Archive for marzo, 2012

Dedica ….per gli Amici del Bosco !!

I cadaveri non pagano nessuno

 

    Mi piace il Legno storto.  E apprezzo molto lo stile di Gianni Pardo E utilizzo spesso i suoi articoli per introdurre un colloquio fra noi . Questo articolo : I cadaveri non pagano nessuno, è stato pubblicato nella news letter del 18 febbraio 2012 e ve lo sottopongo per una riflessione. Ecco l’articolo: “Abbiamo il dovere di rispettare chi ne sa più di noi. Lo facciamo tutti i giorni dinanzi al medico e perfino dinanzi al meccanico d’automobili, potremmo dunque farlo anche dinanzi ai grandi economisti e ai grandi governanti. È in nome di questo dovere di elementare umiltà che insieme a milioni di europei per molti mesi abbiamo presunto che quegli economisti e quei governanti sapessero ciò che facevano. E che per conseguenza le nostre obiezioni dovessero essere infondate. Ma c’è un dovere ancora più grande, per chi è ragionevole: quello di inchinarsi ai fatti; e se i fatti sembrano dare torto alle autorità, si acquista il diritto di dire la propria opinione. Sarà sbagliata, ma dal momento che anche la linea di comportamento di chi guida l’Europa non ha dato risultati positivi, può anche darsi che, in materia di errori, arriviamo al pareggio. E per un dilettante che affronta un professionista non è risultato da poco. Se gli interventi delle varie autorità che governano l’Europa e l’euro fossero stati efficaci, la Grecia non sarebbe più che mai sull’orlo del fallimento e della rivoluzione; l’Italia non sarebbe in recessione e senza prospettive di miglioramento; inoltre non sarebbe stata raggiunta in questo club degli azzoppati, secondo quanto scrive Davide Giacalone, da Portogallo, Belgio e Paesi Bassi, anche loro ufficialmente in recessione. I fatti dunque dànno torto alla Germania e alle massime autorità europee. Come se non bastasse, non si può nemmeno essere sicuri che abbiamo toccato il fondo. Potrebbe andare anche peggio. Se malgrado i prestiti già concessi dall’Europa e malgrado gli sforzi di un governo che ha sfidato la più minacciosa impopolarità, in Grecia scoppiasse una rivoluzione, le conseguenze sarebbero tragiche. Non solo l’Europa perderebbe il denaro che ha già dato a quell’infelice nazione, ma le banche francesi e tedesche perderebbero d’un sol colpo il valore dei titoli greci che detengono, per un ammontare ben superiore ai fondi fino ad ora utilizzati per sostenere Atene. Le conseguenze sarebbero terribili e queste conseguenze a loro volta si trasformerebbero in cause di ulteriori disastri. I mercati infatti si chiederebbero: e a quando l’Italia, a quando la Spagna, il Portogallo, il Belgio, i Paesi Bassi? Non importa il fatto che questi Stati abbiano una situazione economica e sociale molto migliore di quella greca: il semplice allarme potrebbe costituire una self fulfilling prophecy, una profezia che si auto-avvera. L’euro andrebbe a rotoli, l’Europa andrebbe a rotoli, forse conosceremmo la più tragica crisi economica di tutti i tempi. E a questo punto è lecito formulare un’ipotesi. Per salvare l’Europa bisognava non limitarsi a “temere il disastro” ma “pilotarlo”. In primo luogo stabilendo che la Grecia non avrebbe pagato i propri debiti per dieci anni, in modo da darle il tempo di riprendersi. Qualcuno avrebbe potuto dire che era un simil-fallimento, ma gli si sarebbe potuto rispondere: “Preferite il fallimento autentico al simil-fallimento?” Provvedimenti analoghi si sarebbero adottati per qualunque Stato che fosse stato riconosciuto sull’orlo di una crisi gravissima, per esempio, nel caso dell’Italia, se il rendimento dei titoli di Stato avesse raggiunto il dieci per cento.   Naturalmente questo genere di provvedimenti non avrebbe risolto il problema dell’indebitamento pubblico: ma qui si inserisce la seconda parte della manovra. Il debito può essere riassorbito o uscendo dall’euro e mediante una folle svalutazione (a carico dei cittadini più deboli, una sorta di crimine sociale) oppure con un lungo periodo di grande sviluppo economico. E lo sviluppo economico si ottiene diminuendo drasticamente le spese dello Stato (con la scure, non con il bisturi), abbassando risolutamente le aliquote di tasse e imposte e adottando una legislazione della produzione di tipo cinese. Quando la Grecia, l’Italia e gli altri Paesi fossero ripartiti a razzo, solo allora si sarebbe potuto amministrare la risalita e magari ricominciare a rimborsare i prestiti ricevuti. L’austerità ha buona stampa probabilmente perché si considerano il consumo e l’abbondanza dei peccati cui è naturale che segua l’espiazione. L’espiazione però, se fa andare in Paradiso, non migliora i listini di Borsa. Se si consuma di meno, se si produce di meno, se si pagano meno imposte indirette, la nazione economicamente comincia a morire. E i cadaveri non pagano nessuno. Sarebbe facile riconoscere di avere avuto torto, col pessimismo di mesi fa, se si fosse vista la Grecia uscire dalla sua crisi e risorgere a nuova vita. Vedendo che affonda sempre più nella miseria e nella disperazione, come avere fiducia in chi chiede ancora sacrifici? Le ricette qui proposte possono essere sbagliate, e non sarebbe stupefacente. Purtroppo lo  sono anche quelle applicate dai Grandi”. Questo è l’articolo, che mi sembra porre tanta carne sul fuoco. Ci vogliamo ragionare su?          

Come dare una pillola al nostro gatto

Chi ne possiedo uno o più sa bene quali difficoltà si incontrino quando si deve somministrare una pillola ai  propri gatti. Io, ad esempio, ho tre gattine. Con una non ho alcun problema, riesco ad aprirle la bocca inserire la pillola e  fargliela deglutire, accompagnata da   un cucchiaino d’acqua e massaggiandole per qualche secondo la gola.   Per quanto riguarda la seconda, nemmeno a parlarne. Quando ce ne fosse bisogno, dovrò sicuramente ricorrere alla veterinaria. La terza non ne ha ancora avuto bisogno e sarà una scoperta verificarne il comportamento. E’ molto divertente, secondo me, leggere ciò che accade, normalmente,  in questi frangenti,  come l’ha descritto con umorismo chi si è accinto a questa impresa,  con qualche forzatura, ma il racconto è  molto verosimile.

“ Prendete il gatto e sistematelo in grembo tenendolo col braccio sinistro come se fosse un neonato. Posizionate pollice e indice sui rispettivi lati della bocca del gatto ed esercitate una pressione delicata ma decisa finchè il gatto apre la bocca. Appena il gatto apre la bocca, inserite la pillola in bocca. Consentite al gatto di chiudere la bocca, tenetela chiusa e con la mano destra massaggiate la gola per invogliare la deglutizione. Cercate la pillola in terra, recuperate il gatto da dietro il divano e ripetete il punto n. 1. Recuperate il gatto dalla camera da letto e buttate la pillola ormai molliccia. Prendete una nuova pillola dalla confezione, sistemate il gatto in grembo tenendo le zampe anteriori ben salde nella mano sinistra. Forzate l’apertura delle fauci e spingete la pillola in bocca con il dito indice della mano destra. Tenetegli la bocca chiusa e contate fino a dieci. Recuperate la pillola dalla boccia del pesce rosso e cercate il gatto nel guardaroba. Chiamate qualcuno ad aiutarvi. Inginocchiatevi a terra con il gatto ben incastrato tra le gambe, tenete ben salde le zampe anteriori e posteriori. Ignorate il leggero ringhiare del gatto. Dite al vostro aiutante di tenere ben salda la testa con una mano mentre inserisce un abbassa-lingua di legno in bocca.Inserite la pillola, togliete l’abbassa-lingua e sfregate vigorosamentela la gola del gatto. Convincete il gatto a  scendere dalle tende. Scopate con attenzione i cocci di statuine e vasi rotti cercando di trovare la pillola. Mettete da parte i cocci con la nota di re-incollarli più tardi e, se non avete trovato la pillola, prendete un’altra pillola dalla confezione. Avvolgete il gatto in un lenzuolo e chiedete al vostro aiutante di tenerlo fermo usando il proprio corpo in modo che si veda solo la testa del gatto. Mettete la pillola in una cannuccia, forzate l’apertura delle fauci del gatto aiutandovi con una matita e usando la cannuccia come cerbottana posizionate la pillola in bocca al gatto. Leggete il foglietto illustrativo del farmaco per controllare che non sia dannoso per gli esseri umani. Bevete un succo di frutta per mandare via il saporaccio. Medicate il braccio del vostro aiutante e lavate il sangue dal tappeto usando acqua fredda e sapone. Recuperate il gatto dal garage dei vicini. Prendete un’altra pillola. Incastrate il gatto nell’anta dell’armadio in modo che si veda solo la testa. Forzate l’apertura delle fauci con un cucchiaino. Ficcategli la pillola in gola usando un elastico a mo’ di fionda. Cercate un giravite nella vostra cassetta degli attrezzi e rimettete a posto l’anta dell’armadio. Medicatevi la faccia e controllate quando avete fatto l’ultima antitetanica. Buttate la maglietta e indossatene una pulita e intatta. Telefonate ai pompieri per recuperare il gatto dall’albero del dirimpettaio. Chiedete scusa al vostro vicino di casa che rincasando ha sbandato e fracassato la macchina contro il muro per evitare di investire il vostro gatto impazzito che attraversava la strada di corsa. Prendete l’utlima pillola dalla confezione. Legate le zampe anteriori e le zampe posteriori del gatto con una corda e legatelo al piede del tavolo. Cercate i guanti da lavoro e indossateli. Inserite la pillola nella bocca del gatto facendola seguire da un grosso pezzo di filetto di manzo. Tenete la testa del gatto in posizione verticale e inserite 2 bicchieri di acqua in modo da assicurarvi che abbia ingoiato la pillola. Dite al vostro aiutante di portarvi al pronto soccorso, restate seduti pazientemente mentre i dottori ricuciono le vostre dita alla mano ed estraggono i frammenti di pillola dall’occhio destro. Sulla strada per tornare a casa fermatevi al negozio di arredamento per comprare un nuovo tavolo. Telefonate al vostro veterinario e portategli il vostro gatto perché gli somministri lui la pillola.”  

La Domenica del Bosco

 Nella Buona Domenica di oggi ospitiamo una significativa storia che l'amica Cecilia ha voluto raccontarci. É lei stessa a presentarcela con semplici parole:

Un racconto che parla di perdono, di sobrietà e di ricerca del benessere fisico e spirituale. Che parla della gioia degli affetti …  Questi valori si possono cercare e trovare, anche se in parte, ma si possono trovare!   Comunque, prima di tutto partono dal nostro cuore, da noi stessi, dal nostro essere umili e desiderare, chiaramente, il benessere reciproco e la rettitudine. Questa storia ha tutte le caratteristiche per poter essere vera, anche se l’ho solo immaginata, riflettendo su varie realtà.   Un grazie infinito a chi leggerà con attenzione. Un mio affettuoso saluto, lasciando a voi la mia amicizia e disponibilità.

Cecilia Zenari    (in Eldy:  cecilia1.vr)

 Nella vita non è mai troppo tardi per crescere ed amare

Mancavano pochi minuti allo scoccare della mezzanotte di capodanno, qualcuno cominciava a riempire i calici di spumante per il brindisi ed io, dalla mia finestra di casa, potevo notare facilmente un gruppo di vicini che, sul loro terrazzo, festeggiavano con botti e spumante, l’arrivo del Nuovo Anno. Ero sola, ma non triste, e quell’ultimo giorno dell’anno avevo ricevuto una bella lezione, da non dimenticare. Da molto tempo, avevo deciso di vivere in sobrietà,  giorno per giorno, ma il fatto che qualche familiare non la pensasse, un po’, come me mi dava molto fastidio… E questa non era, certo, sobrietà! Sì, avrei dovuto lavorare ancora molto su di me, per semplificarmi la vita, allontanando, così, tante inutili amarezze e stupidi rancori! In questi ultimi anni mia sorella Paola aveva scelto di andarsene da casa e questo mi aveva addolorato molto. Doveva allora terminare gli studi, ma tutti i giorni, specialmente ad ogni fine settimana, papà si prendeva una grossa sbronza e questo destabilizzava in continuazione la nostra quiete: mamma si disperava e Paola non poteva studiare in questo contesto, dedicandosi a particolari ricerche, che richiedevano molta energia e concentrazione. Fu così che un giorno, Paola, dopo aver tanto implorato papà di farsi curare, raccolse le sue poche cose e ci lasciò, risoluta, con profonda amarezza. Ero sicura che era molto avvilita, ma non capivo come poteva lasciarci così, pretendendo che il papà l’ascoltasse… Tutti eravamo certi che papà non sarebbe stato capace di smettere, come lei chiedeva. Piano, piano, nel tempo compresi che, solo andandosene, lei poteva essere libera di vivere con un po’ di tranquillità, non assistendo alle scenate che in casa si susseguivano in continuazione. Ero molto arrabbiata con lei, mi sentivo sola e per di più credevo che lei non volesse  più aver a che fare con noi: con noi che avevamo sempre nascosto, a torto, la dipendenza  di papà e cercato di sostituirlo e scusarlo, perché nessuno venisse a conoscenza del suo problema… Quel 31.12.09 stavo mettendo in ordine i miei cassetti, in camera, e cercavo di togliere le cose inutili. Mi venne tra le mani una scatoletta, chiusa da un bel fiocchetto. Era il regalo che mi aveva fatto Paola, proprio il giorno prima di partire: quel giorno io compivo 19 anni! Ne erano passati otto, ormai! Avevo sempre pensato con grande rabbia che mi aveva fatto proprio un bel regalo, lasciandoci così: in panne! E quel pacchettino, per ripicca, non lo avevo mai aperto, anzi un giorno stavo per buttarlo via: solo all’ultimo momento non lo feci. Papà, da tempo, aveva dato la sua dipartita. Tumore al fegato, il tempo per il trapianto non c’era proprio stato e lui, con nostro stupore, aveva smesso di bere proprio negli ultimi mesi della sua vita: non so se per paura o perché era diventato più consapevole della disperazione che regnava nella nostra casa. Si iniziò a vivere meglio, senza più liti, ci sembrava ora di vivere in una fiaba… se non ci fosse stata la sua malattia che ci preoccupava tanto! Rimaneva il fatto che Paola non c’era e questo mi portava, ancora, ad avere dell’astio nei suoi confronti, non riuscivo a comprenderla: almeno ci avesse lasciato il suo indirizzo e un’ulteriore opportunità, per un semplice dialogo! Il solo numero di cellulare non mi bastava, per questo non le avevo parlato subito della malattia di papà! Quell’ultimo giorno dell’anno 2009, (dopo otto anni che la sentivo solo di rado), decisi finalmente:  di aprire quel piccolo dono,  di telefonarle chiedendole scusa per avere avuto tanta rabbia nei suoi confronti. Sì ora desideravo ricucire un rapporto! Non mi importava se avessi ricevuto una brutta risposta, anzi comprendevo chiaramente che, ora, ero io che dovevo amare! Appena aperta la scatolina, rimasi senza parole: c’erano tre chiavi raccolte in un portachiavi azzurro, una stupenda coroncina del rosario, in dono, ed una letterina con scritto così: “Cara sorellina, con tanto dolore, dopo aver proposto a papà di chiedere aiuto all’ospedale, di frequentare il club, di troncare con questo modo di vivere, (sempre brillo ed arrogante), di farsi aiutare, insomma, e non trovando alcun riscontro, mi sento in dovere di andarmene, perché sto male…, non riesco a portare avanti gli studi in un clima così pesante nella nostra casa, inoltre non riesco nemmeno più a dormire. Mi farò aiutare, tu sai che sto veramente male, cercherò poi una soluzione, anche un umile lavoro per la mia vita…  Intanto ti lascio le chiavi dell’appartamento che ho preso in affitto. Vivo con una compagna di studi e che tra non molto lascerà tutto a mia disposizione, perché ormai ha terminato. Ti scrivo l’indirizzo: nell’appartamento c’è una stanzetta in più e, quando ne sentirai il bisogno, puoi venire, senza problemi. Se vuoi fammi sapere che non mi porti rancore e che, magari, verrai spesso a trovarmi e a confidarti con tua sorella più grande.

Fai come meglio credi! Io non ti chiederò più nulla e rispetterò la tua volontà. Ti vorrò sempre bene. Paola”.

Seguiva la data ed un indirizzo: Paola viveva nella nostra città, una via vicino all’Università, ma non così lontano dalla nostra casa. Ed io che credevo fosse andata a vivere in un’altra città, per dimenticare… e l’avevo tanto detestata! E’ vero, lei mi aveva chiesto di farle sapere… ma io credevo fosse lei a non voler sapere di noi… Compresi: mi sentivo male, mi sentivo così stupida… Ma ammetto che mi sentivo anche… così felice per avere Paola… Quella notte di capodanno, su quel terrazzo di fronte a casa mia,  tutti brindavano… ed io, con quello che era successo nelle nostre vite, speravo, in cuor mio, che dentro quei calici ci fosse una semplice bibita zuccherata, perché avevo imparato quanto male può fare l’alcol alle persone: a papà l’aveva fatto fino a farlo morire, a mia sorella fino a costringerla ad andarsene di casa, a me fino ad odiare Paola, una sorella meravigliosa che ci voleva bene veramente… Ora, dovevo fare il numero di telefono e, tra una lacrima di dolore ed una di gioia, dire a Paola se mi perdonava e che, accidenti!, solo oggi avevo aperto quel pacchettino con il suo messaggio d’amore… e chiederle… per favore, se avrebbe avuto ancora la gioia di farmi conoscere la sua  piccolina e suo marito. Alzai il telefono per fare il numero… ma subito dovetti riattaccare: stavano suonando alla porta. Andai ad aprire, chiedendomi chi mai fosse a quell’ora… Dovetti rimanere senza fiato, perché era lei, mia sorella Paola con la bimba in braccio ed un giovane uomo: certamente il marito! Questa volta era lei che aveva deciso di cercare una ”testa dura” come me, e proprio… mentre io stavo per cercare lei!, chiedendole perdono. Questa volta le avrei detto convinta che il silenzio non serve che a dividere i cuori. Lei, sicuramente avrebbe sorriso e mi avrebbe rinvitata a frequentare il club. Sì, questa volta, finalmente, avrebbe ricevuto da me una bella risposta affermativa! …Un abbraccio ed un pianto liberatorio … e, in un attimo, avevamo cancellato il dolore e l’indifferenza, che molte volte mettono radici nei cuori feriti e smarriti. Ed il brindisi per la vita continuava ancora, ed i nostri calici sarebbero stati, in futuro, sicuramente e per sempre, traboccanti  di speranza, fiducia e perdono!

Cecilia 

Ricordiamoci di mandare avanti le lancette di un ora ....

 

Il cavallo cieco che vince le corse !!

    Sono sicura che molti di voi hanno già letto questa notizia: io ne vengo a conoscenza solo ora e vorrei proporla a chi, come me, non l’avesse ancora letta.   “Si tratta di un purosangue di nove anni, cieco dalla nascita a causa di un fungo. Ma, forse per necessità, ha sviluppato all'ennesima potenza tutti gli altri sensi. Ho sempre pensato agli animali come a esseri misteriosi che sanno più di quello che esprimono con le loro  mille  manifestazioni, che stupiscono ogni giorno.  La cecità, tuttavia, non impedisce a Laghat, questo è il nome del cavallo, di vincere in  pista."  Questo è ciò che racconta il suo proprietario al quotidiano "Il Tirreno". E prosegue:  

  "Il purosangue ha già vinto diciannove corse in cinque anni e ha al suo attivo una serie di buoni piazzamenti. Invece che in un box, vive in una comoda capanna nel parco di San  Rossore a Pisa, dove si allena. Il suo proprietario, Federico  Di Paola, racconta in un’intervista al quotidiano che il cavallo non ha alcun problema a stare in gruppo e ad evitare contatti con gli altri.  

  “Devo ancora capire come sia possibile – dice Di Paola che è anche il suo fantino – ma posso dire di non aver mai avuto problemi a comandarlo, anche in corse particolarmente affollate, di sedici-diciotto partenti. Reagisce perfettamente ai comandi, da sempre. Ha una luce dentro – sostiene ancora il suo proprietario - .  Riesce ad orientarsi perfettamente in pista, ha  un senso che gli consente di evitare i contatti con gli altri cavalli. Laghat vive in un capanno attrezzato, dentro San Rossore,  insieme alla compagna, una cavalla grigia.”    

Se i Sindacati dicono no

        E’ un articolo di Gianni Pardo, comparso sulla News Letter del Legno Storto il 17 marzo 2012.  Come sempre, spinge al dialogo e lo favorisce. Non c’è bisogno di essere d’accordo su questa o quella parte, o su questa o quella affermazione. Il testo ci mette sui binari e noi faremo il resto. Ecco l’articolo: “Nella situazione attuale, il governo, la Cgil, la Cisl, la Uil e la Confindustria dicono che, se non esistono certe condizioni minime, non firmano l’accordo. Purtroppo, le condizioni minime o non esistono per l’uno o non esistono per l’altro. Nell’antichità e nel Medio Evo si verificava qualcosa di simile con l’assedio. A volte esso si concludeva con un assalto vittorioso al castello, ma spesso si aveva uno stallo: l’assediante non riusciva ad entrare, l’assediato non riusciva a scacciarlo. E tuttavia alla lunga si manifestava una grande differenza, rispetto agli scacchi: l’assediato aveva bisogno di cibo e poteva arrendersi per fame; l’assediante era anch’esso in difficoltà, tanto che a volte desisteva. Per quanto riguarda la riforma del lavoro, la situazione non è del tutto dissimile. Il “no” dei sindacati ha indubbiamente un peso ma non è un’arma risolutiva. Il governo  può infatti inviare comunque la riforma al Parlamento, e porre la questione di fiducia. Il problema si sposterebbe allora dal tavolo delle trattative alla società, ai partiti e al Parlamento.   Se i sindacati, in caso di un atto di forza, fossero in grado di mobilitare la società al punto da paralizzare l’Italia con una serie di scioperi, fino a mettere in pericolo la pace sociale e la stabilità economica, l’esecutivo potrebbe essere indotto a cedere. Ma i sindacati hanno ancora questo seguito? Essi avrebbero certo l’entusiastico consenso di personaggi esagitati come Landini della Fiom o i politici di Sinistra e Libertà, per non parlare dei fossili di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, ma non è detto che avrebbero il sostegno del Pd. E questo potrebbe pesare parecchio, sia nel quantum delle adesioni alle manifestazioni, sia nel giudizio che i giornali darebbero della protesta. Si è visto con le manifestazioni Anti-Tav   Il problema principale dunque non riguarda i sindacati o gli extra-parlamentari ma i tre partiti della maggioranza. Una volta che la riforma fosse definita, magari dopo l’abbandono del tavolo dei negoziati da parte della Cgil, che farebbe il Pd? Un tempo si diceva che la Cgil era la cinghia di trasmissione del Pci, poi si è detto che il Pd è la cinghia di trasmissione della Cgil: ora Bersani e i suoi avrebbero il coraggio di disobbedire al “loro” sindacato e a una buona parte della loro base, allevata nel più utopico massimalismo? Se dovessero sposare la causa della Cgil poi dovrebbero votare la sfiducia a Monti. E questo probabilmente non basterebbe neanche a far cadere il governo, perché il Pdl (da sempre desideroso di attuare quella riforma) e l’Udc sarebbero in grado di confermare la fiducia all’esecutivo.     La conseguenza sarebbe che il provvedimento passerebbe comunque e la situazione politica sarebbe totalmente cambiata. Il governo non sarebbe più l’espressione di una maggioranza tripartita ma di un centro-destra sostenuto da Pdl e Udc, cosa di cui sarebbe felice Silvio Berlusconi; il Pd invece sarebbe indicato come il partito degli sfascisti, il partito di quelli che non vogliono conformarsi ai pressanti consigli dell’Europa, il partito di quelli che vogliono fare fallire l’Italia come la Grecia. Pessimo affare. Se invece il Pd decidesse di votare la fiducia al governo Monti, se pure condendo la decisione con tutta la retorica possibile a proposito del dovere di salvare la Patria, di fatto si attuerebbe la più grave frattura fra il Pd e la Cgil dell’era repubblicana. La conseguenza più ovvia sarebbe che soprattutto la sinistra estrema ed extraparlamentare griderebbe che il Pd non è affatto “il partito dei lavoratori”, ma “il partito dei padroni”, “il servo dei capitalisti”, “l’alleato della Confindustria” e, ancora peggio, uno che ha fatto un favore a Berlusconi. Se non è un pessimo affare, certo è una gatta da pelare. In tutto questo frangente il governo potrebbe rimanere sereno e tirare diritto. Infatti, pretendendosi tecnico,  non dovrebbe mirare a rimanere al potere dopo le elezioni; dovrebbe essere pronto a fare le valigie, se battuto in Parlamento; e infine, più semplicemente, dovrebbe essere disposto a continuare a governare se pure con una maggioranza meno grande. Ma per profittare di questa comoda posizione dovrebbe essere capace di dimostrare fermezza. E questa non è una qualità che abbondi, a sud delle Alpi”. Questo è l’articolo. Ne vogliamo parlare?