Archive for novembre 26th, 2009

Afganistan !!

DISCUTIAMONE

Cara Sco e lorenzo , raccolgo il vostro  invito a dare una risposta ai vostri  quesiti e analizzare le interpretazioni che avete  posto, che meritano un approfondimento.

goriooo (54)

Afganistan !!

In Afghanistan si soprappongono due tipi d’intervento:Operazione Enduring Freedom (OEF), coordinata dagli Stati Uniti, dche realizza vere e proprie operazioni di guerra per debellare i terroristi di Al Qaeda, e la missione ISAF (International Security Assistance Force) a guida della NATO, alla quale l’Italia partecipa al fine di garantire un ambiente sicuro a tutela delle autorità afghane insediatesi a Kabul nel dicembre 2001. Sebbene gli obiettivi della nostra missione siano ben definiti, la strategia impiegata è stata poco incisiva anche se il nome in codice era “ SURGE” risorgi. Detto questo, voglio ricordare che, con l’invio di nuovi militari per far svolgere in modo regolare le recenti votazioni, abbiamo un contingente di circa 3.000 uomini. Il vero problema è il perché c’è disorientamento fra noi cittadini, (andare via o restare), specialmente ora che abbiamo avuto perdite dei nostri militari in modo barbarico e codardo, con metodi non  20091003_193100_A698E18B_mediumconvenzionali. Ma per i talebani nulla importa: noi abbiamo invaso il loro territorio, siamo dei “nasrani” –infedeli- e poco importa se siamo li a fare strade, ponti, acquedotti, sminare e bonificare terreni, sfamare villaggi interi. La risposta è che, sia il governo Prodi, che quello attuale, non hanno dato chiare motivazioni alla gente sul perché siamo in Afghanistan. La spedizione è nata come missione “nation bulling” , praticamente quando siamo andati la guerra era già finita, i talebani sconfitti e la ricostruzione da cominciare. Ma con il tempo è cambiato lo scenario perché i talebani si sono riorganizzati trovando risorse nei loro campi coltivati ad oppio smerciando droga in tutto il mondo sovvenzionandosi ed è ricominciata la guerra. Così  gli Europei della missione Nato si sono trovati a dover mutare il loro ruolo sul terreno: militari afghanistanse prima erano li per agevolare la ricostruzione, ora si devono difendere dagli attacchi dei talebani. La cosa più grave è che la motivazione adottata ora dai governi è: non possiamo andarcene perché perderemmo la faccia con gli alleati e con il mondo intero. Ma, se non si parla chiaro all’opinione pubblica  che ormai siamo in guerra, guerra vera e non più –missione di pace- i talebani l’avranno vinta, perché colpendo le truppe di paesi che hanno opinioni pubbliche diversificate possono spingere i governi a decidere del ritiro. Non siamo più in missione di pace, ci difendiamo giorno per giorno, e non si tratta più di contrasti vari per le varie religioni come dicono i nostri politici, ma guerra contro il terrorismo, ovvero un prodotto perverso della logica cinica e moderna del potere. Il terrorismo è un metodo che giustifica la morte di innocenti in nome della presa del potere. Vogliamo insegnare loro la democrazia oppure impedire un nuovo 11 Settembre? Ormai è una guerra “asimmetrica” che, nelmilitari_afghanistan linguaggio militare e strategico della fine degli anni novanta del secolo scorso, definisce i conflitti nati dall’evoluzione in tempi di globalizzazione, che si accompagnano con guerriglie, spionaggi, sabotaggi, omicidi, rapimenti eccetera. Indica quindi un conflitto in cui le risorse dei belligeranti sono diverse nell’essenza del combattimento e impongono ai combattenti più deboli strategie e tattiche per compensare carenze quantitative e qualitative; rientra nella famiglia delle guerre non convenzionali, è Inglesi in Afghanistanpraticato soprattutto da gruppi non istituzionali e non prevede scontro frontale. Tutto questo porta a una riflessione che,  tratteggiando un’ipotesi fosca circa i tempi di risoluzione del conflitto, portano la mente ai nostri ragazzi che si trovano laggiù: quello del soldato è lavoro sporco che nessuno vuole fare ma serve per la libertà e per la conservazione degli ideali della propria Patria. Nulla togliendo al massimo rispetto per chi giornalmente muore sul lavoro e a volte senza nessun contributo poiché lavora in nero. Nembo

LORENZO.RM