Archive for febbraio 12th, 2012

Addio Whitney Houston…..!!

Un'altra grande voce ci ha lasciati!!! Whitney Houston.....

 

resterai sempre nei nostri cuori,

le tue canzoni hanno accompagnato moltissimi dolci momenti.....

grazie per le grandi emozioni che la tua voce riusciva a suscitare ____ADDIO WHITNEY

La Domenica del Bosco

Seconda guerra mondiale 1939-1945

(per la buona memoria)

I dati consuntivi delle perdite di vite umane, dove è stato possibile rilevarle, riportano queste cifre: L’URSS si calcola abbia perduto dai 12 ai 15 milioni di uomini, metà militati e metà civili; le perdite della Germania ammonterebbero intorno ai 7 milioni di persone, la Francia avrebbe perso circa 260.000 persone, la Gran Bretagna 440.000, sempre tra militari e civili mentre per gli USA le perdite ammontano a circa 300.000, in prevalenza militari. Le perdite italiane ammontarono a 444.523 morti di cui 284.566 civili. Gli scampati, oggi ultrasettantenni, erano allora bambini e hanno vissuto una esperienza certamente traumatica, rimasta indelebile nella loro mente. L’amica Maria Rita Melis ci racconta la sua storia:

LA GUERRA

La guerra per me ebbe inizio il giorno in cui mio cognato fu richiamato alle armi. Era la primavera del 1942. Ricordo che dovette partire subito, non appena ricevuta la cartolina di richiamo, per cui non ebbe neppure il tempo di venire a salutarci. Quando appresi la notizia mi misi in un angolo del balcone di casa, mi rannicchiai e piansi in silenzio. Ero molto affezionata a lui perché essendo fidanzato con mia sorella uscivo ogni sera con loro per tenere candela – un modo di dire per non lasciare soli i fidanzati. Perciò quando seppi della sua partenza, provai un gran dolore. Poco tempo dopo mio cognato tornò per una breve licenza per salutare i familiari, prima d’essere mandato al fronte, in zona di guerra. In quei giorni chiese a mio padre di sposare mia sorella, ancora minorenne perché aveva appena vent’anni. Mio padre si dichiarò subito contrario al matrimonio affrettato sia per le incertezze del momento che per le incognite del futuro. Alla fine però prevalse la volontà di mio cognato, si fecero in fretta i documenti ed il matrimonio avvenne in un clima di assoluta autarchia. La nostra era una famiglia numerosa con grande piacere del duce e l’orgoglio di mio padre. Io frequentavo, allora, la quarta elementare ma le lezioni venivano interrotte a causa di qualche allarme che segnalava le incursioni degli aerei nemici. Eravamo ancora lontani dai veri bombardamenti perciò a noi sembrava quasi un gioco. Passavano i giorni e le maestre ci raccomandavano sempre con più fermezza ed insistenza di riferire ai nostri genitori di portarci lontano dalla città. Con il trascorrere dei giorni gli aerei nemici arrivavano con più frequenza ma le bombe le lanciavano sugli obiettivi militari. La nostra città, al centro del Mediterraneo, era considerata un punto geograficamente strategico per cui vi erano militari di tutte le armi ed inoltre era molto consistente anche la presenza di militari tedeschi. Questi ultimi avevano il quartier generale sotto il bastione dove c’è la passeggiata coperta. Gli eventi precipitarono. Anche uno dei miei fratelli, non ancora ventenne, venne richiamato alle armi, in marina. Lo seguì a breve distanza di tempo un altro mio fratello appena diciassettenne che, con l’orgoglio incosciente della gioventù, partì volontario fra i paracadutisti della divisione folgore. Mio padre, intanto, fu militarizzato, A scuola non si andava più perché le incursioni aeree nemiche erano sempre più frequenti e i bombardamenti si susseguivano giornalmente. Gli aerei nemici che venivano a bombardare non erano solo inglesi e francesi ma anche americani ed erano soprattutto questi che mietevano morte e distruzione. Arrivavano a tutte le ore del giorno e della notte e quando bombardavano era l’inferno. In città si allestivano improvvisati rifugi dappertutto, ormai la guerra era una tragica realtà. Si viveva tutti i giorni con la paura ed il terrore. Un altro incubo per me era quello di fare la fila per comprare i generi di prima necessità con la tessera annonaria. Ricordo  che mia madre mi svegliava presto al mattino per mandarmi a comprare il pane mentre a mio fratello veniva dato l’incaricato di comprare il latte. A volte capitava che suonava l’allarme mentre si era in fila ed allora si scatenava un fuggi, fuggi generale in cerca di riparo ma la paura mi paralizzava le gambe e non riuscivo a correre. Dopo tanta distruzione i superstiti erano costretti a cercare scampo lontano dalla città. Anche i miei erano decisi a portarci in salvo e poiché non sapevano dove andare, come soluzione provvisoria si scelse di andare in una grotta/rifugio di viale Merello dove ora c’è una sede della Croce Rossa. Ognuno di noi prese una coperta e qualche indumento. Fra le mie cose trovai una cartolina e la presi pensando di scrivere al mio fratello maggiore, che stava in marina, per informarlo brevemente dei nostri spostamenti. La grotta rifugio sembrava un grande stanzone. Aveva un’apertura molto larga, era profonda ed il soffitto a tratti era basso, il terreno era scosceso. Era molto affollata perché tante famiglie avevano scelto la nostra stessa soluzione. La notte mangiavamo le patate che mamma bolliva in casa. Erano molto buone. La notte si dormiva avvolti nella coperta, c’era molto freddo e umido. Si tornò a casa il terzo giorno per prendere le poche cose necessarie e sfollare in un paese del Campidano. La stazione ferroviaria era distrutta dalle bombe per cui dovevamo raggiungere la zona di San Paolo, lungo la linea ferroviaria poco fuori città. Così attraversammo le zone di Buoncammino, Tuvixeddu e Is Mirrionis, allora quasi in aperta campagna nella periferia della città. Da notare che noi abitavamo in Castello (centro storico di Cagliari) e tutto il tragitto si fece a piedi perché non c’erano mezzi pubblici e non ne possedevamo di nostri. Inoltre abbiamo dovuto superare cumuli di macerie sparse dappertutto. Mentre si andava all’esodo forzato, due militari si fermarono e ci osservarono con uno sguardo di commiserazione. Poi uno di loro, mosso a compassione in un impeto di generosità, si avvicinò a me e mi offrì una pagnotta che custodiva sotto la giubba. Dopo circa due ore di marcia arrivammo a San Paolo e là trovammo molte altre persone

in attesa dell’arrivo del treno.

La paura ci accompagnava sempre perché c’era il concreto pericolo che i bombardamenti potevano arrivare anche senza preavviso. Quando in lontananza si sentì il fischio del treno ci fu un grande subbuglio in piena confusione generale. Le mamme tenevano i bambini vicini e ci raccomandavano di tenerci stretti allo loro gonne. Quando il treno si fermò fu preso letteralmente d’assalto. Io mi trovai catapultata dentro attraverso un finestrino. Dopo mi ritrovai sulle ginocchia mia sorellina minore e mio fratellino di appena cinque anni che mi schiacciava la testa. Altri due fratelli poco più grandi si arrampicarono sui finestrini aiutati dai grandi ed anche loro furono dentro il treno. Stavamo come sardine in scatola. Mia madre a stento riuscì a salire sul treno, appena riuscì a farsi spazio ci contò per assicurarsi che fossimo tutti presenti. Il treno finalmente partì e quando la città si perse con lo sguardo, tirammo in sospiro di sollievo riacquistando un po’ di allegria. La locomotiva, ogni tanto, sbuffava e fischiava, arrancando nello sforzo di trainare quelle carrozze piene all’inverosimile di carico umano. Dopo varie fermate intermedie il treno arrivò nella stazione di Sanluri-Stato, nostra destinazione, e lì trovammo ad attenderci un nipote di mia madre con il suo calesse. Ci fece salire ma tra i bagagli e noi non c’era abbastanza spazio, per cui viaggiammo in piedi per tutto il tragitto. Questo zio ci portò al suo paese chiamato Segariu, nome derivato dal fatto che era diviso dal fiume. Durante il tragitto noi riacquistammo l’allegria tipica dei bambini. Cantammo a squarciagola stornelli di ‘trallallera’ contenti di conoscere finalmente il luogo dove dimoravano alcuni nostri parenti, convinti di andare a vivere nel Paese delle Meraviglie. Quale non fu la delusione al nostro arrivo nel vedere le case basse di fango e sentire la puzza degli animali domestici allevati in promiscuità a contatto dell’uomo. Comunque eravamo salvi ed ebbe inizio la nuova avventura da sfollati.

Maria Rita Melis

A questo punto rivolgo un invito a Maria Rita per raccontarci il seguito di questo interessante episodio di vita vissuta e non è escluso che lo faccia per una prossima puntata della nostra Domenica del Bosco, Grazie Maria Rita, a presto....Giuseppe3.ca