Archive for aprile, 2012

1 Maggio

 

La Domenica del Bosco

STORIE MODERNE

Qualche tempo fa ho avuto modo di raccontare “Storie dell’altro secolo”: brevi racconti ambientati nel contesto generazionale del secolo scorso (ricorderete  “Beato lui” e “Marianna”).

Oggi vorrei raccontare una storia relativa ai giorni nostri. Me la suggerisce una persona amica, che mi prega, ovviamente, di non citare il suo nome e questo mi fa sospettare che possa esserci qualcosa di realmente accaduto nella sua storia. Mi dice, però, che ha preso spunto proprio dal raccontino “Chattamore” che aveva letto nel Bosco qualche tempo fa. Con un po’ di fantasia e per il piacere delle lettrici amanti del ‘gossip’ possiamo quindi considerare questo racconto quasi una seconda puntata di Chattamore.

   

LA STORIA

Paolo e Sara, i due protagonisti, si erano conosciuti in chat una mattina, prestissimo: lei, in preda alla tensione per una notte insonne cercava qualcuno con cui dialogare, lui, solitamente molto mattiniero le aveva rivolto un saluto considerando che erano i soli presenti. Paolo capì subito lo stato d’animo nel quale si trovava Sara in quel momento mentre lei fu coinvolta positivamente dalle risposte rassicuranti che Paolo dava alle sue domande, con tanta comprensione e complicità dettate dalla sua esperienza di uomo maturo ormai avviato alla terza età. Lei, donna ancora nel fiore degli anni, separata, porta avanti con il suo lavoro la crescita del figlio frutto del suo matrimonio fallito.

I dialoghi tra Paolo e Sara proseguono nei giorni successivi in privato e non è difficile capire che nasce tra loro una complicità reciproca tale da sentirsi attratti l’una per l’altro e viceversa al punto da arrivare a scambiarsi i primi timidi abbracci e poi affettuosità, virtuali, s’intende, ma quasi fossero reali tanto era l’intensità e la passione che li aveva presi e coinvolti. Era nato l’amore? Ma in chat era possibile? Sembrava di si…… forse.

Paolo, persona molto concreta, vincolato da un matrimonio ormai logoro, tale da considerasi separato in casa, adattatosi alla convivenza per il quieto vivere, cercava di convincere Sara della impossibilità del loro rapporto considerando, oltre al suo vincolo matrimoniale, anche e soprattutto la grande  differenza d’età tra loro. Sara, entusiasta di avere incontrato una persona come Paolo diceva che non intendeva perderlo, che non gli importava del fatto che era sposato e per quanto riguarda la differenza d’età diceva che l’amore non ha età e citava, come esempio a sostegno della sua tesi, alcuni personaggi televisivi che avevano realizzato i propri sogni unendosi ad una compagna molto più giovane ed entrambi avevano trovato la felicità. Niente era impossibile.

Loro stavano bene insieme, si capivano e questo era sufficiente.

Stando così le cose non  pensavano certamente di dover costituire una coppia stabile, comunque continuavano a scambiarsi in chat affettuosità con molta passione e intensità quasi fosse realtà. La cosa poteva andare avanti così. Non programmavano un incontro, o perlomeno non pensavano di poterlo fare né a breve né in futuro, considerando anche l’enorme distanza geografica che li separava: lui del profondo sud, lei di una importante città industriale del nord.

Si sostenevano a vicenda, si sentivano vicini col pensiero e questo poteva bastare. Sara diceva che lei sapeva amare anche con la mente oltre che con il corpo e si sentiva soddisfatta. Con grande compiacimento Paolo si era adattato alla situazione, era una cosa nuova, almeno per lui pensava, ma che in fondo gli piaceva quasi fosse un gioco.

Ma, quando si dice il destino. L’occasione fu galeotta quando Paolo, da poco pensionato, aveva preso contatto con una importante azienda industriale del nord per l'affidamento di una rappresentanza di vendita nella sua regione di prodotti chimici per l'agricoltura, nell'intento di avviare una attività che avrebbe potuto assicurare un lavoro e un reddito al figlio ancora in cerca di occupazione. Per la definizione del contratto di rappresentanza fu invitato a recarsi nella sede centrale della Società che si trovava, ironia della sorte, proprio nella città di residenza del suo amore virtuale.

Ne informò Sara che si dimostrò subito entusiasta della cosa: non immaginava che l’incontro, sebbene segretamente sperato, potesse realizzarsi così presto. Avrebbero avuto l’insperata occasione di incontrarsi fisicamente, di trovarsi l’uno di fronte all’altra, di guardarsi negli occhi e di scambiarsi un vero, caloroso abbraccio anziché i soliti innocui approcci virtuali sebbene vissuti quasi fossero realtà tanto era l’intensità  passionale profusa con le parole nelle chat in privato.

Nella loro mente, però, si affacciò subito il dubbio: si sarebbero piaciuti? Quale sarebbe stata la reazione fisica dell’incontro nel reale? Passare dalle parole ai fatti sarebbe stato semplice? Mistero!  Provare per credere e le ansie andavano in crescendo in attesa della data fissata per il giorno ics.

Sara avrebbe pensato agli aspetti logistici, ricerca dell’alloggio ecc. e sarebbe venuta a prenderlo all’aeroporto.

Stabilito il programma, continuavano a sentirsi in chat in attesa dell’evento ma proprio due giorni prima della data prevista ci fu il primo litigio tra gli innamorati (chiamiamoli così):  lei, ebbe un impulso di gelosia perché gli era subentrato il dubbio che lui potesse tenere analoghi rapporti in chat anche con altre donne. A nulla valsero le rassicurazioni di lui, lei era convinta del contrario e fu rottura. Comunque lei gli disse che avrebbe mantenuto gli impegni presi e sarebbe venuta a riceverlo all’arrivo ma senza entusiasmo, tutto era finito. Due giorni di silenzio poi lei lo chiamò al cell. solo per chiedere la conferma dell’ora d’arrivo e assicurargli che l’avrebbe trovata comunque ad attenderlo.

E fu così! L’incontro avvenne fuori dello scalo dopo uno scambio al cellulare per individuare il punto di ritrovo ma non ci fu un abbraccio né un bacio, solo una stretta di mano. Si squadrarono con un colpo d’occhio per un giudizio sommario di conoscenza al primo impatto: “Caspita è proprio una bella donna” pensò Paolo; “È un bel signore” pensò Sara. Salirono in auto e si avviarono per raggiungere il centro città, intanto si studiavano a vicenda e parlavano, cercavano di conoscersi e di capirsi chiedendosi, in cuor proprio, il perché di questo incontro. Non c’era niente di logico ma stavano insieme.

Espletate le formalità dell’alloggio in albergo per lui, andarono a pranzo insieme e continuava la fase di studio e conoscenza reciproca. Paolo fu subito “preso” da questa donna giovane, bella, elegante, molto distinta ed erudita con la quale era piacevole conversare tanto da portarlo a farle delle confidenze personali, cose che non avrebbe mai rivelato a nessuno a lei invece le raccontava con semplicità. Lei faceva altrettanto parlandogli dei rapporti problematici con l’ex marito per la gestione, l’educazione e gli studi del figlio. Era il loro primo incontro ma parlavano come se si conoscessero da sempre, forse per effetto della conquistata reciproca fiducia o delle loro intimità vissute in chat. Misteri dei rapporti in web.

Si scambiarono un bacio. Un bacio vero, desiderato da entrambi  con naturalezza e passione amorosa. Dovevano lasciarsi perché Paolo aveva da assolvere l’impegno assunto con la Società per la quale era venuto in questa città e già si resero conto che quel distacco creava una certa ansia in entrambi ma si tranquillizzarono pensando che si sarebbero ritrovati per la cena e che a quell’ora avrebbero deciso il da farsi.

Non è dato sapere come si sia conclusa la giornata ma lascio il tutto alla vostra fervida immaginazione. Posso solo dirvi che in un momento di intensa passione amorosa Paolo le disse:

“Ma noi chi siamo?” e Sara rispose: “L’Amore”.

   

Al momento non so come sia proseguita la storia ma sicuramente c’è stato un seguito e potremo saperlo in una prossima puntata.

Amiche ed amici del Bosco vi auguro una Buona Domenica.

   

Giuseppe

 Per cogliere appieno il valore della gioia bisogna avere qualcuno con cui condividerlo. (Mark Twain)

 

Arte – Piero della Francesca

 

 

 

Piero della Francesca nacque a Sansepolcro (Arezzo), e fu un pittore colto e raffinato del Rinascimento fiorentino. Il suo linguaggio fu uno dei più originali del Quattrocento  rivelando una conoscenza profonda delle regole matematiche (formulate dallo stesso pittore nei suoi trattati), che sono alla base della costruzione di un universo ideale. L’organizzazione dello spazio, attraverso la prospettiva, si applicava sia alle strutture, delineate secondo lo spirito del Rinascimento fiorentino, sia al paesaggio, dove la natura era interpretata in modo tale da giungere a un effetto di straordinaria vastità. La densità plastica delle figure e degli oggetti procede di pari passo con il rigore  che presiede alla loro disposizione. Tutto appariva collegato in questo modo, che sarebbe ben diverso senza la gamma di colori trasparenti e dolci di cui Pietro della Francesca possedeva il segreto. Tutto ciò rese più convincente l’illusione del rilievo, diffondendo nello spazio  e sulle forme una luce cristallina che completava tutto l’insieme. Questo linguaggio rivelò un’altra ispirazione. L’arte del grande artista, nonostante alcuni soggetti, concedeva poco al genere narrativo, reprimendo più spesso la contemplazione che l’azione. Alla grazia, alla tenerezza o al dolore, egli preferì una dignità  tranquilla che rasentava l’impassibilità. Le figure ubbidiscono a una musicale ma severa armonia di proporzioni, le forme sono semplificate e ridotte all’essenziale, i gesti sono compassati e fermi, chiusi nell’inflessibile regola prospettica, scientificamente applicata ad ogni composizione. Anche in seguito ai suoi numerosi soggiorni in varie città italiane -  Urbino, Ferrara, Rimini, Perugia, Roma – la sua arte lasciò una traccia profonda nella formazione di tutte le principali scuole pittoriche del tempo. Piero della  Francesca va,  quindi,  annoverato tra i maestri che hanno avuto un ruolo preminente nello sviluppo della pittura italiana. Negli ultimi anni della sua vita, egli si dedicò alla scrittura, lasciando ai posteri tre libri scientifici: “De Corporibus regolaribus”, “Trattato d’Abaco” e “De prospectiva pingendi”.

   

Analizziamo, di seguito,  due  fra i suoi maggiori dipinti. La Vergine non possiede attributi regali ed è còlta nel gesto di posare una mano sul fianco, per sorreggere il peso del ventre. L’interesse dell’artista per la simmetria è particolarmente evidente in quest’opera. La Madonna è in piedi, leggermente ricurva per il ventre gonfio, che accarezza con una mano, mentre  con l’altra si dà sostegno all’altezza dei fianchi. Lo sguardo è abbassato, come per dare un tono nobile e austero, e il quadro evidenzia una dolce bellezza giovanile, sottolineata dalla postura fiera del collo e la fronte alta e nobile (secondo la moda del tempo che voleva le attaccature dei capelli rasate o bruciate con una candela).

   

Ad Urbino nella Galleria Nazionale è conservato uno dei dipinti, al contempo più belli e più difficili da interpretare. L’opera raffigura sulla sinistra un personaggio vestito come un nobile (forse Ponzio Pilato), seduto su di un trono: davanti agli occhi di questa persona si svolge proprio la flagellazione di Cristo, il quale appare seminudo, coperto nella zona pubica da un panno chiaro, legato ad una colonna del porticato dove avviene la scena. La colonna è sormontata da una statua, che presumibilmente rappresenta il Sole. L’addetto alla flagellazione ha una tunica nera, mentre degli gli altri due personaggi presenti uno sembra tenere il Cristo per un braccio mentre l’altro, col capo curiosamente coperto da un turbante, osserva dando le spalle a chi guarda il quadro. Sulla destra, con un efficacissimo gioco di prospettiva, sono raffigurate tre persone: un uomo barbuto con abbigliamento orientale, un giovane scalzo e vestito di rosso, e un adulto vestito elegantemente. Questi tre personaggi,  volutamente dipinti dall’autore, rappresentano una scena di grande effetto. Essi appartengono sicuramente alla sua epoca e dunque non ascrivibile al periodo storico della flagellazione stessa. Le varie interpretazioni, relative a queste tre figure, portarono a ritenere che rappresentassero le complesse vicende del periodo del Rinascimento, allorché non si esitava a ricorrere all’assassinio, per eliminare un rivale alla successione al trono.

   

25 aprile

 

La Lontra

   

A quanto pare, siamo sempre in prima linea  nel distruggere o rendere   l’ambiente invivibile,  non solo a noi stessi   ma anche a diversi animali, contribuendo spesso alla loro estinzione. E’ ciò che stava accadendo  a una piccola e innocua creatura, la lontra. Grazie al pronto intervento del Corpo Forestale e del WWF questo processo si è arrestato. Dalla Rivista scientifica Focus ho tratto  alcune notizie in proposito, che vi riporto qui di seguito.

   

“Ti prego, ti prego!” sembra implorare questa piccola lontra con le zampine conserte e gli occhi chiusi. Che abbia pensato in questo modo di chiedere aiuto per la sua stessa sopravvivenza? In effetti, in Italia la lontra (Lutra lutra) è diventata uno degli animali a maggior rischio di estinzione, inserito nella lista rossa delle specie più minacciate. Nei nostri corsi d'acqua, un tempo popolati da questo simpatico mustelide, ne sono rimasti ormai poco più di 200 esemplari, concentrati soprattutto al Sud (Calabria, Basilicata, Campania e Puglia) e in alcune zone del Centro (Molise e Abruzzo).

   

 

Le maggiori minacce per la sopravvivenza della lontra, considerato un mammifero chiave degli ecosistemi fluviali in quanto indice del loro stato di salute, sono rappresentate dalla distruzione del suo habitat, dall'inquinamento e dalla presenza invasiva dell'uomo, che si traducono in carenza di cibo, incidenti stradali, bracconaggio e danni al sistema riproduttivo causati da pesticidi e metalli pesanti presenti nelle acque dei nostri fiumi. Le molte iniziative per la conservazione della lontra, che fanno capo a un gruppo di lavoro costituito da Università, Corpo Forestale dello Stato e WWF Italia, sono volte alla tutela dei bacini fluviali dove vivono i nuclei principali, sia alla creazione e gestione di alcuni centri di allevamento, oltre all'azione di monitoraggio e prevenzione dei reati ambientali. E forse la preghiera della lontra qualche timida risposta l'ha già ottenuta: secondo gli ultimi dati del Corpo forestale, il numero di esemplari è cresciuto dai 100-130 degli anni '90 ai circa 220-260 stimati ai giorni nostri. Un lento recupero, che va sicuramente incentivato e salvaguardato.

La lontra è un carnivoro di medie dimensioni, appartenente alla famiglia dei Mustelidi. Conduce una vita strettamente legata all'acqua e la sua anatomia risponde perfettamente al suo adattamento all'ambiente acquatico. Il corpo è allungato e fusiforme, la pelliccia, di color bruno sul dorso e sulle zampe e color nocciola-bianco sul ventre, sul petto e sulla gola, è spessa e impermeabile, le zampe sono corte ma robuste, con piedi palmati, la coda è larga e piuttosto schiacciata. Le orecchie sono piccole e, come le narici, si chiudono quando l'animale si immerge; gli occhi, anch'essi piccoli e rivolti in alto, sono ben adattati alla visione subacquea; il muso è dotato di vibrisse che permettono di individuare la preda in acque torbide o nell'oscurità notturna. Si nutre essenzialmente di pesce, come l’arborella, il cavedano, il vairone e l'anguilla, che cattura con grande abilità. “

     

Buona Domenica !!

Se cerchi gli angeli... non guardare molto lontano.. essi non sono distanti.. ma sono qui.. vicino a noi.. vestono i nostri abiti, sorridono con il nostro volto.. vivono in noi. Ognuno di noi è angelo di se stesso nella misura in cui si riconosce tale, ci siamo dimenticati che quel giorno abbiamo deciso di nascondere le nostre ali e nell'umiltà poter dimostrare la nostra grandezza.. e la più profonda grandezza è riuscire ad Amare.. Amore.. che grande parola... amore è delle piccole cose che alla fine sono le più grandi.. amore è accogliere con un sorriso.. perché nessuno mai sarà così povero da non poter donarne uno.. amore è quel tocco dato ad uno sconosciuto.. ma che parte dal cuore, amore è cercare in fondo, dentro di noi.. e in quel meraviglioso scrigno chiamato cuore trovare noi stessi.. avere la forza e l'audacia (perché è audacia in questo mondo) di donare e mostrare le perle preziose che in esso possediamo. Non lasciare che gli eventi o le persone spezzino le tue ali.. è difficile perché se doniamo tutto.. tutto possiamo perdere.. ma in realtà tutto ci viene donato attraverso la vita che è tale solo se vissuta con amore. Nello spazio del mio cuore ho trovato un angelo.. non chiedete spiegazioni alle mie parole.. partono dal cuore ed è nel vostro cuore che vogliono arrivare.. e quell'angelo è ora.. il mio migliore amico, mi parla con voce saggia e sicura ci sono dei momenti della mia vita in cui esso si vuol far sentire.. quei momenti li chiamano "pelle d'oca" ma io li chiamo "il tocco di un angelo" ascoltate quei momenti.. sono i più importanti perché l'angelo che c'è in te, ti vuole parlare...