SPORT : LA STORIA DI UN GRANDE CAMPIONE !!

SONDAGGI

LA STORIA DI UN GRANDE CAMPIONE

MAX BIAGGI ( IL CORSARO )

UN GRANDE CAMPIONE MOLTO SNOBATO DALLE GRANDE STAMPA ?

E’ difficile raccontare la storia di Max in poche righe, la sua come quella di qualsiasi altra persona

d’altronde. Qui noi proviamo a farlo attraverso le parole di chi gli è stato vicino negli anni in cui la sua vita non era ancora “pubblica”, quando Massimiliano non era ancora diventato Max, e di chi la

maxbiaggisua carriera l’ha vista iniziare, quasi per caso, ed infine anche attraverso le sue parole, quando di quella carriera gli si chiedono i ricordi più particolari, che magari solo in pochi conoscono. Come pochi conoscono le foto che potete vedere in esclusiva su queste pagine, nessuno in realtà al di fuori della sua famiglia, fino ad oggi. Dite la verità, chi di voi avrebbe riconosciuto Max in quel bimbetto biondo (!) che vi sorride dalla spiaggia di Fregene? Tutti quelli che lo conoscono concordano su una cosa: è una persona estremamente riservata, ma non poco socievole, seria, ma capace di grande allegria quando si ritrova con gli amici di sempre. E’ diverso, Max, dagli stereotipi che circondano il suo nome. Ci troviamo di fronte ad un ragazzo pieno di energia, capace di riposare appena quattro ore a notte, non per il nervosismo, né per la tensione, quanto piuttosto perché ama occuparsi di tutto

quanto c’è attorno a lui. Determinato e preciso, fin da piccolissimo, era molto diverso dalla sorella Vanessa di due anni più grande “Da bambini dividevano la stanza” racconta il papà, Pietro,“Bastava darci un’occhiata per capire quanto fossero diversi. Sembrava divisa da un filo invisibile. Dalla parte di Max regnava l’ordine più immacolato, da quella di Vanessa il caos. Litigavano di continuo però erano anche molto uniti.” Per Max infatti la famiglia è sempre stata molto importante e Pietro lo segue ancora oggi in tutti i circuiti. “Era un ragazzino tranquillo, continua il papà,“ ma così pieno di energia che faceva scintille. Ha sempre fatto tanto sport, a cominciare dal calcio, di cui era appassionatissimo. A 7 anni ha iniziato con i Immagine“pulcini” del Trionfal - Doria, la squadra di calcio del nostro quartiere, Prati, di cui ero l’allenatore. D’inverno invece faceva le gare sul Terminillo, si buttava a palla di cannone, la velocità non l’ha mai spaventato, anzi!” Poche cose in realtà spaventavano il giovane terremoto, e se è vero che il calcio catalizzava la sua passione sportiva per

tradizione familiare, quella per i motori doveva essere scritta nella parte più profonda del suo DNA, pronta a saltare fuori alla primo occasione, come poi è avvenuto. Continua infatti a raccontare Pietro: “I più grossi disastri che ha combinato erano legati ai motori: a sei anni è salito sulla macchina che avevo parcheggiato di fronte ad una fontanella, o un piccolo pozzo, non ricordo.

La marcia era inserita e lui ha trovato il modo di entrare e mettere in moto. Ha distrutto macchina e fontana! Non avrei dovuto lasciare le chiavi inserite nel quadro ma era talmente piccolo, chi se lo

immaginava?” Con queste premesse chi lo avrebbe detto che poi Pietro sarebbe stato il primo meccanico del figlio pilota? E invece è andata proprio così…

...........L’adolescenza di Max è stata come quella di tanti coetanei: la compagnia, il motorino, le festicciole, e, naturalmente, il calcio.

Mentre il suo amico di sempre Daniele era un grande appassionato di moto, il nostro Max proseguiva felicemente la sua carriera calcistica. Come fu che Daniele, chemax_biaggi_race_valencia_superbike_2009 già da tempo frequentava Vallelunga, un circuito un po’ dimenticato alle porte di Roma, quella domenica d’estate convinse Max a seguirlo? O è stato Max che chissà come ha sentito il richiamodel suo destino? Probabilmente semplicemente si annoiava, la scuola finita, gli allenamenti sospesi per la pausa estiva, il pranzo domenicale in famiglia come alternativa. Nessuno dei due protagonisti ricorda chiaramente chi decise cosa, fatto sta che si ritrovarono tutti e due ai bordi della pista,uno già più esperto in procinto di godersi la sua mezz’ora in sella, costata la paghetta di una settimana, l’altro ad osservare un po’ stralunato il suo amico che all’improvviso gli parevamooolto più “figo” di lui. E il gioco fu fatto. Non aveva fatto i conti, Max, con la paura di papà Pietro per le moto. Risultato: niente soldi per casco e tuta. Non aveva fatto i conti, Pietro, conl’ostinazione del figlio. Risultato: cinque settimane da Pony Express, dieci ore al giorno nel traffico romano. Infine la capitolazione, dopo aver capito che quello non era un capriccio,che era una cosa importante, che Max, a diciassette anni, aveva trovato la sua strada.“ Era un po’ sperduto la prima volta che ha girato in pista,” racconta Daniele. “ Non sapeva che linee tenere, io andavo più forte di lui. Ma è durata poco, la volta dopo già mi stava max_biaggi_brno_gara_1davanti.Il bello era che non aveva ancora la patente per girare. Il bollino da attaccare sulla moto lo faceva mio padre, poi in pista ci andava Max.” Il passo successivo potevano essere solo le gare, con il padre a fargli da meccanico. Era il 1989, Max aveva 18 anni, ed ha corso la sua prima gara a Magione nel campionato Italiano Sport Production classe 125cc, con la Honda. Caduto.“Io da qualche anno ho smesso di seguirlo, ho una bambina piccola e non posso stare in giro per il mondo,” continua Daniele, “ma fino ai primi anni del mondiale ho visto tutte le sue gare: ilprimo anno di Sport Production era sempre per terra. Era irruente, per niente calcolatore. Però quando arrivava, arrivava bene”. L’anno successivo, il 1990, è stata tutta un’altra storia. MaurizioVitali, un meccanico “vero” di Roma, che negli anni successivi è diventato il capo meccanico di Garry McCoy nel mondiale 125, ha contattato Pietro Biaggi e ne ha preso il posto in pista alivello tecnico. “ Ci chiamavano quelli della Uno col carrello,” sorride Maurizio al ricordo. “ Tutti gli altri avevano camper e furgoni, Max si doveva cambiare in macchina. Ma ha vinto sei gare su sette e alla fine non rideva più nessuno”. Si era fatto notare Max e quella prima stagione fantastica,seppur a livello di moto di produzione elaborate, gli è valsa la possibilità di partecipare al campionato Italiano in prova unica a Vallelunga, la pista salvaschermo-1_2009_antedel suo destino. Il suo primo affaccio nelmondo dei “grandi”. Così lo ricorda un giornalista che tuttora segue il mondiale. “Due occhi scuri spalancati sul podio, i capelli arruffati. L’inno finì di suonare e lui, in mezzo alla gente che gli batteva le mani sulle spalle, già non sapeva dove andare.

CONTINUA............

Questo articolo è suggerito da Pat


COMMENTI

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  1. il 26 luglio, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Ottimo, Pat. Un grandissimo campione che merita di essere “raccontato”. Biografia affascinante.

  2. il 27 luglio, 2010 NEMBO dice:

    Grazie Pat x averci ricordato un campione il quale ancora oggi fà parlare di sè con la superbike, ricordiamo che è stato 4 volte campione del mondo nelle 250. Grande Max

  3. il 01 agosto, 2010 mattia dice:

    Un grande campione che dire , ora credo si tia rprendendo una grande soddisfazione .Mat