Archive for giugno 30th, 2012

Buona Domenica

   

 

Il nostro amico Giuseppe per questa volta, a giusta ragione, ha voluto fare una pausa. Buona Domenica, tuttavia, non vuole venire meno alla sua consuetudine. Pertanto,  abbiamo pensato di proporvi una storiella  avvincente: si tratta della vita vissuta di Lorenzo con i suoi gatti. A noi è piaciuta la semplicità con la quale è raccontata, nonché la sensibilità e l’amore per queste  belle creature. L'articolo è stato già pubblicato in Eldy qualche tempo fa. Possiamo rileggerlo, tant non fa male, visto che si tratta dei miei animali preferiti, i gatti. Rispetto al lavoro originale c'è una piccola aggiunta conclusiva di Lorenzo.

   

 

 

 Sono numeri per il lotto? Fate voi. Per me sono gatti. I miei gatti. I primi tre vivono in casa. Due, più vecchietti, ex orfanelli. Una, più giovane, trovatella. Uno è maschio, senza un occhio. Vedeste quanto è buffo se ti vuole guardare diritto. Semplicemente non può. Allora assume una posa tutta sua, reclina il capo e il suo occhio ti fissa e non ti lascia. Salta, poi, su di te e sta’ sicuro che non c’è forza al mondo che possa allontanarlo. Io sono suo e di nessun altro. Le sorelle lo sanno e non ci provano. La seconda, è una filosofa, capisce tutto. Come si suol dire, tu le puoi parlare. E, in effetti, la guardi, le dici di avvicinarsi, si siede vicino a te, e il colloquio inizia, lungo o breve che sia, a seconda delle necessità. Lei t’ascolta, capisce, e con un cenno del capo ti dice che va bene o no, ma tutto finisce con la solita carezza. Al prossimo colloquio! La piccola piagnucola per ogni dove fino a quando non l’hai presa in braccio o non le hai dato una pulitina al suo folto manto. Ha occhi belli e giallissimi.

 

 I miei gatti. Qualche incidente potrebbe capitare con le due canarine che stanno di là. Una volta l’ho trovata, Pauline, appoggiata per lungo sulla gabbia. Ma non è successo nulla di grave. Mosé e Nicoletta, niente. A uno, due chilometri da casa, altre due mie gatte, Sarah e Lilletta. Due furbette che lévati. Padrone assolute di un grande terrazzo, fanno, se le circostanze lo permettono, una caccia spietata agli uccellini. Li ho visti qualche volta, povere vittime di una natura senza crudeltà. Ma belle, belle, le gatte, anche se assassine. Dai grandi manti colorati, unici, dico, perché originali, non di tutti i gatti. Anch’esse, peraltro, trovatelle e fortunate perché hanno trovato famiglia. Quanti ce l’hanno? Questi gatti, un gatto e quattro gatte, appartengono al mio privato, fanno parte di me, ma anche quelli della casa-famiglia di cui ho parlato a suo tempo, quella di Vanna e Marella, sono miei. Gatti dai nomi d’accatto, sempre mutevoli perché sempre diversi i gatti. Qualcuno, più fortunato, è adottato, qualche altro, dopo breve o lunga malattia, si accomiata dal mondo. Sono forse i gatti a cui sono più affezionato e quelli, d’altra parte, che mostrano più affetto. Dovreste vederli quando vengono in braccio a farsi accarezzare, spazzolare. Quando sono con loro dico fra me: davvero il mondo è gatto. Stupidi quanti, non conoscendoli, dicono che sono diffidenti, non si affezionano, si fanno gli affari loro. Giuro che non è vero. Gatto è amore, amicizia, gioia di stare insieme.

 

 

Piccolo epilogo, che non guasta l’armonia dell’insieme.

Da quando ho scritto il racconto, Mosé,  malauguratamente, è venuto a mancare, si è aggiunta un’altra gattina, che chiamo Cleopatra (Cleo), mentre la casa-famiglia si èallargata con una struttura fuori Roma.

Riassumendo, i numeri sono diventati