Archive for luglio, 2010

LUTTO IN ITALIA !!

italia

Due militari italiani morti in Afghanistan

Specialisti del Genio, sono rimasti colpiti nell’esplosione ordigno artigianale.

italia1ROMA – Due militari italiani sono morti in Afghanistan. Ne ha dato notizia il presidente di turno del Senato, Vannino Chiti. Il Senato ha immediatamente osservato un minuto di silenzio. Nella giornata di giovedì ci sarà un’informativa del governo al Parlamento: il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, relazionerà sull’accaduto e sulle condizioni in cui le truppe italiane si trovano ad operare. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha appreso della notizia poco prima di aprire la conferenza degli ambasciatori alla Farnesina, si è poi detto «rattristato» per le nuove vittime italiane.

Ciao ragazzi e grazie

per quello che fate per la nostra Italia

GIOVANI E ALCOL

ROSSO DISCU

RE

GIOVANI  E  ALCOL

Un problema che è dilagante ormai.
birra_boccali_web--400x300L’86%  dei minorenni e giovanissimi che frequentano i luoghi di aggregazione giovanile,consuma
alcol in eccesso nel fine settimana.
Il piacere del gusto è secondario. Il bisogno di eccedere è legato al fatto che tale sostanza
-attutisce paure, timidezza
-allenta le inibizioni
-dà senso di euforia, benessere
-aiuta a star meglio nel gruppo dei coetanei
-asseconda il desiderio di trasgressione.

Scarsa è la percezione del pericolo, essendo l’alcol una sostanza legale, socialmente accettata.
Vi è inoltre una elevata pressione sui giovani da parte della pubblicità che esalta il valore positivo
del bere sostanze alcoliche.611344049
E’ pressochè assente una doverosa vigilanza da parte delle famiglie che sottovalutano il problema.

I costi sociali sono molto elevati in termini di perdite di vite umane (il 25% dei decessi tra i giovani di età compresa tra 15 e 29 anni è legato al consumo a rischio di bevande alcoliche)

La comunità scientifica internazionale attribuisce all’abuso di alcol in età giovanile, i danni permanenti al S.N.C. (sistema nervoso centrale) che compromettono la funzione cognitiva, per cui vi è il concreto rischio che in  futuro avremo una classe dirigente non del tutto brillante.

RE

MIO COMMENTO

La famiglia ha un ruolo determinante nella prevenzione.
ytI genitori hanno il compito di  supportare l’adozione di stili di vita e di consumo già dalla prima infanzia.E’ statisticamente accertato che i figli di genitori astemi o che bevono moderatamente, magari solo a pasto, corrono rischi minori nell’età adolescenziale.
Bisogna cercare il dialogo, fornendo informazioni sulle modifiche delle performances individuali
sotto l’effetto dell’alcol.
Occorre incoraggiare l’anticonformismo creando i presupposti perchè si sviluppi la capacità critica e la consapevolezza dei rischi.ttt
Un escamotage utile, con i minorenni, potrebbe essere quello di offrire la casa agli amici dei figli,ambiente dove è più facile dimostrare che si può creare un clima spensierato di convivialità anche con bevande analcoliche.
Non è possibile proteggere i ragazzi 24 ore al giorno.Noi abbiamo però il compito di farli maturare
e renderli capaci di autogestirsi nelle situazioni a rischio.

SILVANA1.GE

RE

LORENZOROSSO

SPORT : LA STORIA DI UN GRANDE CAMPIONE !!

SONDAGGI

LA STORIA DI UN GRANDE CAMPIONE

MAX BIAGGI ( IL CORSARO )

UN GRANDE CAMPIONE MOLTO SNOBATO DALLE GRANDE STAMPA ?

E’ difficile raccontare la storia di Max in poche righe, la sua come quella di qualsiasi altra persona

d’altronde. Qui noi proviamo a farlo attraverso le parole di chi gli è stato vicino negli anni in cui la sua vita non era ancora “pubblica”, quando Massimiliano non era ancora diventato Max, e di chi la

maxbiaggisua carriera l’ha vista iniziare, quasi per caso, ed infine anche attraverso le sue parole, quando di quella carriera gli si chiedono i ricordi più particolari, che magari solo in pochi conoscono. Come pochi conoscono le foto che potete vedere in esclusiva su queste pagine, nessuno in realtà al di fuori della sua famiglia, fino ad oggi. Dite la verità, chi di voi avrebbe riconosciuto Max in quel bimbetto biondo (!) che vi sorride dalla spiaggia di Fregene? Tutti quelli che lo conoscono concordano su una cosa: è una persona estremamente riservata, ma non poco socievole, seria, ma capace di grande allegria quando si ritrova con gli amici di sempre. E’ diverso, Max, dagli stereotipi che circondano il suo nome. Ci troviamo di fronte ad un ragazzo pieno di energia, capace di riposare appena quattro ore a notte, non per il nervosismo, né per la tensione, quanto piuttosto perché ama occuparsi di tutto

quanto c’è attorno a lui. Determinato e preciso, fin da piccolissimo, era molto diverso dalla sorella Vanessa di due anni più grande “Da bambini dividevano la stanza” racconta il papà, Pietro,“Bastava darci un’occhiata per capire quanto fossero diversi. Sembrava divisa da un filo invisibile. Dalla parte di Max regnava l’ordine più immacolato, da quella di Vanessa il caos. Litigavano di continuo però erano anche molto uniti.” Per Max infatti la famiglia è sempre stata molto importante e Pietro lo segue ancora oggi in tutti i circuiti. “Era un ragazzino tranquillo, continua il papà,“ ma così pieno di energia che faceva scintille. Ha sempre fatto tanto sport, a cominciare dal calcio, di cui era appassionatissimo. A 7 anni ha iniziato con i Immagine“pulcini” del Trionfal – Doria, la squadra di calcio del nostro quartiere, Prati, di cui ero l’allenatore. D’inverno invece faceva le gare sul Terminillo, si buttava a palla di cannone, la velocità non l’ha mai spaventato, anzi!” Poche cose in realtà spaventavano il giovane terremoto, e se è vero che il calcio catalizzava la sua passione sportiva per

tradizione familiare, quella per i motori doveva essere scritta nella parte più profonda del suo DNA, pronta a saltare fuori alla primo occasione, come poi è avvenuto. Continua infatti a raccontare Pietro: “I più grossi disastri che ha combinato erano legati ai motori: a sei anni è salito sulla macchina che avevo parcheggiato di fronte ad una fontanella, o un piccolo pozzo, non ricordo.

La marcia era inserita e lui ha trovato il modo di entrare e mettere in moto. Ha distrutto macchina e fontana! Non avrei dovuto lasciare le chiavi inserite nel quadro ma era talmente piccolo, chi se lo

immaginava?” Con queste premesse chi lo avrebbe detto che poi Pietro sarebbe stato il primo meccanico del figlio pilota? E invece è andata proprio così…


………..L’adolescenza di Max è stata come quella di tanti coetanei: la compagnia, il motorino, le festicciole, e, naturalmente, il calcio.

Mentre il suo amico di sempre Daniele era un grande appassionato di moto, il nostro Max proseguiva felicemente la sua carriera calcistica. Come fu che Daniele, chemax_biaggi_race_valencia_superbike_2009 già da tempo frequentava Vallelunga, un circuito un po’ dimenticato alle porte di Roma, quella domenica d’estate convinse Max a seguirlo? O è stato Max che chissà come ha sentito il richiamodel suo destino? Probabilmente semplicemente si annoiava, la scuola finita, gli allenamenti sospesi per la pausa estiva, il pranzo domenicale in famiglia come alternativa. Nessuno dei due protagonisti ricorda chiaramente chi decise cosa, fatto sta che si ritrovarono tutti e due ai bordi della pista,uno già più esperto in procinto di godersi la sua mezz’ora in sella, costata la paghetta di una settimana, l’altro ad osservare un po’ stralunato il suo amico che all’improvviso gli parevamooolto più “figo” di lui. E il gioco fu fatto. Non aveva fatto i conti, Max, con la paura di papà Pietro per le moto. Risultato: niente soldi per casco e tuta. Non aveva fatto i conti, Pietro, conl’ostinazione del figlio. Risultato: cinque settimane da Pony Express, dieci ore al giorno nel traffico romano. Infine la capitolazione, dopo aver capito che quello non era un capriccio,che era una cosa importante, che Max, a diciassette anni, aveva trovato la sua strada.“ Era un po’ sperduto la prima volta che ha girato in pista,” racconta Daniele. “ Non sapeva che linee tenere, io andavo più forte di lui. Ma è durata poco, la volta dopo già mi stava max_biaggi_brno_gara_1davanti.Il bello era che non aveva ancora la patente per girare. Il bollino da attaccare sulla moto lo faceva mio padre, poi in pista ci andava Max.” Il passo successivo potevano essere solo le gare, con il padre a fargli da meccanico. Era il 1989, Max aveva 18 anni, ed ha corso la sua prima gara a Magione nel campionato Italiano Sport Production classe 125cc, con la Honda. Caduto.“Io da qualche anno ho smesso di seguirlo, ho una bambina piccola e non posso stare in giro per il mondo,” continua Daniele, “ma fino ai primi anni del mondiale ho visto tutte le sue gare: ilprimo anno di Sport Production era sempre per terra. Era irruente, per niente calcolatore. Però quando arrivava, arrivava bene”. L’anno successivo, il 1990, è stata tutta un’altra storia. MaurizioVitali, un meccanico “vero” di Roma, che negli anni successivi è diventato il capo meccanico di Garry McCoy nel mondiale 125, ha contattato Pietro Biaggi e ne ha preso il posto in pista alivello tecnico. “ Ci chiamavano quelli della Uno col carrello,” sorride Maurizio al ricordo. “ Tutti gli altri avevano camper e furgoni, Max si doveva cambiare in macchina. Ma ha vinto sei gare su sette e alla fine non rideva più nessuno”. Si era fatto notare Max e quella prima stagione fantastica,seppur a livello di moto di produzione elaborate, gli è valsa la possibilità di partecipare al campionato Italiano in prova unica a Vallelunga, la pista salvaschermo-1_2009_antedel suo destino. Il suo primo affaccio nelmondo dei “grandi”. Così lo ricorda un giornalista che tuttora segue il mondiale. “Due occhi scuri spalancati sul podio, i capelli arruffati. L’inno finì di suonare e lui, in mezzo alla gente che gli batteva le mani sulle spalle, già non sapeva dove andare.

CONTINUA…………

Questo articolo è suggerito da Pat

BUONA DOMENICA DAL BOSCO !!

boscoImmagine anteprima YouTube

Buon compleanno …..Alessiaaaaaa!!

buoncompleanno


C’è stato il tempo
di un incontro fortuito,
mentre si passeggiava tra prati
di parole profumate di emozioni.

C’è stato il tempo
della reciproca conoscenza
e quello del mistero, nel riconoscersi subito
l’una nella vita dell’altra.

C’è stato il tempo dell’incontro,
a confermare la forza di una bella sensazione.

Questo, è il tempo dello svolgersi
di una profonda amicizia

e ci sarà sempre il tempo
per tener vivo questo legame
d’affetto e complicità,
che rende i tormenti più leggeri
e le gioie più brillanti.

Ci sarà sempre il tempo…
finché avremo tempo.

Buon compleanno.

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compleannoImmagine anteprima YouTube

La poesia e di Barbara Brussa

ARTE : PAUL GAUGUIN !!

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PAUL GAUGUIN

(1848  – 1903)

1Nella storia dell’arte ci sono stati pochi artisti che, come Gauguin, hanno cercato di scoprire e capire il mondo.

Agente di cambio, venuto tardi alla pittura, sotto l’impulso di una insopprimibile vocazione, fu uno dei protagonisti di questo momento dell’arte francese.

Dapprima appassionato collezionista delle opere degli Impressionisti, amico di Pissarro,2 interessato da dilettante alle novità della pittura, incominciò un giorno a dipingere seriamente e da quel momento la sua vita cambiò radicalmente.

Lasciò la moglie, i figli, l’impiego sicuro, per avventurarsi  su una strada tutt’altro che rassicurante.

Presto si avvertì in lui una novità di linguaggio, che semplificava la visione analitica impressionista e sostituiva ai piccoli tocchi di colore larghe e piatte stesure cromatiche che avevano al tempo stesso un valore decorativo ed evocativo.

3Viaggiatore instancabile, spirito curioso, contestatore, profondamente deluso dalla modernità la fuggì, trovando riparo nell’autenticità di popoli lontani, tra quelle ragazze indigene dei mari del Sud, che tanto amava rappresentare.

Gauguin non visitò mai l’Italia, ma fece “idealmente”  tappa a Roma, con le sue opere esposte al Complesso del Vittoriano.

Una lettura organica della personalità dell’artista ce la fornì,  negli anni tra le due guerre, 4 Lionello Venturi, il quale sosteneva, giustamente, che l’importanza data da Gauguin al colore, così comunicativo ed emozionale, era alla base del suo successo nell’arte contemporanea. Nessuno, tuttavia, si era accorto prima di quanto Gauguin fosse interessato all’arte italiana. Nel suo manoscritto “Diverses choses”, egli  si soffermò sull’arte di Giotto, ma sappiamo che conobbe e amò anche altri maestri italiani, come Cimabue, il Beato Angelico, Botticelli, Raffaello, e le sue esotiche Veneri, sdraiate e trasposte nella sua fantasia, avevano certamente apprezzato gli esempi già celebri di Giorgione e Tiziano.

5Le opere che riportò da un suo viaggio del 1884 nelle Isole della Martinica e delle Piccole Antille, rivelarono già un timbro originale che si rafforzò dopo l’incontro con Emile Bernard, un giovane pittore intelligente e acuto sperimentatore, da cui Gauguin apprese a chiudere le forme entro forti contorni neri.

In Bretagna, a Pont-Aven, nacquero le prime opere del  suo linguaggio maturo, volutamente 6decorative ma nutrite di significati simbolici, sovente anche mistici, evidenti nel Cristo Giallo e nella Visione dopo il sermone.

Dopo aver vissuto per un breve   periodo con Vincent van Gogh a Arles, Gauguin ritornò a Parigi, dove la sua fama andò continuamente crescendo, alimentata dalle sue accese discussioni e dai continui riferimenti al mondo dei primitivi, il solo che potesse veramente ispirare un artista.

7Questa fu la sua idea dominante e nel 1891 la mise in pratica recandosi a Tahiti, dove scoprì il fascino di una natura splendidamente ricca e incontaminata, di una vita semplice e meravigliosamente autentica.

Tutti i colori, i profumi, i misteri, le suggestioni esotiche entrarono nei suoi quadri che si 9arricchirono di una nuova linfa. Con fede sincera, egli cantò il misticismo e la sensualità, la semplicità e gli oscuri istinti dei popoli primitivi.

Si recò successivamente alle Isole Marchesi dove continuò a dipingere fino alla sua morte,  avvenuta a causa di  una spaventosa malattia infettiva,  trascinata a lungo tra sofferenze atroci e nel più totale abbrutimento.

Analizziamo, qui di seguito, alcuni tra i suoi dipinti più significativi.

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Cristo giallo

Il quadro raffigura delle donne bretoni, nei loro costumi tradizionali, inginocchiate ai piedi del crocifisso. Le colline sono gialle, gli alberi dalla chioma rossa, che potrebbero far pensare all’autunno.  Il Cristo contornato di nero e verde è totalmente giallo. L’effetto fondamentale dell’opera è il colore, perché non corrisponde a quello oggettivo. I colori sono reali, esistono ma vengono applicati in modo irreale. Si tratta quindi di “antinaturalismo” e di essenzialità del paesaggio e delle figure, appena abbozzate, semplici  sintetiche.

In quest’opera Gauguin fa prova di staccarsi completamente dalla pittura da cui era partito, cioè l’Impressionismo, per approdare ad una tecnica propria.

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Il Cavallo bianco

In un paradiso, permeato di slanci ingenui e voluttuosi, e di incontaminata purezza, ritrovato da Gauguin nella lontana Polinesia, non potevano mancare i cavalli indomati, dalle forme solenni, in simbiosi con gli elementi della natura lussureggiante di quel mondo primitivo, si abbeverano a cristallini rivoli d’acqua, o si  lasciano cavalcare da nudi indigeni.

Da questa celeberrima tela, l’artista inizia una lunga serie di quadri, incentrata sul tema dell’uomo e del cavallo, introdotto in Polinesia dagli Spagnoli nel XVI secolo ed ancora  raro a Tahiti alla fine dell’800.

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La visione dopo il sermone

Vere protagoniste del quadro sono le figure in primo piano delle donne bretoni di Pont-Aven.

Descrivendo il suo quadro a van Gogh, in una lettera del 1888, Gauguin sostenne di essere finalmente arrivato a “una grande semplicità rustica e superstiziosa…..estremamente severa”. Sottolineando la natura assolutamente visionaria del quadro, in cui “il paesaggio e la lotta non esistono che nell’immaginazione della gente in preghiera”,  a seguito del sermone.

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Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Gauguin usa figure già presenti in altri quadri e li compone in una scena che ricorda i boschi sacri classici o rinascimentali, e che assume un significato universale.

Le figure rappresentano l’umanità nei diversi stadi della vita, dall’infanzia alla vecchiaia, in una natura misteriosa e indeterminata. I colori dello sfondo: blu, verdi, marroni, creano arabeschi liberi, senza una precisa funzione, hanno uno sviluppo musicale, come una sinfonia nel sottofondo. Anche i corpi ora si distendono sinuosamente, ora si raccolgono o dispongono in successione. Analizzate singolarmente, queste figure diventano allegorie  e richiamano “simboli” carichi di significati. Da notare il ragazzo al centro,  che ricorda il Mercurio della Primavera di Botticelli, come anche l’idea del bosco sacro.

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I capolavori di Paul Gauguin

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Questo video è stato realizato da giuseppe9.pa

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