Archive for giugno 11th, 2012

Arte Uova Fabergé

       

Qualche giorno fa, nella sua homepage, Google  ha ricordato il 166° anniversario della nascita di Gustavovich Fabergé, il grande orafo russo creatore delle decantate Uova-gioiello. Poiché anni fa ebbi l’opportunità di assistere ad una mostra londinese della produzione recuperata di Fabergé, mi è sorta la cusiosità di approfondire la conoscenza di questi meravigliosi oggetti. Ho fatto delle ricerche e ho potuto ricostruirne la storia, che mi auguro possa interessarvi e ve la propongo. Volendo scrivere il titolo con lettere speciali, purtroppo non prendono l’accento e me ne scuso:   è  chiaro che si tratta di “Fabergé”.  Forse un argomento leggero e piacevole alla vista può aiutarci ad alleggerirci i pensieri, sia pure solo momentaneamente, dopo giorni di tragedie e problemi immani.

     

 

La nota  Casa  russa  Fabergé, famosa per le Uova-gioiello, il cui fondatore fu nominato   Orafo della Corte Imperiale nel 1885,  è tornata in  patria, dopo oltre novant’anni d‘esilio, esattamente a San Pietroburgo,  aprendo  una  boutique.

 

 

La  Gioielleria,  grazie a  Karl Gustavovich Fabergè, divenne in poco tempo molto conosciuta e famosa : lo Zar Alessandro III  gli  commissionò le impareggiabili uova di pasqua in oro e pietre preziose.

   

Li hanno chiamati “i gioielli insanguinati dei  Romanov”. La motivazione è duplice, secondo l’interpretazione che si dà dell’espressione verbale.

“Insanguinati”  è il termine ambiguo: lo furono,  dal punto di vista dei nemici della famiglia imperiale, perché acquisiti col denaro derivato dallo sfruttamento delle masse, dal sangue dei poveri e dei lavoratori,  dei servi della gleba, durante secoli di abusi e di speculazioni, di tassazioni inique.

   

Ma ciò accadde anche, a ben guardare, perché furono lavati nel sangue dei loro proprietari che, fuggendo davanti alla rivoluzione, li portarono per la maggior parte con sé ma non riuscirono a salvarsi né a salvarli.

 

Per la chiesa ortodossa la Pasqua è la festa più importante del calendario.  Le uova, infatti, hanno spesso richiamato il  simbolo della vita, ma anche della sacralità, già molti millenni avanti Cristo.

 

   

Gli antichi Egizi,inoltre, lo consideravano come il fulcro dei quattro elementi dell'universo (acqua, aria, terra e fuoco). Il grande gioielliere russo Peter Carl Fabergé, discendente da una famiglia francese di origine ugonotta, assunse intorno al 1870 a San Pietroburgo la guida dell'azienda orafa del padre Gustavovoch, dopo aver viaggiato in tutta Europa per conoscere i segreti dei mestiere e impadronirsene.

   

  A seguito della nomina di  fornitore della corte imperiale,  insieme alla produzione di gioielli, il giovane Fabergé continuò a creare raffinati oggetti artistici, tra cui le celeberrime uova cerimoniali,  ispirate alle vicende della casa imperiale e destinate ad arricchire la Pasqua degli zar e dei loro familiari. L’ “Uovo” Fabergé tra i più famosi,  con tanto   di carozza, è intitolato “Uovo dell’Incoronazione”.

 

La tradizione, inaugurata con Alessandro III, proseguì con Nicola II, che richiese a Fabergé due uova l'anno, uno per la regina madre e uno per la moglie, la zarina Alessandra Fiodorovna. A poco a poco, il laboratorio divenne un piccolo impero, famoso a livello internazionale, la cui fine sarà sancita, come per i Romanov, dalla rivoluzione bolscevica.

   

Da sempre gli storici dell'arte hanno discusso sul lavoro di Fabergé, domandandosi se il maestro russo dovesse essere riconosciuto come un vero artista o se non fosse più corretto parlare di un artigiano. Fabergé amava definirsi un "artista gioielliere" e in ciò è racchiusa la sua filosofia, mirabile sintesi dì abilità artigianale e creazione artistica. Le sue scelte fatte dì forme e di disegni erano guidate più dal giudizio estetico che da considerazioni dì ordine strettamente economico commerciale.

   

Infatti, in un'intervista pubblicata nel 1914 su una rivista russa, lo stesso Fabergé affermava: "... Gli oggetti preziosi hanno per me poco interesse se il loro valore deriva principalmente dalla profusione di diamanti e perle."

 

Tutta la produzione di Fabergé fu orientata verso oggetti il cui principale pregio consisteva nella bellezza dei disegno, dove le pietre e i materiali preziosi si adattavano alla ricerca della forma, alla qualità della lavorazione, al senso della misura, alla calibrata eleganza delle proporzioni e alla perfezione dell'esecuzione. In questo contesto cambia anche l'impiego dei materiali; le pietre preziose sono unite a minerali e metalli meno nobili: la giada, la nefrite, il calcedonio, l'ossidiana, l'amianto, il cristallo di rocca e il quarzo fumé. Anche il legno delle foreste russe entrò a far parte della sua oreficeria innovativa: la betulla, il palissandro, l'agrifoglio bianco. Fabergé esplorava sempre tutte le possibilità per ricercare le soluzioni più adatte e rispondenti al disegno, senza rigidità nella scelta dei materiali e senza la minima preoccupazione per il loro valore di mercato.

La sorpresa era una componente essenziale di questi preziosi oggetti e l'ideazione era circondata dalla massima segretezza, tanto che nemmeno lo zar era messo a conoscenza dei progetto. Molte sorprese riguardavano la famiglia imperiale, come l'Uovo dei Mughetti, splendido esempio di stile liberty, che contiene le miniature dello zar e delle granduchesse Olga e Tatiana. Sullo sfondo in smalto rosa fioriscono delicati steli di mughetti, su cui sono incastonati perle e diamanti tagliati a rosetta. L'estrema accuratezza dei lavori di Fabergé è qui evidenziata dall'uso di perle di diversa grandezza, quasi a sottolineare la varietà naturale dei fiori: dal bocciolo alla piena fioritura.

L'esemplare più famoso fra le uova commemorative è l'Uovo dell'incoronazione, donato nel 1897 da Nicola II all'imperatrice Alessandra, l'anno successivo alla loro ascesa al trono. Il guscio in smalto giallo, colore dell'abito dell'incoronazione, è inciso con motivi a raggi solari e arricchito da rami d'alloro e aquile imperiali in smalto nero e brillanti. La sorpresa nascosta all'interno è la perfetta riproduzione della carrozza usata il giorno della cerimonia. Nessun particolare è stato trascurato: dal colore della tappezzeria al meccanismo che fa scendere gli scalini quando si aprono gli sportelli.

   

"L’Uovo a Pigna" del 1900 è l'elegante Uovo donato dal ricchissimo uomo di affari siberiano Ferdinand Kelch alla moglie Barbara. Realizzato in smalto blu e ornato da festoni con diamanti a rosetta, racchiude al suo interno un piccolo elefante in argento ossidato e zanne in avorio. Il suo guidatore è seduto su una ricca gualdrappa in smalto rosso e verde con frange in oro. Un'apposita chiave d'oro aziona il meccanismo che fa muovere la testa e la coda dell'animale.

Ancora oggi questi splendidi gioielli sono molto ammirati e ricercati dai collezionisti di tutto il mondo. Le loro quotazioni d'asta raggiungono cifre astronomiche. Nell'aprile scorso, una di queste preziose uova, battuta da Christie's, ha raggiunto la quotazione record di 9,6 milioni di dollari, cifra di gran lunga superiore a quella versata per l'acquisto dell'intera collezione dell'editore Malcom Forbes, venduta, nello stesso mese, per quasi sei milioni di dollari!

                   

Il nostro caro amico e Redattore del Bosco,  Giuseppe di Cagliari ha voluto, gentilmente, inviarci le foto delle sue uova-gioiello Fabergé che una  nota Casa Editrice italiana aveva fatto riprodurre tempo addietro per i propri abbonati..  Ci   sembrano molto ben riuscite e  vogliamo mostrarvele. Nel tempo, molte case hanno avuto la medesima idea, facendo riprodurre questi gioielli, idea  peraltro encomiabile.

Grazie Giuseppe

 

Arlecchino dello Zar

Arlecchino - Galassia - Diamante bianco