Archive for aprile 21st, 2010

Buon compleanno linaaaaaa !!

2ps1s11.jpg21986e2a5c78d683f27fabcc2f046d60

lina

sipario_sinistra

AUGURONI DI CUORE DA TUTTA LA BRIGATA DI ELDY

CHE SIA UN COMPLEANNO SERENO E PIENO DI GIOIA

new41166315-torte05

glitter-myspace-happy-birthday-comments-7

L’orologio……dei tuoi anni!

1545873otd5a86wppUn orologio davanti a me

Scandisce il suo tempo…..

Ci vede bambini, adolescenti e poi adulti…

Le sue lancette girano velocemente,

seguono sempre lo stesso ritmo…

esistono solo i suoi minuti, le sue ore,

per noi i momenti più o meno belli che

ogni volta, spegnendo una candelina in più,

ricordiamo con tanta gioia e con tanti sentimenti nuovi!

ANONIMO

AUGURONI GIADA !!

372

Tantissimi auguroni Giada per i tuo compleanno .........

.........Natalina ti voleva fare una sorpresa e

farti gli auguri in modo speciale  e insieme a lei

anche il Bosco si unisce alla festa .....................

Buon compleanno Achille !!

4v8v8eegt7 glitteryourway-b8b5c868

da noi tutti amici del bosco e di eldy

auguroniiiiiiiiiiiiiiiii !!!

“L’aggressività femminile”

discutiamonee

“L’aggressività femminile”

considerazioni al margine del libro della psicoanalista

Marina Valcarenghi (editore Bruno Mondadori – Milano)

copj13Di questo stupendo libro riporto la presentazione di copertina e le conclusioni.

Sembra essere successo qualcosa in tempi molto lontani che ha indotto la compressione dell’aggressività non di una ma di tutte le donne, qualcosa che potrebbe essere una mutazione istintiva legata a uno stato di necessità, forse a esigenze conservative della specie. I sintomi di questa artificiale repressione si esprimono in comportamenti deficitari o eccessivi come: autolesionismo, abitudine al lamento, senso di colpa, dipendenza, insicurezza o ansia di controllo, prepotenza e atteggiamenti insofferenti e collerici. L’istinto aggressivo femminile è ammalato perché non riesce a esprimere una conveniente autodifesa dello spazio fisico, psichico e sociale e non risulta quindi capace di affermare e proteggere con efficacia l’identità soggettiva. Affrontando l’antico stato di necessità, riconoscendo il dolore per una lontana e comune ferita all’istinto e collegando quella ferita ai sintomi di oggi, diventa progressivamente possibile riscoprire l’energia aggressiva e con essa il desiderio e la capacità di affermare quella forma del pensiero e del sentimento che costituisce il modo femminile di stare nel mondo, un modo ancora in larga misura sommerso, ma ormai necessario non solo all’equilibrio della personalità femminile, ma forse anche alla salvezza del genere umano.

Valutazioni del libro

Sembra dunque che una parte dell’analisi femminile possa orientarsi nel percorrere a ritroso un cammino che, partendo dal sintomo, e attraversando l’insicurezza 5x7LesliePosere il senso di colpa, raggiunge alla fine la repressione del deficit dell’aggressività e del desiderio. Come ho cercato di dimostrare, ho rintracciato questo percorso non seguendo un “a priori” ma piuttosto attraverso un’osservazione sistematicamente confermata nell’attività clinica. Constatavo nelle donne, a differenza che negli uomini, sensi di colpa e insicurezze senza riscontri nel passato e nel presente personale e che anzi risultavano conflittuali con la coscienza e con il sistema dei pensieri e delle opinioni. Così ho imparato poco per volta a riconoscere un’uniformità e una specie di “legge” in certe forme del comportamento femminile, anche tenendo conto della definitiva  originalità di ogni vita, e ho anche trovato una possibile spiegazione a diversi interrogativi che mi accompagnavano ormai da molti anni. Se nelle donne il senso di colpa è radicato nel delitto del “non essere”, allora per esempio si spiega perché le donne e le bambine violentate si sentano in colpa per l’abuso subito e attivino di conseguenza comportamenti autodistruttivi. Nella violenza sessuale, infatti, il “non essere” di una donna assume una particolare concretezza. E si spiega anche come mai così tante donne abbiano potuto subire una 4020080728100711violenza fisica, sessuale o no, anche quando avrebbero potuto evitarla, anche quando avrebbero potuto difendersi: dietro la soglia della coscienza un desiderio forte e legittimato di prevaricazione travolge un desiderio represso e illegale di autodifesa. Allo stesso tempo se il “non essere” è al tempo stesso delitto e legge –delitto contro se stesse e legge della società- diventa comprensibile la differenza di comportamento, molto sottolineata soprattutto in passato nell’infanzia dei due generi, in base alla quale i maschi risultano franchi, aperti e diretti e le femmine pettegole, ambigue e invidiose. Le bambine infatti si stanno faticosamente addestrando a reprimere un istinto che le aiuterebbe certo a essere aperte, leali e dirette, ma allo stesso tempo inevitabilmente anche aggressive e quindi socialmente svalutate. D’altra parte l’istinto esiste e deve cercare una sua espressione, anche se distorta e contratta, e la trova in quel complesso di comportamenti compiacenti e petulanti e in quella endemica vergogna di esistere che affliggono l’infanzia femminile. Così le bambine sembrano ripetere, anche se in modo via via più affievolito, comportamenti “imparati” così bene e da così tanto tempo da parere secondo natura. In altre parole, la riconduzione di modelli costanti autolesivi nell’alveo dell’inconscio collettivo contribuisce, secondo me, a spiegare come mai essi possano essere generali, sistematici e al tempo stesso nevrotici e come possano apparire naturali. L’abitudine a reprimere l’istinto aggressivo e il complesso dei desideri si è difesa Donna 300stabilizzata in migliaia di anni e ha generato in qualche modo un adattamento e quindi un equilibrio nel comportamento femminile. La presa di coscienza di questo stato di cose genera rabbia, depressione e anche un impulso trasformativo, ma il tentativo di spezzare lo strato ormai roccioso dell’abitudine produce uno stato di angoscia. Sappiamo che questa angoscia è riferibile all’aspetto tranquillizzante dell’abitudine alla quale si deve rinunciare, ma io credo che, nel nostro caso, sia anche riferibile al mistero, molto inquietante, dell’essere. Noi donne ci siamo abituate nel tempo a “non essere” e su questo stato abbiamo costruito un equilibrio, innaturale e nevrotico, ma un equilibrio; quando ci rendiamo conto che di fronte a noi  si apre un territorio in cui possiamo “essere”, e quando anche ci appassioniamo all’idea, emerge un’altra forma di angoscia che è quella di non sapere “chi” essere, in che modo, in quali forme. Non siamo abituate a esistere in funzione di noi stesse e non siamo capaci. La prima quasi automatica conseguenza è quella di procedere per imitazione e di assumere quindi le forme dell’identità maschile, dato che gli uomini sono quelli che davanti ai nostri occhi hanno sempre rappresentato la capacità di “essere” in prima persona, riservandosene l’onere e l’onore. Ma l’imitazione degli uomini, della loro forma di aggressività, del loro modo di desiderare, del loro pensiero razionale, della struttura gerarchica della loro organizzazione sociale, costituisce la più formidabile trappola tesa da noi stesse alla nostra liberazione, perché siamo sempre in fuori gioco. L’imitazione esclude la ricerca e semplifica apparentemente la vita, consente di raggiungere traguardi sociali e ci illude sulla parità, consegnandoci a un mondo che resta pensato al di fuori di noi. La sfida sembra quindi consistere nell’accettare le asperità del percorso e l’angoscia che deriva dal non sapere dove andiamo, perché stiamo andando a scoprire un “chi siamo”lavoro_donne2 che abbiamo dimenticato. Accettando l’angoscia, e anche certe balsamiche fasi depressive, diventa possibile cominciare a riconoscere che abbiamo un nostro sguardo sul mondo, che abbiamo pensieri da sempre censurati, che abbiamo un nostro modo di funzionare e che abbiamo anche voglia di manifestarlo e di difenderlo. Allora si può spezzare l’abitudine a non essere. Questo progetto di liberazione non riguarda più, a questo punto, solo le donne, ma tutta la nostra specie. Come in tempi remoti è stato necessario reprimere la visione femminile delle cose per poter sopravvivere, così oggi non sembra più possibile immaginare un futuro senza l’apporto di modi di pensare e di sentire accoglienti, comprensivi delle differenze, attenti alla complessità, sensibili al pericolo e al dolore, indifferenti alla gerarchia e alla competizione, orientati alla difesa della vita che è al tempo stesso spirito e materia. Dando un’occhiata al mondo di oggi, può sembrare una strada tutta in salita, ma scorciatoie non ne vedo e forse l’inconscio può essere una guida.

Considerazioni di lorenzo

oltreL’attuale situazione  dei generi riflette in sostanza due tipi di movimento: un cammino “a perdere” da parte dei maschi, in diritti e impegni, e un cammino “a conquistare” da parte delle femmine. Ma l’Autrice afferma recisamente che gli “idealtipi” maschili e femminili sono diversi e la cosa migliore, naturale, sarebbe di renderli di pari dignità, accettandoli con le loro differenze, il maschio prevalentemente deduttivo, analitico, esplorativo e la femmina prevalentemente sintetica, intuitiva, ricettiva. La contemporanea presenza dei due elementi in un rapporto di empatia e rispetto consentirebbe alle due metà del cielo di offrire il meglio di sé e la migliore crescita dell’insieme. Il guaio sarebbe se ognuno dei due generi oltrepassasse il proprio confine divenendo altro da sé, creando, per i più vari motivi, categorie di  “maschi-femmine” e di “femmine maschi”. Ci sono purtroppo casi sempre più numerosi di tali situazioni, con  prevedibili esiti funesti, attuali e futuri, per l’umanità. Una riflessione è d’obbligo, a mio parere.

Vogliamo provarci, amici di Eldy?

Lorenzo.rm

Lorenzo