Archive for agosto 21st, 2011

BUONA DOMENICA

Buona DomenicaLinee separ. roselline

LILLA (Il mio primo cucciolo) Un musetto, un corpicino, quattro zampette, un codino e due occhi ancora chiusi: stava rannicchiata in una mano in cerca di calore, tremava ancora in un fremito di vita che di li a poco gli sarebbe potuta mancare. Mio padre l’aveva raccolta in una discarica in un freddo mattino d’inverno. Passando di lì in bicicletta, rientrando a casa dal suo lavoro notturno, aveva sentito un flebile lamento e si fermò per accertare di che si trattasse. Tre cuccioletti partoriti da poche ore giacevano per terra, gettati via forse per ridurre una cucciolata numerosa. Due erano ormai esanimi ma questa, una femmina, dava ancora segni di vita e mio padre la raccolse, la tenne al caldo sotto l’ascella all’interno della giacca e la portò a casa: voleva salvargli la vita. Cucciloo di Bassotto sdraiato L’attenzione di noi bambini fu tutta per questo esserino inerme che nelle nostre mani dava disperatamente segni di voler vivere e cercava il calore di una mamma che non avrebbe mai conosciuto e dalla quale non avrebbe potuto avere né il latte né l’amore materno. La lavammo con acqua tiepida e la sistemammo in un giaciglio improvvisato su un telo pulito, ma preferiva stare rannicchiata nel calore di una mano cercando disperatamente con il musetto qualcosa a cui attaccarsi. Cucciolo . BassottoSorse subito il  problema di come alimentarla. L’inventiva di mio padre risolse tempestivamente il quesito: con un contagocce riuscimmo a farle calare in gola un po’ di latte di mucca e dopo averne sprecato parecchio nel tentativo di farla ingoiare, finalmente si addormentò, accoccolata nella mia mano che tenevo immobile appoggiata sulle ginocchia per non disturbare il suo Bassotto adulto scuroprimo sonno. Sentivo il suo cuoricino battere e questo mi dava la certezza che era viva. La seconda fase fu la costruzione di un mini biberon utilizzando proprio la pompetta di gomma del contagocce, forato nella punta e infilato in una mini bottiglia nella quale versavamo del latte appena scaldato: Lilla, questo il nome che le avevamo dato, ci si attaccava facilmente e non sprecava più neppure una goccia del prezioso liquido. Ciascuno di noi rinunciava ad un poco del suo latte, al mattino, per riservarlo alla cuccioletta ormai adottata, la sentivamo nostra. Era una bastardina, semi bassotta, dal pelo liscio bruno scuro con striature nere che, alla luce dei raggi del sole, assumeva splendenti riflessi violacei. Il nome le derivò proprio dalla caratteristica del suo manto. Mangiava, dormiva, mangiava e dormiva di nuovo: era salva. Dopo bassotto_tedescocirca una settimana gli si aprirono due occhioni di un bel marrone scuro e cominciarono a guardarsi intorno, curiosi, cercando di capire dove si trovasse. Ma più che con la vista ci riconosceva ormai con l’olfatto, infatti rimase morbosamente affezionata,  per tutta la sua esistenza, al suo primo contatto umano, cioè a mio padre del quale aveva sicuramente memorizzato l’imprinting olfattivo. Per noi bambini fu una grande occasione per apprendere l’importanza dell’amore per gli animali ma, soprattutto, per il valore della vita di qualsiasi natura essa fosse, e mio padre questo lo sapeva. Con il solo esempio e senza tante parole ci aveva impartito una grande lezione.Lilla visse 18 anni ed ebbe diverse cucciolate accoppiandosi sempre con bei cagnoni grandi il doppio dei lei. Trovava il modo di farsi Mamma Bassotta e i suoi cuccioliseguire nel cortile di casa, si sistemava su un gradino per dar modo a quei maschi infocati e smaniosi di arrivare a lei perché altrimenti da soli, per quanti sforzi avessero fatto, non sarebbero riusciti a risolvere il problema, lei stava troppo in basso per loro ma Lilla dimostrava grande intelligenza anche nel suo istinto amoroso. La prima volta ebbe due maschi, cuccioli che crebbero bellissimi e li tenemmo in casa, avevamo lo spazio sufficiente. Successivamente, Lilla, aveva avuto cucciolate di quattro ma non ne abbiamo mai soppresso alcuno. Siamo riusciti a sistemarli sempre con persone che amavano gli animali e far contenti tanti bambini che anelavano di avere il loro cucciolo personale....... Giuseppe3.ca

“Quando l’uomo imparerà a rispettare le creature minori della creazione, siano animali o vegetali, non occorrerà che nessuno gli insegni ad amare il suo simile.”

(Pensiero di Albert Schweitzer, Premio Nobel per la Pace 1952)

Linee separ. roselline

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