La Domenica del Bosco

La cara amica Sandra, stimolata dal racconto di Maria Rita edito la scorsa domenica, ha raccolto il nostro invito e ci ha inviato subito il racconto delle sue esperienze di bambina nel periodo bellico 1940/45.

Lo pubblichiamo volentieri per portarlo a conoscenza di tutti gli amici ma anche come attestazione di esperienza per coloro che non hanno conosciuto quel periodo di grandi tensioni, incertezze, privazioni, sofferenze e patimenti degli esseri umani, adulti e bambini.

RICORDI DI GUERRA

Dopo aver letto il racconto di Maria Rita sulla Guerra 40-45, è stato come sollevare un velo sul passato. In un attimo tanti ricordi di quegli anni mi si sono affacciati alla mente, come se non fossero passati anni ma pochi mesi. Erano impressi troppo profondamente nel mio animo. Una data è balzata subito vivissima 7 giugno, la guerra  era già stata dichiarata, era il giorno del mio compleanno, ero una ragazzina, mamma per non far pesare l’atmosfera che cominciava a gravare in giro, aveva organizzato una festicciola per me lasciandomi invitare le amichette più care. Se chiudo gli occhi rivedo la tavola apparecchiata con cura da mamma in rosa e azzurro, mazzetti di fiordalisi rosa e azzurri e dolcetti  decorati con confettini rosa e azzurri, nel bel mezzo mentre tutte allegre ridevamo e scherzavamo, sento che in anticamera suona il telefono. Poco dopo appare mamma e mi fa un cenno, la guardo... Da quel momento la guerra è entrata anche da noi, lo zio ha ricevuto la cartolina precetto, l’indomani mattina doveva presentarsi a Baggio (per Milano era centro reclutamento). Cominciai a rendermi conto che qualcosa stava cambiando, ma in pochi mesi tutto sarebbe tornato come prima, avevamo la vittoria in pugno. Si cominciò a dover oscurare le finestre con tende nere che non trapelassero luce, dove era possibile si doveva preparare dei rifugi nelle cantine. Infatti i primi aerei cominciarono a sorvolare la città. Il primo, pur costringendoci a scendere nei rifugi, girava sulla città e se ne andava, finimmo per chiamarlo, naturalmente noi ragazzi, Pippo, ed ogni sera  scommettevamo: viene  o non viene Pippo? Noi ragazzi ci divertivamo con l’incoscienza dei giovani... Dopo poche settimane le prime bombe furono sganciate sulla città, entrò in azione la contraerea e tutto divenne sempre più difficile, qualche casa fu colpita, qualche morto. In  casa si cominciò a parlare di sfollamento. Papà aveva dei cugini vicino a Legnano e mamma e mio fratello cominciarono a partire, io avevo la scuola. Restai con papà che non poteva lasciare la ditta. Passavano mesi, i bombardamenti continuavano, scarseggiavano i viveri specie nelle città, apparvero le tessere annonarie che assegnavano un tot di cibo per persona. Per noi ragazzi avevano una dose maggiore di pane, però, ricordo che quel pezzetto di pane pensavamo fosse fatto con farina di marmo tanto era duro e pesante. Abitavamo vicino al viale Zara e ai lati del viale avevano scavato delle trincee e ricavato rifugi, papà decise che era meglio rifugiarci lì in caso di allarme aereo che andare in cantina. Oh le notti passate nelle braccia del mio papà, mentre sentivamo cadere lontano le bombe, il loro sibilo arrivare a noi ed il boato riempire il rifugio, la terra tremare sotto i nostri piedi e... papà contava i colpi stringendomi tra le braccia per farmi coraggio. Caro adorato papà... Ma quando da case apparentemente intatte, volontari, scesi nei rifugi, trovarono gruppi di persone sedute appoggiate ai muri, morte per gli spostamenti d’aria, papà fu irremovibile e mi spedì dalla mamma . La tragedia fu quando in pieno giorno una bomba colpi una scuola elementare a GORLA, periferia di MILANO. Ferirono intere classi di bimbi con le loro maestre. Un monumento ricorda quegli angioletti. Per caso, destino come si vuol chiamare, un solo bambino attardatosi in classe invece di seguire gli altri nei rifugi, usci dal portone e se ne tornò a casa. Papà mi proibì di tornare a MILANO, ma la tentazione era troppo forte, ogni tanto, con mia cugina facevamo una capatina, non ci fermava la paura degli allarmi e non eravamo nemmeno schifate dal mangiare nelle mense allestite dal comune in vari punti della città, mangiavamo un minestrone schifoso, che trovavamo delizioso, tanta era la fame. Ed un pezzo di formaggio bianco buonissimo. Un volta mia cugina trovò un bel baco nel minestrone, lo prese col cucchiaio, lo buttò e continuò tranquilla a mangiare. Finché alla stazione di Saronno fummo costrette a scendere dal treno e correre a nasconderci nei campi: un aereo ci stava mitragliando a bassa quota. Cessato il pericolo, a piedi tornammo da mamma, non so quanti chilometri di distanza abbiamo fatto a piedi, più di 20 senz’altro. Vagamente ho il ricordo di una grossa polenta che troneggia in mezzo al tavolo, io che mi ingozzo e ... che dormita... Ma la guerra continua i tedeschi sono sempre più minacciosi, specie nei piccoli centri, dove siamo noi, papà è richiamato nella contraerea, fortunatamente nel giro di pochi mesi lo rilasciano. Ma che angoscia quelle notti! Intanto la Vittoria si allontana sempre più e mentre il maresciallo Badoglio tratta cogli alleati, Milano viene ferocemente bombardata dagli inglesi. Lasciano come una scia, entrano da PORTA TICINESE, via TORINO, GALLERIA, SCALA e Milano brucia, un fumo acre la invade. Quella sera del 15 agosto 1943 sono anch’io a MILANO. Col mio papà usciamo dal rifugio e guardiamo non molto lontano. Diverse strade più in là oltre una ferrovia c’è la nostra via; ora è tutto un bagliore, un fiammeggiare come un infuocato tramonto estivo. Senza parlare ci mettiamo a correre. Macerie da tutte le parti e la casa di nonna, la ditta ... Non c’è più niente, una casa di due piani, 50 anni di lavoro non c’è più niente: un cumulo enorme di macerie e, quasi una presa in giro, un muro in piedi con appeso la grande vasca da bagno coi bei piedini che mi piaceva tanto. Papà è sconvolto, ma cerca lo zio che si era preparato una cameretta nelle cantine della ditta. Invece poco dopo un signore di una casa vicina rimasta intatta ci rassicura, lo zio non era in casa, ha passato la notte con amici! Infatti lo vediamo arrivare poco dopo e guardare con papà il disastro, però papà commenta: siamo vivi, finirà anche questo, abbiamo il nostro nome e voglia di lavorare, ricominceremo, vedrai, per loro  fu cosi... Recuperate due biciclette, cercammo di tornare dalla mamma, immaginavamo in quale stato d’animo si dovesse trovare. Passano ancora mesi, siamo sfollati, circondati da tedeschi che si sono accampati li vicino, sempre più prepotenti, baldanzosi, secondo loro hanno la vittoria in pugno. Gli avvenimenti incalzano. Radio Londra diffonde notizie, si formano squadre di partigiani (queste notizie le ho raccolte dopo, a guerra finita). Quello che ricordo ancora, ero con papà, sempre in bicicletta vicino al cimitero Monumentale, alle nostre spalle sfilarono parecchie macchine grosse dirette verso Como “È IL DUCE” sussurrava la gente. Era infatti Mussolini che tornava dal colloquio con l’Arcivescovo di MILANO e cercava di raggiungere la Svizzera. Non si sa perché presero la strada del lago. Fermati prima di Tremezzo, il DUCE e Claretta Petacci che viaggiava con lui, furono fatti pernottare in una villetta a Mulino di Mezzegra e fucilati il mattino dopo. Naturalmente a noi ragazzi furono nascosti i fatti, ma sapevamo che i corpi portati a Milano erano stati impiccati a piazzale LORETO. Come allora anche adesso al ricordo il fatto mi riempie di orrore! Mentre seduta con lo zio sulle macerie di quella che era stata la nostra ditta lo aiutavo a preparare le  liquidazioni dei nostri dipendenti scostando la terra coi piedi vidi spuntare un rametto verde: era un ramoscello di rose del giardino, si era fatta strada fra le macerie,.. un segno di risveglio. Riuscimmo a farne una piantina, ognuno di noi ne prese una talea. Un pezzo l’ho portato con me in Grecia ed ora è una bellissima pianta rigogliosa.

Sandra      

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 Nel ringraziare Sandra per la preziosa testimonianza, attendiamo gli elaborati degli amici che hanno già annunciato la presentazione dei propri lavori mentre  rinnoviamo l’invito anche a tutti coloro che vorranno partecipare per esternare i loro ricordi di bambini nella guerra.

Grazie e Buona Domenica.

Giuseppe3ca    

       


COMMENTI

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  1. il 19 febbraio, 2012 Lorenzo.rm dice:

    Sandra, il tuo racconto serrato fa davvero impressione. Quanti ricordi vividi sei riusita a conservare. E quanti fatti terribili. Speriamo che non ritornino più. Mai più.

  2. il 19 febbraio, 2012 giuseppe3.ca dice:

    Una generazione condizionata dalla guerra. Gli ultra 70enni di oggi conservano nella propria memoria gli episodi vissuti in prima persona nel periodo 1940/45 e sono consapevoli che la loro vita è stata condizionata da quei ricordi rimasti indelebili nella mente al punto che nel raccontarli sembra che siano avvenuti ieri e non settant’anni fa. Ce lo ha dimostrato Sandra con il suo racconto. Grazie Sandra.

  3. il 19 febbraio, 2012 ANGELOM dice:

    Mai dimenticare il passato della guerra,per le atrocità e crimini commessi, l’unica cosa, è far capire ai giovani, alle nuove generazioni che tutto quello non accada mai più.

  4. il 19 febbraio, 2012 laura dice:

    Io, che sono nata negli anni 50, la guerra l’ho conosciuta, attraverso i racconti di mia mamma, che all’epoca, era una bambina, e di mia nonna. Anche mia mamma, mi ha raccontato di Pippo, e di come lei, al suono dell’allarme, venisse avvolta di corsa in una coperta, e presa tra le braccia di mio nonno, per scendere di corsa, le scale del palazzo dove abitava, e raggiungere il rifugio. Mi ha raccontato, di come fosse felice, quando in casa, si poteva consumare, un piatto di patate, o di polenta.
    Mia nonna, mi raccontava, della sua paura, ogni volta che in strada, sotto casa, si sentivano i passi, dei soldati tedeschi, e di una volta, in cui, mio nonno, fuggì attraverso i tetti, per non essere deportato.
    Sì, speriamo che quell’orrore, non si ripeta mai più.

  5. il 19 febbraio, 2012 giuseppe dice:

    Laura, già nei dettagli del tuo commento c’è la trama di un racconto relativo al periodo bellico. Opportunamente ampliato può essere portato alla conoscenza dei lettori del Bosco. Grazie per il tuo intervento.

  6. il 19 febbraio, 2012 lieta dice:

    sandra la talea della tua rosa + di tutto mi ha commosso oltre gli abbracci del tuo babbo sotto i bombardamenti kiaramente, ma la rosa emblema della vita ke rinasce sempre mi prende il cuore………

  7. il 19 febbraio, 2012 anna dice:

    Sandra bellissimo racconto, mi ha emozionato, sopratutto scritto con minuzia di particolari.
    Condivido con Lieta il particolare della rosa simbolo di rinascita. Complimenti Sandra.

  8. il 19 febbraio, 2012 nikodireggio dice:

    cara sandra hai saputo far vivere anche a me tutte le cose che tu hai descritto in modo minuzioso …………grazie
    per la tua condivisione purtroppo ogni giorno ci sono guerre nel mondo la storia non nsegna niente……….l’odio e la violenza………..ma noi restiamo umani…………il simbolo della pace è nel ramoscello. grazie

  9. il 19 febbraio, 2012 lucia1.tr dice:

    Grazie Sandra per la tua testimonianza così precisa e commovente, ricordare e trasmettere le testimonianze è importante per le future generazioni. Non ho conosciuto di persona la guerra, ma attraverso i racconti dei miei familiari conosco tutte le atrocità e le sofferenze subite.
    Sempre graditi e interessanti i tuoi articoli.

  10. il 19 febbraio, 2012 cicco53 dice:

    Molto bello ,il racconto vissuto con gli occhi di una bambina ha un significato profondo, di come una guerra possa trasformare le gente. A mio giudizio,ogni guerra ha radice profonde di una impostazione si supremazia di potere per ideali assurdi di un cambiamento sia come cultura e mentalità imbevute di odio verso l’altro , che poi alla fine i vari cambiamenti sono la brutta copia della democrazia. Difatti dopo la grande guerra ,ci sono state momenti terribili, di esempi più catastrofiche vedi (LE TORRI GEMELLE), la guerra del Vietnam , la bomba atomica ecc. Le guerre di pensiero ideologico ,di religione che sono ferite ancora aperte a rancori epocali , che guarda caso vengono colpite le persone innocenti ecc. Bisognerebbe chiedersi ” ha un senso dichiarare guerra ?” Quando si potrebbe attivare la ragione di pensiero e di confronto, senza usare violenza . Sono domande secondo me che non trovano una risposta ,perché il mondo è una mina vagante di persone che la guerra la eseguono tutti i giorni , il fatto che noi non ci accorgiamo del fenomeno ,perché siamo concentrati a problemi di carattere salariale e di cambiamenti continui di falsi predicatori che vogliono affiorare il periodo del fascismo che è stata la causa dominante delle grande guerre. Max nella sua opera ” il Capitale ” ha definito che la storia si sarebbe ripetuta nell’arco degli anni , combattere queste forme di ingiustizie , segnando un tracciato di pace fra gli uomini , senza perdere di vista che la democrazia è un elemento uno strumento efficace di convivenza pacifica , certo non è facile finché la massa ragiona con la testa dei falsi potenti .

  11. il 20 febbraio, 2012 lieve dice:

    Grazie Sandra! Bella testimonianza; un racconto da far leggere alla generazione di oggi.Molte di noi le hanno vissute , ed altre, attraverso i ricordi dei nostri genitori,hanno molto vive le tribolazioni vissute in quel periodo. Grazie ancora!

  12. il 20 febbraio, 2012 franco muzzioli dice:

    Sono del 37 ,quindi ho vissuto quelle esperienze, in un modo diverso perchè ero “sfollato” dai nonni nella loro villa in campagna.
    Potrei scrivere pagine e pagine di quegli anni …cinque anni di guerra densi di ricordi a volte nitidi come immagini fotografiche.
    I mitragliamenti di Pippo, le fortezze volanti che sganciavano piogge di striscioline di stagnola per confondere i radar, il comando tedesco nelle scuderie della villa dei nonni, l’assalto dei partigiani, la liberazione, mio padre che ritorna dalla prigionia in Germania.
    Quanto passato….quanti ricordi!

  13. il 20 febbraio, 2012 giuseppe dice:

    Si Franco, ricordi indelebili nella nostra mente che ritengo sia giusto portare a conoscenza delle generazioni successive al di là di ciò che riporta la storia perché le testimonianze dirette riflettono lo stato d’animo di chi le ha vissute. A maggior ragione quelle vissute con gli occhi di bambino sono ancora più significative.

  14. il 22 febbraio, 2012 silvana1.ge dice:

    Sandra, nel tuo bellissimo racconto si respira la paura e le incognite della guerra che porta tanta sofferenza, ma anche la tenacia, la voglia di superare gli orrori. La vita che continua comunque, simboleggiata dalla pianticella sopravissuta alle macerie, fa meditare sul fatto che ogni forma vivente, a maggior ragione l’essere umano, anche quando tutto sembra perduto, sa trovare in sè la forza di superare la violenza, la distruzione, guardando avanti, stringendosi ai propri cari. Non può esservi sconfitta se c’è la speranza del domani. La guerra è la negazione di ogni valore, ma la vita è più forte, e dunque è vincente. Grazie per averci permesso di condividere una pagina importante del tuo passato.