Arte – Piero della Francesca

 

 

 

Piero della Francesca nacque a Sansepolcro (Arezzo), e fu un pittore colto e raffinato del Rinascimento fiorentino. Il suo linguaggio fu uno dei più originali del Quattrocento  rivelando una conoscenza profonda delle regole matematiche (formulate dallo stesso pittore nei suoi trattati), che sono alla base della costruzione di un universo ideale. L’organizzazione dello spazio, attraverso la prospettiva, si applicava sia alle strutture, delineate secondo lo spirito del Rinascimento fiorentino, sia al paesaggio, dove la natura era interpretata in modo tale da giungere a un effetto di straordinaria vastità. La densità plastica delle figure e degli oggetti procede di pari passo con il rigore  che presiede alla loro disposizione. Tutto appariva collegato in questo modo, che sarebbe ben diverso senza la gamma di colori trasparenti e dolci di cui Pietro della Francesca possedeva il segreto. Tutto ciò rese più convincente l’illusione del rilievo, diffondendo nello spazio  e sulle forme una luce cristallina che completava tutto l’insieme. Questo linguaggio rivelò un’altra ispirazione. L’arte del grande artista, nonostante alcuni soggetti, concedeva poco al genere narrativo, reprimendo più spesso la contemplazione che l’azione. Alla grazia, alla tenerezza o al dolore, egli preferì una dignità  tranquilla che rasentava l’impassibilità. Le figure ubbidiscono a una musicale ma severa armonia di proporzioni, le forme sono semplificate e ridotte all’essenziale, i gesti sono compassati e fermi, chiusi nell’inflessibile regola prospettica, scientificamente applicata ad ogni composizione. Anche in seguito ai suoi numerosi soggiorni in varie città italiane -  Urbino, Ferrara, Rimini, Perugia, Roma – la sua arte lasciò una traccia profonda nella formazione di tutte le principali scuole pittoriche del tempo. Piero della  Francesca va,  quindi,  annoverato tra i maestri che hanno avuto un ruolo preminente nello sviluppo della pittura italiana. Negli ultimi anni della sua vita, egli si dedicò alla scrittura, lasciando ai posteri tre libri scientifici: “De Corporibus regolaribus”, “Trattato d’Abaco” e “De prospectiva pingendi”.

   

Analizziamo, di seguito,  due  fra i suoi maggiori dipinti. La Vergine non possiede attributi regali ed è còlta nel gesto di posare una mano sul fianco, per sorreggere il peso del ventre. L’interesse dell’artista per la simmetria è particolarmente evidente in quest’opera. La Madonna è in piedi, leggermente ricurva per il ventre gonfio, che accarezza con una mano, mentre  con l’altra si dà sostegno all’altezza dei fianchi. Lo sguardo è abbassato, come per dare un tono nobile e austero, e il quadro evidenzia una dolce bellezza giovanile, sottolineata dalla postura fiera del collo e la fronte alta e nobile (secondo la moda del tempo che voleva le attaccature dei capelli rasate o bruciate con una candela).

   

Ad Urbino nella Galleria Nazionale è conservato uno dei dipinti, al contempo più belli e più difficili da interpretare. L’opera raffigura sulla sinistra un personaggio vestito come un nobile (forse Ponzio Pilato), seduto su di un trono: davanti agli occhi di questa persona si svolge proprio la flagellazione di Cristo, il quale appare seminudo, coperto nella zona pubica da un panno chiaro, legato ad una colonna del porticato dove avviene la scena. La colonna è sormontata da una statua, che presumibilmente rappresenta il Sole. L’addetto alla flagellazione ha una tunica nera, mentre degli gli altri due personaggi presenti uno sembra tenere il Cristo per un braccio mentre l’altro, col capo curiosamente coperto da un turbante, osserva dando le spalle a chi guarda il quadro. Sulla destra, con un efficacissimo gioco di prospettiva, sono raffigurate tre persone: un uomo barbuto con abbigliamento orientale, un giovane scalzo e vestito di rosso, e un adulto vestito elegantemente. Questi tre personaggi,  volutamente dipinti dall’autore, rappresentano una scena di grande effetto. Essi appartengono sicuramente alla sua epoca e dunque non ascrivibile al periodo storico della flagellazione stessa. Le varie interpretazioni, relative a queste tre figure, portarono a ritenere che rappresentassero le complesse vicende del periodo del Rinascimento, allorché non si esitava a ricorrere all’assassinio, per eliminare un rivale alla successione al trono.

   


COMMENTI

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  1. il 27 aprile, 2012 Lorenzo.rm dice:

    Ricevuto. Gustato. Apprezzato. Naturalmente continuo a non capirci un tubo ma il mio animo si emoziona sempre. Grazie, Giovanna. E Sabrina.

  2. il 27 aprile, 2012 ANGELOM dice:

    Ho avuto il piacere di ammirare le opere del grande maestro Piero della Francesca e visitare la mostra in Urbino, sono rimasto estasiato della qualità dei dipinti in essa contenuti. Giovanna ha descritto molto bene il dipinto della flagellazione di Cristo e la figura di Ponzio Pilato e dei tre personaggi a destr di epoche diverse.E’un dipinto che non potresti mai staccare gli occhi da non ammirarlo in tutti i suoi particolari, eccezionale. Ringrazio Sabrina e Giovanna per avermelo fatto ricordare.

  3. il 27 aprile, 2012 giovanna3.rm dice:

    Angelo, capisco bene la tua emozione: rimasi anch’io particolarmente impressionata quando ammirai per la prima volta la Flagellazione.
    Ti ringrazio di aver apprezzato il servizio.

  4. il 27 aprile, 2012 giovanna3.rm dice:

    Grazie Riccardo per il tuo commento su Piero della Francesca.
    Masolino da Panicale mi è molto simpatico e non solo per le sue opere ma perché ha collaborato a lungo con Masaccio, che adoro.

  5. il 27 aprile, 2012 giuseppe3.CA dice:

    Non è necessario essere grandi conoscitori nè aver studiato lo scibile della storia dell’arte per poter apprezzare opere di grande pregio come quelle di Piero della Francesca.
    Personalmente, da profano, mi fermo all’impatto visivo che il quadro trasmette e già in questo posso trarne piacere ed esprimere ammirazione per l’opera e per l’autore.
    Ma qui Giovanna ci illustra e racconta le cose che il profano non conosce e allora il tutto diventa, oltre che piacevole visione, anche cultura.
    Giovanna sei fantastica. Grazie per il tuo ammirevole impegno sempre essenziale e preciso.

  6. il 27 aprile, 2012 francesca (franci) dice:

    Cara Giovanna, con la pittura di Piero mi riporti a qualche anno fa quando mi sono appassionata agli enigmi contenuti in alcuni suoi dipinti (“L’uovo di Piero” era un mio articolo). E mi sono anche occupata dell’enigma della “Flagellazione”, in particolare dei tre personaggi sulla destra. Varie ipotesi sono state fatte da studiosi di storia dell’arte. Le prime interpretazioni li collocano come componenti della famiglia dei Montefeltro, altri sostengono invece la tesi delle tre religioni da abbinare alle Chiese orientale, occidentale e turca. Sarà sempre un mistero ciò che Piero voleva significare. Ciò che invece colpisce per la sua realtà è l’assoluta e totale immobilità dell’insieme che è l’elemento fondamentale per capire Piero. L’immobilità significa perfezione ideale degli oggetti: ciò che è perfetto è immutabile, ciò che è immutanile è immobile. E questa è una tecnica di prospettiva unica e straordinaria!
    Brava e grazie.

  7. il 27 aprile, 2012 giovanna3.rm dice:

    Grazie a te Franci: come sempre è un piacere sentirti discettare sull’arte, credo sia una vera passione per te, ti capisco perfettamente. Ricordo che anche la mia insegnante, durante i corsi di storia dell’arte, dava diverse interpretazioni della Flagellazione di Piero, in particolar modo dei tre personaggi sulla destra. Credo che Piero abbia volutamente inteso lasciare il quesito aperto alle più diverse chiavi di lettura.
    Un abbraccio, Franci.

  8. il 27 aprile, 2012 giovanna3.rm dice:

    Franci, mi è ritornato alla memoria l’articolo che avevi scritto, qualche tempo fa, sull’uovo di Piero, la Pala di Brera e sono andata a rileggerlo.
    Molto interessante e suggestiva la tua interpretazione: sei sempre molto efficace.

  9. il 28 aprile, 2012 giovanna3.rm dice:

    Giuseppe, sono perfettamente d’accordo con te: è importante che i capolavori dei grandi maestri dell’arte riescano a suscitare in noi delle emozioni, senza aver necessariamente seguito corsi specifici.
    A me piace molto visitare i nostri grandi maestri e parlarne. Mi auguro che questo mio fervore non infastidisca i lettori di Eldy – certo non gli amici – ma in generale, perché intendo continuare e presentarne altri.
    Grazie, Giuseppe delle tue belle espressioni.