Archive for novembre 4th, 2011

CATASTROFE NATURALE A GENOVA !!

Venerdì 04 Novembre 2011  

MALTEMPO, 7 MORTI A GENOVA.

«È stato uno tsunami. Una cosa mai vista a Genova.

È un dramma irrimediabile.

Mai caduta una pioggia così. Un fenomeno di proporzioni monsoniche»

CI STRINGIAMO IN UN ABBRACCIO PER LE FAMIGLIE

DELLE VITTIME DI QUESTA CATASTROFE NATURALE .

La Redazione del Bosco

Commemorazione delle forze ARMATE !!

Un pensiero per esprimere il più alto sentimento di riconoscenza a tutte le forze armate, e un commosso pensiero a quanti si sono sacrificati per gli ideali per la nostra Patria dandoci democrazia, pace, libertà.

La Redazione del Bosco

“Sauditi, tra promesse di voto alle donne e frustate per quelle che guidano”

“Sauditi, tra promesse di voto alle donne e frustate per quelle che guidano”.

Vi presento l’articolo che segue:

E’ stato scritto da Alessandra Boga il 29 settembre 2011 sul giornale web Il legno storto.

  Ve lo sottopongo per entrare davvero nel problema e non solo prendere atto di una notizia che ci era sembrata rivoluzionaria riguardando le donne saudite.

Ecco l’articolo: “Giorni fa, ha fatto il giro del mondo la notizia che, finalmente, le donne saudite potranno votare e candidarsi alle elezioni municipali. Parola dell’anziano re Abdullah, 87 anni, che ha tenuto un discorso di cinque minuti a Riyadh presso il Majlis al-Shura, cioé l’organismo che affianca il suo potere assoluto e che presenta le proposte di legge: «Poiché ci rifiutiamo di marginalizzare le donne nei ruoli sociali permessi dalla sharia», sottintendendo che in quelli non consentiti dalla legge islamica, possono restare discriminate, «abbiamo deciso che dal prossimo mandato le donne entreranno nell’assemblea consultiva», ovvero lo stesso Majilis. «E che avranno il diritto di votare e a candidarsi per le elezioni municipali». «Fratelli e sorelle”», dichiara il sovrano rivolgendosi ad entrambi, quasi che un discorso alle donne sulle donne, non possa prescindere dagli uomini: «è vostro diritto che vi si garantiscano onore e dignità». Influenze della “primavera araba”, che ha così lambito anche la culla dell’islam, dove tutt’oggi regna lo wahabismo? Probabilmente sì, anche perché le donne otterranno il tanto desiderato diritto di votare e, perché no, essere elette, solo nel 2015. Inshallah, “se Dio vuole”. «Ma è comunque un passo davvero storico per un Paese come il nostro», dice Khaled Al-Maeena, direttore del quotidiano indipendente Arab News, il quale precisa anche: «All’estero non ci si rende conto che non solo i religiosi ma gran parte della società è contraria a dare più diritti alle donne. I giovani stanno cambiando ma è solo l’inizio. L’annuncio è una porta aperta da cui dovranno necessariamente passare altre riforme, uno spiraglio che incoraggerà le donne a volere di più». Il discorso del re «è la cima della piramide, un passo verso il coinvolgimento delle donne nella sfera pubblica che ne porterà altri», secondo Naila Attar, che è a capo della campagna dal titolo Baladi (il mio Paese), lanciata proprio per garantire il voto alle donne. «Grande notizia!», esulta Wajeha Al-Huwaider, nota attivista che definisce l’Arabia Saudita una «prigione a cielo aperto per le donne» e che nel 2008 ha caricato su YouTube un video in cui, con la folta frangetta nera e ribelle che le usciva dal velo, guidava un’automobile. Ma «ora è tempo che altre barriere cadano per noi donne», continua, «dalla fine della tutela maschile al diritto al volante», per cui un certo numero di saudite ha manifestato lo scorso 17 giugno in un modo senza precedenti: guidando personalmente e per le strade di città, non in zone periferiche. Va oltre la giornalista Iman Al-Qathani, 30 anni, esperta di questioni sociali, freelance per scelta a seguito di un’esperienza nelle redazioni dei quotidiani del Regno degli Al-Saud, naturalmente in uffici separati da quelli dei colleghi uomini. Per lei la decisione di re Abdullah non è affatto “storica”, anzi: «chi la definisce così o è molto ottimista o fa parte della propaganda del sistema». Non considera un cambiamento che le donne saudite possano essere considerate persone solo tra quattro anni, entrare (semplicemente) nel Majlis ed essere votate (soltanto) su scala municipale, ma ricorda anche lei: «E il divieto a guidare? A lavorare e a viaggiare all’estero senza il permesso del tutore maschio?». Poi fa presente che circolano già battute come «Ok, le eleggiamo, ma poi come ci vanno al Majlis se non possono guidare? E se devono andare in missione all’estero si porteranno dietro il marito?». Esistono donne tutt’ora donne nell’assemblea costitutiva, ma solo come consigliere, denuncia Iman: «chiuse in una stanza con specchio da cui loro vedono la sala senza essere viste. Tra due anni saranno membri a tutti gli effetti, ma sempre per nomina reale. Invece, i riformisti chiedono un’assemblea eletta, uno dei punti fondamentali delle tre petizioni rivolte al re da intellettuali uomini e donne negli ultimi mesi». Si chiedono anche le riforme dei poteri istituzionale, giuridico, libertà per i prigionieri politici, pari diritti per uomini e donne, sciiti e sunniti… Ma i giovani sono diversi, qualcosa cambia anche qui finalmente. Sì perché «anche tra i sauditi c’è più voglia di partecipare, meno paura e meno pazienza. Basta andare su Twitter, sui social network, ci sono tantissime campagne. A parte quella più nota per la guida alle donne, una delle ultime si chiama No Intikàb, no al voto: boicotta le elezioni municipali dei prossimi giorni perché senza donne e poco trasparenti». Intanto, solo due giorni dopo il discorso di re Abdullah sul voto alle donne (sostenuto tempo fa pubblicamente anche da alcune principesse della Casa reale), è arrivata la notizia della condanna a dieci frustate per una saudita, Shayma Ghassaniya, rea di aver guidato. Un chiaro segnale degli uomini alle donne nel Paese: «avrete anche il diritto di votare ed essere elette, ma siamo sempre noi a comandare». «Siamo sorprese, scioccate, furiose. Non hanno voluto che la nostra gioia durasse più di un giorno, è una notizia terribile per noi saudite e per tutti gli uomini che appoggiano la lotta per arrivare alla parità», dichiara la leader della campagna Biladi. La rabbia è esplosa anche sui social-network. In più Mohammad Al-Qathani, capo dell’Associazione per i diritti civili, ha denunciato l’arresto di un’altra donna al volante, mentre altre due rischino la condanna per lo stesso motivo, ed il soffocamento di una mini-protesta di donne di fronte al Ministero dell’Istruzione. «Ma molte di noi, e io concordo, preferiscono non sfidare apertamente il governo, la forza serve a poco in questo Paese» sostiene ancora Naila Attar. Ora Shayma Ghassaniya è stata graziata, se non altro, graziata da re Abullah (ma solo “graziata”). Alhamdulillah, grazie a Dio. A Dio e alla propaganda politica dopo l’annuncio del futuro diritto di voto alle donne”.

Dunque, non era tutto oro. Il cammino delle donne in Arabia Saudita è ancora lungo. Non credete?

Lorenzo.rm