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Ciao ROSARIA !!

La Domenica del Bosco

   

Dopo una settimana intensa, satura di cronache e argomenti tragici e impegnati, finalmente arriva la domenica, una giornata da dedicare al relax e al rinnovamento del corpo e dello spirito.

 

 

Con tale intento propongo la lettura di questo raccontino fantastico risalente alla antica cultura rurale della Sardegna e tramandato di generazione in generazione tanto che oggi può permettersi l'onore di essere presente in rete. Questo tipo di prosa fa parte di una serie di raccontini denominata “Contus de forredda” ovvero storielle che venivano raccontate quando, d’inverno, ci si riuniva attorno al calore di un caminetto, oppure d’estate, ci si radunava fuori della soglia di casa per godere di un po’ della frescura serale, dopo cena, prima di andare a dormire.

   Mi piace condividere con gli amici le cose che trovo belle, gioiose, utili e interessanti. Ringrazio coloro che sono d’accordo e chiedo scusa agli altri.

 

                       

 

   

Fra le rocce della Gallura viveva un povero pastore con il suo gregge che era stato preso di mira dal servo di San Martino, un folletto maligno chiamato lu Pundaccju che, dopo aver lasciato il servizio del Santo, si era rivelato per quel che era veramente: un diavoletto goffo e grassottello, cattivo e dispettoso. Il folletto aveva sette berrette in testa, che, alla morte del Santo, gli erano state donate dal Diavolo, in cambio dei segreti di San Martino.

La settima berretta, quella che stava sopra, era ciò che dava potere alle altre sei. Nella notte il pastore sentì dei rumori all'esterno come se le sue capre cozzassero le une contro le altre. Spaventato, l’uomo uscì alla luce della luna e vide il folletto che faceva sbattere le capre. Allora il pastore si mise a gridare: "Non c’è bisogno che le conti tu, Pundaccju! Le ho già contate io e sono più di cento". In realtà erano solo una cinquantina ma non poteva dire la verità, altrimenti le sue capre sarebbero morte nel giro di poche notti. Il folletto, vistosi scoperto, saltò sul cavallo e lo lanciò al galoppo lungo i sentieri sassosi, ritornando da dove era venuto. Da quel giorno il povero pastore fu tormentato dalla presenza del folletto.

 

Una notte, mentre dormiva nel suo letto, sentì qualcosa che lo toccava, come due mani che lo palpassero in tutto il corpo. Il folletto allora incominciò a saltargli sulla pancia, rimbalzando fino al soffitto come una palla; a ogni salto il povero pastore si sentiva soffocare, ma continuò a stare fermo. E quando il folletto gli saltò dalla pancia al petto, il pastore si alzò di colpo e gli rubò la prima berretta delle sette che aveva in testa. Il folletto si fermò di scatto: nessuno era mai stato così veloce da rubargli una delle sue berrette. "Ridammi la mia berretta, ladro di un pastore!" strillò adirato. "Nemmeno per sogno!" rispose il pastore "Prima dovrai dirmi dove nascondi il tesoro!". "Quale tesoro? Io non ho nessun tesoro!". Ma il pastore non mollò: "Io so, invece, che tu sei molto ricco, mio caro folletto. Perciò se non mi risponderai, io butterò la berretta nel fuoco" Niente poteva spaventare di più il folletto. "No, tra la cenere no!!!" strillò il folletto. "E allora dimmi dove si trova il tesoro" ribatté il pastore. Il folletto si arrese e rispose: "Si trova a due passi dal tuo letto! E ora ridammi la mia berretta." "Non adesso- rispose il pastore- altrimenti tu potresti ridurre il mio tesoro in cenere". Dopo di che il pastore incominciò a scavare fino a trovare il tesoro. La sua fortuna era fatta! "Io ho mantenuto la mia parola e ora tu ridammi la berretta" gridò il folletto. Ma il pastore, con un gesto improvviso scagliò la berretta nella cenere e, mentre il folletto si avvicinava al caminetto, lo spinse, facendolo cadere nella cenere. Subito dopo se la svignò con il tesoro. Da quel giorno il pastore non ebbe più bisogno di allevare capre.

 

Anche in questo periodo di crisi si avrebbe bisogno di trovare il tesoro nascosto di un folletto, buono o maligno non importa, ma quei folletti, oggi, non esistono più. Sono rimasti i cattivi folletti camuffati da buoni ma quelli, il tesoretto, se ce l'hai, te lo portano via.

Auguro a tutti una serena Domenica.