Archive for marzo 25th, 2012

La Domenica del Bosco

 Nella Buona Domenica di oggi ospitiamo una significativa storia che l'amica Cecilia ha voluto raccontarci. É lei stessa a presentarcela con semplici parole:

Un racconto che parla di perdono, di sobrietà e di ricerca del benessere fisico e spirituale. Che parla della gioia degli affetti …  Questi valori si possono cercare e trovare, anche se in parte, ma si possono trovare!   Comunque, prima di tutto partono dal nostro cuore, da noi stessi, dal nostro essere umili e desiderare, chiaramente, il benessere reciproco e la rettitudine. Questa storia ha tutte le caratteristiche per poter essere vera, anche se l’ho solo immaginata, riflettendo su varie realtà.   Un grazie infinito a chi leggerà con attenzione. Un mio affettuoso saluto, lasciando a voi la mia amicizia e disponibilità.

Cecilia Zenari    (in Eldy:  cecilia1.vr)

 Nella vita non è mai troppo tardi per crescere ed amare

Mancavano pochi minuti allo scoccare della mezzanotte di capodanno, qualcuno cominciava a riempire i calici di spumante per il brindisi ed io, dalla mia finestra di casa, potevo notare facilmente un gruppo di vicini che, sul loro terrazzo, festeggiavano con botti e spumante, l’arrivo del Nuovo Anno. Ero sola, ma non triste, e quell’ultimo giorno dell’anno avevo ricevuto una bella lezione, da non dimenticare. Da molto tempo, avevo deciso di vivere in sobrietà,  giorno per giorno, ma il fatto che qualche familiare non la pensasse, un po’, come me mi dava molto fastidio… E questa non era, certo, sobrietà! Sì, avrei dovuto lavorare ancora molto su di me, per semplificarmi la vita, allontanando, così, tante inutili amarezze e stupidi rancori! In questi ultimi anni mia sorella Paola aveva scelto di andarsene da casa e questo mi aveva addolorato molto. Doveva allora terminare gli studi, ma tutti i giorni, specialmente ad ogni fine settimana, papà si prendeva una grossa sbronza e questo destabilizzava in continuazione la nostra quiete: mamma si disperava e Paola non poteva studiare in questo contesto, dedicandosi a particolari ricerche, che richiedevano molta energia e concentrazione. Fu così che un giorno, Paola, dopo aver tanto implorato papà di farsi curare, raccolse le sue poche cose e ci lasciò, risoluta, con profonda amarezza. Ero sicura che era molto avvilita, ma non capivo come poteva lasciarci così, pretendendo che il papà l’ascoltasse… Tutti eravamo certi che papà non sarebbe stato capace di smettere, come lei chiedeva. Piano, piano, nel tempo compresi che, solo andandosene, lei poteva essere libera di vivere con un po’ di tranquillità, non assistendo alle scenate che in casa si susseguivano in continuazione. Ero molto arrabbiata con lei, mi sentivo sola e per di più credevo che lei non volesse  più aver a che fare con noi: con noi che avevamo sempre nascosto, a torto, la dipendenza  di papà e cercato di sostituirlo e scusarlo, perché nessuno venisse a conoscenza del suo problema… Quel 31.12.09 stavo mettendo in ordine i miei cassetti, in camera, e cercavo di togliere le cose inutili. Mi venne tra le mani una scatoletta, chiusa da un bel fiocchetto. Era il regalo che mi aveva fatto Paola, proprio il giorno prima di partire: quel giorno io compivo 19 anni! Ne erano passati otto, ormai! Avevo sempre pensato con grande rabbia che mi aveva fatto proprio un bel regalo, lasciandoci così: in panne! E quel pacchettino, per ripicca, non lo avevo mai aperto, anzi un giorno stavo per buttarlo via: solo all’ultimo momento non lo feci. Papà, da tempo, aveva dato la sua dipartita. Tumore al fegato, il tempo per il trapianto non c’era proprio stato e lui, con nostro stupore, aveva smesso di bere proprio negli ultimi mesi della sua vita: non so se per paura o perché era diventato più consapevole della disperazione che regnava nella nostra casa. Si iniziò a vivere meglio, senza più liti, ci sembrava ora di vivere in una fiaba… se non ci fosse stata la sua malattia che ci preoccupava tanto! Rimaneva il fatto che Paola non c’era e questo mi portava, ancora, ad avere dell’astio nei suoi confronti, non riuscivo a comprenderla: almeno ci avesse lasciato il suo indirizzo e un’ulteriore opportunità, per un semplice dialogo! Il solo numero di cellulare non mi bastava, per questo non le avevo parlato subito della malattia di papà! Quell’ultimo giorno dell’anno 2009, (dopo otto anni che la sentivo solo di rado), decisi finalmente:  di aprire quel piccolo dono,  di telefonarle chiedendole scusa per avere avuto tanta rabbia nei suoi confronti. Sì ora desideravo ricucire un rapporto! Non mi importava se avessi ricevuto una brutta risposta, anzi comprendevo chiaramente che, ora, ero io che dovevo amare! Appena aperta la scatolina, rimasi senza parole: c’erano tre chiavi raccolte in un portachiavi azzurro, una stupenda coroncina del rosario, in dono, ed una letterina con scritto così: “Cara sorellina, con tanto dolore, dopo aver proposto a papà di chiedere aiuto all’ospedale, di frequentare il club, di troncare con questo modo di vivere, (sempre brillo ed arrogante), di farsi aiutare, insomma, e non trovando alcun riscontro, mi sento in dovere di andarmene, perché sto male…, non riesco a portare avanti gli studi in un clima così pesante nella nostra casa, inoltre non riesco nemmeno più a dormire. Mi farò aiutare, tu sai che sto veramente male, cercherò poi una soluzione, anche un umile lavoro per la mia vita…  Intanto ti lascio le chiavi dell’appartamento che ho preso in affitto. Vivo con una compagna di studi e che tra non molto lascerà tutto a mia disposizione, perché ormai ha terminato. Ti scrivo l’indirizzo: nell’appartamento c’è una stanzetta in più e, quando ne sentirai il bisogno, puoi venire, senza problemi. Se vuoi fammi sapere che non mi porti rancore e che, magari, verrai spesso a trovarmi e a confidarti con tua sorella più grande.

Fai come meglio credi! Io non ti chiederò più nulla e rispetterò la tua volontà. Ti vorrò sempre bene. Paola”.

Seguiva la data ed un indirizzo: Paola viveva nella nostra città, una via vicino all’Università, ma non così lontano dalla nostra casa. Ed io che credevo fosse andata a vivere in un’altra città, per dimenticare… e l’avevo tanto detestata! E’ vero, lei mi aveva chiesto di farle sapere… ma io credevo fosse lei a non voler sapere di noi… Compresi: mi sentivo male, mi sentivo così stupida… Ma ammetto che mi sentivo anche… così felice per avere Paola… Quella notte di capodanno, su quel terrazzo di fronte a casa mia,  tutti brindavano… ed io, con quello che era successo nelle nostre vite, speravo, in cuor mio, che dentro quei calici ci fosse una semplice bibita zuccherata, perché avevo imparato quanto male può fare l’alcol alle persone: a papà l’aveva fatto fino a farlo morire, a mia sorella fino a costringerla ad andarsene di casa, a me fino ad odiare Paola, una sorella meravigliosa che ci voleva bene veramente… Ora, dovevo fare il numero di telefono e, tra una lacrima di dolore ed una di gioia, dire a Paola se mi perdonava e che, accidenti!, solo oggi avevo aperto quel pacchettino con il suo messaggio d’amore… e chiederle… per favore, se avrebbe avuto ancora la gioia di farmi conoscere la sua  piccolina e suo marito. Alzai il telefono per fare il numero… ma subito dovetti riattaccare: stavano suonando alla porta. Andai ad aprire, chiedendomi chi mai fosse a quell’ora… Dovetti rimanere senza fiato, perché era lei, mia sorella Paola con la bimba in braccio ed un giovane uomo: certamente il marito! Questa volta era lei che aveva deciso di cercare una ”testa dura” come me, e proprio… mentre io stavo per cercare lei!, chiedendole perdono. Questa volta le avrei detto convinta che il silenzio non serve che a dividere i cuori. Lei, sicuramente avrebbe sorriso e mi avrebbe rinvitata a frequentare il club. Sì, questa volta, finalmente, avrebbe ricevuto da me una bella risposta affermativa! …Un abbraccio ed un pianto liberatorio … e, in un attimo, avevamo cancellato il dolore e l’indifferenza, che molte volte mettono radici nei cuori feriti e smarriti. Ed il brindisi per la vita continuava ancora, ed i nostri calici sarebbero stati, in futuro, sicuramente e per sempre, traboccanti  di speranza, fiducia e perdono!

Cecilia 

Ricordiamoci di mandare avanti le lancette di un ora ....