PENSIERI ALATI

RACCOLTA AFORISMI

 

14485156_1162072257171846_4539992269191253747_n OGGI PER GLI AMICI DEL BOSCO HO RISPOLVERATO, DALLA MIA RACCOLTA, ALCUNI AFORISMI SERENI E ANONIMI MA RICCHI DI SOTTILE SAGGEZZA.

COMINCIO CON IL PIU’ ALLETTANTE OSSIA IL CAFFE’:

 

  • Cos’è un caffè? Un abbraccio racchiuso in una tazza. tazzine-caffe-cuore-foto

 

 

  • Night sky June 4, 2001

    Nel mistero della notte i silenzi diventano voce. I desideri prendono forma, i sogni prendono vita e tutto brilla, tutto risplende e diventa magia.

  • La vita è come una strada di montagna, indexpiena di curve e difficile da percorrere…ma quando arrivi in cima il panorama è spettacolare.

 

  • Non lamentarti se invecchi. E’ un privilegio negato a molti !14470613_1074227736023549_6342374891697459167_n

 

  • Quando sei ferito tendi a chiuderti, ma le ferite hanno bisogno d’aria per guarire.

  • Mia nonna non conosceva le favole ma mi raccontava la vita.bambina di 8 anni

  • Quando qualcuno giudica il tuo cammino, prestagli le tue scarpe.14611037_1075009765945346_2735200518923700171_n

     

     

  • Non ha importanza la grandezza del gesto, ma il cuore che viene messo nel farlo.

  • rose con il cuore
  • Nella vita non raccogli ciò che semini, raccogli ciò che curi.

  • Un sorriso sincero è un abbraccio invisibile capace di dare tanto calore.

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  • Vi auguro di sognare qualcuno che non c’è più. Qualcuno che vi dica che tutte le cose che non gli avete detto, lui le sapeva lo stesso.

  • Oggi sforzati di sorridere un po’ di più e tutto quello che farai ti riuscirà meglio.

  • Occhi chiusi sorridenti

 

  • La vita è un eco, ciò che tu doni, ti ritorna, ciò che tu dai lo ricevi e quello che vedi negli altri, esiste in te.

  • La vita è fatta di salite, discese, sorrisi, incontri, lacrime, dolori, gioie, da ognunOcchi ma cosa ho fatto 1o impariamo qualcosa, ogni evento ogni situazione ha vari lati di osservazione…. Dipende da noi e da quello che vogliamo guardare.

  • Nessuno ci fa del male. Siamo noi che ci facciamo del male perché facciamo cattivo uso del grande potere che abbiamo, il potere di scegliere.

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  • Amami per ciò che vedi ad occhi chiusi o per quello che senti quando senti quando sto in silenzio. Lo stesso farò io camminandoti accanto. E se sarai con me, ti insegnerò a volare e tu mi insegnerai a restare.

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  • A volte non hai bisogno di qualcuno che ti alzi da terra, ma di qualcuno che si sdrai al tuo fianco finché non sarai in grado di rialzarti.

  • C’è un posto molto prezioso per me dove

    14355670_1054958571283799_574068720896200069_nporto le persone a me care. Quel posto è il mio cuore, così non me ne separo mai.

 

  • Certe emozioni non le provi con chiunque, ma solo con chi ti attraversa l’anima.

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  • Una carezza data quando la tua “anima” aveva voglia solo di piangere, dura in eterno.

  • Ogni volta quando arriva la notte, smetto di pensarti, inizio a sentirti.

 

 

  • Ho amato le stelle ardentemente per non aver paura della notte.

 

 

  • La felicità non va inseguita, ma è un fiore da cogliere ogni giorno, perché essa è 13892341_620252341476619_5055126392849577603_nsempre intorno a te. Basta accorgersene.

 

 

  • Ci sono persone che possiedono la delicatezza del silenzio. Così facendo dicono molto più di quel che ci si aspetta.

  • Sorge il soleGuardare alla vita con ottimismo, non sempre è facile. Ma il sole che sorge nuovo ogni giorno ci insegna che è possibile.

 

  • La crescita in tenerezza e in maturità sono i veri segni del successo nella vita.

  • Se sei debole cercherai di vendicarti, se sei forte perdonerai. Ma se sei intelligente ignorerai.21lj0hk

 

 

  • L’amore e il possesso esclusivo non possono mai andare d’accordo. In teoria, quando vi è amore perfetto, vi deve essere perfetto non possesso. 

 

 

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Questo Piccolo Grande Amore – Claudio Baglioni      

 

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LAGO DI LUGANO

 

PICCOLO MONDO ANTICO

 

PICCOLO MONDO ANTICO

 

Sto prendendo dalla libreria alcuni volumi da mettere in valigia, vedo in fondo un piccolo libro, dalla copertina piuttosto sciupata. Lo prendo un po’ incuriosita, ma è PICCOLO MONDO ANTICO, di Fogazzaro. Mentre mi chiedo come può essere finito lì, accarezzo quelle pagine sciupate, ricche di dolci ricordi di tanti anni fa.

 

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Siamo a Cima, sul lago di Lugano (il pezzo italiano) ove abbiamo la nostra casetta e passiamo i fine settimana e i mesi estivi. Aldo, mio marito, è riuscito ad avere i permessi ed ha fatto ricostruire la darsena per mettere il suo motoscafo. Sono seduta sul terrazzo sopra la darsena, sto leggendo il libro e nello stesso tempo, sono sempre affascinata dallo stupendo panorama del lago verso Lugano.

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Un rumore di motore, un richiamo e mi sporgo dalla ringhiera verso il lago: eccoli padre e figlia sfrecciare veloci sul motoscafo, mio marito tiene sua figlia davanti lui e la lascia guidare. Io urlo “Andate adagio” ma sono parole al vento, si divertono tanto, vanno  al confine e poi tornano.  “Vieni anche tu mamma, dai, provaci….” “No io su quel coso non metterò più piede, mi è bastato la prima volta”. Finalmente scende, mentre Aldo sistema lo scafo, noi due facciamo una passeggiata. E’ un bel sentiero che in breve ci porta sul piazzale del Santuario Della Madonna della Caravina.

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Anche da qui abbiamo una vista stupenda del lago con lo sfondo del MONTE BRE. Ci sediamo sul muricciolo e Laura vede il libro nella mia borsa “Cos’è mamma?” Il libro che ho appena preso, sembra che i fatti si svolgano qui in Valsolda. L’ autore abitava laggiù: “Vedi, le indico delle case più sotto, andremo a vedere”…. Lei non chiede altro, io non aggiungo altro, non mi sento di raccontare la trama, è triste la morte di Ombretta. Ora anche Laura, mia figlia, ha la sua barca, Lauretta, suo papà gliel’ha fatta fare da un artigiano del posto. Bella solida e forte perché appena possibile possa usarla stando sempre vicino alla riva del lago.

 

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Chiudo gli occhi e il ricordo di quegli anni felici si accavallano nella mia mente e scorrono veloci, troppo veloci… eccomi stretta a mio marito, seduti sul divano stiamo ammirando attraverso il finestrone del soggiorno il lago che è tutto un luccichio sotto il cielo stellato. Dall’altra parte del lago la strada che scende da Lanzo è un brillare di luci. Mio marito mi stringe sussurrando “Ho te, Laura, tutto questo. Penso d’essere veramente felice”. Ma quanto dura la felicità? Un nodo mi stringe la gola, mio marito ci ha lasciate e forse qui in quest’angolo che lui tanto amava anche mia figlia ha cominciato ad accettare la sua morte e siamo tornate con mio suocero e la sua amica.

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Sono io che arrivo al sabato e trovo mio suocero sempre che brontola “Guardi se con tanto posto devono stare a studiare sul melo” Io rido e metto la macchina in garage, e mi vengono incontro Laura con la sua amica Patrizia, appena scese dal… melo. Infatti è un vecchio melo i cui rami si sono divisi formando due comodi sedili. Mia figlia sbuffa “Siamo così comode” “Su, saliamo in casa, raccontate un po’ com’è andata la settimana?…” Sai mamma abbiamo letto “PICCOLO MONDO ANTICO”, povera Ombretta, annegare così nella darsena… e tu mamma sei stanca?” – “No, solo un poco, i soci di papà sono tutte persone oneste e stiamo liquidando tutto molto bene. Domani Pat arrivano i tuoi, sei contenta?” Saliamo in casa, osservo mia figlia, mi sembra abbastanza serena…. la magia di questa nostra casina. Lo spero, il dolore è stato tanto, è chiuso col lucchetto nel mio cuore, non deve lasciare trapelare niente.

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Gli anni volano, le due grandi amiche devono preparare la maturità, ed è qui che vengono a studiare. Ora possono andare in barca, però con tante raccomandazioni, sempre vicino alla riva, non allontanatevi. Siamo state a visitare la casa di Fogazzaro, una bella villa dell’800. Nel suo studio la scrivania, come l’ha lasciata lui, dove ha scritto molti romanzi, tra i quali

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Tutto questo ha interessato e incuriosito le due ragazzine. Quante serene giornate abbiamo trascorso… eccoci alla laurea, ognuna delle due ha preso strade diverse, la mia la più lontana… La casa si chiude le rose possono fiorire e rifiorire, non c’è più nessuno ad ammirare la loro bellezza….

 

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“Nonna, nonnina” ma è la vocina della mia Lucia, la mia adorata nipotina. Laura è tornata in Italia con sua figlia e siamo venute a riaprire la casa di Cima, che rivive una seconda giovinezza. Torniamo a passare le vacanze qui, a rifare le nostre passeggiate, a goderci il nostro angolo di pace, finché anche Lucia trova il libro di Fogazzaro. Lo leggiamo assieme “Oh nonna, commenta, che perfida marchesa, povera Ombretta….. Ma come vola il tempo anche Lucia è già alla maturità, passa meno tempo a Cima, poi l’università, la laurea……. La mia casetta salvo rare visite di nuovo si chiude, affidata a un custode.

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Io mi scuoto dai miei ricordi accarezzo quel vecchio volumetto sciupato e lo metto in un angolo della valigia fra le cose più care.

 

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JAMES LAST Capriccio italiano

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FAVOLA AFRICANA

FAVOLA AFRICANA

 

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Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d’acqua nel becco.

“Cosa credi di fare!”

Gli chiese il leone.

“Vado a spegnere l’incendio!”

Rispose il piccolo volatile.

“Con una goccia d’acqua?”

Disse il leone con un sogghigno di irrisione.

Il colibrì, proseguendo il volo, rispose:

“Io faccio la mia parte!”.

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Un grande insegnamento per tutti: se ciascuno, nel suo piccolo, facesse la sua parte, il mondo andrebbe molto meglio… che ne pensate?

Grazie!

 

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Intanto ascoltiamoci della buona musica

BUON SABATO PER TUTTI

 

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ANNI CINQUANTA

 

 Una storia vissuta negli anni ’50 che merita una rilettura per un  confronto ed una riflessione con la situazione di oggi ma anche una  valutazione sul cambiamento dei tempi.

 

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Terminati i tre anni di scuola media, allora Avviamento Professionale, promosso a giugno, mio padre mi pose di fronte ad una scelta: “Vuoi continuare a studiare o imparare un mestiere?”. Forse perché un pò stressato dalla concentrazione sui libri per la preparazione agli esami di licenza, non è che proseguire gli studi mi attirasse tanto e tra l’altro imparare un mestiere significava anche iniziare a lavorare e avere la disponibilità di qualche soldino per cui risposi che accettavo di fare l’apprendista per imparare un mestiere. Allora mi pose davanti un’altra alternativa: “Scegli, cosa preferisci fare il ciabattino o il barbiere?”. Sinceramente due mestieri che non erano per niente allettanti nelle aspirazioni di un ragazzino di belle speranze che pensava di fare il signorino attraente e ben vestito per cui capii che la scelta era obbligata e risposi:

“Va bene, continuo a studiare”.

Il mio buon papà, pur nelle difficoltà economiche di quegli anni, aveva deciso di fare qualche sacrificio in più per riuscire a far continuare gli studi al suo primogenito perché una maggiore istruzione avrebbe consentito di assicuragli un avvenire migliore della sua misera e pesante condizione di operaio.

 

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Poco più che quattordicenne, trascorsi quelle ‘vacanze scolastiche estive’ lavorando da ‘manovale’ presso un piccolo impresario edile, al quale mio padre mi aveva affidato per farmi ‘tastare’ il peso del lavoro manuale. Iniziai così a guadagnare i primi soldini della mia vita (1.500 lire a settimana equivalente a 250 lire al giorno), ma quel denaro servì tutto per l’acquisto dei libri del primo anno delle mie scuole superiori di studente squattrinato. L’anno successivo fui io stesso ad andare a chiedere il lavoro allo stesso impresario ma concordai che la paga giornaliera dovesse essere pari a quella dell’altro manovale che, sebbene di due anni più grande e con la muscolatura già ben formata, in realtà facevamo lo stesso identico lavoro e io non mi tiravo indietro in nulla. La paga mi fu accordata in 400 lire al giorno e per me fu una valida conquista.

 

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Trenino linee di Cagliari Anni ’50

Fu così anche negli anni successivi: lavoravo d’estate per acquistare i libri per il nuovo anno scolastico e poter così proseguire gli studi.

A scuola, alle ore 11,15 suonava la campanella dei 15 minuti d’intervallo per la ricreazione ma in pochissimi avevano la moneta necessaria per acquistare panino e companatico. La maggior parte, me compreso, non avevamo una lira in tasca e la colazione consisteva spesso in una pagnottella rafferma portata da casa senza companatico. Dovevamo inventarci qualcosa per metterci alla pari di quelli più fortunati ed ecco l’idea.

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Il percorso casa-scuola e viceversa, poco più di sei chilometri all’andata e idem al ritorno, si percorreva con il tram, una sorta di trenino con locomotrice elettrica e cinque carrozze che nelle ore di punta viaggiavano stracariche. Facendo il percorso a piedi ci sarebbero rimaste in tasca 20 lire, tale era il costo del biglietto di andata e ritorno per studenti e lavoratori con limitazione della validità dalle ore 6,00 alle 20,00. Un formaggino, un panetto di marmellata o un triangolino di nutella costava allora dalle 7 alle 10 lire quindi ci restava in tasca ancora qualcosa per le spese della domenica. C’era qualcuno che già fumava e doveva acquistarsi qualche sigaretta che al tempo si vendevano anche sfuse. Prevalentemente, però, ci si accontentava di un gelato, oppure, alternativamente, una domenica si e una no ci si poteva pagare il biglietto del cinema. Ricordo le sale cinematografiche il “4 FONTANE” e il “2 PALME” dove si proiettavano film di seconda visione ed il biglietto d’ingresso costava 60 lire nei giorni feriali, 80 lire nei festivi. Gli altri locali della città: “Odeon”,  “Massimo”, “Cinegiardino”, “Olimpia”, “Eden”, “Ariston”, “Fiamma” ed altri, avevano prezzi proibitivi per noi. Le risorse finanziare così faticosamente risparmiate bisognava sapersele gestire. Non tutti i giorni però riuscivamo a risparmiare il costo del biglietto perché se era brutto tempo e pioveva, dovevamo usare comunque il tram e per quel giorno avevamo assicurato anche il ritorno, altrimenti altra scarpinata a piedi verso casa. Si rientrava tardi, stanchi ed affamati ma a casa ci attendeva un rifocillante piatto di minestra.

 

Ricordo ancora la sequenza delle fermate del trenino: Da Cagliari partiva dal capolinea di piazza Matteotti ed effettuava le fermate di via Roma, via XX settembre, via Sonnino, Piazza Garibaldi, via Baccaredda, San Rocco, San Mauro, Palazzo Brusa, Zedda Piras, Villasanta, Vinalcool e finalmente Piazza Italia, a Pirri dove scendeva il nostro gruppo. Ma il percorso noi lo facevamo quasi sempre a piedi per via dell’esigenza di risparmiare il costo del biglietto. La linea tranviaria proseguiva poi per Monserrato, Selargius, Quartucciu e fino all’altro capolinea situato a Quartu Sant’Elena.

 

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Generalmente, prima della fermata di via Baccaredda ci raggiungeva il tram sul quale viaggiavano gli studenti più abbienti e da parte di questi le derisioni nei nostri confronti, poveri appiedati, si sprecavano. Ma quella sorta di sfottò, anziché avvilirmi faceva nascere in me la voglia di rivincita e di rivalsa: il tempo, pensavo, mi avrebbe dato ragione, ora dovevo studiare. I sacrifici erano tanti ma avevo promesso a mio padre che avrei studiato per raggiungere l’obiettivo del conseguimento del diploma, il resto si vedrà.

Sia d’inverno che con i primi caldi della Primavera inoltrata il ritorno a casa a piedi era comunque sempre faticoso ma avevamo trovato una inaspettata risorsa: Alla fermata di San Rocco, spesso trovavamo parcheggiata la “Topolino” la storica Fiat 500 del nostro maestro delle scuole elementare che allora insegnava a Cagliari e si fermava lì per salutare una sorella che abitava nella zona, poi proseguiva per Pirri. Gli chiedevamo un passaggio che non ci negava mai, dicendo: “Ma siete in troppi, non ci state tutti”. Effettivamente eravamo in sei, qualche volta in sette e, cosa da non credere, ci infilavamo tutti dentro: tre nel sedile posteriore e tre in piedi tenendo aperta la ‘capote’ della piccola auto con il tetto apribile, l’ultimo, infine, nel posto anteriore a fianco del nostro maestro di scuola elementare che con la sua bonarietà, seppure scuotendo la testa, ci accompagnava fino a Pirri. Qualche volta capitava pure di sorpassare il tram ed allora eravamo noi a esultare salutando e schernendo i compagni che viaggiavano sulle vetture tranviarie affacciati ai finestrini.

Apparecchio radio del 1950

Radio d’epoca – oggi molto ricercata

 

Erano tempi duri ma li ricordo con nostalgia perché, tutto sommato sono stati bei tempi, vissuti in allegria con tanta solidarietà nei rapporti umani.

Oggi il trenino/tram non c’è più, le rotaie sono state coperte con l’asfalto e il trasporto passeggeri viene effettuato con una rete di servizi bus, forse con maggiore efficienza perché ben distribuita su tutto il territorio cittadino. Le vaste aree di campagna allora esistenti lungo il percorso sono ormai tutte urbanizzate creando un agglomerato unico con la città capoluogo.

Ogni epoca ha i suoi risvolti, positivi e negativi e bisogna viverla per quello che può dare. Il confronto o le analogie con la situazione odierna non si pongono neppure, i tempi sono cambiati in modo veramente abnorme ma se i ragazzi di oggi leggono questo racconto potrebbero non crederci ma penso possano trarre anche utili insegnamenti. Cari Amici del Bosco, grazie per l’attenzione.

 

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Io vagabondo

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CADE LA NEVE

 

CADE LA NEVE

 

CADE LA NEVE

 

Cade tranquilla senza far rumore, racchiude nel suo manto bianco le case, gli alberi, li arrotonda in modo aggraziato. La pace entra nell’animo a vedere tanta bellezza, sembra possa assorbire i dispiaceri perché è impossibile che la neve lasci trapelare i dolori.

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 Osservando in alto si notano le baite con le luci accese, certamente lì ci sarà un focolare dove la famiglia si riscalderà e parlerà dei tempi passati se ci sono nonni, se ci sarà gioventù il loro pensiero volerà verso un domani migliore. Dalle loro finestre vedono i grandi fiocchi bianchi e mentre l’animo gioisce si pensa alle piste da sci, i nonni ci pensano con nostalgia alle lunghe sciate sia per dovere che per piacere ma fatte sempre con tanta gioia.

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Al pensiero del freddo che alle volte gelava, non avendo le tute di oggi ed erano coperti con panni dove il vento, ed il gelo entrava nelle ossa, il nonno entra in dispensa e prende un vino bianco dolce per offrirlo anche alla sua sposa e lo assaporano con gusto.

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Berlo vicino alla stufa calda è una delizia, pensando poi che i vigneti, ora coperti di neve, solo un paio di mesi prima c’era stata la vendemmia, anche se per gli anziani, causa la troppa pendenza, era difficoltoso raccogliere quell’ uva che in settembre sembrava fossero chicchi d’oro, ora potevano dirsi felici, il cammino del frutto era compiuto e anche loro erano nell’autunno della vita.

Non importava tanto l’età ma stare assieme in quel nido coperto di neve per loro era il massimo della gioia.

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 Potevano essere fieri di aver tramandato le tradizioni ai propri figli. Credo che ognuno di noi mentre ammira la neve sente lenire le grandi o piccole ferite del nostro cuore, facendoci sentire sereni. I fiocchi leggeri continuano a cadere ed il paesaggio diventa fiabesco, il Natale sta arrivando e le casette sono già tutte pronte. Le lucine lungo i ponti sono tutte installate sembrano tanti diamanti, ora stanno mettendole in alto da una lampada all’altra e tutta la città sarà un luccichio di brillanti.

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 Camminando per il sentiero che mi porta in centro la sento volteggiare sul viso, sembra che tante stelline mi facciano compagnia: è una sensazione meravigliosa.  Arrivo in fondo al parco dove c’è il monumento di “Sissi” solo che è in marmo bianco, e per lei la neve avrebbe dovuto essere rossa per risaltarne le bellezza. Cammino lungo le strade, davanti ad una vetrina ci sono canederli, speck, salumi vari, crauti e di tutto un pò, almeno prodotti invernali.

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Guardo la neve e penso, perché non ritornare a casa a cucinare un piatto tipicamente nostrano?

Mi avvio verso casa, con calma chiudo l’ombrello per sentire meglio i fiocchi di neve che mi imbiancano e mi danno una gioia nel cuore.

Posso capire i problemi che ogni autista può avere nel condurre veicoli su strade innevate, ma per me è come entrare in una baita in montagna, un mondo da favole dove con il conforto dei cibi genuini e il vino dei nostri vitigni, tutto è allegro e felice e dove tutto ha un senso anche la pace che la neve ci dona.

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Grazie neve.

 

 

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Due video in omaggio alla neve

 

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PER SORRIDERE UN PÒ

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L’AMORE NON HA ETÀ

Tiziano - L'Amore Sacro e l'amore profano1Post by Giuseppe3.ca  

 

L’AMORE NON HA ETA`

Qual’è l’età dell’amore?. Una domanda che tante volte ci siamo posti senza trovare una risposta certa perché in realtà l’amore non ha età ovvero ogni età ha il suo modo di amare.

 

Il bacio alla mammaL’ingenuo amore dell’infanzia per la propria mamma, per la sorellina, il fratellino, la cuginetta, la compagna/compagno di giochi ecc.;

 

Sorrisi di gioia e felicitàL’amore giovanile ricco di passione, ardore, gelosie, istinto di possesso;

 

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Coppia adulta sorride all'amoreL’amore della mezza età, della serenità, della sicurezza, a volte della noia con propensione al tradimento, alla ricerca di un’avventura, di un’evasione, dell’appagamento della propria lussuria o vanità;

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L’amore dell’età avanzata che va alla ricerca di un affetto giovane nella illusione di sentirsi ancora validi, desiderabili ed efficienti;

 

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Infine l’amore dell’età senile alla ricerca di certezze, di volersi sentire ancora utili, capaci di amare come una volta ma che in effetti è un vivere di sogni che riaffiorano nel film dei ricordi.

 

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Ma abbiamo un grande esempio di costanza nei sentimenti, l’indomabile ed inossidabile Ottorino Mastino, che oggi non c’è più, ma che è stato capace di ispirarsi all’amore per lasciarci versi sublimi mirati ad encomiare, lodare, sublimare la propria amata.

Su richiesta di alcune affezionate amiche del Bosco facciamo ancora un omaggio all’indimenticato eccelso poeta, amico di Eldy, proponendo questi meravigliosi versi ispirati dall’amore per la sua dolce metà.

È una composizione scritta in occasione del compleanno della sua amatissima consorte.

A voi ogni ulteriore commento.

 

 

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IN RICORDO;;;;;

 

 A TE CHE SEI LA MIA METÀ

A te che sei la mia metà, vorrei,

con pennellate veloci e musicali,

descriverti l’amore puro e spensierato,

senza sofisticati ingredienti

di ermetiche parole.

 

A te,

sposa raffinata e dolce

dedico queste rime,

perché tu mi hai vincolato

annodato e stretto,

con corde e catene d’Amore.

 

Vieni,

ti condurrò a Santa Lughia,¹

tra i germogli freschi di verdi pampini,

da dove potrai sempre ammirare

e godere dello spettacolo

di colli, valli di sole e mare azzurro.

 

Vieni,

sentirai i venti leggeri

fischiare tra i pini

con il limio dolce delle cicale

ed il tubare dei colombi.

 

Con te,

in questa dolce quiete,

vorrei stare in silenzio quando scrivo

e ascolti le mie parole,

perché solo ai nostri cuori parlano.

 

Lollina cara,

oggi per i tuoi xxxantaquattro anni

ti ride la natura, ed io

brindando con la Malvasia di Bosa,

pieno di esultanza e gaudio

ti faccio gli auguri più cari

di salute e di pace al di là delle cose.

tuo Ottorino

 

 

L’amore è una cosa meravigliosa   

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CHIUSURA DEL GIUBILEO

 

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CHIUSURA DEL GIUBILEO 2016

ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA

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Cosa ci ha portato quest’anno proclamato della misericordia?

Tante parole di Papa Francesco: un invito alla misericordia, alla tolleranza, all’accoglienza. Parole ripetute in continuazione in tutte le occasioni di esternazione del Papa in tutto il mondo.

 

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Queste parole di continua predicazione, hanno modificato il nostro modo di pensare?

In questo Anno Santo, a complicare l’esistenza umana, sono arrivati gli effetti del sisma nel Centro Italia che hanno portato distruzione, creato migliaia di senza tetto per la perdita della loro casa costruita con anni di enormi sacrifici e privazioni.

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terremoto in abruzzo

 

 

 

Tante persone costrette allo sfollamento dalle zone terremotate con grossi problemi logistici di sistemazione e assistenza per tutti i malcapitati che si oppongono e vogliono restare nel loro territorio non solo per una questione affettiva ma per poter continuare la loro attività e riprendere la loro vita. Molti hanno il bestiame da accudire che non può essere abbandonato o lasciato incustodito per le comprendibili conseguenze negative. La prima soluzione è stata quella di restare in loco adattandosi a dormire accovacciati nelle auto ma, con l’arrivo dell’inverno, la cosa non può durare a lungo e si sta cercando di trovare altra idonea sistemazione.

Nello spirito della misericordia ma soprattutto della solidarietà e assistenza verso il prossimo hanno operato tutti gli addetti della Protezione Civile, i volontari, le Forze dell’Ordine, I Vigili del Fuoco, i Sindaci dei Comuni interessati e tutti coloro che sono stati chiamati a svolgere attività di soccorso e assistenza.

TUTTI DA ELOGIARE

Lo stesso Papa Francesco, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, altre autorità politiche e religiose si sono recate nei luoghi del terremoto per portare una parola di conforto ed assicurare che nessuno verrà lasciato solo e che il distrutto verrà ricostruito affinché tutto ritorni come prima. Speriamo che sia veramente così e che tutto si possa risolvere in tempi non troppo lunghi. I comuni di Norcia, Camerino, San Ginesio, Caldarola, Palmiano e Amatrice hanno fatto richiesta dei container la cui fornitura p già iniziata e sarà completata entro il prossimo mese di dicembre. In detti container potranno essere ospitate circa 1800 persone.

 

Da elogiare l’opera diretta, ognuno nella propria giurisdizione, di tutti i rappresentanti delle piccole autorità locali, sindaci e parroci compresi.

Da parte nostra, trovandoci distanti dai luoghi interessati e non potendo operare in modo diretto, abbiamo contribuito con la donazione in €uro con una telefonata o sms dal telefono fisso o cellulare al numero diffuso a tale scopo: 45500.

Poche altre volte la proclamazione di un Anno Santo ha avuto coincidenze così drammatiche. Ora il Giubileo finisce, ma le emergenze continuano e l’esigenza di applicare la misericordia verso tutti è ancora più forte e necessaria.

Tutto questo senza dimenticare quanto sta avvenendo con l’arrivo degli immigrati extracomunitari per i quali “L’Europa Unita” (unita?) sembra sorda o voglia esimersi dall’affrontare concretamente il problema.

L’Italia sembra rimasta sola e la battaglia per la vita continua per tutti.

In Europa, la Gran Bretagna ha rinnegato l’Unità Europea anche se una buona parte degli inglesi era contraria.

 

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Dall’altra parte del globo è stato eletto un nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America il cui pensiero programmatico per i suoi prossimi anni di governo è completamente all’opposto di quanto va predicando Papa Francesco.

 

Durezza-settarismo-espulsione

anziché

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Gli orientamenti politici del nuovo Presidente USA porteranno cambiamenti nei rapporti con tutti gli stati del mondo, cercando di creare nuovi equilibri ma con la grande incognita che non possiamo sapere se in meglio o in peggio.

 

 

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È trascorso un anno, si chiude la Porta Santa, ma i problemi del mondo e quelli dell’esistenza umana rimangono.

Chissà come andremo a finire.

Mai come oggi è il caso di dire:

 

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“Che Dio ce la mandi buona”

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“Il Mondo” – ( Jimmy Fontana )

 

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UNA VITA, UNA STORIA

 

UNA VITA UNA STORIA,

IMMIGRATI DI RITORNO

Voglio raccontarvi una storia del secolo scorso ma che potrebbe avere molte analogie con la vita e gli avvenimenti attuali.

Siamo in Sicilia, agli inizi degli anni trenta, in piena crisi economica, manca la risorsa primaria: il lavoro. Mio padre, di carattere forte, molto deciso e forse anche avventuroso, amante della famiglia, non aveva avuto timori a trasferirsi con moglie e tre figli in Libia, allora colonia italiana, per trovare una lavoro e assicurare il sostentamento della famiglia. Trascorrono lì diversi anni e intanto nascono altri tre figli tra cui io, ultima nata, la piccolina di casa, coccolata e vezzeggiata da tutti i familiari.

Neonato Intanto soffiano venti di guerra, quelli che portarono alla seconda guerra mondiale e gli italiani all’estero vengono praticamente obbligati a rientrare in patria.

Questo è quanto si raccontava in famiglia ma ora iniziano le mie memorie, sebbene bambina, ricordo bene il viaggio, su una nave che doveva essere poco più di un barcone, e che ci riportava in Italia.

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Per analogia il tutto mi ritorna alla mente nel vedere in TV i barconi degli immigrati che dall’Africa arrivano in Italia.

Mio padre non volle stare in Sicilia della quale conosceva le difficoltà di trovare un lavoro e raggiunse la Toscana, sempre portandosi con sé la famiglia. Fummo per un po’ di tempo a Lucca, poi si raggiunse Livorno, sempre inseguendo una località dove era più facile trovare una sistemazione per il lavoro.

L’Italia era in guerra, i tempi erano estremamente difficili per tutti e ancora di più per una famiglia numerosa. La famiglia fu disunita perché tre figli furono sistemati in collegio e tre, tra cui io, rimasero con i genitori.

È stata un’infanzia triste ma l’amore dei genitori per i propri figli era molto forte e a guerra finita ci ritrovammo di nuovo tutti uniti.

 

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La mia è una storia semplice ma ricca d’amore, di comprensione e di entusiasmo.

Vissuta in una famiglia esemplare dai princìpi morali integerrimi con genitori molto severi ma che ancora oggi ringrazio per averci trasmesso una educazione di intransigente onestà e dignità. Insomma, eravamo la classica famiglia di

“Poveri ma belli”.

Belli veramente, belli tutti, mi commuove il solo ricordo.

 

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Ero cresciuta, diventata una signorina piena di vita e di entusiasmo e come tutte le ragazze, nel pieno della gioventù, sognavo l’amore e il mio principe azzurro.l-amore-e-san-valentino_b

Partecipo ad una festa e appena entro il mio sguardo si incrocia con quello di un bel giovanotto, altro, distinto, i miei occhi si illuminano ma mi rendo subito conto che anche i suoi occhi brillavano nel guardarmi. Amore a prima vista? Non so ma questo ragazzo è diventato poi mio marito.

 

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Il primo ballo fu suo ma anche i successivi perché da quella sera non ci siamo più lasciati. Nel ballo lui cercava di stringermi ma io, forse con la mia timidezza ma soprattutto vincolata dai miei princìpi di onestà morale, cercavo di allontanarlo tenendolo distante, forse senza riuscirci. La realtà era che il cuore batteva a mille, era nato già l’amore. Era un bel ragazzo, distinto, elegante che si dimostrò anche un vero signore. Era ingegnere e aveva un buon impiego ed era lui il principe azzurro che appariva nei miei sogni di ragazzina.

 

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Inutile dirvi che era nato il vero amore, ci siamo sposati e abbiamo creato una bella famiglia con la nascita di mio figlio che è sempre il mio orgoglio, il figlio che tutte le mamme vorrebbero avere.

Mamma con neonato

Mio marito non c’è più ma conservo i ricordi di una vita felice.

Questa è la mia storia, una storia semplice, che ho voluto raccontare per gli Amici di Eldy.

Un saluto per tutte e tutti.

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Marcia nuziale Mendelssohn

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ULTIMI GIORNI D’AUTUNNO

 

Ultimi giorni d’autunno

ULTIMI GIORNI D’AUTUNNO

Siamo a metà novembre, mi ero quasi illusa che l’autunno fosse ancora lungo, ma il vento rigido ed i gradi sotto zero della notte mi hanno fatto ricredere. Voglio fare con gli amici un’ultima scampagnata, voglio camminare nei posti che mi ricordano il passato.

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Su sentieri dove i rami con le loro foglie ormai rosse, gialle, arancione e di un colore scuro, per quelle che son rimaste attaccate mi sfiorano come fossero tante carezze. Da quando mi mancano le carezze? Mentre cammino ci penso, è da troppo tempo e mi mancano tanto.

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Mi rimangono le passeggiate vicino a casa, e queste lunghe dove la stanchezza fa dimenticare il dolore, il sentiero ora è in forte pendenza e il ricordo passa alla primavera scorsa quando i colori erano tenui, ai vivaci colori dell’estate per finire ai caldi colori dell’autunno, per concludere con il bianco della neve. Ma non passano i ricordi che ho dentro, nel profondo dell’animo. Ricordi belli, dove uno aiutava l’altro e si raggiungevano i posti prefissi in dolce armonia.

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Stiamo camminando lungo un sentiero che a lato ha una strada di montagna, io mi sento stanca, alle volte dimentico che gli anni passano per tutti, e non ho più chi mi aiuta nel fare un passo più lungo, devo fare tutto da sola, bisogna camminare, camminare, camminare… La giornata che era grigia alla partenza comincia a schiarirsi e farsi bella, assolata e limpida e con il cielo limpido anche la forza di andare di buon passo ritorna, e con quella la voglia di vedere le vecchie baite ancora abitate e andare per un ultimo pezzo di montagna prima di arrivare al rifugio.

 

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La camminata è stata dura ma ora possiamo vedere tutto quello che il panorama a 2000m. ci riserva e anche se l’abbiamo visto tante volte sembra sempre la prima volta, perché è una meraviglia. Entriamo al rifugio accolti con amicizia dai vecchi padroni; E’ da poco che siamo arrivati, quando notiamo dalle finestre che il cielo si oscura e comincia a piovere forte, potrebbe essere un acquazzone, ma per il momento ci sediamo in attesa del pranzo e di un ottimo caffè per me.

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Tutti gli altri scelgono un bicchierino di grappa! Il pensiero della pioggia non ci preoccupa per il momento, se proprio dovesse continuare a piovere ci si può fermare a dormire al rifugio, per nostra fortuna, in questo periodo, non c’è quasi nessuno oltre i proprietari. Finiamo di mangiare, quando si sente la pioggia che cade lentamente per poi calmarsi del tutto. Ricomincia il sereno anche se un pezzo di cielo è coperto.

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Decidiamo per il ritorno, dopo aver riposato e alcuni per la gioia del padrone ha giocato a carte, scendiamo ma con una certa tranquillità, la terra bagnata ci inebria del suo profumo, notiamo dopo poco tempo il terreno non è bagnato, sembra che ci sia stata una rugiada a bagnare le piante, i funghi, le bacche che ancora si vedono, il muschio che ci ricorda che presto è Natale, i fiori di erica che troviamo sempre se solo è un po’ umido.

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Stiamo attraversando una zona verde, pini, larici, abeti ci sono in profusione, ed il profumo del mugo è forte. Sarà l’ultimo periodo senza la neve, io mi son fatta la mia ultima lunga scarpinata per quest’anno, l’ultima per portarmi a casa i vecchi ricordi, una nostalgia che non passa mai, ma è la vita.

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Se potessi vi spedirei una confezione di prodotti del bosco per aprirlo e sentirne il profumo, un aroma che ti invoglia ad un respiro profondo per assaporare quell’essenza di odori che ti entusiasma e infonde ebbrezza nell’animo.

Buona giornata amici del bosco

 

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L’autunno – Vivaldi    

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