Archive for luglio 21st, 2010

ARTE : PAUL GAUGUIN !!

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PAUL GAUGUIN

(1848  - 1903)

1Nella storia dell’arte ci sono stati pochi artisti che, come Gauguin, hanno cercato di scoprire e capire il mondo.

Agente di cambio, venuto tardi alla pittura, sotto l’impulso di una insopprimibile vocazione, fu uno dei protagonisti di questo momento dell’arte francese.

Dapprima appassionato collezionista delle opere degli Impressionisti, amico di Pissarro,2 interessato da dilettante alle novità della pittura, incominciò un giorno a dipingere seriamente e da quel momento la sua vita cambiò radicalmente.

Lasciò la moglie, i figli, l’impiego sicuro, per avventurarsi  su una strada tutt’altro che rassicurante.

Presto si avvertì in lui una novità di linguaggio, che semplificava la visione analitica impressionista e sostituiva ai piccoli tocchi di colore larghe e piatte stesure cromatiche che avevano al tempo stesso un valore decorativo ed evocativo.

3Viaggiatore instancabile, spirito curioso, contestatore, profondamente deluso dalla modernità la fuggì, trovando riparo nell’autenticità di popoli lontani, tra quelle ragazze indigene dei mari del Sud, che tanto amava rappresentare.

Gauguin non visitò mai l’Italia, ma fece “idealmente”  tappa a Roma, con le sue opere esposte al Complesso del Vittoriano.

Una lettura organica della personalità dell’artista ce la fornì,  negli anni tra le due guerre, 4 Lionello Venturi, il quale sosteneva, giustamente, che l’importanza data da Gauguin al colore, così comunicativo ed emozionale, era alla base del suo successo nell’arte contemporanea. Nessuno, tuttavia, si era accorto prima di quanto Gauguin fosse interessato all’arte italiana. Nel suo manoscritto “Diverses choses”, egli  si soffermò sull’arte di Giotto, ma sappiamo che conobbe e amò anche altri maestri italiani, come Cimabue, il Beato Angelico, Botticelli, Raffaello, e le sue esotiche Veneri, sdraiate e trasposte nella sua fantasia, avevano certamente apprezzato gli esempi già celebri di Giorgione e Tiziano.

5Le opere che riportò da un suo viaggio del 1884 nelle Isole della Martinica e delle Piccole Antille, rivelarono già un timbro originale che si rafforzò dopo l’incontro con Emile Bernard, un giovane pittore intelligente e acuto sperimentatore, da cui Gauguin apprese a chiudere le forme entro forti contorni neri.

In Bretagna, a Pont-Aven, nacquero le prime opere del  suo linguaggio maturo, volutamente 6decorative ma nutrite di significati simbolici, sovente anche mistici, evidenti nel Cristo Giallo e nella Visione dopo il sermone.

Dopo aver vissuto per un breve   periodo con Vincent van Gogh a Arles, Gauguin ritornò a Parigi, dove la sua fama andò continuamente crescendo, alimentata dalle sue accese discussioni e dai continui riferimenti al mondo dei primitivi, il solo che potesse veramente ispirare un artista.

7Questa fu la sua idea dominante e nel 1891 la mise in pratica recandosi a Tahiti, dove scoprì il fascino di una natura splendidamente ricca e incontaminata, di una vita semplice e meravigliosamente autentica.

Tutti i colori, i profumi, i misteri, le suggestioni esotiche entrarono nei suoi quadri che si 9arricchirono di una nuova linfa. Con fede sincera, egli cantò il misticismo e la sensualità, la semplicità e gli oscuri istinti dei popoli primitivi.

Si recò successivamente alle Isole Marchesi dove continuò a dipingere fino alla sua morte,  avvenuta a causa di  una spaventosa malattia infettiva,  trascinata a lungo tra sofferenze atroci e nel più totale abbrutimento.

Analizziamo, qui di seguito, alcuni tra i suoi dipinti più significativi.

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Cristo giallo

Il quadro raffigura delle donne bretoni, nei loro costumi tradizionali, inginocchiate ai piedi del crocifisso. Le colline sono gialle, gli alberi dalla chioma rossa, che potrebbero far pensare all’autunno.  Il Cristo contornato di nero e verde è totalmente giallo. L’effetto fondamentale dell’opera è il colore, perché non corrisponde a quello oggettivo. I colori sono reali, esistono ma vengono applicati in modo irreale. Si tratta quindi di “antinaturalismo” e di essenzialità del paesaggio e delle figure, appena abbozzate, semplici  sintetiche.

In quest’opera Gauguin fa prova di staccarsi completamente dalla pittura da cui era partito, cioè l’Impressionismo, per approdare ad una tecnica propria.

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Il Cavallo bianco

In un paradiso, permeato di slanci ingenui e voluttuosi, e di incontaminata purezza, ritrovato da Gauguin nella lontana Polinesia, non potevano mancare i cavalli indomati, dalle forme solenni, in simbiosi con gli elementi della natura lussureggiante di quel mondo primitivo, si abbeverano a cristallini rivoli d’acqua, o si  lasciano cavalcare da nudi indigeni.

Da questa celeberrima tela, l’artista inizia una lunga serie di quadri, incentrata sul tema dell’uomo e del cavallo, introdotto in Polinesia dagli Spagnoli nel XVI secolo ed ancora  raro a Tahiti alla fine dell’800.

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La visione dopo il sermone

Vere protagoniste del quadro sono le figure in primo piano delle donne bretoni di Pont-Aven.

Descrivendo il suo quadro a van Gogh, in una lettera del 1888, Gauguin sostenne di essere finalmente arrivato a “una grande semplicità rustica e superstiziosa…..estremamente severa”. Sottolineando la natura assolutamente visionaria del quadro, in cui “il paesaggio e la lotta non esistono che nell’immaginazione della gente in preghiera”,  a seguito del sermone.

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Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Gauguin usa figure già presenti in altri quadri e li compone in una scena che ricorda i boschi sacri classici o rinascimentali, e che assume un significato universale.

Le figure rappresentano l’umanità nei diversi stadi della vita, dall’infanzia alla vecchiaia, in una natura misteriosa e indeterminata. I colori dello sfondo: blu, verdi, marroni, creano arabeschi liberi, senza una precisa funzione, hanno uno sviluppo musicale, come una sinfonia nel sottofondo. Anche i corpi ora si distendono sinuosamente, ora si raccolgono o dispongono in successione. Analizzate singolarmente, queste figure diventano allegorie  e richiamano “simboli” carichi di significati. Da notare il ragazzo al centro,  che ricorda il Mercurio della Primavera di Botticelli, come anche l’idea del bosco sacro.

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I capolavori di Paul Gauguin

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Questo video è stato realizato da giuseppe9.pa

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