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La paura delle donne

  Veramente il titolo intero di questo vecchio articolo, non mi ricordo dove pubblicato, è “Ritorna in nuove forme l’eterna paura del corpo delle donne”. E lo scrive Gianna Schelotto, ben conosciuta psicoterapeuta.  Scrive la Schelotto:  “In principio era il mestruo. Nei giorni del “sangue”  le donne erano ritenute artefici di misteriosi avvenimenti: toccato dalle loro mani “impure” il latte inacidiva; la maionese impazziva; le conserve andavano a male; le piante avvizzivano. Persuase da queste dicerie (avallate da autorevoli voci maschili) le “signore” – e nel senso letterale del termine, perché le altre, contadine e operaie, continuavano a lavorare come al solito - si adeguavano. E così illanguidivano tra svenimenti e lacrime, tra malesseri e crisi di nervi, confermando tutto ciò che si diceva di loro. Ci sono voluti più di cent’anni per liberarsi da tutto questo ed ecco che si affaccia una nuova “tara” del femminile. Se non è il mestruo, sarà il pre-mestruo a dar corpo alle antiche paure che da sempre il corpo delle donne e la sua inquietante fisiologia, i suoi continui cambiamenti  e le sue potenzialità, suscitano negli uomini.   Nessuno mette in dubbio i fondamenti scientifici sui quali si basano gli studi relativi alla cosiddetta sindrome premestruale. Che un certo numero di donne abbia, in quel particolare periodo, reazioni abnormi di diversa intensità, è sotto gli occhi di tutti. Certo, nel secolo scorso era impensabile – salvo rarissime eccezion i- che le donne diventassero aggressive o prepotenti verso i propri compagni: i tempi e i costumi non lo permettevano a nessuna, e questo sì in modo democratico. Né povere, né ricche, né indigenti, né bennate, si sarebbero mai sognate di alzare la voce, o peggio le mani, e di rispondere per le rime ad un marito?

  Oggi che le signore sono liberate è più facile che si sentano autorizzate ad assecondare le tempeste interiori prodotte dagli ormoni o dai mutamenti biochimici che si agitano dentro loro. Questo però non sembra giustificare l’enfasi che si impiega nel classificare la sindrome premestruale come sindrome psichiatrica perfino pericolosa per chi sta loro vicino. Eserciti di donne corrono tutto il giorno tra casa, lavoro, scuole dei figli, cura dei genitori anziani, baby-sitter, badanti, supermercati. A qualcuna saltano i nervi soprattutto se alle quotidiane battaglie esterne si aggiungono quelle interne prodotte da un alterato metabolismo del progesterone. Pare che il 20 per cento delle donne in quella parte del mese dia addirittura in escandescenza. Il dato lascia interdetti: solo il 20 per cento?”.   Fin qui la Schelotto, che come si vede, ironizza sulla cosa. Ed avrebbe  ragione se non fosse che questa discussione viene utilizzata, come altre, contro la donna. E con l’uomo che sta a guardare, a volte ridacchiando. Eh sì, la solita donna debole, irascibile, lunatica. Ma si è mai chiesto l’uomo, tanto curioso delle donne, se, ancora una volta, non debba  dare una mano alla sua compagna, anche per far ridurre quel 20 per cento al 15-10 per cento? Perché la donna si arrabbierà ma l’uomo sembra continuare a capire poco i problemi femminili.