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Giovanni Boldini

       

Giovanni Boldini

(1842-1931)

Confesso di non essermi mai imbattuta in  questo artista che, solo recentemente ho avuto modo di conoscere e le cui opere mi hanno lasciato un certo non  so che d’intrigante. Riguardando i Blog ho visto che in passato (2010) Flavio trattò l’argomento, in modo egregio. Non mi sembra, pertanto, inutile aggiungere qualche altro elemento, in merito ad  alcune tra le sue opere più significative  per conoscere le vostre impressioni ed emozioni, se ve le suscitano. Mi ha colpito,intanto, la modernità di questo pittore.

 

Boldini dipinge donne bellissime ed elegantissime, affusolate e sontuose, e lo  fa con grande sapienza. I volti sono straordinariamente realistici e resi nei minimi dettagli (si intuisce perfino il colore blu delle vene sottopelle), la luce è dipinta con una maestrìa rara, e gli abiti sono dipinti con pennellate ora cariche, ora più leggere, ma sempre veloci e sapienti, quasi un guizzo che fa intuire più che descrivere.

Il risultato è la leggerezza: sembra di sentire il fruscìo di sete e chiffon. Anche le gondole di Venezia sono solo una pennellata, ma che arte! Alla fine dell’Ottocento impazzerà, da qualche tempo, quell’euforia di frivola mondanità estrema, fatta di mode e di vizi, di eccessi e di bellezze esuberanti, di locali à la page, di giochi di seduzione e ambiguità di costumi. Se ci fu un artista che seppe immortalare questo spirito edonista della Belle Epoque fu proprio Giovanni Boldini, il Ferrarese Parigino, le parisien per eccellenza, quintessenza del peintre mondain che, dopo aver metabolizzato la tradizione ferrarese rinascimentale, il colorismo veneto  e la rivoluzione dei macchiaioli, scelse di asservirsi alla febbre contagiosa dell’alta società, inseguendo da vicino e in presa diretta la febbricitante mondanità di Parigi, dove visse per oltre trent’anni e dove morì nel 1931 a 89 anni. Proprio in questo sta la grandezza estetica di Boldini, un pittore padrone di una maestrìa tecnica tale da farsi bastare pochi tratti e solo alcune pennellate per lasciare, all’occorrenza, lo spettatore a bocca aperta, esteticamente coinvolto, quasi preso da una sindrome stendhaliana, all’interno di quel mondo fatto di luccichii e lustrini che egli effigiò. I suoi meriti, tuttavia, non si esauriscono qui, vanno ben oltre l’impatto puramente estetico. Piccolo, tarchiato, per niente avvenente, Boldini seppe perfettamente godersi la propria vita e le opportunità che Parigi poté offrirgli.

Sin dagli esordi fiorentini, in quegli anni della seconda metà dell’Ottocento, che lo videro lavorare spalla a spalla con il gruppo dei macchiaioli, come dimostrano le sue opere iniziali, e ancor più nel mondo parigino altisonante, nel quale arrivò stabilmente sul finire dell’Ottocento, la joie de vivre e la leggerezza dell’essere non l’abbandonarono mai, come traspare in ogni sua tela e in ogni suo tocco.

Accanto alla copiosa produzione di cui abbiamo parlato, affiancò una serie di vedute delle città che visitò, ma non mancò di rappresentare anche la vita all’aperto, quella delle rive della Senna e della campagna francese. La Grande Strada a Combes-la-Ville  esemplifica bene il bottino che Boldini strappò agli Impressionisti. Questo cielo, già illuminato dalla luce reale di un assolato pomeriggio primaverile, ha come contrappunto un’atmosfera più cupa, ma strepitosamete reale, nella Passeggiata mattutina, dove quel cielo grigio che preannuncia il temporale convive con una figura che, per contro, mostra molte leziosità, ma meno aderenza al reale

             

Un segno, un tratto, pochi gesti per delineare una figura, e poi ancora la messa a fuoco su un particolare, un oggetto, un volto, una mano. Tutto il resto è segno, puro movimento. Lo stesso movimento protagonista delle rappresentazioni di cavalli, suo soggetto ricorrente, ma soprattutto dell’affascinante Notturno a Montmartre (Cavalli di notte) dove, dall’oscurità di un fondo bruno, emerge l’efficace movimento di una carrozza in corsa. Bellissima La cornice dorata nella quale è protagonista niente altro che una semplice cornice, unico elemento definito e a sua volta incorniciato da una schiera di segni e pennellate veloci ma  ben studiate

Altra opera di Boldini, molto particolare: Il bimbo con il cerchio, dove il tratto tipico del pennello del pittore riesce a cogliere la frustrazione di un fanciullo strappato dalla madre al proprio gioco. Infine, L’Amazzone (Alice Réginault a cavallo). La migliore caratteristica di questo dipinto sta nell’assoluta disinvoltura di Boldini nel combinare, senza remore, un paesaggio fatto di stesure di colore.

 

Quasi campiture orizzontali sovrapposte, anticipazione di tante correnti contemporanee, ed un piccolo barboncino in corsa, che pare essere stato rubato da un  dipinto rococo. Il quasi assoluto piacere estetico che ogni dipinto dell’artista esprime, contribuisce, senza alcun dubbio, a dimostrare la fama  che Boldini riscosse presso i contemporanei.