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L’antipolitica, una scorciatoia per il disastro

   

 

Mi faccio aiutare dalla nota di Gianni Pardo pubblicata sul Legno Storto di lunedì 16 aprile 2012.

La trascrivo integralmente.

 

“Quando le elezioni sono lontane, i rilevamenti demoscopici sono da leggere con molta cautela. Gli interrogati possono manifestare il proprio malumore, dicendo che voteranno per “il Partito del Diavolo” e invece una volta in cabina magari voteranno, come tante altre volte, per “il Partito del Male Minore”. Ma è innegabile che c’è un’impressionante disaffezione dalla politica. Non solo nelle intenzioni di voto un po’ tutti i grandi partiti perdono percentuali, ma ne guadagnano partiti come l’Italia dei Valori e soprattutto il partitino di Beppe Grillo.

             L'antipolitica ci distoglie dai reali interessi del Paese   -   L'Isola dei Famosi - C'è posta per te
 

In particolare questo Movimento, il cui messaggio è confuso, sommario e brutale, arriverebbe oltre il sette per cento. Che senso ha tutto questo? In sé la politica è una materia per persone colte, tanto  che potrebbe essere definita: “la storia applicata al presente”. Chi vuol dire la sua sul modo di governare il Paese deve avere approfondite conoscenze di economia, di sociologia, di demografia, di filosofia, di geopolitica. Deve essere informato delle esperienze passate, e soprattutto dei risultati concreti conseguiti dalle varie teorie. Mentre a metà Ottocento la discussione sulle tesi di Marx avrebbe potuto essere puramente intellettuale, oltre un secolo dopo chiunque proponesse il comunismo vedrebbe obiettare che in concreto si è dimostrato un disastro. Ma mentre come materia di studio la politica è qualcosa di complesso, di alto e di nobile, la sua incarnazione nella mente della gente appare diversa. Il cittadino medio non sa niente di niente e riduce tutto a una sintesi estremamente sommaria: qualche slogan e qualche pregiudizio. In anni lontani c’erano legioni di popolani che votavano per il Partito Comunista, sperando di ottenere la metà dei beni dei ricchi. E del resto molti votavano per la Democrazia Cristiana esclusivamente per andare contro i materialisti senza Dio.

Oggi il mondo non è cambiato, nella sostanza. Un partito come l’Italia dei Valori vende un solo prodotto: la galera. Ogni cittadino irritato che vorrebbe vendicarsi di chi è più ricco e più potente spera che incappi in qualche magistrato che lo metta al fresco. E per questo applaude chi dà voce alla sua rabbia irrazionale. Da un lato secoli di pensiero, da Aristotele a Montesquieu, dall’altro il grido di morte di una plebaglia con la bava alla bocca.

In politica un partito ha successo se ottiene molti voti e non importa come li abbia ottenuti. Ciò lascia ai demagoghi uno spazio che è tanto più grande quanto più grande è l’irritazione degli elettori. Chi non ne può più della corruzione e dell’incapacità decisionale della democrazia ascolta volentieri chi gli parla di un governo capace di imporsi, di governare sul serio e magari tagliare la testa ai cattivi. Aristotele infatti ha scritto che la dittatura nasce dalla democrazia quando essa, corrompendosi, diviene oclocrazia, governo della plebe. In Italia iI vento dell’antipolitica soffia molto forte. La percentuale di cittadini che ha fiducia nelle forze politiche è arrivata al due (due, non venti) per cento; e la stima del Parlamento è scesa all’11%: cioè solo un cittadino su dieci crede in quell’istituzione. In molti sognano soluzioni drastiche e mitologiche e immaginano di risolvere i problemi economici tagliando gli stipendi ai politici o il loro numero in Parlamento. L’Europa ci richiede di fare dei sacrifici? Bisogna solo mandarla a quel Paese: non vogliamo mica essere governati dai banchieri! Il problema del debito pubblico si risolve facilmente dicendo: “Lo Stato italiano non paga nessuno e andate al diavolo!” Del resto, chi ha denaro da parte è segno che ne ha avuto troppo. E altre soluzioni brillanti dello stesso tenore. Il successo di un personaggio come Beppe Grillo la dice lunga sulla confusione mentale di tante persone. Purtroppo contro questa deriva non ci sono molte soluzioni. La democrazia permette a tutti di fare politica, con gli argomenti che preferisce.

 Somiglia al gladiatore che, nel patto col lanista, includeva la possibilità di essere ucciso. Se gli italiani vogliono Beppe Grillo come Presidente del Consiglio che si accomodino. Come diceva Catone: ognuno è l’artefice della propria sorte. O, come dice un proverbio francese, si dorme secondo come ci si è fatto il letto”.  

Insomma, di argomenti ce ne sono per l’introduzione del discorso. Proviamo a parlarne fra noi?