Archive for marzo 16th, 2012

Del pareggio di bilancio

     

Leggo nella news letter de Il Legno Storto, il giornale pubblicato in web, questo articolo di Livio Ghersi del 12 agosto 2011 che mi sembra estremamente interessante. Lo propongo in parte in quanto è molto lungo. Ma la parte fa capire agevolmente il tutto. Il tema è attuale perché è stato fatto proprio dai Paesi UE ed è stato deciso nella riunione del 2 marzo 2012.

  “I politici italiani, nella loro media, hanno il torto di non prendere sul serio le parole; di conseguenza, sono pronti e generosi nell'assumere impegni. Anche quando sanno benissimo che quegli impegni non potranno essere onorati perché mancano le condizioni strutturali per onorarli.     Tra le parole con cui troppi ritengono di poter "giocare" rientrano pure quelle che, invece, ci si aspetterebbe avessero una particolare solennità: perché destinate a far parte della Costituzione della Repubblica, mediante riscrittura delle disposizioni esistenti, o tramite l'inserimento di disposizioni nuove.     Sono meravigliato dell'unanimità che si riscontra fra le parti politiche a proposito della proposta di inserire in Costituzione il principio del pareggio di bilancio. Enunciare questo principio è facile. Metterlo in pratica, molto ma molto più difficile. Il nostro bilancio è strutturalmente in deficit. Qui c'entra poco Berlusconi. Si tratta di una tendenza di lunghissimo periodo. Governi di diverso e fra loro alternativo indirizzo politico hanno subìto, o incentivato, questa realtà. Cito velocemente qualche dato, attingendo a studi che ho fatto in passato. — Bilancio dello Stato di competenza per l'esercizio finanziario 1997, quando si era ancora sulla scia della politica di risanamento finanziario condotta dai governi presieduti, prima da Giuliano Amato, poi da Carlo Azeglio Ciampi, nel biennio compreso tra il mese di aprile 1992 e il mese di aprile 1994. Le entrate complessive stimate coprivano il 64,14 % del totale delle spese previste. Di conseguenza, si prevedeva di finanziare il restante 35,86 % delle spese mediante ricorso al mercato, cioè con nuovo indebitamento. — Bilancio dello Stato di competenza per l'anno finanziario 2010, ossia con il Governo presieduto da Berlusconi e la politica economica affidata al Ministro Tremonti. Il totale complessivo delle entrate stimate copriva appena il 59,38 per cento delle spese complessive preventivate. Per fare quadrare il bilancio, si prevedeva, pertanto, di finanziare il 40,61 % delle spese mediante ricorso al mercato, cioè con nuovo indebitamento. — Bilancio dello Stato di competenza per l'anno finanziario 2011, quello in corso. Il totale complessivo delle entrate stimate copre il 64,72 % delle spese. Per fare quadrare il bilancio, si prevede, pertanto, di finanziare il 35,27 % delle spese mediante ricorso al mercato, cioè con nuovo indebitamento. La realtà ci dice che, quando va bene, le entrate coprono due terzi del totale delle spese. Così è sempre stato, non per un periodo eccezionale, ma per decenni e decenni. Sostenere che, già nel 2013, si possa conseguire il pareggio del bilancio dello Stato significa fissare un obiettivo teoricamente possibile, ma praticamente difficilissimo. Si richiederebbero tagli della spesa pubblica di tale entità da determinare sconvolgimenti sociali. Sarebbe il Governo (questo, o un altro) in grado di fronteggiare le proteste che prevedibilmente si scatenerebbero in ogni zona del Paese e che vedrebbero uniti giovani e vecchi, disoccupati e pensionati, corporazioni di ogni sorta? Se la prospettiva realistica è questa, com'è possibile che le forze politiche, quasi unanimemente, dicano sì alla proposta di inserire in Costituzione il pareggio del bilancio, con la stessa tranquillità con cui un privato cittadino potrebbe decidere di mangiare un cono gelato?

Bilancio della crisi

mille fallimenti al mese

  Il punto è che liquidano questa proposta come il riconoscimento di un obiettivo tendenziale, che non costa niente affermare, e che poi resterà appunto tendenziale. Indicherà la rotta, fermo restando che la pratica è cosa del tutto diversa. L'articolo 4 della Costituzione, secondo cui "la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro", ha forse impedito che oggi milioni di cittadini siano inoccupati, disoccupati, espulsi dal mercato del lavoro, costretti a forme di precariato e di sfruttamento lavorativo che la parola "flessibilità" non riesce del tutto a nascondere? Allo stesso modo si può affermare il pareggio del bilancio e poi continuare ad andare avanti con il deficit, constatando l'impossibilità di fare altrimenti”.

Questo è l’articolo e sui suoi contenuti possiamo sbizzarrirci quanto vogliamo. Ma uscendo dall’ovvio e dallo scontato. Dialoghiamo fra noi. Io ci sto e voi?