Archive for dicembre 4th, 2011

LA DOMENICA DEL BOSCO

Come un hard-disk del nostro ormai inseparabile PC dove tutto puoi registrare per fare poi ricerche e ritrovare i tuoi programmi, brani di prosa, poesie e appunti che avevi memorizzato per ritrovarli in un secondo momento, così la nostra mente è un archivio di ricordi, anche cose lontane che pensi siano state ormai dimenticate riemergono improvvisamente e ritornano inaspettatamente vive.

Sono soprattutto episodi del nostro vissuto dell’età infantile, della pubertà, dei nostri anni di scuola che si riaffacciano chiari e lucidi come fossero avvenuti pochi giorni fa, infatti, pur vecchi di decenni, ricompaiono indelebili e puoi riviverli come proiettati nello schermo virtuale della nostra mente.

Per il consueto augurio di Buona Domenica, oggi presentiamo un racconto inviatoci dall’amica Silvana di Genova che ringraziamo per la bellissima, intensa e profonda esposizione, oltre che per il risvolto e forse inatteso finale.

Giuseppe3.ca                     .

 

SCARPETTE ROSSE

Ero una giovanissima studentessa, ancora acerba, pochi soldi in tasca, e molti sogni da realizzare. Ogni giorno, nel mio tragitto casa-scuola, passavo davanti ad una vetrina di calzature che aveva su di me un fascino speciale. Vi avevo notato un paio di bellissime scarpe rosse col tacco . Era primavera e nell'aria percepivo qualcosa di nuovo, una effervescenza interiore, una voglia di crescere più in fretta, di sbocciare.

Nel mio immaginario esse rappresentavano il passaporto per quel cambiamento, ormai impellente, che nei miei sogni di ragazzina ingenua si sarebbe dovuto realizzare attraverso un look meno fanciullesco. Sì quelle scarpe rosse col tacco mi avrebbero dato quella sicurezza che proprio non avevo...così pensavo tra me e me.. Quindi avevo segretamente deciso di fare ogni tipo di rinuncia pur di raggranellare i soldi necessari al loro acquisto.

Ogni tanto, la mattina, mi capitava di entrare in una chiesa i cui interni barocchi mi affascinavano particolarmente. Era una chiesa antica, dove campeggiavano ovunque fiori freschi profumatissimi e poi quel silenzio e quella penombra, creavano in me un'armonia e una quiete speciale. Anche quel giorno vi entrai e, proprio all'ingresso, notai una signora della quale risultava evidente il suo stato di assoluta indigenza, lacera, accovacciata sul pavimento, ma con uno sguardo dolcissimo: chiedeva l'elemosina. La superai regalandole solo un sorriso frettoloso .

Sostai qualche minuto in preghiera e poi uscii quasi di corsa, evitando di incontrare lo sguardo di quella mendicante, cercando di rimuovere quella vocina che già si era affacciata alla mia coscienza: “perché non dai nulla? Lei ha molto meno di te e ha bisogno”. Imperterrita, continuai la mia strada... ma qualcosa mi impedì di proseguire. Mi fermai un momento: visualizzai ancora quello sguardo timido, supplichevole. No! Non potevo restare indifferente! Ebbi la consapevolezza che quel mio rifiuto mi avrebbe lasciato qualche senso di colpa..

Tornai indietro, frugai nelle tasche e raccolsi le monete che avevo pensato di mettere da parte anche quel giorno per l'acquisto dell'oggetto dei miei desideri. Raggiunsi la vecchietta e misi nelle sue mani tutto il denaro che avevo in tasca.

Lei mi sorrise, afferrò le mie mani e me le strinse dolcemente accompagnando quel gesto di estrema gratitudine con un sorriso meraviglioso in cui lessi tanta gioia. Nei suoi occhi brillò una luce che mi pervase inondandomi di una strana contentezza, una sorta di felicità che non avevo mai, mai provato. Le sorrisi anche io arrossendo fino alla radice dei capelli. Riuscii solo a dirle: tornerò, buona giornata.

Ricordo che quel fatto operò in me un cambiamento profondo. In un attimo avevo capito che la felicità vera non consiste nel possedere ma nel donare. Quel giorno dimenticai completamente il mio progetto e assaporai quella particolare pace interiore , unita ad una riflessione del tutto nuova; presi coscienza che esistono dei bisogni primari che non tutti riescono a soddisfare, e non per loro colpa. Capii che le persone che restano indietro vanno aiutate e che tutti dobbiamo fare la nostra parte.

Quell'episodio gettò in me il seme della solidarietà che più tardi si realizzò con una visione solidale del mondo che mi circonda e attivò in me il desiderio di entrare a far parte di organizzazioni di volontariato. Il mio impegno nel sociale, dopo tanti anni, continua tutt'ora con un entusiasmo ed una dedizione inalterati nel corso del tempo. Si crede di donare qualcosa di sé mettendo a disposizione degli altri i propri talenti, in realtà si riceve molto di più perché ci sono sorrisi che non hanno prezzo, ci sono sacrifici che sono soltanto doni e queste esperienze umane secondo me arricchiscono, fanno crescere e contribuiscono a dare un senso alla propria esistenza.

Silvana1.ge      .

Immancabile, in chiusura, un aforisma che ci induce ad una sana riflessione sulla condizione della terza età:

La vera saggezza è essere sempre tempestivi e cambiare di buon grado con il mutare delle circostanze. Amare i balocchi da bambini, condurre una giovinezza avventurosa e abituarsi, quando arriva il momento, a un’età mite e sorridente.

Robert Louis Stevenson (1830-1894)

Giuseppe3.ca  

 

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