Archive for dicembre, 2011

Buon Capodanno !!


 

 

 

 

 

 

 

 Questo anno che lascio dietro di me è stato pieno di cose negative e poco piacevoli.
Il mio augurio è che l’anno nuovo che sta per arrivare sia pieno di buoni propositi
per tutti, in salute e pieno di speranze che possano diventare realtà…..BUON ANNO AMICI !!

 

Mi sento in famiglia, qui in Eldy e nel Bosco, nell’esprimere i miei auguri di Fine Anno e Nuovo Anno. Ognuno di noi augura il meglio per gli altri e per sé. E ognuno vorrebbe tutte le cose più belle per il mondo intero. Non è così, purtroppo, e non sarà così. Ma occorre crederci per vivere. Occorre crederci per diffondere, più che l’ottimismo, la speranza. La speranza è la bandiera da sventolare nel 2012. Che sia il nostro vessillo. E, insieme alla speranza, la pace. E l’amore.

 

AUGURI A TUTTI GLI ELDYANI E A CHI NON SMETTE DI CREDERE CHE IL MONDO DOVRA’ ESSERE MIGLIORE, CHE IL NUOVO ANNO SIA APPORTATORE DI SERENITA’, PACE E SODDISFAZIONI. AUGURI A TUTTI.

 Auguro a tutti gli amici Eldyani, per il 2012, serenità, gioia e ottima salute.
 Rimanete in contatto con noi: cercheremo di non deludervi.

 

“Un altro anno è passato e lo abbiamo trascorso insieme in compagnia di questo meraviglioso e rigoglioso Bosco incantato! Carissime amiche e amici propongo di continuare così  con l’augurio che il Neonato 2012 ci porti miriadi di stelle piene di tante cose belle: tutte quelle che sono nei nostri desideri. AUGURISSIMI a tutti per un felice e prospero NUOVO ANNO”  

 

Agli Eldyani auguro che il nuovo anno porti a tutti la vera gioia nei loro cuori,
l’audacia nell’affrontare le piccole sfide di ogni giorno, che il Signore cammini a loro fianco,
un cuore che sappia ascoltare e che il vuoto di ognuno sia riempito con un gesto d’amore e la
speranza di qualcosa di migliore.
La pace e l’armonia possa regnare in ogni famiglia,
ogni bimbo povero possa ritrovare il sorriso e ogni sofferenza si tramuti in gioia. BUON ANNO.

 

Auguro a tutti un 2012 con tanta salute e serenità, senza invidie e rancori (non  portano a nulla),  un anno in cui tutto il genere umano possa guardarsi negli occhi e dirsi “Ti voglio bene”. Mi auguro e vi auguro di incontrarci sempre in Eldy negli anni a venire, e che siano molti. Buon anno, Amici, Buon Anno a tutti.

 


Un altro anno ormai è alla sua fine, anch’esso ci lascerà, il nuovo si presenta con tutte le sue promesse e con tutti i suoi buoni presupposti. Festeggiamolo allegramente con tantissimi  auguri di buon auspicio per tutti.

 

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Pensieri e non solo….!!

L’amica Silvana ci scrive:

Ho pensato al Natale e a tutti i pranzi ufficiali in famiglia, agli obblighi, alle gioie… ecc. e ho  scritto qualcosa che riguarda i rapporti familiari proprio in occasione delle feste in cui ci si ritrova

un pò tutti, volenti o no.

Mi piacerebbe che fosse pubblicato…..

Silvana1.ge    


W  IL  NATALE  ???

Le feste natalizie si avvicinano e tutti vorremmo che il pranzo di Natale fosse un’occasione gioiosa per incontrare genitori, figli, fratelli, cognati, consuoceri e celebrare tutti insieme  il rito della famiglia perfetta. I rituali sono infatti importanti perché danno l’idea dell’appartenenza ad un gruppo.
Forse però può essere più realistica la domanda riportata in uno spot commerciale che chiede: “Siete pronti all’invasione dei parenti?”
C’è in tutti il desiderio di amore, serenità, però dobbiamo sempre fare i conti con le emozioni. Può capitare che le festività diventino l’occasione per far riemergere, anche involontariamente, piccole ferite antiche, malumori che pensavamo di aver dimenticato, che invece sono lì…. pronti a riemergere.
La rete dei legami familiari è invisibile ma molto presente: ci può soffocare quando, ad esempio, ci riesce difficile confrontarci con i parenti. La cicatrizzazione delle ferite affettive che tendono a cronicizzarsi però è possibile. Per sanare antichi debiti, dobbiamo avere il coraggio di trovare i nodi irrisolti e scioglierli.
Anche in assenza di gravi conflitti, spesso fiumi di rancore scorrono sotterranei e rendono  complicati i rapporti. Il sistema famiglia è  infatti terribilmente complesso, governato da equilibri invisibili e mosso da emozioni e motivazioni che sfuggono alla ragione, supportati da sentimenti contradditori.
Un passo faticoso ma necessario per lo scioglimento dei nodi, è quello di accettare l’idea della propria corresponsabilità. Ci vuole però consapevolezza di come noi ci poniamo rispetto agli altri componenti della famiglia. Potremmo scoprire di essere sgradevoli, polemici, ipercritici proprio perché siamo preda delle nostre emozioni, poco riflessivi, concentrati su di noi. Cercare il confronto pacato, usando tutta la nostra saggezza, le nostre risorse interiori, partendo magari da una costruttiva autocritica, può essere utile.
Gli equilibri cambiano nel momento in cui si cominciano a mettere in discussione le apparenze. Per uscire dalla cristallizzazione dei comportamenti, certe cose bisogna dirsele: può essere duro spezzare un equilibrio mettendo qualcosa in discussione,  ma  non c’è niente di male a litigare, anzi, dalla lite si può ripartire con un equilibrio familiare più autentico, soprattutto più stabile perché c’è stato un momento importante di confronto e chiarimento.
Certo, ci sono parenti che non abbiamo scelto, che però dobbiamo integrare. Persone con una loro storia, un sistema di valori che può essere diverso dal nostro: il conflitto è sempre latente. Può esserci in noi la tentazione di far sempre prevalere la nostra cultura, il nostro sistema di vita, invece è utile fare un passo indietro, rispettare gli altri con le loro idee diverse dalla nostre, non esasperare il confronto su scale di valori contrastanti.
Anche se ci dovessimo sentire degli “alieni” paracadutati in un gruppo familiare che non ha niente in comune con noi, non dobbiamo mai rinunciare all’idea che il confronto con il diverso da noi ci apre orizzonti di conoscenza che portano arricchimento. Alle volte è la paura (di non essere capiti, di essere giudicati) che inquina i rapporti. Spezzare il circolo delle nostre paure potrebbe significare una migliore disposizione nei confronti dei familiari, ci potrebbe aiutare ad essere meno rigidi, meno giudicanti, più tolleranti a “digerire” ciò che non ci piace. Assodato il fatto che non dobbiamo cambiare per compiacere gli altri, potremmo provare a modificare il nostro punto di vista: non partire dalla loro estraneità, ma osservare le loro diversità, individuare gli elementi comuni per costruire un campo neutro in cui sia più difficile entrare in conflitto.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di trovare la giusta sintonia, l’accordo affettuoso. Una famiglia in  cui ci si guarda con rispetto  ci regala momenti di autentica gioia, di calore umano, ci garantisce una coesione affettiva necessaria al nostro equilibrio interiore.
Non dimentichiamo infine  che la famiglia è una palestra di apprendimento per la costruzione di tutti i nostri rapporti sociali. La chiusura mentale in famiglia può significare analoga chiusura fuori di casa, dove l’incontro  con etnie differenti, può risultare tanto più faticoso quanto più la nostra  mente non è pronta ad inglobare le differenze, ad elaborarne l’impatto emotivo. Il pregiudizio trova in queste difficoltà un terreno molto fertile.
Costruire rapporti sociali accettabili, a partire da noi, è una impresa difficile, non impossibile…
Auguro a tutti un Natale veramente sereno!

Silvana  

Buon Natale dal Blog Bosco !!

È Natale

e tutti ci sentiamo più buoni ma non basta sentirci buoni nel nostro animo, è necessario dimostrare agli altri che siamo buoni ed ecco, allora, che pensiamo di  donare qualcosa, un oggettino, un regalino, un pensiero che metta in evidenza il nostro lato buono, un presente che possa dire all’amico, alla sorella, mamma, moglie, compagna, figlio, genitore e chiunque altro a cui siamo legati e sentiamo di volere un po’ di bene,  che ogni screzio precedente è dimenticato e si ritorna al bene e all’amore.

Ma non solo. Nel nostro intimo siamo tutti poeti e il Santo Natale, oltre alla bontà, ispira anche ad esternare quanto di poetico nasce nel profondo della nostra anima.

È ciò che ha fatto l’amico Carlo con questa poesia che proponiamo per la lettura nel giorno della

Natività del Signore.

Cari amici di Eldy  auguriamo a tutti un sereno e felice Natale.

 La redazione del Bosco


NATALE ANCORA

Strappa oggi il vento

rami d’autunno

e un fiume di foglie

invade le strade.

Amore mio,

ciò che inframmenti va via

mai si disperde,

fertile tormento della vita

farà rinascere a stagioni

il senso nuovo

e antico della terra,

il verde d’una foglia

l’ombra dell’albero

il sangue che ingialla

distese di spighe.

Tra le braccia scaldiamo

questo nudo natale

– sacro seme

non solo dell’anima –

culliamo insieme

la notturna attesa

e la fede dei sogni,

lasciamo al cielo in libertà

ogni forma e colore,

trascriviamo trasparente

nel volume dei giorni

le poesie dello sguardo

e il segreto della luce

che ci lascia soli

a dubitare del tempo….

Trascina il vento

parole profane

di questa festività

di falsi decori

che attende ancora

dal sorriso d’un Bambino

il miracolo della pace

la fine del lungo travaglio

del dolore incatenato

alla storia.

L’uomo di ruvide carezze

sul volto della sera

in silenzio già prega

perché torni sulla terra

un canto d’angeli

e si ripeta l’AMORE

d’una madre

e il suo dono.

Carlo Onnis

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Buona Domenica …. Volontariato della C.R.I

OGGI COME BUONA DOMENICA VI FACCIAMO LEGGERE UNA BELLA NOTA DI COSA E’ LA CROCE ROSSA INTERNAZIONALE, UN BEL MOVIMENTO DI VOLONTARIATO ….CHISSA SE QUALCUNO FOSSE INTERESSATO….

Il Movimento Internazionale della “Croce Rossa” e della “Mezza Lunarossa” è un movimento mondiale umanitario che  rappresenta una forza di 250 milioni di persone animate dalla stessa vocazione e la stessa generosità, unite da sette principi fondamentali:

 

UMANITA’

NEUTRALITA’

IMPARZIALITA’

INDIPENDENZA

VOLONTARIATO

UNITA’

UNIVERSITALITA’

 

Ha lo scopo di prevenire e alleviare le sofferenze umane, proteggere la vita e la salute, assicurare il rispetto della persona umana, promuovere il benessere sociale, incoraggiare il servizio volontario e favorire la pace, esso costituisce la più straordinaria catena di solidarietà del mondo.

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“corpo ausiliario delle forze armate”

“corpo ausiliario delle forze armate”

 

 

 

 

ED INFINE MA NON PER QUESTO MENO IMPORTANTE  L ‘ASSOCIAZIONE DELLA PROTEZIONE CIVILE CHE NON E’  UNA COMPONENTE DELLA CROCE ROSSA MA E’ SOLO IN COLLABORAZIONE CON ESSA

La  Protezione Civile è l’organo nazionale che in Italia si occupa della previsione, prevenzione, gestione e superamento degli eventi straordinari.

QUESTA E’ LA CROCE ROSSA …..SE VOLETE ANCHE VOI POTETE FARNE PARTE …..

RICORDATE CHE LA CROCE ROSSA E’ SOLO UN GRUPPO DI VOLONTARI NON POSSONO FARE DIAGNOSI E SOMMINISTRARE MEDICINE ……E LA PRIMA REGOLA E’ :

“” MEGLIO NON FARE, CHE FARE MALE “”

IL 118 E’ IL NUMERO DEL SOCCORSO OSPEDALIERO

 

 

Proposto da Sabrina

Notizie presa da internet

La finanza internazionale è innocente ??

 

La finanza internazionale è innocente


E’ un articolo scritto da Gianni Pardo  sul giornale web “Il legno storto” dell’11 dicembre 2011.

A me piace perché fa ragionare ed è per questo che lo sottopongo alla vostra attenzione.

 

Vi trascrivo l’articolo:

 

“Come mai “i mercati”, come si dice, hanno tanto potere? Come mai la finanza internazionale può mettere in pericolo la sopravvivenza economica delle nazioni? Come mai il problema della moneta, per esempio in Grecia, sembra avere più peso della volontà del Parlamento?

Questi interrogativi  hanno spinto parecchi a pensare che non sono i governi che guidano realmente i Paesi ma le forze della finanza internazionale. Potenze oscure, malvagie. Plutocrati che pensano solo a guadagnare sul disastro, a costo di rovinare interi popoli. Ma questa è una visione ingenua e vagamente infantile. Chiariamo la realtà con una parabola. 

 

C’era un marchese che viveva in un bel castello insieme con la famiglia. La moglie, un’ex modella, amava i bei vestiti e andava a Londra per un concerto rock o a Montreal per una mostra di pittura. I tre figli non erano da meno e la servitù, tanto lautamente pagata da essere invidiata da tutto il contado, non comprendeva meno di quaranta persone. Purtroppo, benché il patrimonio fosse ingente, le spese superavano le entrate. Il marchese da prima cominciò col pagare in ritardo i fornitori e gli stipendi dei dipendenti, poi prese a far debiti, rilasciando cambiali alle banche e, poiché alla scadenza non era in grado di pagarle, rilasciava nuove cambiali con l’ammontare maggiorato. Andò avanti così per parecchio tempo finché le banche cominciarono ad allarmarsi. Ormai il marchese doveva tanto denaro a tanta gente che era meglio per tutti che non fallisse. Gli istituti di credito però pretesero garanzie reali e il marchese offrì in pegno quadri e tappeti. Poi si passò ad un’ipoteca sulla casa e infine ad un’ipoteca su tutti i feudi. I debiti continuavano ad aumentare e le banche avrebbero preferito vedersi rimborsare il denaro piuttosto che avere nuovi titoli di credito: ma il marchese non aveva un soldo e, per convincerle a fargli ancora credito, da un lato ventilava il proprio fallimento, dall’altro offriva interessi più alti. I quali interessi aumentavano il suo debito complessivo, rendendo ancora più improbabile che il capitale fosse restituito.

 

Il nobile, pur vivendo nel suo castello, pur essendo il proprietario dei feudi, in realtà non possedeva più niente. I creditori potevano disonorarlo da un giorno all’altro facendolo fallire, potevano buttarlo fuori dalla sua stessa casa, lui e tutta la sua famiglia, mentre i servitori, che gli avevano fatto credito, erano pronti a passare alle vie di fatto.

 

A questo punto Papandreou, pardon, il marchese si mise a promettere che avrebbe assolutamente cambiato modello di vita. Purché non lo mettessero sul lastrico, purché gli dessero ancora denaro almeno per pagare la servitù e il cibo della sua famiglia, si impegnava a dimezzare le spese, razionalizzare l’amministrazione, sorvegliare meglio la produzione delle campagne, insomma far sì che la famiglia guadagnasse più di quanto spendeva. E un giorno avrebbe rimborsato banche e servitori. Accettò perfino che ci fossero degli incaricati dei creditori all’interno del castello per sorvegliare che quelle promesse fossero mantenute.

 

Ora ci si può chiedere: erano le banche e i dipendenti ad essere cattivi, o era il marchese e tutta la sua famiglia che si erano permessi assurdi lussi a spese degli altri? Sono colpevoli i creditori della Grecia e dell’Italia, se trepidano temendo di perdere i soldi che hanno prestato, o sono questi Paesi che rischiano di divenire i truffatori dell’Europa e dei loro stessi cittadini che hanno avuto fiducia nello Stato?

 

Fra l’altro questa truffa non sarebbe affatto indolore, come pensano quelli che dicono: l’Italia non paghi e gli altri si attacchino al tram. Non solo perché i principali creditori sono gli stessi risparmiatori italiani, ma perché le conseguenze del fallimento sarebbero drammatiche: per anni inflazione a carico dei ceti più deboli, fallimenti delle imprese, disoccupazione, abbassamento del livello di vita, vertiginoso aumento del costo dei beni importati, assoluta assenza di investimenti stranieri, disonore che si ripercuoterebbe per molti decenni non sul blasone in sala da pranzo ma sull’economia dell’intero Paese. Se il governo greco ha sfidato la rivoluzione non è stato per non deludere le banche francesi, ma perché il costo di un default sarebbe più tragico di quello che la gente vive oggi. Anche se attualmente è tanto esasperata che ammazzerebbe volentieri i ministri.

 

Non è la finanza internazionale, la colpevole della situazione. Nessuno insegue nessuno pregandolo di accettare un prestito. Chi contrae un prestito e poi non è in grado di rimborsarlo è l’unico colpevole dei guai in cui può trovarsi.”.

 

Questo è l’articolo. Intendiamoci, quando si passa dal racconto ai fatti concreti non tutto è così facile come viene dipinto. Ma la semplicità serve a spiegare bene il debito. Quando, poi, si passa dal “rientro del debito” ai tempi e ai modi del “rientro” c’è da discutere ancora. Ma mi sembra inutile che ci addentriamo ora. Vi aspetto al dialogo. Volete?

 

Lorenzo.rm

 

 

 

 

 

La Domenica del Bosco

Proseguendo con i ricordi dell’infanzia il Bosco presenta, per questa Buona Domenica, un’altra bella storiella.

Un episodio di vita vissuto negli anni della crescita che ritorna preponderante nella memoria della terza età perché, nel bene e nel male, ha avuto la sua importanza nella formazione e nello sviluppo di un adolescente alla ricerca della sua identità e del suo progredire nella vita.

GIORGIO e LORETTA

(Il gioco a nascondino)

 “…… 1, 2, 3, 4……. 29, 30, 31……  fatto o non fatto non conto più per nessuno”.

Questa era la conta che l’incaricato della ricerca doveva fare, appoggiando la fronte al muro e coprendosi gli occhi per non vedere dove sarebbero andati a nascondersi i compagni di gioco, prima di muoversi e andare alla loro ricerca. Il primo ad essere ritrovato pagava pegno perché era il destinato a dover fare la conta successiva e così si proseguiva sino a che non ci si stancava e si decideva di cambiare gioco.

Ricordo, erano gli anni dell’immediato dopoguerra, da poco terminato l’anno scolastico. noi bambini del vicinato, 9, 10, 11 anni, ci si riuniva tutte le sere per qualche ora di gioco in un grande cortile destinato a cantiere per il ricovero di macchine e materiali della ricostituente industria edilizia impegnata nella riedificazione delle case distrutte dai recenti eventi bellici della seconda guerra mondiale che, anche in Sardegna ed a Cagliari in particolare, aveva lasciato i suoi molteplici segni di distruzione.

Mentre era iniziata la conta per un altro giro del gioco, Loretta mi prese per mano invitandomi a correre e dicendomi “Vieni nascondiamoci insieme”. Lei quel cortile lo conosceva bene, era di suo padre. Mi portò lontano dall’area di gioco e ci nascondemmo dietro una enorme benna addossata al muro, sedendoci su un fascio di canne palustri secche, accantonate in attesa di essere lavorate per costituire l’intelaiatura dei sottotetti fatti con le caratteristiche tegole sarde. Da quel punto potevamo sentire l’evolversi del gioco: la conta e via, via la scoperta dei compagni stanati dai loro improvvisati nascondigli: “Francesca, trovata!”,  “Piero ti ho visto”, “Gigi, eccoti esci”  e così via. Feci cenno di uscire anch’io per partecipare al nuovo giro ma Loretta mi trattenne, tenendomi al braccio e dicendo ”Non ci hanno trovati, restiamo nascosti qui” e restammo così ben nascosti per diversi giri di conta.  Eravamo i più grandicelli, avevamo terminato da pochi giorni la scuola elementare e dopo le vacanze estive saremmo passati alla scuola media.

Nella euforia del gioco forse i compagni si erano dimenticati di noi e io e Loretta restammo ancora lì, ben nascosti, tenendoci sempre le mani nelle mani, senza parlare e senza null’altro chiedere se non ascoltare i nostri cuori che battevano più forte del solito mentre ci guardavamo negli occhi. Anche nei giorni successivi io e Loretta facevamo il nostro gioco, alla prima conta andavamo  velocemente ad imboscarci nel nostro nascondiglio segreto e stavamo lì per diversi turni di gioco.

Era solo una simpatia o ci stavamo innamorando? Forse lo eravamo già senza rendercene conto, a quell’età cosa potevamo sapere noi dell’amore? Ma stavamo già vivendo le nostre prime emozioni di ingenua schermaglia sessuale tra bambini.

Però le nostre strade si divisero presto e quell’amore restò sul nascere senza alcun seguito. Già nella scelta della scuola ci fu una separazione conseguente al nostro diverso ceto sociale: io alla Scuola di Avviamento Professionale ad indirizzo agrario e Loretta alla Scuola Media, la scuola d’elite, alla quale si poteva accedere solo dopo un “esame di ammissione” ed è inutile raccontare come funzionava la cosa.

 

LETTERA POSTUMA MAI SPEDITA

Cara Loretta,

ricordo ancora quanto mi piacevano i tuoi occhi e le lunghe trecce bionde che ti scendevano sulle spalle ma come potevo io, figlio di operaio, destinato a fare anche io l’operaio, aspirare ad avere te, appartenente al ceto alto della borghesia  cittadina, destinata a fare la prof. o magari la dottoressa?. Già allora avevo pensato alla reazione dei miei e dei tuoi se solo avessi pensato di esternare, negli anni successivi, il mio desiderio di averti come moglie e compagna della vita. Io le avrei buscate dai miei e tu saresti stata segregata in casa per evitare di incontrare me, povero umile plebeo arrivista, perché questo sarebbe stato il pensiero corrente degli adulti benpensanti. Tu sai bene che non era così, il nostro era un bel sentimento puro  spontaneo con vera e innocente attrazione nato tra due adolescenti che si piacevano e si volevano bene. Ne ebbi la prova qualche anno dopo, quando, ormai alla soglia dei vent’anni ci incontrammo al mare, ad una fontanella di uno stabilimento balneare. Lessi nei tuoi occhi e capii dal tono della tua voce nel pronunciare con enfasi il mio nome tutto l’esternare della tua gioia di incontrarmi. Anche allora prevalse in me il retaggio dei ceti sociali. Tu, con cabina a pagamento nello stabilimento e prossima a frequentare l’Università, io, entrato abusivamente dal lato spiaggia per andare a dissetarmi alla fontanella dello stabilimento e, nella vita, già  alla ricerca di un lavoro per contribuire all’economia domestica di una famiglia numerosa. Si ero riuscito a conseguire un agognato diploma ma avevo dovuto lavorare duramente anche come manovale durante le vacanze scolastiche estive per racimolare quanto serviva per acquistare i libri e poter proseguire gli studi, anno per anno.

Anche in quella circostanza prevalsero, oltre alla mia innata timidezza, l’indole della severa educazione di famiglia, soffocai l’impulso che provavo e non ti abbracciai come avrei voluto fare.  Scusami,  Loretta, credimi, in quel momento avevo capito che il nostro giocare da bambini sarebbe stato vero amore se avessimo potuto continuare a frequentarci.  Per quella estate non tornai più in quello stabilimento, cosa tornavo a fare? I tuoi non mi avrebbero accettato mai.

Nuovamente ci perdemmo di vista ma io continuavo a chiedere notizie di te alle tue amiche e ai tuoi cugini quindi venni a sapere che non ti eri laureata ma avevi sposato  un ingegnere che lavorava nell’impresa di tuo padre e che avevi avuto due splendide bambine ma che poi, negli anni successivi, eri rimasta sola perché tuo marito, finito il lavoro nell’impresa, aveva aperto uno studio tecnico ed andò a convivere proprio con la ragazza che lo aiutava nei lavori del suo studio. Si, i casi della vita ma provai pena per te e questo dimostrava, ancora una volta  che ti avevo voluto bene e ti pensavo sempre. Dissi a me stesso: “Con me non sarebbe successo, io non l’avrei lasciata mai”.

Anche io mi sono sposato, con una brava ragazza del mio ceto sociale e con lei ho avuto dei figli, ma nella battaglia del vivere quotidiano, ti ricordo ancora e, segretamente, nei miei intimi pensieri, ritorno ad essere bambino con te. Ciao Loretta.

Il tuo amichetto Giorgio             .

 Gentili amiche e cortesi amici forse avreste voluto un evolversi diverso della storia di Giorgio e Loretta perciò siete liberi di dire come vi sarebbe piaciuta.

Concludo con un aforisma di Victor Hugo (1802-1885):

“L’inverno incombe ma nel mio cuore dimora l’eterna primavera”

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      .

Mostra di eldy !!

 …OGGI, COME LA TRADIZIONE DELL’IMMACOLATA CHIEDE…

SI FA L’ALBERO DI NATALE E Il PRESEPE ……

….NOI DEL BOSCO VI CHIEDIAMO DI FARE DELLE FOTO E MANDARCELE…

…..FATENE  DIVERSE E ANCHE IN ANGOLAZIONI DIVERSE …..

NOI PROVVEDEREMO A SISTEMARLE E PUBBLICARLE QUA NEL BOSCO ….

VI RINGRAZIAMO DELLA COLLABORAZIONE E DELLA VOSTRA PARTECIPAZIONE AL

3°ANNO DI QUESTA MOSTRA  !!

 

 

 La Redazione del Bosco

 

 

 

LA DOMENICA DEL BOSCO


Come un hard-disk del nostro ormai inseparabile PC dove tutto puoi registrare per fare poi ricerche e ritrovare i tuoi programmi, brani di prosa, poesie e appunti che avevi memorizzato per ritrovarli in un secondo momento, così la nostra mente è un archivio di ricordi, anche cose lontane che pensi siano state ormai dimenticate riemergono improvvisamente e ritornano inaspettatamente vive.

Sono soprattutto episodi del nostro vissuto dell’età infantile, della pubertà, dei nostri anni di scuola che si riaffacciano chiari e lucidi come fossero avvenuti pochi giorni fa, infatti, pur vecchi di decenni, ricompaiono indelebili e puoi riviverli come proiettati nello schermo virtuale della nostra mente.

Per il consueto augurio di Buona Domenica, oggi presentiamo un racconto inviatoci dall’amica Silvana di Genova che ringraziamo per la bellissima, intensa e profonda esposizione, oltre che per il risvolto e forse inatteso finale.

Giuseppe3.ca                     .

 

SCARPETTE ROSSE

Ero una giovanissima studentessa, ancora acerba, pochi soldi in tasca, e molti sogni da realizzare. Ogni giorno, nel mio tragitto casa-scuola, passavo davanti ad una vetrina di calzature che aveva su di me un fascino speciale. Vi avevo notato un paio di bellissime scarpe rosse col tacco . Era primavera e nell’aria percepivo qualcosa di nuovo, una effervescenza interiore, una voglia di crescere più in fretta, di sbocciare.

Nel mio immaginario esse rappresentavano il passaporto per quel cambiamento, ormai impellente, che nei miei sogni di ragazzina ingenua si sarebbe dovuto realizzare attraverso un look meno fanciullesco. Sì quelle scarpe rosse col tacco mi avrebbero dato quella sicurezza che proprio non avevo…così pensavo tra me e me.. Quindi avevo segretamente deciso di fare ogni tipo di rinuncia pur di raggranellare i soldi necessari al loro acquisto.

Ogni tanto, la mattina, mi capitava di entrare in una chiesa i cui interni barocchi mi affascinavano particolarmente. Era una chiesa antica, dove campeggiavano ovunque fiori freschi profumatissimi e poi quel silenzio e quella penombra, creavano in me un’armonia e una quiete speciale. Anche quel giorno vi entrai e, proprio all’ingresso, notai una signora della quale risultava evidente il suo stato di assoluta indigenza, lacera, accovacciata sul pavimento, ma con uno sguardo dolcissimo: chiedeva l’elemosina. La superai regalandole solo un sorriso frettoloso .

Sostai qualche minuto in preghiera e poi uscii quasi di corsa, evitando di incontrare lo sguardo di quella mendicante, cercando di rimuovere quella vocina che già si era affacciata alla mia coscienza: “perché non dai nulla? Lei ha molto meno di te e ha bisogno”. Imperterrita, continuai la mia strada… ma qualcosa mi impedì di proseguire. Mi fermai un momento: visualizzai ancora quello sguardo timido, supplichevole. No! Non potevo restare indifferente! Ebbi la consapevolezza che quel mio rifiuto mi avrebbe lasciato qualche senso di colpa..

Tornai indietro, frugai nelle tasche e raccolsi le monete che avevo pensato di mettere da parte anche quel giorno per l’acquisto dell’oggetto dei miei desideri. Raggiunsi la vecchietta e misi nelle sue mani tutto il denaro che avevo in tasca.

Lei mi sorrise, afferrò le mie mani e me le strinse dolcemente accompagnando quel gesto di estrema gratitudine con un sorriso meraviglioso in cui lessi tanta gioia. Nei suoi occhi brillò una luce che mi pervase inondandomi di una strana contentezza, una sorta di felicità che non avevo mai, mai provato. Le sorrisi anche io arrossendo fino alla radice dei capelli. Riuscii solo a dirle: tornerò, buona giornata.

Ricordo che quel fatto operò in me un cambiamento profondo. In un attimo avevo capito che la felicità vera non consiste nel possedere ma nel donare. Quel giorno dimenticai completamente il mio progetto e assaporai quella particolare pace interiore , unita ad una riflessione del tutto nuova; presi coscienza che esistono dei bisogni primari che non tutti riescono a soddisfare, e non per loro colpa. Capii che le persone che restano indietro vanno aiutate e che tutti dobbiamo fare la nostra parte.

Quell’episodio gettò in me il seme della solidarietà che più tardi si realizzò con una visione solidale del mondo che mi circonda e attivò in me il desiderio di entrare a far parte di organizzazioni di volontariato. Il mio impegno nel sociale, dopo tanti anni, continua tutt’ora con un entusiasmo ed una dedizione inalterati nel corso del tempo. Si crede di donare qualcosa di sé mettendo a disposizione degli altri i propri talenti, in realtà si riceve molto di più perché ci sono sorrisi che non hanno prezzo, ci sono sacrifici che sono soltanto doni e queste esperienze umane secondo me arricchiscono, fanno crescere e contribuiscono a dare un senso alla propria esistenza.

Silvana1.ge      .

Immancabile, in chiusura, un aforisma che ci induce ad una sana riflessione sulla condizione della terza età:

La vera saggezza è essere sempre tempestivi e cambiare di buon grado con il mutare delle circostanze. Amare i balocchi da bambini, condurre una giovinezza avventurosa e abituarsi, quando arriva il momento, a un’età mite e sorridente.

Robert Louis Stevenson (1830-1894)

Giuseppe3.ca  

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      .

 

Cosa sono i “DISABILI “!!

“ESSERE DISABILE”

Disabili, frasi degli stati d’animo di chi vive la propria condizione specchiandosi negli occhi della gente:

Sono costretto alla solitudine

Mi danno subito del tu solo perché sono una persona con disabilità

Sono inutile, non faccio niente, potrei anche non esserci

Vengo trattato come un soprammobile

Ho 40 anni e i miei genitori non mi hanno ancora svezzato

Vengo punito se esprimo la mia sessualità

Mi prendono in giro e non mi fanno giocare

Dopo la scuola nessuno si interessa a me

Non posso uscire perché non ho amici

Sono obbligato a stare sempre con i miei genitori

Diventiamo più poveri per far fronte alla mia disabilità

Mi faccio degli scrupoli per chiedere aiuto

Sono percepito come un peso

Non mi lasciano uscire per il mio aspetto e mi sento in colpa perché si vergognano di me

Non credono nelle mie possibilità e non mi fanno proseguire gli studi

Non posso esprimere come gli altri il mio pensiero

Devo subire le scelte dei miei familiari

Dipendo dai miei genitori anche per andare a trovare la mia ragazza

Per colpa delle barriere sono sempre gli altri che devono venire a trovare me

Non posso innamorarmi di chi voglio

Quando mi innamoro vengo sempre respinto a causa della disabilità

Perdo le amiche

Mi chiudono la porta a priori

Mi osservano con insistenza

Tutti mi guardano in modo diverso

A 40 anni mi fanno infilare le perline

Sono in libertà vigilata

Sono confinato in casa

Non posso comportarmi come sono capace perché gli altri non si sforzano di capirmi

La diversità viene accettata come una malattia

Vengo aiutato quando non ne ho bisogno

Mi trattano come un bambino

Sono isolato

Di me, non gliene frega niente a nessuno

Non posso partecipare alle gite scolastiche e alle uscite

Mi costringono a stare fuori dalla classe durante l’ora di educazione fisica

Mi tengono sempre con l’insegnante di sostegno

Durante l’intervallo devo stare in disparte

Mi fanno fare sempre gli esercizi scemi

La mia classe è al secondo piano e l’ascensore non è stato ancora collaudato

E’ così difficile trovare lavoro che non mi considero neanche disoccupato

Sul lavoro sono pagato di meno

Non faccio carriera

Non mi ritengono adeguato

Sono l’unico a cui regalano dolci per Santa Lucia (come se fossi ancora un bambino…)

Non posso andare in quel locale con i miei amici perché ci sono le barriere

Non posso entrare nei musei

I mezzi pubblici non sono accessibili

Mi dicono “poverino”

C’è sempre qualcun altro che mi rappresenta

Prima di salire su un aereo mi chiedono se sono infettivo

Il medico mi visita lasciando la porta aperta come se non fossi un paziente come gli altri

Il posto auto è occupato abusivamente

I luoghi di divertimento sono falsamente accessibili (ad es. Gardaland)

Il mio reddito non mi consente di supplire alle carenze di accessibilità e fruibilità

Vengo trattato come un pacco

Nessuno mi chiede quali siano i miei interessi.

La Fish ha lavorato dodici mesi, durante i quali i rappresentanti dell’associazione hanno girato l’Italia e organizzato giornate di approfondimento con scolaresche,gruppi di genitori, realtà associative. Hanno raccolto il punto di vista di chi vive la propria disabilità specchiandosi negli occhi e nei comportamenti degli altri.:

(a cura di Alessia Ripani)

FONTE: La Polizia di Stato

Un cane di nome “FISCHIO” !!


Fischio: il cane che da due mesi aspetta

il ritorno a casa del suo padrone

“Per tanti anziani la compagnia di un animale, specialmente di un cane, può essere importantissima, e il legame tra l’uomo e l’animale che si viene a formare profondissimo e unico. Ma cosa succede quando l’anziano, per motivi di salute, non può più occuparsi del suo amico a quattro zampe?
Spesso il risultato è una storia molto triste, come quella che stiamo per raccontarvi.
Lui si chiama Dario (nome di fantasia) e il cane Fischio. Lui è un anziano signore di Perugia che ha adottato un cucciolo di cane tre anni fa. E da allora hanno vissuto in simbiosi.
Due mesi fa Dario ha dovuto lasciare la sua casa per essere ospitato in un ospizio, non permettendogli le sue precarie condizioni di salute di essere autosufficiente. Da allora Fischio non smette di aspettare il ritorno del suo padrone davanti alla porta di casa.
La storia, che è seguita da vicino da alcuni volontari, ha commosso l’opinione pubblica, e si spera che presto Fischio trovi un’altra casa.
Ma il lieto fine sarebbe che il cagnolino e il suo padrone possano tornare a vedersi, permettendo magari a Fischio di passare i suoi giorni nella struttura che ospita il suo amico Dario.”