L’Angolo del dialogo – Fatti e opinioni

 

 

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(Pubblicato da Lorenzo D’Agata il giorno martedì 28 dicembre 2010 alle ore 17.13 su Fb)

 

 

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 Medito e cerco di approfondire. Oggi mi va.

E’ bianco il colore bianco. E’ nero il colore nero. Finché si parla di colori “nulla quaestio”.
Certo, qualcuno potrebbe vedere bianco il nero e viceversa. Ma se tutti vedono bianco il bianco e nero il nero vuol dire che è così. Sto parlando di effetti cromatici, naturalmente.

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Il problema sorge quando decidiamo di attribuire i colori alle cose, alle persone, alle sensazioni, alle idee, ecc. Nascono i guai allora. Se indichiamo il bianco come sinonimo di cosa giusta, pulita, bella facciamo un’operazione di cui potremmo pentirci. Se indichiamo il nero come sinonimo di cosa ingiusta, sporca, brutta potremmo pentirci altrettanto.

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Certo, bianca è la neve, ed è anche bella, pulita e “giusta”. E nera è la pece, brutta, sporca e puzzolente. Ma non tutte le cose del mondo sono così. Se si parla di uomini, infatti, è l’uomo bianco sicuramente buono, bello e pulito? E l’uomo nero è sicuramente brutto, cattivo e sporco?

 

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Nell’opinione comune non è certamente così e quindi i colori ci servono fino ad un certo punto. Tuttavia, anche se inconsciamente, siamo portati a privilegiare questo o quel colore, questa o quella situazione, questa o quella azione.

 

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Siamo noi, quindi, al centro del mondo. Siamo o, meglio, ci sentiamo. Ma dovrebbe essere così? Non saremo puniti, dall’esterno o anche dall’interno di noi stessi per questa nostra pretesa?

Io mi fermerei qui perché mi è venuto un sordo mal di testa. Ma mi chiedo. E se non  ci affannassimo, come genere umano, ad attribuire colori o sfumature a persone, oggetti e sensazioni?

Perché dovremmo continuare a sentirci al centro del mondo? Aiutatemi a sbrogliare questa matassa.

 

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Fausto Papetti  – Fascination

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

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Con il nome Shardana si individua il popolo del mare che nel secondo millennio a.C. imperversava nelle acque del Mediterraneo. Questo popolo comprendeva pirati, predatori, guerrieri, mercenari, e altro ancora. Un popolo emulo di Ulisse nel suo peregrinare tra flutti e tempeste, percorreva in lungo e in largo quella distesa di acque marine molto tempo prima che venisse denominato dai Romani, “Mare Nostrum”. Una sorta di Armata Brancaleone del mare. Approdavano in forze nelle coste fiorenti di civiltà ove potevano trovare ricchezze da depredare o potenti ai quali offrire i loro servigi mercenari in cambio di lauti compensi e i necessari rifornimenti per le loro navi.

 

Shardana e Nuragici  - Popoli del mareShardana e Nuragici. Popoli del mare

 

Le scarse notizie storiche non lo riportano ma è facile immaginare che le razzie erano accompagnate da violenze, uccisioni e stupri. Viaggiavano sicuramente in formazioni numerose con navi veloci ed equipaggiamenti da guerra bene armati. Furono probabilmente i primi ad abbandonare la navigazione costiera per avventurarsi in mare aperto alla scoperta di approdi sconosciuti.

 

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Si comprende perché le città costiere e non  solo quelle, erano protette da alte mura e avevano, nei punti strategici, torrette di avvistamento per segnalare gli arrivi dal mare di imbarcazioni sospette. Nel caso di avvistamenti scattava l’allarme immediato e i cittadini fuori le mura rientravano affrettatamente nella città fortezza e si chiudevano i portoni d’ingresso, in attesa di capire le intenzioni dei nuovi arrivati che, nella maggior parte dei casi, non erano certamente pacifiche.

 

Guardia Shardana al servizio del faraoneGuardie Shardane al servizio del Faraone

 

Molte tracce di questo popolo sono finite in fondo al mare in conseguenza dell’affondamento delle loro imbarcazioni spesso coinvolte in scontri in mare aperto nell’assalto ad altre navi, soprattutto quelle dedite a trasporti mercantili che venivano sistematicamente depredate. Ma nei loro approdi terrestri hanno lasciato comunque un segno del loro passaggio. Con i ritrovamenti archeologici gli studiosi sono riusciti a ricostruire, almeno in parte e per quanto possibile, la storia di questo popolo del mare.

 

navicella nuragica 2Altra navicella nuragica denominata “serpente”.

 

Si trattava di un popolo multietnico con origini e provenienze diverse ma la maggior parte dei reperti ritrovati portano alla Sardegna (1) dove gli studiosi presumono che gli Shardana avessero la loro base operativa anche per la favorevole posizione strategica dell’isola al centro del Mediterraneo. Nei porti delle coste della Sardegna si riunivano gli equipaggi della flotta dei Shardana e da questa partivano per le loro spedizioni di conquista e razzie.

 

Le_spade_Sant_Iroxi_in_rame_arsenicatoLe spade Sant Iroxi in rame arsenicato

 

Una delle conferme più importanti è stata ritrovata con la decodificazione degli ideogrammi geroglifici egizi nei quali si trova descritto l’episodio della spedizione Shardana arrivata alla foce del Nilo con l’intenzione di saccheggiare la fiorente città ma che, proprio in mare, fu sconfitta dalle forze navali del Faraone Ramses II (1278 a.C.).

 

290px-Shardana rappresentati a Medinet HabuShardana rappresentata a Medianet Habu

 

 I Shardana non si diedero per vinti alla prima sconfitta ma consapevoli della loro forza, organizzarono altre spedizioni sempre nel tentativo di saccheggiare le città della fiorente civiltà Egizia.

Altre iscrizioni raccontano che, negli anni successivi, il popolo del mare fu nuovamente sconfitto e i Shardana furono fatti prigionieri e assoggettati al Faraone.

 

Shardana 2Shardana 2 – Geroglifici

 

Successivamente, con la dovuta suddivisione in classi militari, furono arruolati nell’esercito del Faraone Ramses III, quale riconoscimento del valore combattivo dimostrato in battaglia.

La storia dei Shardana in Egitto continua e dalla decodificazione di alcuni papiri si apprende che questo popolo arrivato dal mare, nel periodo della dinastia dei Ramses, si è gradualmente amalgamato ed integrato con la popolazione egizia dell’epoca, perdendo lo status di mercenari.

 

130px-Bronzetto   sardo_nuragico - equipaggiato con scudo tondo, elmo cornuto e gonnellino        Bronzetto sardo, nuragico  *

Le varie ipotesi sulle origine dei Shardana portano comunque, anche se non esclusivamente, alla Sardegna ove sono state ritrovati numerosi reperti di armi, elmi e scudi simili a quelli raffigurati nelle effigi egizie degli Shardana. Non ultimi i modellini di navicelle votive in bronzo, risalenti all’età nuragica e del tutto simili a quelle riportate nella documentazione egizia.

Non so se l’argomento di oggi possa aver destato sufficiente interesse per la nostra consueta lettura festiva per cui mi fermo qui, augurando una felice e serena domenica per tutti.

 

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 * equipaggiato con scudo tondo, elmo cornuto e gonnellino.

 

(1) «Nei santuari nuragici e nei ripostigli troviamo una straordinaria varietà di statuette votive e modelli in bronzo. Figure di guerrieri, crude e barbariche nella loro esecuzione ma piene di vita, sono particolarmente comuni. Il guerriero era armato con un pugnale e con arco e frecce o con una spada, coperto da un elmo con due corna e uno scudo circolare. L’abbigliamento e l’equipaggiamento non lasciano dubbi sulla sostanziale identità tra i fanti sardi e i corsari e mercenari rappresentati nei monumenti egiziani come “Shardana”. Allo stesso tempo numerose barchette votive, anch’esse in bronzo, dimostrano l’importanza del mare nella vita della Sardegna. » (notizie Web)

 

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 La sinfonia del mare – Betamarra

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Il Mondo degli animali

 

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Abbiamo letto, in Web, una notizia, particolarmente interessante per gli animalisti.  Poiché riteniamo che in Eldy vi sia un discreto numero di persone attente  ai problemi del mondo animale,   abbiamo pensato di  farvi  conoscere questa bella iniziativa,   che è messa  in atto a  Istanbul. Sembra che anche da noi  qualche imprenditore  abbia avuto l’idea di seguire la medesima strada ma,  fino a questo momento, non risulta che niente di simile  sia stato adottato. Vi riportiamo, quindi, l’articolo in questione, scritto dal giornalista Rudi Bressa, nonché un video che mostra l’uso specifico del distributore di cui si parla, certi di fare cosa gradita.

 

 

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“A Istanbul, sono stati installati dei raccoglitori di bottiglie di plastica che erogano, in cambio di PET, acqua e cibo per gli animali della città.
La Pugedon l’azienda turca che la realizza, la definisce una “smart re cycling box”, ovvero una scatola per riciclare intelligente. E che sia intelligente non dà adito a dubbi.

 

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Infatti, si tratta di un riciclatore automatico che distribuisce acqua e cibo in cambio di bottiglie di plastica. Come spiega la stessa azienda, il sistema da una parte incentiva il riciclaggio e la differenziata, mentre dall’altra aiuta l’amministrazione a gestire e a fornire cibo agli animali randagi della città che, a quanto si legge da varie fonti, a Istanbul è un problema di attualità.

 

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Per utilizzare i cassonetti intelligenti, situati nei parchi e nelle aree pubbliche di tutta la città turca, si svuota la bottiglietta d’acqua prima di inserirla in un’apposita bocchetta, dopodiché verrà erogata una piccola quantità di croccantini per animali. A lato si trova anche un altro contenitore che è possibile rifornire d’acqua e metterla così a disposizione del gatto o del cane.

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In pratica, lo si può definire come “riciclo alternativo incentivante”, termine coniato, ad esempio, da Eurven, azienda italiana che già da tempo propone raccoglitori intelligenti simili,  promuovendo la raccolta differenziata con l’erogazione di premi o buoni,  utilizzabili nei punti-vendita. Certo, mancava un’idea del genere, che pensasse anche ai nostri amici a quattro zampe”.

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Ci preme aggiungere, a questo interessante articolo,  un invito ai vari Sindaci del nostro Paese, in primo luogo a quello della Capitale,  Ignazio Marino, che un’iniziativa del genere sarebbe non solo un atto di grande civiltà sia nei riguardi della città, per incentivare il buon uso di non disperdere o gettare in terra le bottigliette di plastica,  sia a favore e protezione degli animali randagi che, inevitabilmente, circolano, soprattutto  nelle grandi città. Questo esperimento potrebbe iniziare nelle arree verdi di periferia, giardinetti pubblici, dove spesso circolano dei randagi, per poi estenderlo in altri quartieri della Città.

 

Giovanna A

 

 

 

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Richard  Clayderman   –  Wild flower

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