LA DOMENICA DEL BOSCO

 

Buona Domenica PPost by Giuseppe3.ca

 

DI CHE SEGNO SEI?

 

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ASTRONOMIA E ASTROLOGIA

 

Astronomia e astrologia sappiamo che sono due cose ben diverse anche se gli astrologi vogliono farci credere che il nostro destino è strettamente dipendente dalle situazioni astronomiche delle costellazioni.

Intanto iniziamo col precisare che le costellazioni allineate con il sole sono 13 mentre i segni zodiacali ne utilizzano solo 12 ma questo per convenzione.

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Il recente riferimento della NASA sull’esistenza della tredicesima costellazione ha suscitato notevole interesse sui Social Network scatenando tra gli utenti un intreccio di battute ironiche con riferimento allo strano nome “OFIUCO” del possibile tredicesimo segno se venisse utilizzato pure nei segni zodiacali dell’astrologia.

 

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La suddivisione finora adottata prevede i seguenti periodi riconosciuti per l’assegnazione del segno zodiacale personale:

 

ARIETE              21 marzo             20 aprile

TORO                 21 aprile              20 maggio

GEMELLI           21 maggio          21 giugno

CANCRO            22 giugno            22 luglio

LEONE               23 luglio              22 agosto

VERGINE           23 agosto            22 settembre

BILANCIA          23 settembre        23 ottobre

SCORPIONE      24 ottobre           21 novembre

SAGITTARIO     22 novembre        21 dicembre

CAPRICORNO   22 dicembre         20 gennaio

ACQUARIO        21 gennaio           19 febbraio

PESCI                 20 febbraio          20 marzo

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La tredicesima costellazione si inserisce tra SCORPIONE e SAGITTARIO ricoprendo il periodo che va dal 29 novembre al 17 dicembre e ne consegue che tutti i periodi fin qui notoriamente riconosciuti subirebbero una radicale revisione.

Con riferimento agli allineamenti siderali ecco quale dovrebbe essere l’attribuzione del segno personale secondo il giorno di nascita, considerando anche il nuovo segno zodiacale:

 

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ARIETE:            dal 18 aprile al 13 maggio
TORO:                dal 13 maggio al 21 giugno
GEMELLI:        dal 21 giugno al 20 luglio
CANCRO:          dal 20 luglio al 10 agosto
LEONE:             dal 10 agosto al 16 settembre
VERGINE:        dal 16 settembre al 30 ottobre
BILANCIA:       dal 30 ottobre al 23 novembre

SCORPIONE:   dal 23 al 29 novembre
OFIUCO:            dal 29 novembre al 17 dicembre
SAGITTARIO:  dal 17 dicembre al 20 gennaio

CAPRICORNO: dal 20 gennaio al 16 febbraio
ACQUARIO:       dal 16 febbraio all’11 marzo
PESCI:                 dall’11 marzo al 18 aprile

 

Ne conseguirebbe che:

Gli ARIETE nati dal 21 marzo al 17 aprile passerebbero al segno dei PESCI;

I TORO nati dal 21 aprile al 12 maggio passerebbero al segno dell’ARIETE;

I GEMELLI nati dal 21 maggio al 20 giugno traslerebbero al segno del TORO;

I CANCRO nati dal 22 giugno al 19 luglio traslerebbero al segno dei GEMELLI;

I LEONE nati dal 23 agosto al 9 settembre sarebbero del segno del CANCRO;

I VERGINE nati dal 23 agosto al 15 settembre sarebbero LEONE

Quelli della BILANCIA sarebbero tutti del segno della VERGINE;

Gli SCORPIONE nati dal 24 ottobre al 21 novembre passerebbero al segno della BILANCIA;

I SAGITTARIO nati dal 22 novembre al 16 dicembre sarebbero SCORPIONE;

I CAPRICORNO nati da 22 dicembre al 19 gennaio sarebbero del segno del SAGITTARIO;

Gli ACQUARIO nati dal 21 gennaio al 15 febbraio sarebbero del segno del CAPRICORNO;

Infine, i PESCI nati dal 20 febbraio al 10 marzo sarebbero del segno dell’ACQUARIO.

 

Sarebbero pochi a salvarsi nel mantenere il segno dello zodiaco fin qui riconosciuto ma non dobbiamo preoccuparci perché per convenzione degli astrologi hanno deciso di continuare ad usare i segni zoodiacali precedentemente attributi con il riconoscimento delle 12 costellazioni classiche tanto, l’oroscopo è come la politica, promette un futuro sempre tutto rose e fiori ma noi sappiamo che la realtà quotidiana è ben diversa, sia in politica che nelle previsioni astrologiche.

Buona Domenica nel Bosco

almeno questo saluto è una verità che non corre il pericolo di essere smentita… grazie Amici.

 

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Immagini fonte web

 

 

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Magic – Ernesto Cortazar

 

 

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CARNEVALE NEL BOSCO

Quest’anno la Pasqua arriva presto, il 27 marzo, e abbiamo quindi un Carnevale corto. Oggi è Giovedì grasso e non potevamo lasciarlo trascorrere senza ricordare le maschere. Ripropongo pertanto un post preparato qualche anno fa dalla nostra insostituibile Sabrina. Grazie Sco, Buon Carnevale per tutti.

 

Nomi - Giuseppe 2

 

 

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La festa de las Fallas

C’è un momento in cui la vita a Valencia cambia radicalmente. Non sono le stesse persone quelle che si vedono in giro: sono di più, ma alcune anche mancano. Le abitudini cambiano, subentrano appuntamenti inediti nel resto dell’anno, gli orari subiscono un ulteriore slittamento e i ritmi lavorativi si riducono all’osso.

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La Falla del Mercado Central

spagna (14)Non è un’esagerazione: le tradizioni fallere hanno un forte influsso sulla vita dei valenciani, ma quando arriva il periodo della festa, tradizionalmente dal 15 al 19 di marzo, la città si trasforma. E come tutto quello che è netto e dirompente, non può che scatenare reazioni forti. I valenciani si dividono in due categorie: quelli di spiccata fede fallera, che trovano massima realizzazione nei giorni della festa, e quelli che invece non se la vivono per niente e che in quel periodo preferiscono andarsene, anche perché continuare il proprio stile di vita è pressoché impossibile. A questi si aggiungono i turisti, ovviamente attratti da tutte le particolarità che la festa offre.

Mascletá: Innanzi tutto le esplosioni, parte integrante della cultura valenciana durante tutto l’anno, trovano massima realizzazionespagna (26) durante Las Fallas. La Mascletá sancisce la metà della giornata, alle 2 del pomeriggio, e non può rimanere inosservata. Si tratta di esplosioni ufficialmente organizzate in una piazza del centro che risuonano in tutto il territorio cittadino, facendo credere a chi non ne fosse abituato di essere in guerra. La sera rigorosamente fuochi artificiali, mentre durante il giorno, e ancor di più nelle ore notturne, ogni valenciano fallero si sente autorizzato a lanciare petardi per le strade, dal nonno in giro col nipote al gruppo di ragazzetti usciti da scuola.

Una Falla, letteralmente, è un piccolo gruppo di case, una contrada potremmo dire; in tutta la provincia ce n’è qualche spagna (7)centinaio. Ognuna di queste Fallas si concentra intorno a un Casal Fallero, un edificio pubblico dove le genti della Falla si possono riunire per organizzare gli eventi e soprattutto per divertirsi, cosa che succede durante tutto l’anno. Ognuno di questi gruppi prepara una statua allegorica, che prende indirettamente anch’essa il nome di Falla, rappresentante uno spaccato della vita cittadina. Le statue di ogni gruppo sono in competizione tra loro: alla fine della festa sarà eletta quella vincitrice. La rivalità è così accesa che vengono organizzati turni di sorveglianza notturni intorno a quelle più importanti. La notte finale però, oltre a decretare il vincitore, vede il suo culmine nel momento più spettacolare: la Cremà. Il rapporto col fuoco nelle terre valenciane è molto forte, e testimonianza ne sia l’ultimo passo della festa de Las Fallas, quando queste statue vengono date alle fiamme, generando uno spettacolo di grande impatto e fascino.

Suggerito da : UGO-ES

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Girotondo delle mascherine

Girotondo, girotondo,

noi giriamo tutto il mondo.mas-glitter_1

C’è Gianduia e Meneghino,

Pulcinella e Arlecchino.

C’è Brighella e Pantalone,

Meo Patacca e Balanzone,

Beppe Nappa siciliano,

Stenterello che è toscano…

Girotondo, girotondo,

noi viaggiam per tutto il mondo,

e con noi portiam la gioia

che è nemica della noia.

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Viva viva il Carnevale


76n6e87rViva viva il Carnevale,

che l’ allegria sa portare

tanti scherzi birichini

che san fare i più piccini

tante maschere e damine

ci fan ritornare assai bambini

tante luci, coriandoli e confetti

per sorridere sui nostri difetti,

tutto è riso e sai perchè…

perchè come il Carnevale

alcuna festa c’è.

Viva viva il Carnevale

che la gioia sa portare.

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Il carnevale di Misterbianco è uno dei più affascinanti e coinvolgenti dell’intera Sicilia e l’ultima tradizione, quella trentennale dei «costumi più belli di Sicilia».Si caratterizza soprattutto per l’alta fattura dei circa 1000 splendidi vestiti da esibire, tutti indossati da “comparse indigene”.
car (13)Momento tipico del carnevale misterbianchese era quello legato alle “comari”: il giovedì antecedente quello “grasso” (detto appunto “delle comari”): le donne dei vari quartieri si riunivano di pomeriggio per chiacchierare, “cuttigghiari” (letteralmente, stare in cortile) e mangiare insieme. La sera, indossando il “domino” (costume tipico che le rendeva assolutamente irriconoscibili), usavano uscire in piazza per il tradizionale ballo di carnevale.
Quella era l’occasione per conoscere meglio gli uomini, rimanendo nell’anonimato, e chissà… prender marito. Dal domino ai costumi più belli di Sicilia il passo è stato lungo e laborioso.

Negli anni Settanta qualche sparuto gruppo cominciò a meglio organizzare le “maschere” e farle spostare nei diversi quartieri. I contadini, quindi, lasciarono presto il passo a scatenati ballerini e alle prime donne che sostituivano, finalmente, gli orribili travestimenti degli uomini/donna. I carretti venivano sostituiti dai carri scenografici corredati di luci e musica brasiliana. Si dava così vita a quelle che oggi sono diventate delle vere e proprie parate di carri straordinari e costumi sfavillanti.

Dopo un periodo di decadenza e oblìo, durato circa dieci anni, nel 1995 l’attuale Amministrazione Comunale ha provveduto ad approntare un apposito regolamento che ha permesso ai vari gruppi spontanei di costituirsi in associazioni culturali ed usufruire così di un apposito  contributo.
La somma viene determinata dal progetto presentato da ogni associazione entro il 30 settembre di ogni anno (valutato da car (19)un’apposita commissione tecnica) e dal numero dei partecipanti iscritti a sfilare. E’ inutile dire che tra le varie associazioni vige una bonaria rivalità che ha il suo culmine massimo nelle sere delle tre sfilate, (domenica antecedente il carnevale e poi domenica e martedì di carnevale) e soprattutto la notte tra martedì grasso e mercoledì delle ceneri, momento in cui viene letto il responso della giuria che dichiara il gruppo vincitore.
La giurìa valuta i costumi, i carri scenografici, gli effetti luce e le coreografie. Assegna inoltre premi alle maschere più belle in assoluto (uomo e donna) e a quelle più bizzarre. Uno speciale premio viene infine assegnato alla colonna sonora più interessante.

In questi anni non sono mancati i “personaggi”, i “capi popolo”, coloro che con carisma e determinazione sono stati la guida dei gruppi più numerosi e meglio organizzati.
Doveroso è ricordare Turi Giuffrida, inteso “Campanazza”, scomparso nel 1996, che è stato il vero artefice delle edizioni più interessanti degli anni ’80. Ma non possiamo dimenticare il suo più acerrimo rivale, Nino Marchese,  inteso “U sbirru”, che ha introdotto per primo la cura particolare ai costumi e ai dettagli degli accessori.

Il circuito, di circa due chilometri, si snoda all’interno del centro storico di Misterbianco. I gruppi preparano intensamente, per circa tre mesi, le sfilate, curandone i dettagli ed ogni particolare. Sarte, costumiste, truccatrici, acconciatrici e comparse si incontrano, quasi ogni sera, nelle sedi delle associazioni. Scenografi, disegnatori, fabbri, carpentieri, elettricisti, fonici e operai improvvisati, invece, danno vita per l’occasione a dei veri e propri cantieri attrezzati di tutto. Sono centinaia i cittadini che per pura passione impegnano buona parte dell’anno a ideare, progettare e poi realizzare quello che in tre giorni diventa lo “spettacolo di Misterbianco”.

Suggerito da :Giovanna e Sabrina

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Viva i coriandoli di Carnevale

Viva i coriandoli di Carnevale,pierrot2

bombe di carta che non fan male!

Van per le strade in gaia compagnia

i guerrieri dell’allegria:

si sparano in faccia risate

scacciapensieri,

si fanno prigionieri

con le stelle filanti colorate.

Non servono infermieri

perchè i feriti guariscono

con una caramella.

Guida l’assalto, a passo di tarantella,

il generale in capo Pulcinella.

Cessata la battaglia, tutti a nanna.

Sul guanciale

spicca come una medaglia

un coriandolo di Carnevale.

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Carnevale

Il Carnevale è arrivato

e un bel sorriso ci ha donato1597980f9omafr1ur

tanti scherzi assai carini

ci fan tornare tutti bambini,

maschere e lustrini

ci fan dimenticare tutti i casini,

tanti sorrisi a perdifiato

a ricordar che il Carnevale

è appena arrivato.

Tante maschere e damine

a regal un sogno

a grandi e piccini.

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1 (4)“Sa Sartiglia”, immancabile appuntamento annuale per il carnevale di Oristano, ma non solo. E` una delle manifestazioni più spettacolari e coreografiche della Sardegna, insieme a: “I Candelieri” e la “Cavalcata Sarda” a Sassari, la “Sagra del Redentore” a Nuoro e la sagra di “Sant’Efisio”  del 1° maggio a Cagliari che raccoglie in sfilata tutti i costumi dell’isola.

Sono tutte manifestazioni legate ad eventi storici e religiosi insieme ma soprattutto di grande valenza culturale e di importanza turistica non indifferente.

La Sartiglia, in particolare, mantiene viva la passione per il cavallo ed ha un profondo ed immutato sentimento verso la tradizione. Ne fanno parte due Gremi (grembo o corpo di artisti), quello dei Falegnami e dei Contadini ed è particolarmente suggestiva la cerimonia della vestizione de “Su Compoidori” che si effettua prima della giostra. Molto esplicita la sintesi riportata, qualche anno fa, su una rivista turistica della Regione Autonoma della Sardegna:

SA SARTIGLIA, LA STORIA CORRE A CAVALLO

I tamburi rullano incessantemente, quando il cavaliere che indossa la maschera impugna la spada e, tenendola dritta davanti a sé, si leva in piedi sulla sella, mentre 1 (19)il cavallo sfreccia al galoppo sfrenato. Subito dopo il boato del pubblico accompagna la punta della spada con la quale “Su Compoidori” infilza la stella.

Questa è “Sa Sartiglia” , una delle poche giostre cavalleresche che si svolgono ancora in Europa, di antichissima tradizione e grande consapevolezza culturale. Comparsa in epoca Giudicale come diversivo per placare le sanguinose faide che si consumavano in periodo carnevale contro un proprio nemico personale, venne poi conservata e difesa dalla gente di Arborea nei periodi più bui delle dominazioni straniere arricchita nei secoli di nuovi e complessi rituali legati all’evoluzione della società.

1 (8)La manifestazione ha origini castigliane  (‘Sortja’ significa anello, lo stesso termine ’Cumpoidori’ deriva da ‘componedor’), e nel suo nome c’è tutto il senso della gara, che è una corsa all’anello, alla stella, per eleggere colui che per una sera diviene l’erede dei giudici oristanesi: ma anche un festa dai mille simboli, festa della magia, della prosperità e della miseria, del dolore e della speranza. Tanto è vero che il canonico Dessì stabilì per lascito che dovesse essere celebrata ogni anno tra l’ultima domenica di carnevale e il martedì grasso, in qualsiasi condizione economica, sociale e meteorologica: così, anche negli anni di guerra e pestilenza, toccò al solo Cumpoidori fare atto di presenza dinanzi al Duomo della città.

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1 (10)Un viaggio in Sardegna viene fatto coi sensi, tra ritmi lenti e profumi di mare e foreste… tra terra e memoria…, un’esperienza indimenticabile: per quello che vedrete, per la gente che incontrerete… porterete con voi il ricordo di questa terra antica.  Ciò che suol chiamarsi ‘Mal di Sardegna’ perché, vista una volta, ti lascerà dentro tanta nostalgia che quando sei  lontano sentirai sempre la voglia di tornare. Questa è la Sardegna.

Suggerito da : Giuseppe3.ca



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Il girotondo delle maschere

E’ Gianduia torinesegif_animata_maschera_carnevale_venezia

Meneghino milanese.

Vien da Bergamo Arlecchino

Stenterello è fiorentino.

Veneziano è Panatalone,

con l’allegra Colombina.

Di Bologna Balanzone,

con il furbo Fagiolino.

Vien da Roma Rugantino:

Pur romano è Meo Patacca.

Siciliano Peppenappa,

di Verona Fracanappa

e Pulcinella napoletano.

Lieti e concordi si dan la mano;

vengon da luoghi tanto lontani,

ma son fratelli, sono italiani.

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Il vestito di Arlecchino

Per fare un vestito ad Arlecchinotutte

ci mise una toppa Meneghino,

ne mise un’ altra Pulcinella,

una Gianduia, una Brighella.

Pantalone, vecchio pidocchio,

ci mise uno strappo sul ginocchio,

e Stenterello, largo di mano

qualche macchia di vino toscano.

13_arlecchinoColombina che lo cucì

fece un vestito stretto così.

Arlecchino lo mise lo stesso

ma ci stava un tantino perplesso.

Disse allora Balanzone,

bolognese dottorone:

‘Ti assicuro e te lo giuro

che ti andrà bene li mese venturo

se osserverai la mia ricetta:

un giorno digiuno e l’altro bolletta!”.

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Il gioco dei se

Se comandasse Arlecchinoglitter_animata_maschera_carnevale_venezia

il cielo sai come lo vuole?

A toppe di cento colori

cucite con un raggio di sole.

Se Gianduia diventasse

ministro dello Stato,

farebbe le case di zucchero

con le porte di cioccolato.

Se comandasse Pulcinella

la legge sarebbe questa:

a chi ha brutti pensieri

sia data una nuova testa.

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Le maschere di Carnevale

Arlecchino ti presento

tutte toppe ma contento.

carnaval3luzcristinae Brighella suo compare,

cosa pensa di brigare?

Scaramuccia faccia buffa

sempre pronto a far baruffa.

E Tartaglia che non sbaglia,

quando canta non tartaglia.

Meneghino che, pian piano,

va a passeggio per Milano

e Pierrot vediamo qui

che è venuto da Paris.

Vuoi sapere chi è costui?

Peppe Nappa, proprio lui

Pulcinella saggio e arguto

che da Napoli è venuto.

E Gianduia piemontese

che di tutti è il più cortese.

Da Bologna ecco che avanza

Balanzon dalla gran panza.

Tutti insieme fan colazione

e chi paga è Pantalone!

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Bellini – Samba Do Brasil

 

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LA NOSTRA ITALIA

 

 

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BuonaDomenica

Dedica la pagina al post di

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che descrive le bellezze di una meravigliosa cittadina della nostra bella Italia.

 

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M  E  R  A  N  O

 

Oggi amici vi voglio parlare della mia città, un centro storico con il fiume Passirio che taglia in due l’abitato. Si parla di questo luogo solo nel 857. In quel tempo c’erano quattro porte per potervi accedere: porta d’Ultimo, porta Venosta, porta Bolzano, porta Passiria. Accanto alla porta Bolzano troneggia il palazzo Esplanade, ex albergo tra i più antichi della città.

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Di sicura testimonianza antica il ponte Romano, il più vecchio ponte che attraversa il Passirio costruito nel 1617, con alte arcate in pietra così che le piene del Passirio non lo portasse via.

 ponte-romanoPonte Romano sul Passirio

 

Poco più avanti il Ponte della Posta con tutto il suo splendore in stile liberty.

imagesponte della postaIl Ponte della Posta

 

L’edificio simbolo della città è senza dubbio il Kurhaus sempre in linea liberty si affaccia da una parte sulle rive del Passirio, dall’altra in corso Libertà. Costruito nella seconda metà del XIX secolo, vi ospitava i signori, principi e Re.

Kurhaus-MeranoIl Kurhaus

 

Era un luogo sia per le cure, i balli, letture, gioco ed i grandi pranzi. L’interno più antico è chiamato Pavillon des Fleurs (Padiglione dei Fiori) dove tuttora viene usato per concerti; Di pregio la scalinata, l’elegante galleria, la sala dei ricevimenti con stucchi di notevole bellezza e gli affreschi che caratterizzano l’intera opera.

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La sala concerti  

 

 

e l’orchestra

 

Poco lontano ecco il teatro Puccini a lui dedicato per essere stato ospite qualche tempo in città. Le decorazioni in marmo ingentiliscono la struttura tipicamente teutonica. Ci sono poi le terme costruite con un enorme cubo di vetro, per il massimo del relax, si possono fare delle belle passeggiate tra l’immenso verde che le circonda e osservare il Gruppo Tessa, il più vasto dei Parchi Nazionali Altoatesini.

tessa1Il Gruppo Tessa

 

Dalle terme scendendo un po’, troviamo uno dei gioielli di Merano l’ippodromo di Maia Bassa chiamato anche “La Scala” dell’ostacolismo italiano, dove i migliori saltatori si confrontano. Le piste di Maia Bassa oggi vengono considerate le migliori d’Europa.

ippodromoL’ippodromo

 

Parlando di cavalli ci troviamo vicino al centro equestre, dove i bambini possono cominciare a cavalcare e chi sa farlo si può sbizzarrire a correre in un grande prato con e senza ostacoli.

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Vorrei dirvi che vi sono molti castelli, ma ho già scritto un racconto solo su quelli, aggiungo solo che sono più di venti in città. Il più rinomato perché ha un giardino di rara bellezza ed un museo con scenografie vive, ha venti sale con esposizione permanente ed è il Castel Trauttmansdorff.

80721castel trauttmansdorffCastel Trauttmansdorff

C’è un castello attrezzato per la celebrazione dei matrimoni civili ed è il Principesco che confina con il Municipio. Passiamo un pò alle chiese, ve ne sono tante, quasi una per ogni rione, ci sono poi la chiesa ortodossa, evangelica, ebraica, anglicana, e solo da pochi anni un tempio buddista ed un luogo di culto islamico. Ora vi faccio sorridere, potete immaginare quante fontane ci sono a Merano? Ebbene ve lo dico, sono 69. In inverno sono chiuse per evitare che il gelo rovini le tubature, ma in primavera l’acqua comincia a scorrere allegra, offrendo acqua gelata da risciacquarci le mani o per bere dalle stesse, ci sono le fontanelle, le grandi fontane ed i zampilli che sorgono da terra per la gioia dei piccini. Mentre sto scrivendo c’è un sole che splende come fosse primavera anche se la temperatura è fredda, mi chiedo su quale sentiero ora vi porto a passeggiare? Cominciamo con le classiche passeggiate “Lungo Passirio”, dal nome si può capire che facciamo due passi tranquilli lungo il fiume con poca acqua causa la neve che quest’inverno non è arrivata a Merano.

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Passeggiata d’inverno

 

Giriamo a sinistra e ci avviamo verso le Passeggiate d’inverno , soleggiate da non credere di questi tempi, ma se ci fosse un acquazzone niente paura c’è un lungo porticato dove si può trovare oltre al riparo, una galleria di personaggi e dipinti di persone molto note in Alto Adige.

Di fronte alla Passeggiata d’inverno, c’è quella dell’estate ricca di pini, pioppi e cedri del libano, quindi ombreggiata per evitare eventuali insolazioni perché su quel lato in estate il sole batte molto forte. Passiamo al sentiero che tutti i villeggianti vogliono percorrere, quello dedicato alla Principessa Sissi.

gilf-promenade-07379Gilf Promenade

 

Infatti è chiamato “Sentiero di Sissi” É lungo parecchio, parte dal Giardino di Castel Trauttmansdorff, abituale soggiorno della Regina quando era a Merano, e ci si avvia per la città. Ci sono undici tappe da fare ed ognuna dovrebbe essere raccontata a parte, ma ci avviamo e attraversiamo le pietre di Castel Pinzenau e Castel Rubein, la Residenza Reichenbach con piazza Fontana, Castel Rottenstein e Hotel Bavaria, scendiamo verso il Passirio e lo attraversiamo passando dal ponte Romano, costeggiamo la passeggiata d’estate entriamo nel Parco Sissi dove si erge la statua in Suo onore.

tappeiner-promenadePasseggiata Tappeiner

Abbiamo percorso il “Sentiero Sissi”, ora si potrebbe percorrere la Passeggiata Tappeiner ma è troppo lunga anche se molto bella, forse la più bella perché si va in alto e si può vedere la città e lo svincolo delle valli con i fiumi Passirio e, alla fine di Merano, l’Adige. Facciamo un percorso più breve molto romantico, la Passeggiata Gilf e partiamo da casa mia così si fa prima, in due passi si arriva al ponte Romano e questa volta si costeggiano i due lati del fiume, è interessante anche sotto il punto di vista botanico, ci sono numerose piante sub tropicali, dove i giardinieri vi hanno attaccato ad alcune piante degli uccelli fatti per ammirare meglio la passeggiata. Continuando il sentiero in salita ma delizioso in estate per i suoi fiori, si arriva alla meta dove troviamo ristoro. Dopo il dovuto riposo si può tornare a casa felici e ristorati. Ora facciamo un piccolo giro nel centro, scendiamo da Maia Alta e passiamo dal rione Steinach il rione più antico di Merano.

 

B-1745-meran-obermais-merano-maia-altaMerano Maia alta

 

Tuttora ci sono delle stradine pavimentate con le grosse pietre romane e le case che, sotto la nuova tinteggiatura, si nota l’antico. Arriviamo in piazza Duomo attraversiamo per arrivare in corso Libertà dove una volta erano palazzi solo di vecchie Signorie ed ora sono Hotel, negozi e bar, con ai piani superiori abitazioni. Piazza Teatro, via delle Corse dove si trovano solo negozi, e i Portici vera bellezza, con in mezzo la strada pedonale. Ecco, volendo, ci si può sedere all’aperto per mangiare, infatti ci sono le varie trattorie dove si può ordinare sia il menù italiano che tedesco.

 

 

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I Portici

 

 

 

Passati i primi ed i secondi portici si arriva nuovamente alla piazza Duomo, vasta e bella, si gira a destra per passare ancora piccoli portici in via Leonardo da Vinci e arrivare in piazza della Rena, una bella piazza grande dove gustare un caffè in uno dei vari bar è una delizia.

MERANO-PIAZZA-DELLA-RENA-720x406esplanadePiazza della Rena

 

Da lì si nota il ponte della Posta da ammirare sia per il ferro lavorato che per le colonne disegnate e a mosaico dove troneggia lo stemma della città. Mi incammino lentamente con lo sguardo verso il fiume che sembra aspettare la neve per gonfiarsi d’acqua e scorrere con la sua consueta irruenza. A questo punto attraverso il ponte e attendo il bus per ritornare a casa.

Ciao amici del Bosco buona e serena domenica.

 

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Gif sep. - Rotolino cangiante

Bravissima Gabriella, un post di grande levatura merita un video di ugual livello, spero che la scelta sia gradita per tutti. Grazie.

 

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JOHANN STRAUSS – SUL BEL DANUBIO BLU

 

 

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GIORNATA DELLA MEMORIA

 

 

“GIORNATA DELLA MEMORIA”

27  Gennaio 1945

 

 

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27 gennaio GIORNATA DELLE MEMORIA

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Binario 21

 

 

Tra il 1943-1945 questo binario è stato testimone di fatti inauditi e terribili ricordati come la deportazione della Shoa. Sorge in un’area della stazione centrale di Milano (entrata da piazza Sofra) è situato al di sotto dei binari ferroviari, nel periodo sopracitato centinaia di persone furono caricati su dei vagoni merci e deportati ai campi di concentramento e di sterminio, Birckenau, Auschwitz, Mathausen e altri. Si tratta dell’unico luogo in Europa ad essere rimasto intatto come era allora, durante il percorso di questo memoriale fa conoscere i momenti della deportazione, sul muro vi sono scritti alcuni nomi dei deportati di politici milanesi e, ebrei di tutte le nazionalità, visitando questo tratto di storia, si prova la sensazione di angoscia e commozione toccata ai deportati che venivano messi su quei carri merci come bestie o forse come insetti dannosi a parere della gestapo per poi mandarli a morte.

AUSCHWITZ

La scelta del giorno che intende ricordare questi orribili avvenimenti è il 27 Gennaio di ogni anno come è stato deliberato dalla nostra Repubblica con la legge n° 211 del 20-07-2000, al fine del ricordo della shoah. Questa data è stata scelta perché il 27 Gennaio del 1945, le truppe sovietiche dell’armata Russa, nel corso dell’offensiva in direzione Berlino, arrivarono presso la città di Oswiecim (Auschwitz), scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento e liberando i pochi superstiti trovati, per la prima volta al mondo si rilevava l’orrore del genocidio nazista.

 

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Questi sentimenti non si debbono dimenticare, facendo una riflessione su questi argomenti la stessa vale come ammonimento a tutti e, che non dia nuovo seme, ne domani, ne mai.

 

 

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Bambini nei lager nazisti

Altra istantanea dello stesso gruppo di bambini ci consente di vedere quanta tristezza e sgomento appare nei loro visi

 

Nel giorno della memoria un pensiero va rivolto ai bambini che hanno subìto l’olocausto. Ignari di quanto stava accadendo erano quasi sempre i primi ad essere eliminati in quanto non potevano essere impiegati come forza lavoro.

É difficile determinare il numero dei bambini deportati nei vari campi di concentramento ma si presume  che complessivamente le vittime, uomini, donne e bambini, sia superiore al milione e mezzo.

Con quale stato d’animo avranno vissuto la vita nei lager quei bambini e cosa avranno provato le loro mamme vedendosi portar via i loro figli con la consapevolezza che non li avrebbero mai più rivisti? Due semplici testimonianze che possono dire tutto: in primis uno stralcio dal Diario di Anna Frank ed a seguire una poesia scritta da una bambina o forse un bambino, durante la prigionia.

 

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Anna Frank e una sua frase

 

VEDRAI CHE É BELLO VIVERE

Chi s’aggrappa al nido

non sa che cos’è il mondo,

non sa quello che tutti gli uccelli sanno

e non sa perché voglia cantare

il creato e la sua bellezza.

Quando all’alba il raggio del sole

illumina la terra

e l’erba scintilla di perle dorate,

quando l’aurora scompare

e i merli fischiano tra le siepi,

allora capisco come è bello vivere.

Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezza

quando cammini tra la natura

per intrecciare ghirlande coi tuoi ricordi:

anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,

vedrai che è bello vivere.

 

La poesia porta la data del 1941; non si conosce il nome del ragazzo che l’ha scritta, ma il messaggio che contiene fa riflettere sul suo coraggio di vivere e sulla sua fede nella vita. L’autore si identifica nell’uccello che vola libero nell’aria e che indirizza ai suoi compagni, paurosi di lasciare il nido, il suo grido di gioia:

“vedrai che è bello vivere!”.

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Nomadi – La Canzone del Bambino nel Vento (Auschwitz)     

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

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AMORE E PSICHE

 

Questo è il titolo del post nel Bosco di oggi ma non per ricordare la favola di Apuleio[1] che narrava la storia di una ragazza che, per la sua bellezza, aveva destato l’invidia della Dea Venere, né per scrivere un trattato d’arte sul monumento di Canova[2] conservato al Museo del Louvre ma… leggete e saprete.

“C’è una storia dietro ogni persona. C’è una ragione per cui loro sono quel che sono. Loro non sono così solo perché lo vogliono. Qualcosa nel passato li ha resi tali, e alcune volte è impossibile cambiarli.” (Sigmund Freud)[3]

Prendo spunto da questo aforisma del fondatore della psicanalisi per proporre al giudizio dei lettori del Bosco una storia, un po’ romanzata, non recente ma neppure tanto lontana.

Sappiamo tutti quanto una donna possa elevare al supremo o distruggere fino all’infimo, la vita di un uomo. Questa storia vuole darci un flash della vita di un ragazzo che nella sua esistenza ha vissuto e subìto esperienze ed emozioni condizionate dal suo  rapportarsi con l’essere femminile. Certamente avviene la stessa cosa invertendo le parti ma oggi la storia ha un soggetto maschile anche se non può mancare, naturalmente, il complemento Donna.

 

 

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FEDERICO

 

UN UOMO DAL CUORE DI RAGAZZO

 

Si chiamava Federico e aveva compiuto da poco sedici anni quando questo ragazzo, negli anni dello sviluppo, era stato usato sessualmente da una donna che aveva trent’anni più di lui. Federico, nella sua acerba ingenuità aveva pensato che era amore e quella donna è stata per lui veramente il suo primo amore e se ne era innamorato e si sentiva così legato al punto tale da pensare di poter restare con lei per tutta la vita affacciando l’ipotesi di una possibile unione. Lei gli rispose con un sorrisetto e una carezza sulla guancia ma lui confermò le sue intenzioni dicendo: “Quando sarò maggiorenne, possiamo farlo”. Quanta stupida ingenuità in quella frase ma Federico non poteva rendersene conto, era solo un bambino preso cotto, in balia di una donna che aveva avuto sicuramente le sue esperienze amorose ma che in quel momento era sola e probabilmente aveva trovato in questo ragazzo conforto e soddisfazione insieme.

La relazione andò avanti per oltre un anno con sotterfugi e incontri più o meno costanti. Poi a quella donna erano venuti gli scrupoli per il fatto che lui era minorenne e si rifiutò improvvisamente di continuare la relazione. Per Federico era stato uno shock terribile e inaspettato, non capiva perché poteva succedere questo, fino a quel momento andava tutto bene, si sentiva uomo. Ogni tentativo di riprendere gli incontri andò a vuoto. Il ragazzo ritornò ad essere bambino e cadde in una profonda depressione e ci fu un momento di massimo sconforto nel quale pensò pure di farla finita con la vita ma la vicinanza dei suoi genitori che pur non conoscendo il motivo del suo stato d’animo, nervoso, irascibile e intrattabile, lo fecero riflettere e capire che la vita era più importante di qualsiasi altro male. In quel momento provava dolore e non avrebbe voluto dare dolore ai suoi genitori ed alla sorellina alla quale voleva bene e sapeva che era profondamente affezionata al suo fratello maggiore.

La vita continuò a scorrere ma da quel momento, Federico provava odio per tutte le donne che per lui erano esseri dotati di una cattiveria infinita. Da questa considerazione si salvava solo sua madre, la donna che lo aveva messo al mondo.

Aveva vent’anni ed era l’inizio dell’estate quando Federico incontrò Genny, una ragazzina del gruppo che frequentavano entrambi.

 

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Forse spinto dagli amici che vedendoli fianco a fianco, perché la Genny si teneva sempre vicino a lui, quasi come battuta avevano detto che stavano bene insieme ma forse anche incuriosito dagli occhioni di lei che non cessavano di fissarlo intensamente ed infine, un giorno, sulla spiaggia lei gli prese la mano invitandolo ad entrare in mare per fare il bagno insieme e le loro mani continuarono a tenersi strette l’una all’altra anche sotto il livello dell’acqua. Federico e Genny iniziarono ad amoreggiare, oltre che al mattino al mare, si incontravano anche la sera per una passeggiata e un gelato.

Attenzione, siamo negli anni ’50 e l’amoreggiare di allora era ben diverso dai flirt di oggi con i quali ci si ritrova a letto prima ancora di conoscere il nome del partner.

Genny era dolcissima, carinissima, innamoratissima e amorevole ma nel cuore di Federico dimorava ancora il dolore di quell’abbandono da parte di una donna da lui amata fino alla follia. Era troppo difficile da dimenticare e la povera incolpevole Genny era destinata a subire le conseguenze di quel dolore.

A fine estate Federico aveva lasciato Genny, consapevole che lei ne avrebbe sofferto tantissimo ma lui, in quel momento, restava indifferente alla sofferenza di lei.

 

Giovanissimi scoprono la gioia dell'amore

 

Si erano ritrovati l’estate successiva e avevano ripreso a frequentarsi, sembrava che tutto potesse riprendere il suo corso ma Federico si rese conto che nell’animo di Genny c’era una sorta di volontà di rivalsa per quanto aveva sofferto, le cose non filavano tanto bene e si erano lasciati di nuovo e le loro vite seguirono strade diverse.

Le motivazioni di Federico erano state quelle di non avere un lavoro sicuro e di non sentirsela di impegnare una ragazza senza la certezza di un futuro.

Due anni dopo Genny si era sposata con un ragazzo che era andato a chiedere la sua mano direttamente ai genitori di lei senza parlarne prima con l’interessata e loro, da buoni genitori e secondo loro per il bene della figlia, glielo avevano praticamente imposto considerandolo un bravo ragazzo mentre Federico era stato giudicato un mascalzone poco affidabile.

Terminato il servizio militare e trovato un lavoro che poteva dargli una certa affidabilità, qualche anno più tardi anche Federico aveva messo su casa nella città sede di lavoro che era distante dalla città di residenza dei genitori. Aveva sposato una ragazza che forse aveva capito il suo momento di solitudine sia fisica che mentale ma che poi si era rivelato più un matrimonio di necessità che d’amore. Sono i casi della vita. Avevano avuto un unico figlio al quale la moglie si dedicava interamente trascurando, per certi aspetti anche il marito. A lungo andare la moglie si era rivelata una donna incapace di governare una casa e curare la famiglia per cui, alle carenze di lei suppliva Federico, che si era adattato pensando che così doveva essere. Con il passare degli anni, anche a causa di una turbe psichica della moglie che aveva sempre rifiutato di curarsi, i rapporti coniugali si erano sempre più diradati al punto che all’arrivò dell’età della pensione Federico poteva considerarsi vedovo bianco ormai da parecchi anni anche se, visti dall’esterno, i due erano considerati una bella coppia.

Si sa che il mondo è piccolo e le persone hanno modo di incontrarsi. Infatti, Genny e Federico, che nel frattempo era rientrato nella sua città d’origine, avevamo modo di incontrarsi casualmente e tutte le volte si fermavano non solo per scambiarsi notizie personali e delle rispettive famiglie e figli ma anche, più specificamente, con qualche cenno al loro periodo di quasi fidanzati, cercando i motivi della loro mancata unione. Forse nei loro cuori era rimasto qualche rimpianto da parte di entrambi.

Ma la vita, si sa, a volte può riservare delle sorprese.

 Federico non pensava più all’amore ma un giorno, in occasione di una festa conviviale tra amici, gli presentano Ornella, una signora, di qualche anno più giovane, carina, di attraente simpatia, dolcissima nei suoi modi di fare, vedova da un po’ di anni. Fu l’incontro fatale e l’amore forse non è stato a prima vista ma era dietro l’angolo. A lei piaceva tutto di lui, in primis disse che l’aveva attratta il suo modo di parlare e la sua voce e lui restò affascinato da questa bella figura di donna, signorile, molto ben curata e dai modi gentili. Lei risiedeva in un’altra città, non molto distante da quella di Federico, e dopo i primi convenevoli si scambiarono il numero di cellulare per potersi tenere in contatto. La cosa avvenne già il giorno dopo, fu lui a chiamare per primo ma lei gli disse subito che aspettava la sua chiamata. Cercarono di darsi reciprocamente una spiegazione per questa simbiosi nata così improvvisa ma nessuno dei due sapeva trovare la soluzione. Si scambiarono la mail e il recapito del loro sito delle nuove tecnologie informatiche che consentiva anche l’incontro visivo durante i loro colloqui che erano divenuti da subito molto frequenti. Il passaggio agli approcci amorosi fu quasi naturale anche se fino a quel momento virtuali ma vissuti con tanta intensità al punto che entrambi li sentivano come fossero reali e veritieri per quanta passione si scambiavano Ornella e Federico.

Ornella sembrava innamoratissima e molto probabilmente lo era veramente e aveva coinvolto in pieno anche Federico ma in quest’uomo dal cuore di ragazzo sorsero dei timori: dove li avrebbe portati questa passione che non poteva avere futuro a lunga scadenza non tanto per l’età dei protagonisti quanto per il vincolo matrimoniale di lui. Ma a Federico non importava più niente, non intendeva assolutamente perdere Ornella e la ritrovata gioia della vita.

Sembrava impossibile ma Federico aveva ritrovato l’amore con gli stessi impulsi della prima volta, tutto compreso: passione, sotterfugi, inseguimenti, gelosie, litigi, riconciliazione e rinnovato amore ogni volta.

 

due persone al mare in sdraio

 

La tresca amorosa proseguì per oltre due anni, erano entrambi felici dei loro numerosi approcci virtuali e dei rari ma intensi incontri reali, erano riusciti a trovare anche il tempo per una vacanza al mare insieme, poi l’improvviso patatrac: Ornella si era ammalata e dopo una cura con terapia d’urto forse troppo forte per il suo fisico già sottoposto al condizionamento di altri farmaci, si era fortunatamente ripresa anche se non perfettamente ma ciò che più conta, questa fase l’aveva cambiata: per Federico aveva tanto benvolere ma dentro di lei non sentiva più nessuno stimolo, l’amore era finito e lo disse all’interessato. Da quel momento poteva e voleva offrirgli solo la sua amicizia, sincera ma solo amicizia perché comunque non voleva perderlo.

Federico era all’apice della sua felicità per questo nuovo amore, era veramente innamorato e voleva immensamente bene alla sua Ornella per cui la decisione di lei gli fece cadere il mondo addosso e il suo cuore riprovò il dolore con le stesse intense emozioni del primo drammatico abbandono giovanile con la sola differenza che stavolta, pur non accettandone i motivi, non provava rancore ma anzi comprensione e ancora tanto affetto per questa donna che era riuscita a riportarlo alle gioie amorose e far ritrovare gli impulsi giovanili al suo cuore di ragazzo. Continuavano a sentirsi al cellulare e in chat e Federico cullava la speranza che Ornella sarebbe tornata a lui con nuovo amore e passione. Lui conosceva quanto lei sapeva voler bene e non poteva credere in una chiusura così drastica e definitiva e pur in un impeto di gelosia non voleva pensare che avesse trovato un altro.

Non è dato sapere se i due si siano riconciliati e abbiano ritrovato la loro iniziale e travolgente passione, questa conclusione la lascio alla fantasia dei lettori: come vorreste la finale?

 

 

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EPILOGO

Ogni cosa, si sa , ha il suo rovescio e questa è l’opera di Canova esposta al Luouvre, vista dal retro.

 

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In questa storia ci sono tutti gli elementi per una analisi psicoanalitica dei personaggi (la corruttrice del minore, Genny la fidanzatina, la moglie, Ornella l’ultimo amore e naturalmente Federico), ma il grande Freud non c’è più per cui vi invito ad esprimere il vostro giudizio personale con un libero pensiero che può suggerire il cuore.

Grazie a tutti, Amiche e Amici e Buona Domenica nel Bosco.

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  • [1] – Lucio Apuleio scrittore latino (Madaura, Algeria ca. 125 d.C. – Cartagine ca.180 d.C.)

  • [2] – Antonio Canova, scultore italiano (Possagno 1757 – Venezia 1722)

  • [3] – Sigmund Freud, medico austriaco fondatore della psicanalisi (1856-1939)

 

Metaforicamente la vita non è che una ballata, gustiamoci questo bel video.

Ernesto Cortazar – Waltz Of Love    

 

 

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