Di lavoro si muore !?

DISCUTIAMONE

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IL SIGNORE HA VOLUTO COSI’

Carlo all’età di quattordici anni andò a lavorare alla cava come il padre. Altrettanto avrei fatto io, volevo seguire l’amico: l’idea della cava di marmo mi faceva sentire già uomo. Quando ne parlai in casa, l’unica risposta che ebbi fu una sberla fra capo e collo, accompagnata da una brontolata che sembrava un tuono:

- Ci sono già io a rischiare la pelle sulla cava! Uno in famiglia basta !?

Passarono alcuni anni, e Carlo continuò il mestiere di cavatore. Quando la domenica passavamo qualche ora assieme, non voleva mai parlare del suo lavoro, c’era un rifiuto totale per il mestiere che faceva. Cercavo in tutti i modi di convincerlo a cambiare, provare altre strade, ma le parole si perdevano fra i muri delle case. Il suo fisico aveva assunto bosco (395)un’andatura goffa, le spalle curve, - E’ il mio modo di stare – diceva lui. Ma capivo che lo stelo era troppo esposto all’intemperie. Il sole, nelle lunghe giornate estive, lo bruciava come un cannicciolo di un seccatoio; l’inverno, lo intirizziva, provocandogli geloni alle mani e ai piedi. Sul volto la fatica scavava le prime rughe. Riuscì a lasciare le cave del Fondone, troppo alte e fredde , per andare a lavorare alle cave della Ceragiola , più miti nel periodo invernale.

Un sole di prima estate riscalda la Versilia. A mezzogiorno le sirene dei lavoratori urlano l’ora del riposo per il pasto. Non ho mai sopportato il grido della sirena: mi da un senso di d’angoscia, immagini di autoambulanze , di disgrazie. Il pasto fu interrotto da un boato. Le pareti del laboratorio vibrarono per alcuni istanti, si corse tutti fuori all’aperto. Notizie smentite ma subito confermate dal conducente del veicolo che proveniva dal luogo dell’esplosione. Un antico proverbio ci ricorda:

morti_lavoro-Le brutte notizie camminano in fretta !?

La verità è come una frustata, le domande non trovano risposte, un fine, un perché dell’accaduto. La cava, ancora una volta, aveva voluto la sua preda: un giovane cavatore. Questa fu l’amara risposta. Il deposito della dinamite è saltato in aria con il corpo di Carlo. Le cause? Non si sapranno mai.

Il giorno del funerale parlando con un sacerdote gli chiesi:

- Ma se c’è un Dio, come può permettere queste cose?- Con voce calma e sicura rispose:- Se uno di noi va in un giardino, rimane attratto dal fiore più bello, lo raccoglie, lo mette in un vaso, e la sua casa appare più bella.-

Mi stavo arrabbiando ma con tono calmo e incisivo riuscii a chiedere:

-Ma cosa c’entrano il giardino, i fiori, i vasi…-

- Così Dio – continuò mettendomi una mano sulla spalla – ha fatto con Carlo. L’ha raccolto da questa vita terrena e la sua anima adesso è nel giardino del Signore-

Scossi il capo, non accettavo questa conclusione. Non fui capace di aggiungere altro se non un mesto:- Ma ! Sarà così –

Nei giorni a seguire, non avevo il coraggio di incontrare il babbo di Carlo. Sapeva dell’amicizia che c’era tra me e suo 524835hvu4mrrkphfiglio,quando lo vedevo in lontananza cambiavo direzione. Un giorno l’incontro fu inevitabile: rimasi davanti a lui muto, immobile. Un nodo alla gola mi impediva di dire qualunque cosa, qualche frase, una parola…

Non so quanto tempo rimasi così : gli occhi cominciarono a bruciarmi versando sul mio viso lacrime inarrestabili. Serrai nervosamente le mani mentre maledicevo la mia debolezza. Sentii alle mie spalle i passi di lui che si allontanavano e una voce tremolante spezzata dal dolore, rassegnata nel cielo come una preghiera:

- E’ inutile piangere figliolo! Si vede che il Signore ha voluto così !?

Il –Maledetto toscano- Giulio Salvatori

LORENZO.RM


COMMENTI

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  1. il 29 novembre, 2009 lorenzo.rm dice:

    GIULIO, SIAMO STATI VERAMENTE FELICI DI OSPITARE QUESTO TUO SCRITTO, CHE RACCONTA UNA STORIA VERA, QUANTO VERA, DELLA MORTE DI UN CAVATORE. CERTO IL DOLORE. CERTO LA RABBIA. CERTO TUTTO. NON HO CAPITO PERO’ PERCHE’IN FONDO, GIULIO, TE LA PRENDI CON IL SACERDOTE CHE HA AVUTO IL SOLO TORTO DI CONSOLARE, NELL’UNICA MANIERA CHE AVREBBE POTUTO, LA FAMIGLIA DEL GIOVANE CADUTO SUL LAVORO. RIFLETTICI, COME AVREBBE POTUTO ESPRIMERSI SE NON IN TERMINI CRISTIANI? AVREBBE POTUTO RICHIAMARE LEGGI O RESPONSABILITA’, CHE SONO DI QUESTO MONDO? E IL GIOVANE NON ERA UNO DEI TANTI GIOVANI CHE MUOIONO CON CADENZA DI SECONDI? LUI SI E’ RICHIAMATO ALLA GRANDE SPERANZA DEI CRISTIANI CHE, MORENDO, SPERANO DI INCONTRARE IL SIGNORE. E AL FATTO, PERALTRO INCONTROVERTIBILE, CHE DIO CHIAMA A SE’ QUANDO VUOLE OGNUNO DI NOI, E CHE, NEL CASO DELLA MORTE DI UN GIOVANE, E’ AUGURABILE CHE LA SUA VITA SI CONCLUDA, APPUNTO, CON IL PASSAGGIO DALLA VALLE DI LACRIME, RAPPRESENTATA DAL MONDO, AD UN PARADISO SEMPRE AGOGNATO E SPERATO. ALLORA PERCHE’ L’ENFASI DEL TITOLO? E PERCHE’LA CONCLUSIONE FINALE, UN PO’ IRONICA, SEMPRE MODULATA SULLA CIRCOSTANZA “CHE IL SIGNORE HA VOLUTO COSI'”? PERDONAMI GIULIO, SO CHE NON TI OFFENDERAI E TI ABBRACCIO, BENEDETTO TOSCANO.

  2. il 30 novembre, 2009 alba morsilli dice:

    caro giulio io penso che tu appartieni alla mia gioventù
    quando per un tozzo di pane noi ragazzini dovevamo fare lavori da adulti senza protezione quello allora non era considerato sfruttamento del lavoro minorile. Le nostre giovane ossa si sono piegate sotto il peso del lavoro esiamo diventati vecchi carichi di acciacchi Parole inutile quelle del prete,se ci fosse stato tutte le protezioni ed ancoara peggio un ragazzino in unacava.
    molto spesso noi uomini aiutiamo la volanta di Dio
    fa comodo parlare in quel modo quando non si sa cosa dire
    io ho pensato al quel padre che ti guardava quale amaro in bocca aveva in te vedeva suo figlio

  3. il 30 novembre, 2009 Giulio Salvatori dice:

    Quando il dolore t’acceca. quando la disperazione non ti consente di essere razionale, quando una madre perde un figlio…non ci sono ragioni che tengono . E così,le frasi ti escono a grappolo…e colui che è distante, gli giungono agli orecchi come una grave stonatura.Ma non è così!

  4. il 30 novembre, 2009 Giulio Salvatori dice:

    Si A.Morsilli, se non avevo ascoltato mio padre chissà che vita amara. Grazie per avermi letto.Grazie anche a te Lorenzo.PS: I passat fateli più chiari, si leggono male

  5. il 30 novembre, 2009 leo.li dice:

    Giulio , un racconto veramente bello, appassionante e drammatico bravo riuscire a scrivere cosi ti toglie tanto amaro di dosso .complimenti!!
    h

  6. il 30 novembre, 2009 willy.ba dice:

    Grazie per questa storia di vita vera vissuta.Scritta in maniera formidabile…anche se una volta di quei Carlo c’ne erano tanti.
    Assomiglia al lavoro duro dei minatori,o i ragazzini muratori,che salivano a piedi “la calce”…anche 4 piani.
    Il mondo era e è fatto di tanti invisibili lavoratori umili,che muoiono e anche a me la risposta dei preti non mi sta bene….ma serve solo a dare una parvenza di consolazione…che in realtà non ci sarà mai.
    Il dolore della perdità di un figlio,una madre se lo porta nella tomba…è una ferita troppa profonda.
    Willy.