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Salute : FRATTURE !!

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FRATTURE

TREEPrendono il nome di fratture tutte le lesioni traumatiche e patologiche caratterizzate dall’interruzione della continuità di un osso la cui consistenza e resistenza siano lese da una malattia (t.b.c., infezioni piogene, metastesi tumorali eccettera) Va da sé che un pur lieve trauma è necessario perché il fatto avvenga, ma si tratta di traumi che generalmente non produrrebbero alcun danno su un osso sano. Queste fratture non hanno un particolare interesse per il –primo soccorso-, giacchè una persona che sappia di avere, una malattia es., ina T.B.C ossea o un’osteomielite, non solo deve rimanere a letto, ma deve preoccuparsi di evitare ogni piccolo urto.

Quello che a noi più interessano sono le fratture prodotte da traumi su un osso sano: le fratture traumatiche.

Esaminiamo i vari tipi di traumi che possono fratturare un osso:

  • azione di compressione ( es: pressione diretta, cadute sui talloni);

  • azione di flessione ( es: un urto flesso a leva; comprimendo il torace, si flettono esageratamente le costole);

  • azione di rotazione e trazione: ( volendo liberare un arto da una morsa, si può compiere una trazione  una rotazione  o esterno esagerate).

Classificazioni secondo l’anatomia patologica:

  1. secondo l’aspetto esterno: fratture aperte ( con ferita) e fratture chiuse ( senza lesione della cute);

  2. secondo lo spessore dell’osso interessato: complete ( fratture a tutto spessore), incomplete e sottoperiostee ( il periostio non è interessato)

  3. secondo il numero dei monconi ossei: ( frammentazione minuta dell’osso).

Sintomatologia:

Nelle fratture chiuse, si può avere, al momento del trauma, dolore violento, eventuale rumore di scricchiolio o di colpo secco. Si può avere anche un anormale

aspetto della parte lesa.

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Successivamente e rapidamente, la zona interessata si fa dolente, arrossata, tumefatta. Ad una palpazione anche lieve, si provoca dolore vivo e si sente aumento della temperatura della parte lesa. A volte, prima che si instauri un gonfiore ad alto grado, è possibile palpare delle irregolarità dell’osso leso, come posizione abnorme, senso di scalino o di solco; questa manovra è però riservata a personale esperto.A seconda del’importanza dell’osso fratturato, si ha un maggior o minore deficit funzionale della parte lesa. Il fratturato è un paziente che va incontro molto facilmente allo shock; fare quindi molta attenzione all’insorgere dei primi sintomi caratteristici: pallore, sudorazione ecc.Nelle fratture aperte, si hanno oltre ai sintomi prima descritti, i sintomi della lesione cutanea ( in questi casi, a tipo ferito lacero contusa), si potranno osservare i monconi ossei sporgere dalla ferita. Complicanze delle fratture: emorragie, schock, infezione, lesione dei nervi, embolie grassose e gassose. Queste le principali complicanze che ora esamineremo.

L’emorragia:

Può essere esterna o sottocutanea; la prima si ha nelle fratture esposte, la seconda nelle chiuse. Va comunque tenuto presente che l’ematoma che si forma attorno ai ematoma A2capi ossei di una frattura, ha una funzione riparatrice. E’ dal versamento ematico, infatti, che prende origine il processo di ricostruzione dell’integrità ossea, tramite la formazione del callo osseo. Lo shock, in un primo momento neurogeno, per il violento dolore accusato dal paziente, potrà essere successivamente complicato dal versamento emorragico. L’infezione è più facile nelle fratture aperte, essendoci in questo caso una diretta comunicazione tra il focolaio di frattura e l’esterno.

L’embolia gassosa si può avere nelle fratture aperte, con lesioni vasali ( come, ad es., nel caso della frattura della clavicola, con ferita ampia della vena succlavia). La vena rimane beante, ed essendo in essa negativa la pressione sanguinea, l’aria viene aspirata in circolo e giunge al cuore; se è in gran quantità, può essere pericolosa, giacchè l’aria giunta nella cavità cardiale occupa il volume normalmente occupato dal sangue, impedendo così la dinamica circolatoria ( tamponamento cardiaco ). Questa è comunque un’evenienza molto rara. L’embolia grassosa si può avere nelle fratture con spappolamento dell’osso e conseguentemente fuoriuscita di midollo che, in piccole gocce s’introduce nelle vene. Entrato in circolo, l’embolo può arrivare ad occludere arterie cerebrali, polmoni ecc..; come conseguente infarto.

P.S. Nel primo soccorso delle fratture è bene ricordare alcune regole generali:

1) la frattura è una lesione locale, accompagnata da risentimento generale (shock), che nel primo soccorso ripeto non deve essere dimenticato;

2) evitare inconsulte manovre di riduzione;

3) è meglio diagnosticare una frattura che non esiste che ignorarne una reale;

4) una frattura è facilmente riducibile, e quindi ben curabile, entro le prime 12-24; dopo 24-48 ore, la riduzione è più difficile ed è più facile la formazione di un callo osseo anormale che complicherà la guarigione.

5) prima di iniziare la immobilizzazione delle fratture, curare l’emorragia, se presente.

Tenendo presenti le regole sopradette, si deve indagare sull’incidente e sulla meccanica, interrogando il paziente se è possibile, e gli eventuali presenti all’accaduto, 4osservando attentamente la posizione del paziente, cercando di rilevare ogni normalità morfologica o di postura. Far fare meno movimenti possibili all’infortunato; non cercare di levargli gli abiti o di farlo alzare se seduto o disteso; stenderlo se è in piedi. Palpare con circospezione la parte lesa o dichiarata tale, rilevando attentamente l’anormalità, riacutizzazione del dolore, gonfiore, calore, non dimenticando nel fare questo, però, di prendere accorgimenti per lo shock. Il primo soccorso, in presenza di una sospetta frattura, il soccorritore deve operare in modo che la parte lesa sia protetta nel periodo che intercorre tra il rinvenimento del lesionato e il suo arrivo nel luogo di cura. La protezione deve essere tale da impedire complicazioni per traumi susseguenti e da alleviare io dolore. A tale scopo, si pone il paziente nella posizione più adatta, cioè la meno dolorosa. Di norma i fratturati coscienti cercano spontaneamente tale posizione. Non si deve mai tentare alcuna manovra di riduzione della sospetta frattura, intendendo per riduzione il ripristino della normale morfologia, se alterata. Si deve cercare di fissare la parte lesa a qualcosa di solido, in modo da impedire i movimenti. Tutto ciò si ottiene con l’uso di un piano duro, mezzi fissanti ( legacci, bende, cinghie ) e mezzi imbottenti ( cotone, stracci ecc.) E’ nell’immobilizzare le fratture che appare chiaramente la necessità di un buon senso da parte del soccorritore, buon senso nel trovare i mezzi più adatti nell’ambiente circostante all’incidente e nell’applicarli correttamente. La frattura se ben curata, si consolida, essendosi formato il callo osseo. Questo avviene dopo un periodo di tempo che varia, non solo con l’età dell’infortunato, ma anche con il tipo di osso. Il callo osseo si origina da zone del periostio e dell’interno del canale midollare, fornite di cellule osteogenetiche ( cioè formatrici di osso ).

Nozioni di immobilizzazione di diversi tipi di frattura

Frattura della spalla e del braccio:

37_fcf905c2f5b372ce5d5c6c043517897cgeneralmente il fratturato stesso suggerisce istintivamente la posizione in cui fissare l’arto leso; il braccio addosso al torace e l’avambraccio ad angolo retto, la mano sana reggerà l’arto leso al gomito, fasciando con due triangoli di tela l’arto leso al gomito.

Frattura del gomito:

TREQuesto caso può essere trattato come il precedente, se il paziente presenta l’arto flesso. Se l’arto non è flesso, può essere fissato con due stecche, oppure avvolto in una doccia di cartone. Si chiama “doccia” un apparecchio di legno, latta, cartone ecc., sagomato a forma di –grondaia-, in cui si pone un arto leso, previa imbottitura, perché si adagi meglio e non dia fastidio. Una –doccia- sagomata ad angolo retto è l’ideale per una frattura del gomito, mettendo il braccio al collo. Frattura all’avambraccio e del polso: Si immobilizzi con stecca su cui poggi l’avambraccio, flesso a 90° sul braccio, se la frattura è all’avambraccio, occorre immobilizzare il gomito e il polso fino a mezza mano; se la frattura è al polso, bisogna immobilizzare tutta la mano. Braccio al collo.

Frattura della coscia:

Immobilizzare tutto l’arto dal bacino al piede. Nelle fratture femorali, il giuoco dei muscoli della coscia tende a spostare i gin_2400_grmonconi ossei con pericolo di lesione del fascio neuro-vascolare femorale. Questo è l’unico caso in cui il soccorritore ben preparato e aiutato da altri può effettuare una modica trazione sull’arto leso. La trazione si effettua a paziente supino, abbassando il piede a due mani alla caviglia e tirando fortemente, ma non di strappo. Sotto trazione, si stecca e si fissa; solo allora si lascia il piede. Se non si è preparati, o se si è soli, o male aiutati, è meglio immobilizzare così come si trova, sempre fissando dal bacino al piede compreso. Frattura del ginocchio e della gamba: Si immobilizzi con stecche o doccia l’arto dal terzo medio della coscia al piede compreso. Frattura della caviglia e del piede: S’immobilizzi dal terzo superiore della gamba al piede compreso, in presenza di calzature, si slaccino e si allarghino subito; se la manovra è di facile esecuzione, si tolga la scarpa altrimenti la si lasci in situ.

Frattura della clavicola:

La clavicola s’immobilizza passando una fascia, una cinghia o altra striscia dietro la nuca del paziente e i due capi sotto le shoulder2ascelle, dopo essere passati anteriormente, esercitando una progressiva trazione dal di dietro, si fissino i capi della fascia dietro la schiena. Frattura gabbia toracica: E’dovuta a traumi che agiscono in senso antero-posteriore dando fratture verso l’esterno, o da traumi che agiscono in senso trasversale dando fratture verso l’interno. Il paziente ha dolore accentuato alla respirazione, difficoltà respiratoria fino alla disnea, tosse, emissione di sangue con espettorato e, se il polmone leso comunica con il sottocutaneo, vi è un’infiltrazione di aria in quest’ultimo e quindi enfisema sottocutaneo. Mettere in posizione semiseduta il paziente ( in questo modo la respirazione è favorita ), praticare respirazione artificiale se necessaria, cercare di impedire che il paziente tossisca o parli, fare bendaggio parte lesa, mettere ghiaccio sul torace. Chiamare urgentemente i soccorsi. A tale proposito un cenno sulle cinture di sicurezza: le stesse hanno apportato notevoli benefici sul campo della sicurezza stradale, tuttavia se indossate male o mal funzionanti, può essere lesiva a uno dei arti superiori, torace,  addome, collo, clavicola.

Fratture della colonna vertebrale:

Son dovute a traumi diretti e indiretti ( es. caduti sui talloni ). Il paziente ha dolore, tumefazione, impotenza funzionale e, se è stato leso il midollo, paralisi dei lombalgiamuscoli della parte del corpo sottostante alla vertebra fratturata, con una completa insensibilità e perdita delle urine e feci. Immobilizzare nella posizione trovata la vittima, evitando il più piccolo movimento che potrebbe aggravare di molto la frattura ( ad es. col ledere il midollo) Come piano duro si usino tavole o porte, cioè piani abbastanza estesi. Se la frattura è localizzata alle prime due vertebre cervicali, si può avere la morte per lesioni dei centri cardiorespiratori del bulbo ( mielencefalo ). Si hanno anche fratture del “cranio” con diversi nomi: frattura della volta, frattura fossa cranica media, fossa cranica posteriore, frattura del massiccio facciale, della mandibola. Scevro da pericoli e quindi altre complicazioni, chiamare con urgenza i soccorsi. Possiamo solo fare: stendere l’infortunato su un fianco, con la testa inclinata all’indietro rispetto al corpo, mento rivoltato in alto che permette all’infortunato di vomitare e di non rovesciare all’indietro la lingua, cercare di arrestare emorragia, tranne quelle dell’orecchio, praticare respirazione artificiale se il respiro è insufficiente, attendere i soccorsi. Non lasciare mai il traumatizzato cranico disteso sul dorso perché tale posizione mal-di-schiena-300x240aumenta il rischio di morte per asfissia, non dare mai da bere all’infortunato. In ultimo non dimentichiamo le fratture cosi dette da “stress” ovvero ( sovraccarico funzionale. Si tratta di lesioni che si avverano di frequente nei reparti traumatologia dello sport, la maggior parte colpisce l’arto inferiore e si manifesta soprattutto negli atleti che praticano corsa con il continuo impatto su terreni duro –stress meccanico- reiterato sulla microtralecolare dell’osso. Detto tutto questo, si rammenta che prevenire cadute e fratture degli anziani con le ossa fragile oltre alla vitamina -D- e una casa sicura, l’esercizio fisico regolare ( ovviamente adeguato alle capacità e necessarie di ciascuno) è ad oggi il modo migliore per prevenire le cadute e quindi le fratture. Le cadute non sempre hanno conseguenze gravi e non necessariamente l’esito è la frattura, che avviene in circa il 20% dei casi; spesso però cambia la qualità della vita e dopo una caduta persone fino a quel momento energiche possono finire per evitare qualsiasi attività fisica per paura e per la perdita di fiducia in loro stesse. Da qui l’importanza della prevenzione: l’esercizio agisce migliorando la forza, la flessibilità, la resistenza e l’equilibrio, teniamo ben presente che l’attività fisica è imprescindibile....NEMBO

fiorenzoFranco

Buongiorno …… di saggezza !!

pensieri

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"Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne... miscellaneous_537All'improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò :"AAAhhhhhhhhhhh!!!" Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva : "AAAhhhhhhhhhhh!!!" Con curiosità, egli chiese: "Chi sei tu?" E ricevette la risposta: "Chi sei tu?"miscellaneous_537 Dopo il ragazzino urlò: "Io ti sento! Chi sei?" E la voce rispose: "Io ti sento! Chi sei?" Infuriato da quella risposta egli urlò: "Codardo" E ricevette la risposta: "Codardo!" Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: "Papà, che succede?" miscellaneous_537Il padre gli sorrise e rispose:"Figlio mio, ora stai attento:" E dopo l'uomo gridò: "Tu sei un campione!" La voce rispose: "Tu sei un campione!" Il figlio era sorpreso ma non capiva. Allora il padre gli spiegò: "La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA. La Vita, come un'eco, ti restituisce quello che tu dici o fai. La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni. miscellaneous_537Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore nel tuo cuore; Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo. Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa. La nostra Vita non è un insieme di coincidenze,miscellaneous_537 è lo specchio di noi stessi...anonimo !!

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Giuseppesabrina

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