La Domenica del Bosco

 Nella Buona Domenica di oggi ospitiamo una significativa storia che l'amica Cecilia ha voluto raccontarci. É lei stessa a presentarcela con semplici parole:

Un racconto che parla di perdono, di sobrietà e di ricerca del benessere fisico e spirituale. Che parla della gioia degli affetti …  Questi valori si possono cercare e trovare, anche se in parte, ma si possono trovare!   Comunque, prima di tutto partono dal nostro cuore, da noi stessi, dal nostro essere umili e desiderare, chiaramente, il benessere reciproco e la rettitudine. Questa storia ha tutte le caratteristiche per poter essere vera, anche se l’ho solo immaginata, riflettendo su varie realtà.   Un grazie infinito a chi leggerà con attenzione. Un mio affettuoso saluto, lasciando a voi la mia amicizia e disponibilità.

Cecilia Zenari    (in Eldy:  cecilia1.vr)

 Nella vita non è mai troppo tardi per crescere ed amare

Mancavano pochi minuti allo scoccare della mezzanotte di capodanno, qualcuno cominciava a riempire i calici di spumante per il brindisi ed io, dalla mia finestra di casa, potevo notare facilmente un gruppo di vicini che, sul loro terrazzo, festeggiavano con botti e spumante, l’arrivo del Nuovo Anno. Ero sola, ma non triste, e quell’ultimo giorno dell’anno avevo ricevuto una bella lezione, da non dimenticare. Da molto tempo, avevo deciso di vivere in sobrietà,  giorno per giorno, ma il fatto che qualche familiare non la pensasse, un po’, come me mi dava molto fastidio… E questa non era, certo, sobrietà! Sì, avrei dovuto lavorare ancora molto su di me, per semplificarmi la vita, allontanando, così, tante inutili amarezze e stupidi rancori! In questi ultimi anni mia sorella Paola aveva scelto di andarsene da casa e questo mi aveva addolorato molto. Doveva allora terminare gli studi, ma tutti i giorni, specialmente ad ogni fine settimana, papà si prendeva una grossa sbronza e questo destabilizzava in continuazione la nostra quiete: mamma si disperava e Paola non poteva studiare in questo contesto, dedicandosi a particolari ricerche, che richiedevano molta energia e concentrazione. Fu così che un giorno, Paola, dopo aver tanto implorato papà di farsi curare, raccolse le sue poche cose e ci lasciò, risoluta, con profonda amarezza. Ero sicura che era molto avvilita, ma non capivo come poteva lasciarci così, pretendendo che il papà l’ascoltasse… Tutti eravamo certi che papà non sarebbe stato capace di smettere, come lei chiedeva. Piano, piano, nel tempo compresi che, solo andandosene, lei poteva essere libera di vivere con un po’ di tranquillità, non assistendo alle scenate che in casa si susseguivano in continuazione. Ero molto arrabbiata con lei, mi sentivo sola e per di più credevo che lei non volesse  più aver a che fare con noi: con noi che avevamo sempre nascosto, a torto, la dipendenza  di papà e cercato di sostituirlo e scusarlo, perché nessuno venisse a conoscenza del suo problema… Quel 31.12.09 stavo mettendo in ordine i miei cassetti, in camera, e cercavo di togliere le cose inutili. Mi venne tra le mani una scatoletta, chiusa da un bel fiocchetto. Era il regalo che mi aveva fatto Paola, proprio il giorno prima di partire: quel giorno io compivo 19 anni! Ne erano passati otto, ormai! Avevo sempre pensato con grande rabbia che mi aveva fatto proprio un bel regalo, lasciandoci così: in panne! E quel pacchettino, per ripicca, non lo avevo mai aperto, anzi un giorno stavo per buttarlo via: solo all’ultimo momento non lo feci. Papà, da tempo, aveva dato la sua dipartita. Tumore al fegato, il tempo per il trapianto non c’era proprio stato e lui, con nostro stupore, aveva smesso di bere proprio negli ultimi mesi della sua vita: non so se per paura o perché era diventato più consapevole della disperazione che regnava nella nostra casa. Si iniziò a vivere meglio, senza più liti, ci sembrava ora di vivere in una fiaba… se non ci fosse stata la sua malattia che ci preoccupava tanto! Rimaneva il fatto che Paola non c’era e questo mi portava, ancora, ad avere dell’astio nei suoi confronti, non riuscivo a comprenderla: almeno ci avesse lasciato il suo indirizzo e un’ulteriore opportunità, per un semplice dialogo! Il solo numero di cellulare non mi bastava, per questo non le avevo parlato subito della malattia di papà! Quell’ultimo giorno dell’anno 2009, (dopo otto anni che la sentivo solo di rado), decisi finalmente:  di aprire quel piccolo dono,  di telefonarle chiedendole scusa per avere avuto tanta rabbia nei suoi confronti. Sì ora desideravo ricucire un rapporto! Non mi importava se avessi ricevuto una brutta risposta, anzi comprendevo chiaramente che, ora, ero io che dovevo amare! Appena aperta la scatolina, rimasi senza parole: c’erano tre chiavi raccolte in un portachiavi azzurro, una stupenda coroncina del rosario, in dono, ed una letterina con scritto così: “Cara sorellina, con tanto dolore, dopo aver proposto a papà di chiedere aiuto all’ospedale, di frequentare il club, di troncare con questo modo di vivere, (sempre brillo ed arrogante), di farsi aiutare, insomma, e non trovando alcun riscontro, mi sento in dovere di andarmene, perché sto male…, non riesco a portare avanti gli studi in un clima così pesante nella nostra casa, inoltre non riesco nemmeno più a dormire. Mi farò aiutare, tu sai che sto veramente male, cercherò poi una soluzione, anche un umile lavoro per la mia vita…  Intanto ti lascio le chiavi dell’appartamento che ho preso in affitto. Vivo con una compagna di studi e che tra non molto lascerà tutto a mia disposizione, perché ormai ha terminato. Ti scrivo l’indirizzo: nell’appartamento c’è una stanzetta in più e, quando ne sentirai il bisogno, puoi venire, senza problemi. Se vuoi fammi sapere che non mi porti rancore e che, magari, verrai spesso a trovarmi e a confidarti con tua sorella più grande.

Fai come meglio credi! Io non ti chiederò più nulla e rispetterò la tua volontà. Ti vorrò sempre bene. Paola”.

Seguiva la data ed un indirizzo: Paola viveva nella nostra città, una via vicino all’Università, ma non così lontano dalla nostra casa. Ed io che credevo fosse andata a vivere in un’altra città, per dimenticare… e l’avevo tanto detestata! E’ vero, lei mi aveva chiesto di farle sapere… ma io credevo fosse lei a non voler sapere di noi… Compresi: mi sentivo male, mi sentivo così stupida… Ma ammetto che mi sentivo anche… così felice per avere Paola… Quella notte di capodanno, su quel terrazzo di fronte a casa mia,  tutti brindavano… ed io, con quello che era successo nelle nostre vite, speravo, in cuor mio, che dentro quei calici ci fosse una semplice bibita zuccherata, perché avevo imparato quanto male può fare l’alcol alle persone: a papà l’aveva fatto fino a farlo morire, a mia sorella fino a costringerla ad andarsene di casa, a me fino ad odiare Paola, una sorella meravigliosa che ci voleva bene veramente… Ora, dovevo fare il numero di telefono e, tra una lacrima di dolore ed una di gioia, dire a Paola se mi perdonava e che, accidenti!, solo oggi avevo aperto quel pacchettino con il suo messaggio d’amore… e chiederle… per favore, se avrebbe avuto ancora la gioia di farmi conoscere la sua  piccolina e suo marito. Alzai il telefono per fare il numero… ma subito dovetti riattaccare: stavano suonando alla porta. Andai ad aprire, chiedendomi chi mai fosse a quell’ora… Dovetti rimanere senza fiato, perché era lei, mia sorella Paola con la bimba in braccio ed un giovane uomo: certamente il marito! Questa volta era lei che aveva deciso di cercare una ”testa dura” come me, e proprio… mentre io stavo per cercare lei!, chiedendole perdono. Questa volta le avrei detto convinta che il silenzio non serve che a dividere i cuori. Lei, sicuramente avrebbe sorriso e mi avrebbe rinvitata a frequentare il club. Sì, questa volta, finalmente, avrebbe ricevuto da me una bella risposta affermativa! …Un abbraccio ed un pianto liberatorio … e, in un attimo, avevamo cancellato il dolore e l’indifferenza, che molte volte mettono radici nei cuori feriti e smarriti. Ed il brindisi per la vita continuava ancora, ed i nostri calici sarebbero stati, in futuro, sicuramente e per sempre, traboccanti  di speranza, fiducia e perdono!

Cecilia 

Ricordiamoci di mandare avanti le lancette di un ora ....

 


COMMENTI

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  1. il 25 marzo, 2012 Lorenzo.rm dice:

    Che storia stupenda, Giuseppe. Conosco virtualmente Cecilia e me ne ha isegnato di cose, talune molto importanti, sì da farmela ritenere una delle mie amiche più care. Posso definire il racconto l’apoteosi dell’amore? Il succo della vita? E’ finita bene, la storia, ma poteva finire male, molto male. Siamo felici stavolta. Evviva la vita e l’amore.

  2. il 25 marzo, 2012 Cecilia Zenari dice:

    Caro Lorenzo, ti ringrazio per le parole buone nei miei confronti, grazie davvero!
    Ho scritto il racconto col cuore ed anche con qualche lacrima … ma con la Speranza verso la vita … e la vita mi ha dato tanto, tantissimo!
    Comunque non dire, carissimo amico Lorenzo, che te ne ho insegnato di cose: io sono convinta che tutti impariamo da tutti: quando lasciamo entrare nel nostro animo quello che riteniamo opportuno e costruttivo e siamo pronti a rispecchiarci nell’altro!
    Le cose positive sono preziosissime e torneranno sempre a regalarci un sorriso, anche nei momenti più difficili!
    Ecco l’importanza dell’amicizia: saper confrontarsi con serenità, con la gioia della condivisione profonda, senza il timore dei pregiudizi! Nessuno è migliore di nessuno, siamo tutti in cammino!

  3. il 25 marzo, 2012 giuseppe dice:

    Verissimo ciò che dici Lorenzo, Cecilia è una persona stupenda anche se nella sua innata umiltà non vuole sentirselo dire, ma ormai lo abbiamo detto e la ringraziamo ancora per il suo costante impegno nel lavoro di volontariato attivo in favore del prossimo.

  4. il 25 marzo, 2012 giuseppe dice:

    Grazie Cecilia ci hai dato un’altra grandissima lezione di modestia, sei sempre una bravissima maestra.

  5. il 25 marzo, 2012 sandra vi dice:

    Io nn ti conosco Cecilia ma ti ringrazio per questo tuo belissimo raconto cosi’ ricco di tanti insegnamenti,e’ vero vogliamoci piu’ bene,cerchiamo di nn essere sempre pieni di stupido orgoglio ,un po’ di umilta’ nn nuoce male.

  6. il 25 marzo, 2012 giovanna3.rm dice:

    Bella storia, Cecilia, grazie. Un ottimo insegnamento per guardare oltre e non fermarsi su piccole ripicche, o anche aspetti più importanti, per il bene nostro e degli altri.
    Un abbraccio, Cecilia.

  7. il 25 marzo, 2012 ANGELOM dice:

    Ringraziamo sentitamente, noi collaboratori di Bosco, la brava e carissima amica Cecilia, persona stupenda, sensibile alle problematiche degli altri, per averci regalato, questa bellissima storia come inno alla vita,un insegnamento che ci richiama alla massima fratellanza, senza nessun pregiudizio.

  8. il 25 marzo, 2012 nikodireggio dice:

    che dire cecila mi ha commosso molto il tuo vissuto anche io ho una sorella piu piccola di me e sono molto legata a volte siamo pieni di rancore……….bastava che tu leggessi, invece ti sei creata un muro da sola……e hai sofferto inutilmente bastava………….ma per fortuna si è risoltobene vi abbraccio sorelle in simbiosi e grazie
    grazie a te giuseppe che sai sempre scegliere e cogliere le cose belle

  9. il 25 marzo, 2012 Cecilia Zenari dice:

    Caro nikoreggio … è un racconto inventato, ho raccolto varie esperienze vissute, le ho messe insieme.
    I muri … non è mia consuetidine alzarli con nessuno, mai!
    I muri dell’indifferenza complicano sempre la vita e allontanano inutilmente le persone, purtroppo!
    Il dialogo reciproco e il profondo rispetto risolvono tante situazioni, all’apparenza difficilissime!

  10. il 25 marzo, 2012 Cecilia Zenari dice:

    Mi correggo: nikodireggio, scusami!

  11. il 25 marzo, 2012 giuseppe24.to dice:

    il racconto un po’ inventato , un po’ vero e’ bello , ma i commenti specie gli ultimi sono contrastanti !! e concordo in parte con nikoreggio dal momento che ha centrato in pieno la situazione ! parla di muri di cui cecilia ha accennato . io entro poco nelle stanze di eldy , a parte il bar del mattino presto , dove trova parecchi amici mattinieri come me . quello che volevo dire e’ questo : tempo fa’ entrando in eldy mi sono ritrovato una richiiesta di amicizia , richiesta che io accettai ! non l’avessi mai fatto ! nemmeno dopo dieci secondi , ricevetti la risposta ; noooooooooo non ti vogliooooo , lascio avoi tutti pensare il mio stato d’animo ! io non avevo cercato questa persona . ma allora perche’ chiedermi amicizia ? scusate i miei errori di sintassi , lo so’ sono ignorante !

  12. il 25 marzo, 2012 giosue1.vi dice:

    complimenti cecilia sei stata bravissima a scrivere questa storia ciao

  13. il 25 marzo, 2012 giuseppe24.to dice:

    VORREI TANTO CHE QUALCUNO MI DESSE UNA RISPOSTA GRAZIE

  14. il 25 marzo, 2012 Cecilia Zenari dice:

    Caro Giuseppe24.to, la risposta te la sei dato da solo!

    Hai detto cose che non penso, io le persone le accetto, le amicizie le scelgo, mai detto certe parole!

    Grazie di tutto, comunque!

  15. il 25 marzo, 2012 giuseppe24.to dice:

    carissima cecilia no che non hai detto parole , ma richiesta di amicizia si’ sono entrato nel bar dicendo sto’ tremando , leo mi disse giuseppe hai freddo ? no risposi , ho ricevuto una ridhiesta di amicizia che non mi aspettavo ! richiesta che io accettai . ti chiedo solo una cosa , perche’ lo hai fatto ? forse per umiliarmi ? io non ho fatto nomi , nemmeno con gli amici del bar ,ma dopo questo commento , lo sapranno ! ti avevo promesso il silenzio , ma sono un debole , non riesco mantenere le promesse ! e chiedo scusa per un commento che non dovevo fare .

  16. il 25 marzo, 2012 lieve dice:

    L’epilogo della storia di Cecilia, mi lascia una profonda amarezza ed un certo rammarico.
    In questi giorni è morta una mia sorella che ho biasimato a lungo per gli errori commessi durante la sua vita.
    Ora mi sento a pezzi per il ripianto di non aver risolto con me stessa certe rigidità: alcuni punti cardine della propria esistenza non si possono applicare su tutti, e mi dispiace di non aver capito in tempo, che certe debolezze umane, si possono tollerare con l’affetto e l’amore fraterno.

  17. il 25 marzo, 2012 nikodireggio dice:

    mi dispiace comunque per giuseppe
    le persone dovrebbero essere piu sensibili.
    comunque nikodireggio è una donna………..io non ti conosco. ho fatto il commento in base alla storia………alla fine mi dispiace che sia inventata.
    di fatti come questi ne esistono il mio commento è stato dettato dalla emozione e sei stata brava a raccogliere varie cose pewr poi proporla.

  18. il 25 marzo, 2012 nikodireggio dice:

    un abbraccio a lieve

  19. il 25 marzo, 2012 lucia1.tr dice:

    Toccante e commovente questa pagina dell’amica Cecilia. Ho letto con attenzione le sofferenze per il distacco dall’amata sorella e la gioia che ha provato nel rivederla, tutto narrato con semplicità e tranquillità, dandoci esempio della sua grande sensibilità e inclinazione al perdono. Non sempre le storie hanno una conclusione felice, nelle famiglie, spesso, nascono dei conflitti inspiegabili e difficilmente risolvibili, non basta la buona volontà da parte del singolo familiare, occorre che nasca in ciascuno il desiderio del ravvicinamento e del chiarimento. Credo che molti di noi vorremo avere vicino una sorella come Cecilia, non sempre questo è possibile, ma non dobbiamo perdere la fiducia che presto torni il sereno.

  20. il 25 marzo, 2012 Cecilia Zenari dice:

    Grazie a tutti per le belle parole, nei vostri commenti.
    Chiedo scusa laddove ho sbagliato, se fosse così!
    Scusa Giuseppe24.to per non essermi resa conto che mi stava partendo una richiesta di amicizia, non volevo assolutamente umiliare nessuno, no!
    Vorrei, comunque, dirvi che questo racconto è da tempo che desideravo lasciarlo qui in Bosco, ma temevo di non essere capace di esprimere i miei pensieri, invece ho sentito la vostra ricchezza interiore, ho colto l’umiltà dei vostri sentimenti, ho letto con attenzione le vostre riflessioni, ho accettato … qualche rimprovero.
    Logico, nella vita la perfezione non esiste e non si può pretendere che gli altri siano come vorremmo noi, ma possiamo sentirci uniti lo stesso e star bene ugualmente, nelle nostre famiglie, con parenti, amici .. tutto con semplicità e con i tempi che necessitano, perché ogni cambiamento ha bisogno del suo tempo!
    E con questo mio pensiero vi giunga un grande abbraccio virtuale, augurandovi ogni bene, grazie a voi!

  21. il 26 marzo, 2012 giuseppe3.CA dice:

    Complimenti a Cecilia che ancora una volta ha dato prova di grande serenità e saggezza.
    Grazie Cecilia per quanto veramente meriti.

  22. il 26 marzo, 2012 giuseppe3.CA dice:

    VORREI RICORDARE CHE PER POTER ENTRARE IN “Chiacchiere” É RICHIESTA L’ACCETTAZIONE DI REGOLE PRECISE E CHE LE STESSE DEVONO ESSERE RISPETTATE DA TUTTI.
    NEL BOSCO, MA NON SOLO, CERCHIAMO DI STARE INSIEME PER TROVARE MOMENTI DI SERENITÀ PERTANTO RIVOLGO UN INVITO AD EVITARE DI INSERIRE NEI COMMENTI INUTILI POLEMICHE CHE NIENTE HANNO A CHE VEDERE CON LO SPIRITO DEL BLOG. GRAZIE.

  23. il 26 marzo, 2012 pino1.sa dice:

    Ho avuto la fortuna di conoscere Cecilia un po’ di tempo fa, anche se solo nel virtuale, condividiamo la stessa fede; dovrei ripetere di Lei le cose già dette dagli amici, Lorenzo, Lucia ed Angelom. Conosco i suoi impegni nel sociale e quanta energia spende per aiutare le persone che si fanno vincere dalle debolezze umane di cui parlava Lieve. Il racconto, molto verosimile, scaturito anche da storie vissute nel dolore e nelle incomprensioni che la vita ci pone, ci fa riflettere sul comportamento che noi dovremmo avere di fronte a spaccature che si creano nei legami affettivi o solo di conoscenza. Dovremmo maggiormente abbattere e combattere, in noi, l’orgoglio che ci impedisce di comunicare con gli altri nell’umiltà e nella verità. All’amica Lieve vorrei esprimere la mia vicinanza in questo momento di distacco dalla sorella, esortandola a non aver rammarico dei comportamenti passati, comunque suggeriti da un’amore profondo che nutriva per la sorella. Certo tutti dovremmo saper amare gli altri senza giudicare, ma questo è un dono che viene dall’Alto e noi possiamo solo augurarci di avere quella prontezza di accogliere al volo i doni che il buon Dio comunque ci manda.
    Un grazie va pure a Giuseppe.ca che ha spronato Cecilia a pubblicare il racconto.

  24. il 26 marzo, 2012 Cecilia Zenari dice:

    Amici, con i vostri commenti mi state facendo commuovere … e parecchioo! Vi ringrazio tanto … è proprio vero che le parole buone danno forza e coraggio ed aiutano a proseguire tenendoci per mano, senza alcun timore!

  25. il 26 marzo, 2012 NICOLINO dice:

    SONO DEI RACCONTI MOLTO BELLI CON UN SIGNIFICATO IMMENSO UN SALUTO A TUTTI

  26. il 26 marzo, 2012 Giulio Salvatori dice:

    Premetto che è un periodo che difficilmente trovo il tempo per scrivere. Come trovare le parole per commentare quanto proposto da Cecilia? La migliore risposta sarebbe un forte abbraccio, ma questo non è possibile. Mi sforzo pertanto di capire quanta inutile sofferenza “nascosta” in quel benedetto pacchetto.Ci fa capire che la -parola- è insostituibile.Il comunicare quanta sofferenza avrebbe annullato? In questo caso si è chiusa ogni via al dialogo, ogni spiraglio al richiamo dell’affetto.E sembra tanto strano “conoscendo” Cecilia, ma l’amarezza a volte riduce alla miopia. Non sono qui per fare il giudice, ma sottolineare ancora una volta che.- a volte basta così poco per far brillare il sole -. Tutto è bene ciò che finisce bene no? E che sia di insegnamento a tutti noi perchè, come diceva mio padre, titolo di studio terza elementare, ma aveva la laurea rurale-contadina -” Siamo tutti sotto il solito stellone ” – Grazie Cecilia per il CORAGGIO di averci donato una pagina della tua vita. (questa volta non mi firmo -maledetto toscano-

  27. il 26 marzo, 2012 Cecilia Zenari dice:

    Caro Giulio, io non sono la protagonista, ma ho visto storie un po’ simili e, non nego, anche nella mia vita.
    Personalmente scelgo sempre il perdono, anche nel silenzio del cuore, semmai dovesse essere necessario, ma sempre perdono!
    Grazie per l’abbraccio … grazie!

  28. il 27 marzo, 2012 giuseppe24.to dice:

    sono giuseppe24.to , purtroppo ho avuto questa esperienza , richiesta di amicizia , accettata e subito negata , forse nessuno di voi del bosco ha provato quello che ho provato io per fare la richiesta di amicizia , bisogna entrare nel profilo di questa persona ! se questa persona non interessa perche’ entrare nel suo profilo ? io non biasimo questa persona , sono curioso pure io ! entro nel profilo di una persona solo per vedere chi e’! io non porto rancori alcuno
    e come Cristiano porgo sempre l’altra guancia , e tendo la mano in segno di Pace !

  29. il 09 agosto, 2012 Luciano Gentilini dice:

    Accipicchia Cecilia…ma come scrivi bene!!!Complimenti… ho letto con piacere ma anche con un pò di sofferenza.Eccoti un mio molto modesto commento. La storia di questa famiglia contiene una miriade di piccole parti ed anche molte somoglianze a tante storie che io,(in oltre 24 anni) e penso molti altri appartenenti al”Meraviglioso” mondo dei Club , habbiamo vissuto, ascoltato,condiviso. Certo i fatti hanno ognuno un suo percorso,i personaggi saranno stati anche diversi ma tutti avevano una cosa in comune..problemi alcol correlati e una multi dimensionalità delle loro sofferenze.Quanto dolore dentro queste vite!!!. Quanta sofferenza,sopratutto Spirituale!!! Quanto dolore si potrebbe evitare se ci fosse maggiore disponibilità ad aprire il proprio cuore all’altro,a cercare l’empatia e ad ascoltare,ed amche quanta gioia si potrebbe trovare.Nelle relazioni,tutte..uno dei regali più belli che possiamo fare è ascoltare… ma per davvero, quanta gioia si potrebbe trovare!!! I principi ed i valori ,quali amicizia ,solidarietà,condivisione,etica , responsabilità accoglienza,accettazione,amore e pace in famiglia e fra le persone ecc.ecc., contenuti nel pensiero del Prof.Hudolin,maestro sopratutto di vita ,sono la strada che porta verso la sobrietà, sobrietà intesa come nuovo stile di vita,”una nuova Spiritualità Antropologica ” .Una strada che non ha mai fine,che non ha un punto di arrivo, occorre andare avanti..avanti..avanti..; “Mah …avanti fin dove Professore?!! ” èh..CARO” ..fino ai fiori!! diceva “LUI” . Ecco mia Cara Cecilia..questo è il pensiero che mi hai suscitato,e per questo ti dico.. Grazie di cuore .Un caro abbraccio. Luciano

  30. il 10 agosto, 2012 armida.ve dice:

    mi sono riconosciuta nella protagonista della storia, per la situazione familiare, per la sofferenza ,che la vita accanto ad un alcolista ci porta ad affrontare. Non potrei mai, però
    -qualsiasi torto io possa aver subito- rompere i rapporti con una persona cara. Io cerco di vivere ogni giorno in pace con me stessa,e non potrei esserlo, se avessi qualche motivo di dispiacere. Detto questo ,trovo talmente vero il racconto che mi sembra di esserci in qualche modo coinvolta. Mi emoziona ogni volta che lo rileggo.. sempre di più.. grazie, Cecilia