Archive for marzo, 2010

CRICETINAE (Nome comune Criceto) !!

animali

CRICETINAE


(Nome comune Criceto)



Sono sicura che molte famiglie possiedono dei criceti, creature deliziose e molto amate dai bambini. Ecco alcune notizie piccoli cricetiimportanti per il loro mantenimento, poiché hanno vita breve. Le specie conosciute sono il criceto siriano o criceto dorato (Mesocricetus auratus) e i criceti russi nani (Phodopus), rappresentati da più specie: il criceto nano russo di Campbell (Phodus campbell), il criceto nano russo siberiano o Winter White (Phodopus sungorus) ed il criceto nano di Roborovskij (Phodopus roborovskii). Tutte le specie precedenti sono Criceto 1comunemente usate come animali domestici. Più di recente si stanno diffondendo sul mercato italiano altri criceti, come quelli cinesi (Cricetulus barabensis). L’habitat dei criceti si estende dall’Europa centrale attraverso la Siberia, la mongolia, la Cina settentrionale, fino alla Corea meridionale. I criceti abitano in terre aride, ai limiti del deserto, tra dune sabbiose scarsamente ricoperte di vegetazione, tra gli arbusti ai piedi delle colline rocciose, su altopiani, valli fluviali e steppe, in quota, a volte vivono nei campi coltivati. La distribuzione geografica varia fortemente tra le specie. Il criceto comune, ad esempio, si trova in Europa centrale fino alla Cina  nord-occidentale, mentre criceto 1il criceto dorato è stato trovato solo nei pressi di una cittadina della Siria nord-occidentale. I criceti in cattività vivono circa due e i tre anni. A causa della loro breve vita, crescono rapidamente e diventano sessualmente maturi a partire dall’età di 30 giorni, (i criceti siriani o dorati), o 2-3 mesi (i criceti russi). In natura tendono a riprodursi all’inizio della primavera, in modo da avere cucciolate nel pieno della primavera-estate, la stagione in cui la disponibilità di cibo è maggiore. In cattività, invece, vista la temperatura più o meno costante e la perenne disponibilità di cibo, i criceti si riproducono tutto l’anno. La gravidanza dura dai 16 ai 20 giorni ed è multipla, dai 5 ai 14 cuccioli. Per il primo mese dopo il parto è indispensabile separare maschio e femmina, infatti il maschio potrebbe tentare di uccidere la propria prole, per fa sì che la femmina vada nuovamente in calore. Possono essere tenuti Criceti 2in apposite teche, indispensabili tubi  e accessori, interrati dalle pareti di vetro o, in alternativa, in gabbie a maglie strette per evitare che fuggano o restino incastrati con le zampe. Sono soliti infilarsi negli spazi più piccoli. E’ opportuno quindi accertarsi che non si creino intercapedini troppo strette al momento di disporre gli arredi. E’ essenziale la presenza di una ruota perché si mantengano  fisicamente in salute ed una tana per dormire. Sarebbe opportuno far girare quotidianamente il proprio criceto in una stanza, sarebbe un ottimo modo per tenere il criceto in allenamento e per un suo cambio di routine. L’alimentazione è fondamentale per assicurare una vita lunga al proprio criceto, l’alimentazione sbagliata è la prima causa della sua morte prematura. Per il suo benessere occorre assicurarsi che esso abbia sempre disponibile una buona quantità di cibo, sia per assecondare la sua animali_simpatici_05tendenza ad accumulare, sia per evitare che possa rimanerne senza.

Il criceto infatti  ha un metabolismo molto accelerato, se privo di cibo può morire in breve tempo.

Cibo: Semi di girasole, orzo, avena, soia, grano, frutta uva, ciliegie, albicocche, mela, fragole, pere, prugne, noci e mandorle. Verdure: tutti tipi di insalate, carote, pomodori, finocchi, e piselli. E’ consigliabile anche la verdura cotta.


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GIOVANNA

Buon compleanno …ANGELO !!!

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Buona notte e Buongiorno dal BOSCO !!

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RICORDIAMOCI DI CAMBIARE

L’ORARIO ……UN ORA AVANTI….

….E BUONA FESTA DELLE  PALME

…Mimma..!!


La Puglia !!

italia

La Puglia  si affaccia a est sul mar Adriatico, a sud sul mar Ionio e confina con il Molise a nord, la Basilicata e la Campania a ovest. Comprende le province di Bari, Regione PugliaBrindisi, Foggia, Lecce  e Taranto. Capoluogo della Regione è Bari.
La romana Apulia, deriva il suo nome dalla popolazione degli apuli, giunti forse dall’altra sponda dell’Adriatico. La parola “Puglia” scomparve poi nell’uso amministrativo; dopo l’unità d’Italia la regione venne chiamata “Puglie” e solo nel censimento del 1921 venne ufficialmente adottata la forma al singolare.
La Puglia forma una specie di stretto rettangolo, allungato da nord-ovest a sud-est per circa 350 km., che si protende tra il canale di Otranto (Adriatico) e il golfo di Taranto (Ionio) con la penisola del Salento. Più della metà del territorio è pianeggiante, il resto è quasi prevalentemente collinare. Nella sua sezione settentrionale un’ampia superficie, la più vasta pianura d’Italia dopo la Pianura Padana, è denominata il Tavoliere delle Puglie.
Gli Appennini, che nella loro sezione meridionale si inarcano verso il mar Tirreno, non interessano la Puglia, se non marginalmente: una breve dorsale secondaria, i monti della Daunia, culmina nel monte Cornacchia (1152 m.), al confine con la Campania. Per il resto la Puglia è la sola regione dell’Italia peninsulare che non comprende alcun gruppo del sistema appenninico. Se si escludono i monti della gravina-di-pugliaDaunia, l’unico rilievo pugliese che supera i 1000 m. è il monte Calvo (1055 m.), nel Gargano, che in origine era un’isola unita poi alla terraferma.
Quasi tutta la regione è costituita da rocce calcaree dove sono evidenti i fenomeni del carsismo, sia di superficie sia di profondità. Il luogo più spettacolare del carsismo pugliese è rappresentato dalle grotte di Castellana, nelle Murge di Bari, esplorate solo a partire dal 1938 e che sono le più grandiose d’Italia (tra i vari ambienti, si ricordano la grotta Nera, il cavernone dei Monumenti, la caverna del Precipizio, la grotta Bianca ecc.).
La Puglia ha uno sviluppo costiero di 800 km. e con una morfologia molto varia. Il tratto che circonda il Gargano è quasi ovunque alto e roccioso, ma presenta anche un’area pianeggiante in corrispondenza dei laghi costieri di Varano e di Lesina, che un tempo comunicavano con il mare, da cui oggi sono separati da cordoni dunosi. Il Gargano, che chiude a nord il golfo di Manfredonia, è l’unica rientranza di rilievo della costa adriatica pugliese, che è morfologicamente varia, in ampi tratti bassa e sabbiosa, e in altri cartoline_pugliaBIGmovimentata da minute insenature. Nel Salento le pur modeste alture si spingono sino al litorale, dove il capo di Santa Maria di Leuca delimita a sud-est la penisola italiana. Sullo Ionio si apre il golfo di Taranto, che alterna anch’esso coste alte e dirupate ad altre basse e sabbiose.
Non esistono fiumi di una certa rilevanza che siano interamente pugliesi. A nord il Fortore (88 km.) e più a sud l’Ofanto (134 km.) nascono dall’Appennino campano e interessano la Puglia solo nel tratto inferiore. Fortissima è l’irregolarità delle loro portate; a piene invernali che possono provocare esondazioni e persino improvvisi cambiamenti di percorso, si contrappongono magre estive tali che i corsi d’acqua non raggiungono nemmeno la foce. Del tutto inadeguato alle attuali richieste idriche è ormai l’acquedotto Pugliese, che attinge le acque principalmente dal fiume Sele, in Campania.
La protezione dell’ambiente è ancora carente; vi sono zone di grande interesse paesaggistico, come il Gargano, che è stato da tempo raggiunto da un intenso turismo e in cui soprattutto la fascia costiera, ormai densa di edificazioni, andrebbe maggiormente tutelata.
Tra le poche riserve, la più vasta e famosa è la Foresta Umbra, cioè “ombrosa”, nell’ambiente più alto e DSCN0172piovoso del Gargano, dalla fitta e lussureggiante vegetazione, formata in prevalenza da faggi ma ricca anche di altre specie, come i tassi e i lecci. Si ricordano, al di fuori dell’area del Gargano, dove sono in parte protette le dune del lago di Varano, la riserva dell’ambiente salmastro di Margherita di Savoia, all’estremità meridionale del golfo di Manfredonia e il bosco di Tricase, nel Salento, con un bel querceto.
Se si eccettua il Gargano si hanno esigui lembi di bosco, anche ad alto fusto, solo sui monti della Daunia, oltre che alcune pinete litoranee e qualche bosco di quercia. Altrettanto povera è la fauna naturale, che trova i suoi rifugi per lo più nella Foresta Umbra. Vi si trovano ancora caprioli, gatti selvatici e volpi.

Nel 2004 nasce una nuova provincia   BAT  …….. Barletta Andria Trani

batLa Provincia di Barletta-Andria-Trani è una provincia della Puglia di 384.293 abitanti, con capoluogo congiunto fra le città di Barletta, Andria e Trani, istituita nel 2004. Le prime elezioni del Consiglio provinciale sono previste per il 2008, in concomitanza con la scadenza del Consiglio provinciale di Foggia. Confina a nord-ovest con la Provincia di Foggia, a nord-est con il Mare Adriatico, a sud-est con la Provincia di Bari, a sud con la Provincia di Potenza (Basilicata) e ha un’estensione territoriale di 153.866 ettari. Le tre città che costituiscono il capoluogo congiunto sono centri molto popolosi …

La Puglia è, tra le regioni d’Italia, una delle più ricche di reperti preistorici, tra i quali assumono un valore preminente i dolmen e i menhir diffusi soprattutto nella Capitanata, nel Tavoliere e nella Terra di Bari. Verso la fine del II millennio a.C. si consolidarono i gruppi etnici dominanti nell’era protostorica, i quali formarono le stirpi dei dauni, dei peucezi e dei messapi. Come per gran parte dell’Italia meridionale le forme più evolute di governo e di insediamento derivarono dalla colonizzazione ellenica che raggiunse il culmine nel IV secolo a.C., periodo in cui si affacciarono in Puglia le milizie dei romani.

Che cosa è la pizzica ?

E’ un ballo tipico  pugliese , dela zona del salento (lecce) . fa parte della grande famiglia della tarantella , tipiche danze diffuse nel Italia meridionale ………

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la pizzica si balla in coppia, non necessariamente formata da individui dello stesso sesso. A pizzica2differenza di quanto molti immaginano, la pizzica tra uomo e donna non era necessariamente una danza di corteggiamento. Essa infatti si ballava soprattutto in occasioni private e familiari, ed in tali occasioni era molto probabile che a danzare si trovassero parenti anche molto stretti, o individui tra i quali intercorreva una grande differenza d’età. Così il ballo tra un fratello ed una sorella poteva diventare occasione di divertimento e scherzo, come quello tra un anziano e la sua nipotina poteva diventare un momento di apprendimento da parte della seconda dei ruoli. Tra due uomini invece spesso si creava più tensione, o meglio, competizione, ed il ballo diventava allora un momento di sfida in cui ci si confrontava, danze_dioniso_hesibendole, su doti quali agilità, creatività e prestanza fisica. Un esempio di danza tra due uomini è riscontrabile nella tradizione ostunese, dove è molto facile vedere due uomini ballare insieme ed in cui uno dei due uomini (o a turno), si prende gioco dell’altro riproducendo passi e pose comici o caratteristici della danza femminile….ACHILLE

pizzica

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GRAZIE  FRANCESCA.BA PER ALCUNI SUGGERIMENTI !!

Donazione Organi !!

ALBA

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Le ragioni di questa campagna

Sono stati sufficienti una nuova legge, una migliore organizzazione sanitaria e un po’ di

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informazione in più e gli italiani hanno scoperto di essere capaci di scelte di grande altruismo. In poco meno di tre anni le donazioni di organi sono triplicate: più 50% per i trapianti di cuore; più 100% per rene, fegato e pancreas; più 350% per i trapianti di polmone. Merito della scienza e della legge

http://www.daivaloreallavita.it/donazione/couple.gif

che hanno fatto chiarezza, assicurato garanzie, chiarito inequivocabilmente quando è possibile procedere al prelievo. Merito dello Stato che ha consegnato a ognuno di noi la tessera del donatore invitandoci a riflettere se vale la pena salvare una vita, quando un giorno la nostra non dovesse più esserci.


Tuttavia, ancora non basta!

Ancora oggi sono migliaia i bambini, gli uomini, le donne in angosciosa attesa di un trapianto. Secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti i pazienti in lista di attesa sono 10.260.

cuoreQuesta campagna di comunicazione, realizzata dalle associazioni dei donatori e dei trapiantati, in collaborazione con il Ministero della Salute e il Centro Nazionale Trapianti, ha lo scopo di informare, sensibilizzare e mettere in condizione gli italiani di manifestare consapevolmente la propria volontà alla donazione di organi e tessuti e di essere solidali con chi soffre.



Che cosa è il trapianto?

manifesto_donazioneIl trapianto è un’efficace terapia per alcune gravi malattie che colpiscono gli organi o tessuti del corpo umano e che non sono curabili in altro modo.

Grazie all’esperienza acquisita negli ultimi anni il trapianto consente al paziente una durata e una qualità di vita che nessun’ altra terapia è in grado di garantire. Non tutti i pazienti che necessitano di trapianto però possono riceverlo a causa dello scarso numero di donatori.

Chi può divenire un donatore ?

I donatori di organi sono persone di qualunque età che muoiono in donazioni2ospedale nelle Unità di Rianimazione, a causa di una lesione irreversibile al cervello (emorragia, trauma cranico, aneurisma etc.) o di un prolungato arresto cardiaco, accertato tramite elettrocardiogramma per almeno 20 minuti, che abbiano prodotto la totale distruzione delle cellule cerebrali causando la morte del paziente per irreversibile e completa cessazione dell’attività cerebrale.
Tutti gli organi sono prelevabili. In presenza di malattie infettive trasmissibili, l’idoneità dell’organo al trapianto è scrupolosamente valutata dai medici con specifici esami. In qualche caso, la malattia di uno o più organi non pregiudica la utilizzazione di altri organi o tessuti per il trapianto.

Le confessioni religiose sono favorevoli alla donazione degli organi ?


organs_directiveLa maggioranza delle religioni o confessioni religiose occidentali sostengono senza alcun dubbio la donazione e il trapianto degli organi. La Chiesa Cattolica ha sottolineato in molte occasioni che la donazione degli organi è un atto supremo di generosità, carità e amore. Altre religioni, fra cui quella Ebraica, Islamica e dei Testimoni di Geova non pongono nessuno ostacolo alla donazione.


Cosa devo fare per iscrivermi?

Per aderire all’A.I.D.O. è sufficiente compilare il modulo di adesione, firmarlo (3 firme) ed inviarlo in busta chiusa con donazione_organi_Naffrancatura prioritaria (non occorre raccomandata) presso la sede Provinciale A.I.D.O. del luogo di residenza/domicilio.
Il modulo di adesione non può essere inviato tramite e-mail o fax in quanto nei nostri archivi deve essere “conservato” il documento con la firma originale.
L’ iscrizione all’A.I.D.O. è gratuita e pertanto non è obbligatorio indicare, nel modulo, il versamento di una somma.
Ricevuto il modulo compilato e firmato, la sede A.I.D.O. provvederà, entro 30 gg., ad inviare il tesserino di adesione (Carta del donatore) all’indirizzo specificato nel modulo stesso.
Il tesserino dovrà essere da firmato e conservato con i documenti personali.
Inoltre, il nominativo dell’associato sarà inserito nel database del S.I.A. (Sistema Informativo A.I.D.O.) consultabile in tempo reale dalle Strutture Sanitarie competenti.

Recesso
E’ facoltà del donatore di recedere in qualsiasi momento dall’Associazione dandone opportuna comunicazione scritta alla Sede A.I.D.O della propria provincia di residenza, con la quale si richiede la restituzione del modello di adesione compilato e firmato al momento dell’iscrizione.


Elenco delle associazioni che hanno promosso questa campagna

aido

acti

Associazione Italiana Trapianti di fegato


aned


Associazione Marta Russo

forum


Federazione Nazionale Associazioni di volontariato Malattie Epatiche e Trapianto

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Giovanni Leone, omicidio mediatico ?

DISCUTIAMONE

Giovanni Leone, omicidio mediatico

Il titolo è mio ma l’articolo è di Pierluigi Battista ed è comparso  a pag. 35 del Corriere della Sera del 21 settembre 2009, pag. 35. E’ un articolo su un tema specifico e non è, quindi, soggetto a scadenza. Potrebbe fungere, a mio parere, da battistrada in merito ai guasti che possono essere determinati da una stampa male indirizzata, il giornalismo scimitarra, come lo definisce Battista.

Ma ecco come viene descritto il caso dell’ex Presidente della Repubblica:
giovanni_leone“Ora va molto di moda sui giornali, anche quelli più aggressivi e senza scrupoli, deplorare la pratica chiamata “character assassination”, il massacro dell’immagine e della reputazione di un nemico politico sottoposto alla gogna mediatica. Non sarà dunque superfluo ricordare che, negli anni Settanta, contro l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone, l’Italia ha assistito a uno dei più riusciti esperimenti di assassinio d’immagine, a una campagna spietata di denigrazione politico-giornalistica che anticipò la condanna e sfociò nella distruzione umana e politica della vittima designata.. Così come è doveroso riflettere sul fatto che, tra chi approntò la ghigliottina dove far rotolare la testa del povero Leone, si segnalarono gli sforzi congiunti del feroce giornalismo ricattatorio dei dossier e di quello progressista, altrettanto feroce ma pateticamente smanioso di conquistarsi i galloni di un caso Watergate all’italiana.
Decenni dopo l’assassinio d’immagine e quello politico, Giovanni Leone fu beffardamente “riabilitato”. Ma la “riabilitazione” è un’orrenda pratica stalinista con cui gli stessi Giovanni Leone in visita a Grumocarnefici elargiscono “post mortem” alla vittima un derisorio risarcimento. Solo i radicali Pannella e Bonino e il presidente Napolitano hanno dimostrato un autentico rammarico per il misfatto compiuto. Ma i tardivi scopritori delle nefandezze di quel rito atroce designato come “character  assassination” non sembrano colpiti dal cumulo di false accuse, ingiurie, diffamazioni con cui il giornalismo al veleno di Mino Pecorelli (riesaminato non senza coraggio da Alessandro Campi sul Riformista) e quello di Camilla Cederna e dell’Espresso, più blasonato e ispirato all’epopea delle inchieste civili contro il potere di matrice anglosassone, allestirono la tenaglia che avrebbe stritolato Leone e la sua famiglia. Non era vero nulla (molto utile la lettura di “Giovanni Leone. Un caso giornalistico degli anni Settanta” pubblicato nel 2005 da “I quaderni di Desk”). Non era vero che Leone fosse l’”Antelope Cobbler” dello scandalo Lockeed. Non era vero che il Quirinale di quegli anni fosse il sordido palcoscenico delle presunte 20081112_02sregolatezze della famiglia del presidente, come insinuava con insistenza ossessiva Pecorelli e come arrivò a voler credere, per odio nei confronti di Leone e della DC, la sinistra politica e giornalistica di allora.
Ancora sotto choc per la tragedia di Moro, la DC e il PCI costrinsero Leone, innocente al cento per cento, alle dimissioni. Il giornalismo duro e puro esultò: l’assassinio d’immagine aveva anticipato quello politico. Oggi chi, da destra e da sinistra, sposa nuovamente con soddisfazione quel tipo di giornalismo-scimitarra chiamato “character assassination” (addossandone la colpa solo all’avversario) dovrebbe meditare sulla persecuzione che colpì Giovanni Leone: una vergogna giornalistica che non ammette <riabilitazioni>.

L’articolo è scritto in modo magistrale.  Ma  fa soprattutto riflettere il Cerimoniasuo contenuto, il quale potrà opportunamente fungere da monito, riflessione, spunto per dei ragionamenti in merito ad episodi più recenti che stanno dinanzi agli occhi di tutti, in un campo o nell’altro. Tutto ciò senza voler “parteggiare” in alcun modo. I fatti di costume, quando ci sono, appartengono a tutti.
Questi fatti, per dirlo con Battista,  si riassumono in “condanne preventive da parte dell’opinione pubblica, promosse dal giornalismo-scimitarra”. Potrebbero, questo tipo di condanne far capolino ancora nel nostro democratico Paese?  Io penso di sì ma lascio volentieri la parola a voi.

Lorenzo.rm

LORENZO.RM