Archive for luglio 10th, 2011

BUONA DOMENICA ……dal BOSCO !!

image

fr

trew

STORIE DELL’ALTRO SECOLO

Nel Bosco abbiamo raccontato un’altra storia che può essere classificata dell’altro secolo, se ricordate, era quella con il titolo “Beato lui”.

Oggi ne raccontiamo un’altra ma anche questa, come la precedente, vuole mettere in evidenza la condizione femminile sino a non molti decenni fa.

In contrapposizione alla storia precedente avremo potuto darle il titolo “Povera lei” invece le diamo il  nome della protagonista, naturalmente di fantasia.

trew

MARIANNA

ANFITRITE_ritagliMarianna, figlia unica, mora, longilinea e di rara e genuina bellezza, era ormai una ragazza in età da marito. Aveva vissuto finora nel suo paesello senza aver mai fatto un viaggio. Usciva di casa solo per andare a messa la domenica e nelle altre feste comandate. La sua istruzione si era fermata alla licenza elementare perché allora, nel suo paesello non c’erano ancora le scuole medie e i genitori avevano deciso di non mandarla a studiare in città, cioè una cittadina ad appena 10 km di distanza che poteva essere raggiunta con il treno, perchéterreni-varie-campogalliano-in-vendita-17-274193 tanto, essendo una ragazza, non aveva  bisogno di studiare e non era il caso di esporla ai pericoli del mondo. Fosse stato un maschio lo avrebbero mandato ma per una ragazza, destinata a sposarsi e fare la mamma, ritenevano che non era proprio il caso, non ne valeva la pena: a che gli sarebbe servita l’istruzione?.  Questo era il pensiero corrente.

I genitori, proprietari terrieri, vivevano dei prodotti dell’agricoltura: vigneti, oliveti, mandorleti e più recentemente, con l’avvento della irrigazione dei campi, anche della produzione di carciofi ed altri ortaggi destinati ai mercati locali e del continente.

Marianna poteva avere tutto questo che altro poteva servirle?

antica-trattoria-al-capitel_camino1I genitori, Gavino e Bonaria, speravano per la loro unica figlia un buon matrimonio con una persona titolata degna della loro bambina, un dottore o un professore perché a loro dire la ragazza meritava tutto questo. Nel paese però non c’erano grandi scelte e sulla ragazza avevano puntato gli occhi alcuni giovanotti che vedevano in Marianna la loro sistemazione per via dei possedimenti terrieri di cui sarebbe diventata proprietaria. Non osavano, però, andare a chiedere la mano della giovane nubile perché ne temevano, con ferma convinzione, il risultato negativo e non potevano rendersi ridicoli di fronte ai propri compaesani.

In Villarubia, nome virtuale del paese di cui parliamo, bazzicava Giovanni, un giovanotto di un paese vicino, per via del vincolo di amicizia che lo legava a Vincenzo, che gestiva una bottega di sartoria da uomo e Mario che esercitava il mestiere di banconiere nell’unico bar/osteria del piccolo centro urbano.

Giovanni lavorava per le ferrovie, addetto alla chiusura/apertura dei passaggi a livello lungo la linea ferroviaria.treno Conosciuta la storia di Marianna raccontatagli dagli amici cominciò a pensare che lui poteva tentare la conquista, non aveva nulla da perdere.

I tre amici, con l’inserimento di volta in volta di qualche altro amico occasionale, erano soliti riunirsi per una scorribanda in auto nelle zone vicine per poi terminare  la giornata in una bettola/trattoria per mangiare qualcosa ma soprattutto per fare una bella bevuta fino a sentirsi abbastanza ciuchi e decidere, alla fine, di rientrare a casa per andare a dormire.

Giovanni prese l’abitudine di vestirsi bene, con giacca e cravatta, e andare a messa la domenica mattina, nella parrocchia di Villarubia, per farsi notare da Marianna lanciandole sguardi fissi ed insistenti e, nel passargli vicino, azzardare un saluto: un “buongiorno” che non veniva ricambiato ma intanto non passava inosservato.

Trascorse qualche mese e Giovanni ritenne che i tempi fossero ormai maturi  per  presentarsi a chiedere la mano di Marianna che, cedendo alle sue insistenze nell’augurarle il “buongiorno” ogni domenica, qualche volta le aveva timidamente sorriso e questo bastava.

GLI_AMANTILui si presentò, con i suoi genitori, dai genitori di lei e fece la sua richiesta. Dopo i tempi di rito, necessari per assumere le informazioni sulla moralità, serietà, capacità e possibilità economiche del ragazzo, sentita anche la loro figlia, Gavino, con il taciturno assenso di Bonaria, diede il consenso e i due giovani si ritrovarono fidanzati. Giovanni poteva andare a trovare Marianna a casa due volte alla settimana e la domenica, se non era in turno al lavoro, andavano a messa insieme.

Marianna poco più che 20enne, Giovanni ormai avviato alla soglia dei 30 anni.

Il matrimonio si sarebbe celebrato entro un anno, intanto si preparava e arredava la casa per gli sposi.

Giovanni continuava a frequentare i suoi amici per le solite riunioni conviviali e interminabili bevute di vernaccia. Aveva acquistato due tagli di stoffa che aveva consegnato a Vincenzo dandogli l’incarico di confezionagli due abiti, uno dei quali destinato per il giorno del matrimonio. Il sarto prese le misure dell’amico e le annotò nel suo brogliaccio. All’approssimarsi della data fatidica gli abiti non erano pronti: il buon Vincenzo, costretto da ristrettezze economiche, aveva rivenduto le stoffe di Giovanni confezionando abiti per altri suoi clienti. Giovanni si incavolò di brutto ma dovette ripiegare andando in città per acquistare un abito confezionato, adatto alla cerimonia.

Tutto questo non impedì che gli amici si riunissero ancora, proprio la sera prima delle nozze, per festeggiare l’addio al celibato di Giovanni. I “giri” di vernaccia chiesetta alpini zelant Melfinirono solo quando Giovanni, ormai saturato dalle pressioni degli amici, crollò a terra e fu materialmente portato nella nuova casa e messo a letto.

La cerimonia era prevista per le ore 11,00 e la tradizione locale prevedeva che lo sposo passasse a casa della sposa a “prenderla” e si proseguisse a piedi per andare in chiesa in corteo con gli invitati.

Alle 12.00 lo sposo ancora non si vedeva e si cominciò a vociferare: scappato, rinunciato alle nozze? Alcuni parenti andarono a cercarlo e lo trovarono a letto ancora sotto l’effetto dei fumi della buona vernaccia della sera precedente. Lo svegliarono IH213824ricordandogli che era il giorno delle nozze. “Adesso vengo” disse, si girò dall’altra parte e cadde nuovamente in catalessi. Il parroco fu avvisato della vicenda. La conclusione fu che il matrimonio venne celebrato alle ore 17,00 in casa degli sposi, per esplicita volontà della sposa, si disse, per salvare le apparenze.

Non conosco il seguito ma forse è facile immaginare la vita di Marianna in un simile contesto. Io aggiungo: non sarebbe stato meglio che l’avessero mandata a proseguire gli studi nella vicina cittadina e avesse imparato ad affrontare da sola i pericoli del mondo?

Cosa ne pensate? È importante conoscere il vostro pensiero, grazie.

Giuseppe3.CA

trew

trew grte

brtee