La Domenica del Bosco

Proseguendo con i ricordi dell’infanzia il Bosco presenta, per questa Buona Domenica, un’altra bella storiella.

Un episodio di vita vissuto negli anni della crescita che ritorna preponderante nella memoria della terza età perché, nel bene e nel male, ha avuto la sua importanza nella formazione e nello sviluppo di un adolescente alla ricerca della sua identità e del suo progredire nella vita.

GIORGIO e LORETTA

(Il gioco a nascondino)

 “…… 1, 2, 3, 4……. 29, 30, 31……  fatto o non fatto non conto più per nessuno”.

Questa era la conta che l’incaricato della ricerca doveva fare, appoggiando la fronte al muro e coprendosi gli occhi per non vedere dove sarebbero andati a nascondersi i compagni di gioco, prima di muoversi e andare alla loro ricerca. Il primo ad essere ritrovato pagava pegno perché era il destinato a dover fare la conta successiva e così si proseguiva sino a che non ci si stancava e si decideva di cambiare gioco.

Ricordo, erano gli anni dell’immediato dopoguerra, da poco terminato l’anno scolastico. noi bambini del vicinato, 9, 10, 11 anni, ci si riuniva tutte le sere per qualche ora di gioco in un grande cortile destinato a cantiere per il ricovero di macchine e materiali della ricostituente industria edilizia impegnata nella riedificazione delle case distrutte dai recenti eventi bellici della seconda guerra mondiale che, anche in Sardegna ed a Cagliari in particolare, aveva lasciato i suoi molteplici segni di distruzione.

Mentre era iniziata la conta per un altro giro del gioco, Loretta mi prese per mano invitandomi a correre e dicendomi “Vieni nascondiamoci insieme”. Lei quel cortile lo conosceva bene, era di suo padre. Mi portò lontano dall’area di gioco e ci nascondemmo dietro una enorme benna addossata al muro, sedendoci su un fascio di canne palustri secche, accantonate in attesa di essere lavorate per costituire l’intelaiatura dei sottotetti fatti con le caratteristiche tegole sarde. Da quel punto potevamo sentire l’evolversi del gioco: la conta e via, via la scoperta dei compagni stanati dai loro improvvisati nascondigli: “Francesca, trovata!”,  “Piero ti ho visto”, “Gigi, eccoti esci”  e così via. Feci cenno di uscire anch’io per partecipare al nuovo giro ma Loretta mi trattenne, tenendomi al braccio e dicendo ”Non ci hanno trovati, restiamo nascosti qui” e restammo così ben nascosti per diversi giri di conta.  Eravamo i più grandicelli, avevamo terminato da pochi giorni la scuola elementare e dopo le vacanze estive saremmo passati alla scuola media.

Nella euforia del gioco forse i compagni si erano dimenticati di noi e io e Loretta restammo ancora lì, ben nascosti, tenendoci sempre le mani nelle mani, senza parlare e senza null’altro chiedere se non ascoltare i nostri cuori che battevano più forte del solito mentre ci guardavamo negli occhi. Anche nei giorni successivi io e Loretta facevamo il nostro gioco, alla prima conta andavamo  velocemente ad imboscarci nel nostro nascondiglio segreto e stavamo lì per diversi turni di gioco.

Era solo una simpatia o ci stavamo innamorando? Forse lo eravamo già senza rendercene conto, a quell’età cosa potevamo sapere noi dell’amore? Ma stavamo già vivendo le nostre prime emozioni di ingenua schermaglia sessuale tra bambini.

Però le nostre strade si divisero presto e quell’amore restò sul nascere senza alcun seguito. Già nella scelta della scuola ci fu una separazione conseguente al nostro diverso ceto sociale: io alla Scuola di Avviamento Professionale ad indirizzo agrario e Loretta alla Scuola Media, la scuola d’elite, alla quale si poteva accedere solo dopo un “esame di ammissione” ed è inutile raccontare come funzionava la cosa.

 

LETTERA POSTUMA MAI SPEDITA

Cara Loretta,

ricordo ancora quanto mi piacevano i tuoi occhi e le lunghe trecce bionde che ti scendevano sulle spalle ma come potevo io, figlio di operaio, destinato a fare anche io l’operaio, aspirare ad avere te, appartenente al ceto alto della borghesia  cittadina, destinata a fare la prof. o magari la dottoressa?. Già allora avevo pensato alla reazione dei miei e dei tuoi se solo avessi pensato di esternare, negli anni successivi, il mio desiderio di averti come moglie e compagna della vita. Io le avrei buscate dai miei e tu saresti stata segregata in casa per evitare di incontrare me, povero umile plebeo arrivista, perché questo sarebbe stato il pensiero corrente degli adulti benpensanti. Tu sai bene che non era così, il nostro era un bel sentimento puro  spontaneo con vera e innocente attrazione nato tra due adolescenti che si piacevano e si volevano bene. Ne ebbi la prova qualche anno dopo, quando, ormai alla soglia dei vent’anni ci incontrammo al mare, ad una fontanella di uno stabilimento balneare. Lessi nei tuoi occhi e capii dal tono della tua voce nel pronunciare con enfasi il mio nome tutto l’esternare della tua gioia di incontrarmi. Anche allora prevalse in me il retaggio dei ceti sociali. Tu, con cabina a pagamento nello stabilimento e prossima a frequentare l’Università, io, entrato abusivamente dal lato spiaggia per andare a dissetarmi alla fontanella dello stabilimento e, nella vita, già  alla ricerca di un lavoro per contribuire all’economia domestica di una famiglia numerosa. Si ero riuscito a conseguire un agognato diploma ma avevo dovuto lavorare duramente anche come manovale durante le vacanze scolastiche estive per racimolare quanto serviva per acquistare i libri e poter proseguire gli studi, anno per anno.

Anche in quella circostanza prevalsero, oltre alla mia innata timidezza, l’indole della severa educazione di famiglia, soffocai l’impulso che provavo e non ti abbracciai come avrei voluto fare.  Scusami,  Loretta, credimi, in quel momento avevo capito che il nostro giocare da bambini sarebbe stato vero amore se avessimo potuto continuare a frequentarci.  Per quella estate non tornai più in quello stabilimento, cosa tornavo a fare? I tuoi non mi avrebbero accettato mai.

Nuovamente ci perdemmo di vista ma io continuavo a chiedere notizie di te alle tue amiche e ai tuoi cugini quindi venni a sapere che non ti eri laureata ma avevi sposato  un ingegnere che lavorava nell’impresa di tuo padre e che avevi avuto due splendide bambine ma che poi, negli anni successivi, eri rimasta sola perché tuo marito, finito il lavoro nell’impresa, aveva aperto uno studio tecnico ed andò a convivere proprio con la ragazza che lo aiutava nei lavori del suo studio. Si, i casi della vita ma provai pena per te e questo dimostrava, ancora una volta  che ti avevo voluto bene e ti pensavo sempre. Dissi a me stesso: “Con me non sarebbe successo, io non l’avrei lasciata mai”.

Anche io mi sono sposato, con una brava ragazza del mio ceto sociale e con lei ho avuto dei figli, ma nella battaglia del vivere quotidiano, ti ricordo ancora e, segretamente, nei miei intimi pensieri, ritorno ad essere bambino con te. Ciao Loretta.

Il tuo amichetto Giorgio             .

 Gentili amiche e cortesi amici forse avreste voluto un evolversi diverso della storia di Giorgio e Loretta perciò siete liberi di dire come vi sarebbe piaciuta.

Concludo con un aforisma di Victor Hugo (1802-1885):

“L’inverno incombe ma nel mio cuore dimora l’eterna primavera”

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COMMENTI

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  1. il 11 dicembre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Giuseppe, confessiamo che ognuno di noi ha vissuto un’avventura analoga a quella vissuta da Loretta e Giorgio. Avventura andata, più o meno, come quella dei due ragazzi, non più bambini e non ancora adulti. Storia che è andata a finire come la loro. Del resto, non poteva che essere così. Ma l’incanto dei primi approcci e del primo innamoramento, dolce, delicato, non è mai cessato. E ce ne ricordiamo anche oggi. Bravo, Giuseppe e buona domenica a tutti.

  2. il 11 dicembre, 2011 pina6.rm dice:

    giuseppe la tua storia è molto bella anche se non è finita bene ne avrei voluta avere una anche io così da ricordare ma ho conosciuto mio marito a 16 anni e ci siamo sposati che ne avevo 18 ,ma non mi sono mai pentita perchè è un uomo adorabile e mi vuole un bene grandissimo grazie dei tuoi ricordi mi hanno fatto sognare avrei sperato che la tua storia fosse andata a buon fine .Purtroppo io di ricordi d’infanzia ne ho solo brutti dato che l’ho passata quasi tutta in colleggio

  3. il 11 dicembre, 2011 giuseppe dice:

    Lorenzo, è vero la storiella è simile a tante altre e chi più, chi meno le ha vissute in prima persona nella propria infanzia/adolescenza. Fanno parte delle prime esperienze e dei primi approcci nel rapportarsi con l’altro sesso. Quasi mai hanno un seguito ma restano nei ricordi ed è bello rileggere, ogni tanto, il nastro registrato nella nostra mente. Buona Domenica anche a te, grazie.

  4. il 11 dicembre, 2011 giuseppe dice:

    Cara Pina, in tutte le esperienze di vita ci sono i lati positivi e quelli brutti come li chiami tu. Ma tu pesca nei tuoi ricordi solo quelli belli e già la tua storia felice con tuo marito è una storia bellissima e ne devi essere contenta oltre che felice. Ciao e Buona Domenica romana.

  5. il 11 dicembre, 2011 raf1.ce dice:

    Bella storia, giuseppe.Riporta anche in me’ ricordi di anni spensierati al gioco del nascondino, fatti con tanti bambini e bambine,dell’epoca mia…commovemte storia..e sentimenti provati un po’ da tutti.

  6. il 11 dicembre, 2011 giuseppe dice:

    Verissimo Raf ed è bello ricordare, aiuta a tenerci giovani.

  7. il 11 dicembre, 2011 livio.ge dice:

    Grazie per queste belle pagine di buona domenica che prepari per noi, Giuseppe. Mi fate andare indietro nella gioventù e mi emoziono dinuovo. Grazie anche a tutti quelli che scrivono per noi.

  8. il 12 dicembre, 2011 rikievans dice:

    In aggiunta al bel commento di Lorenzo, vorrei dire che se poi un giorno al pc leggi un nome che ti sembra famigliare e ti ricordi di quella ragazzina, le chiedi con l’amicizia la conferma se fosse lei il tuo amore di quell’Agosto di 50 anni prima, ricevendo risposta affermativa , è il massimo della felicità

  9. il 12 dicembre, 2011 giuseppe dice:

    Livio, anche ricordare le emozioni vissute negli anni della nostra infanzia per riviverle virtualmente come allora è un buon metodo per tenere in esercizio le cellule cerebrali e ritardarne, per quanto possibile, l’inevitabile declino.

  10. il 12 dicembre, 2011 giuseppe dice:

    Si Riki, con la tua aggiunta hai posto la base per la trama di un film ed io aggiungo che si potrebbe allargare anche l’argomento delle differenze sociali e del loro evolversi nei decenni, oltre che degli amori d’infanzia.

  11. il 12 dicembre, 2011 rossana 1 dice:

    che triste questa lettera giuseppe, mi è venuto un nodo alla gola, leggendo quello che hai descitto come un amore impossibile, perchè purtroppo di amori impossibili tutti non nè siamo privi.

  12. il 12 dicembre, 2011 giuseppe dice:

    Rossana, allora esistevano barriere veramente insuperabili e sapevi a priori che certe unioni non si sarebbero mai realizzate. Ma Loretta e Giorgio hanno vissuto insieme segreti momenti di pura felicità eterea e un susseguirsi di forti e sane emozioni che permangono nei loro ricordi e che nessuno potrà mai cancellare o portar via.
    Oggi, con la liberalizzione dei costumi, la precocità della sessualità tra giovani e la facilità con la quale si instaurano i rapporti tra i due sessi penso che sia molto difficile che si riesca a provare nel proprio intimo quel tipo di emozioni e quella felicità che poteva dare anche il solo stare soli insieme, isolati da tutto il resto del mondo. …. troppo romantico? non so!

  13. il 12 dicembre, 2011 nikodireggio dice:

    buongiorno mi complimento con te giuseppe sai sempre stuzzicare con i tuoi racconti

  14. il 12 dicembre, 2011 giuseppe3.ca dice:

    Grazie per i tuoi complimenti Nicoletta, posso dirti che nello scrivere cerco di suscitare, in chi legge, le mie stesse emozioni e trovare, posibilmente, consensi e partecipazione. Ciao.

  15. il 13 dicembre, 2011 silvana1.ge dice:

    Giuseppe, leggere parole legate ai sentimenti è un bel modo per iniziare la giornata! (anche se non è più domenica…) ci hai presentato una storia romantica e dolce che suscita emozione perchè riattiva gli incanti, la freschezza la spontaneità dei primi approcci , così come li ho vissuti anch’io.
    Altrettanto significativa la lettera: una rivisitazione con lo sguardo sereno di adulto della ragazza amata e dei ricordi legati a lei. La vita scorre e ci attira nel suo vortice. Ci sono occasioni mancate, ma i momenti intensi del primo amore restano indelebili nell’anima . Grazie!

  16. il 14 dicembre, 2011 giuseppe dice:

    Grazie a te Silvana, dal tuo commento si evince che la tua lettura è andata oltre le parole scritte, cioè, come suol dirsi, hai saputo leggere tra le righe perchè la tua è una introspezione dei sentimenti e delle emozioni vissute anche in prima persona. In fondo è ciò che ho cercati di fare anch’io nello scrivere questa pagina per la domenica (valida pure per gli altri giorni) ed essere riuscito a riportare alla mente ricordi sopiti mi appaga della fatica di scrivere (scherzo!). La vita continua….. grazie ancora.

  17. il 14 dicembre, 2011 lieve dice:

    Anche io ho fatto introspezione,mi sono messa in condizione di massimo relax,ed ho lasciato che le cinque aree del cervello si concertassero fra loro ,nel default.
    Ho sentito per prima l’odore, un odore acre di grasso di motori , di benzina bruciata, poi delle risate,e poi ancora un senso di languore allo stomaco, e due occhi, due grandi occhi neri a mandorla. ” IL CINESINO ” eccolo , l’ho riconosciuto! Il mio primo turbamento….La mi a prima passione…..
    Un ragazzino con due grandi occhi neri a mandorla, non ricordo il suo nome , credo di non avegli mai parlato, lavorava in un garage (penso che fosse).Passavo davanti a quel luogo più e più volte al giorno, perchè mi piaceva sentire il turbamento che provavo,ma non lo guardavo , ci pensavano le mie sorelle a farlo, e mi raccontavano quello che faceva… che turbolenze , ragazzi… sento ancora il sudore alle tempie, il tremore alle gambe…
    ….che bella la pubertà, i suoi turbamenti e la sua innocenza…

  18. il 14 dicembre, 2011 giuseppe dice:

    Lieve, nella sintesi delle tue prime emozioni c’è tanto materiale e la trama per un bel raccontino per il Bosco: che aspetti a scriverlo? Gli amici te ne saranno grati. Ciao…..

  19. il 15 dicembre, 2011 lieve dice:

    Grazie Giuseppe! per la verità preferisco i “turbamenti” della mezza età…. ma non si possono raccontare….:-)
    Vedo che posso fare.Quando riesco a rilassarmi e mettere in default il cervello, molti ricordi affiorano, come in un film in bianco e nero, ed è bellissimo ricordare, sopratutto le emozioni, le più belle e pulite emozioni dell’infanzia.

  20. il 15 dicembre, 2011 giuseppe dice:

    Le emozioni, ovvero “turbamenti” come le chiami tu, Lieve, si vivono ogni giorno e ad ogni età. Senza emozioni cioè senza turbamenti emotivi, la vita sarebbe troppo monotona, subentrerebbe l’apatia e non varrebbe la pena di viverla.
    Le emozioni sono il carburante per il nostro motore che è il cuore, per cui metti in moto e parti perché viagggiare nelle strade dei sentimenti è bello in qualsiasi fase della vita ed è fantastico ricordare quando si usava solo energia pulita.

  21. il 15 dicembre, 2011 lieve dice:

    Ok, giusè, allora diamoci sotto coi turbamenti e le emozioni carburiamo “er core” e partiamo verso le strade dei sentimenti, magari co du candele accese, per la sera quando è buio e nun ce vedi, (nun se sa ndo vai a finì)…

  22. il 15 dicembre, 2011 giuseppe dice:

    Lieve, non bastano più dù candele, ce vole il navigatore satellitare e forse manco più quello

  23. il 15 dicembre, 2011 lieve dice:

    hahahaha giuseppe hai ragione, ma le candele erano per l’energia pulita…. na battuta….hahahaha

  24. il 05 gennaio, 2012 Jenna Evans z dice:

    Ho sempre creduto nella forza delle azioni, dei fatti, e poco in quella delle parole, che ritengo solo inutile pubblicit