non soccombe mai e riesce sempre a trovare le forze e le risorse per riemergere da ogni costrizione, prigionia o schiavitù seppure con il sacrificio di tante vite umane ma alla fine la giustizia umana e divina prevale a salvaguardia della vita per la continuazione della specie.

Evitando qualsiasi dissertazione di natura politica ma riprendendo l’argomento sui “gulag” interrotto nella Buona Domenica del 24 giugno scorso, propongo la lettura del seguente brano tratto da “Arcipelago gulag” di  A. Solzenicyn, lasciando alla sensibilità dei lettori del bosco ogni confronto e considerazione con la vita di oggi.

 

 

 

   

"La rapatura delle teste degli uomini conferisce loro l’uniformità nell’aspetto esteriore: li rende austeri ed impersonali.Ma anche un osservatore superficiale è colpito dalla espressione delle facce,comune a tutti:sempre all’erta,prive di affabilità,senza alcuna benevolenza,facilmente aggressive e perfino crudeli.L’espressione dei loro visi fa pensare che siano stati fusi in un materiale aspro,quasi non di carne,ma di bronzo scuro per poter camminare continuamente controvento,quasi aspettando ad ogni passo di essere colpiti ora da sinistra ora da destra…Se sarà costretto a guardarvi,vi colpirà il suo sguardo ottuso e inebetito.

Notiamo che parlando di questo popolo non riusciamo quasi a raffigurarci degli individui o dei nomi singoli. Non è un vizio del nostro metodo; rispecchia il modo di vivere da mandria cui è dedito lo strano popolo…Condizione essenziale di successo nella lotta per la vita è la circospezione. Il loro carattere, e loro intenzioni sono tenuti nascosti; devono nascondere le loro azioni ai datori di lavoro, ai sorveglianti, ai delatori…Devono celare i progetti,i calcoli, le speranze…aprirsi significa sempre perdersi.

   

Con gli anni lo zek si abitua a tal punto a nascondere tutto che non gli costa più nessun sforzo; gli si atrofizza il normale desiderio umano di far parte a qualcuno di ciò che sente. Esiste infine una legge che le riassume tutte: Non credere,non temere,non chiedere!. Diventato indifferente verso il proprio dolore e anche verso i castighi che gli impongono i tutori della tribù, addirittura quasi indifferente verso tutta la sua vita, lo zek non prova compassione neppure per il dolore altrui. La visione del mondo più diffusa tra di loro è il fatalismo: è inutile cercare di ottenere qualcosa con troppa insistenza o rifiutarne un’altra;ad esempio il trasferimento in un’altra baracca, in un’altra brigata, in un altro lager. Potrebbe essere per il meglio come potrebbe esser per il peggio.

Gli zek amano in generale l’umorismo… è il loro costante alleato senza il quale,forse, la vita nell’Arcipelago sarebbe del tutto intollerabile. Se domandi a uno zek da quanto tempo è nell’Arcipelago, non risponderà <Cinque anni> ma <Cinque gennai>. "E’ dura?" domandi. Quello facendo lo spiritoso, risponde: "Sono duri soltanto i primi dieci anni". Parlando di qualcuno che è partito dall’Arcipelago, risponderà: "Gli avevano dato tre anni,ne ha scontati cinque, ha avuto la scarcerazione anticipata".

 

"Meditate se anche questo....è un uomo

 

Viene spontaneo parafrasare la nota frase all’inizio del libro di Primo Levi, leggendo la condizione dei deportati nei gulag della Siberia o del Circolo Polare. Crediamo però che non sia appropriato scomodare Primo Levi perché per quanto Gulag e Lager nazisti siano accomunati dallo stesso delirio di onnipotenza cioè voler creare l’Uomo Nuovo pur tuttavia una differenza c’era: il comunismo voleva instaurare la Giustizia sulla Terra mentre i nazisti la Loro, quella della razza padrona. Pertanto ci viene in mente un pensiero di Karl Popper che è davvero indicato: <<Tra tutte le idee politiche, il desiderio di rendere gli uomini perfetti e felici è forse la più pericolosa. Il tentativo di realizzare il paradiso sulla terra ha sempre prodotto l’inferno>>