LA DOMENICA DEL BOSCO

 

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B.D. ZZ

 

 

 

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 Anche oggi Gabriella.bz ci diletta con un altro dei suoi racconti della memoria, tanto cari a noi della terza età che riusciamo a trovare nei racconti della Domenica del Bosco anche i nostri ricordi mai dimenticati. Grazie Gabriella, ti invitiamo a raccontarcene ancora tanti altri.

Buona Domenica. 

 

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img273 Titolo BD

 

 

 

Tanti mesi fa ebbi modo di tornare al mio paese, la cittadina nella quale avevo vissuto i miei anni da bambina. Non sono andata alla mia vecchia casa, ma nella casa della nonna, una casa ristrutturata nell’aspetto esterno ma che all’interno aveva mantenuto le sue precedenti caratteristiche e scoprii con piacere che la visione di questa casa riportava alla mia mente ricordi che sembravano dimenticati. Salii nella soffitta dove erano annidati tanti vecchi ricordi e con mia sorpresa e meraviglia mi resi conto che riemergevano con chiarezza nella mia mente come se fossero stati vissuti il giorno precedente.

C’erano le vecchie cassepanche dove noi nipoti custodivamo gelosamente il nostro tanto amato corredo in previsione di un futuro matrimonio.

 

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Cassapanca della nonna

 

 

 Ricordo che il primo lenzuolo lo avevo ricamato tutto a mano quando frequentavo la seconda media, era stato un lavoro molto impegnativo per chi non ricamava alla perfezione, a scuola c’era un’insegnante molto severa, bisognava che il ricamo fosse uguale sia dalla parte dove si ricamava che sotto, dritto e rovescio dovevano essere identici. E’ pur vero che l’anno prima ci aveva insegnato molto bene il ricamo ma c’era sempre qualche difficoltà e qualcosa di nuovo ancora da imparare. Era stata una grande soddisfazione al termine dell’anno scolastico aver completato il ricamo del lenzuolo per poterlo riporre nella cassapanca. L’anno seguente avevo ricamato anche le federe e quello era stato il mio primo capo di corredo. Ma non c’erano solo le cassepanche, ritrovo anche un vecchio comodino che nessuno usava più, io mi ero affezionata a quel mobiletto e lo consideravo un pezzo raro per me.

 

comodini intagliati - 4 cassetti Mobili d’epoca: Comodini a quattro cassetti

 

 

Ero ormai una giovane fanciulla con tanti sogni, speranze e desideri. Aveva quattro cassetti, uno alla volta li avevo foderati, il primo con uno scampolo di stoffa che la nonna mi aveva regalato ed era una seta azzurra molto bella. Sognavo che in quel cassetto ci avrei messo tutte le lettere che il mio primo amore lontano avrebbe potuto spedirmi. Il secondo l’avevo foderato con del broccato che, sempre la mia meravigliosa nonna mi aveva regalato raccomandandomi di non svelarlo ad altri perché era stoffa di pregio e costava parecchio. Era giallo come sfondo e bianco il disegno, ricordo ancora lo schizzo. Quello lo dovevo riservare per riporre le foto quando mi sarebbero arrivate, dall’ipotetico innamorato che già cominciava a comparire nei miei sogni senza ancora conoscerlo. Il terzo era un semplice velluto bordeaux scuro. Avevo fatto seccare in un vecchio libro qualche fiore di “non ti scordar di me” e li avevo poi appoggiati sul velluto in modo che l’azzurro del fiore desse un poco di vivacità al colore troppo scuro del tessuto.

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 Fiorellini Non ti scordar di me

  

 

 

Non avevo ancora deciso cosa metterci ma intanto era pronto. Il quarto e ultimo l’ho adornato con del semplice raso rosso ma la nonna quando ha saputo che non era di mio gusto mi ha allungato un pezzo di pizzo avanzato da un vestito da sposa. Il pizzo l’ho cucito sopra il raso ed è venuto un bel lavoro, potrei dire quasi un capolavoro. Aprendo quei cassetti mi si è fermato il cuore. Nonostante tutti gli anni trascorsi i cassetti avevano ancora le varie stoffe, leggermente sbiadite ma non rotte. Forse in questi ultimi anni in quel solaio non ci andava più nessuno, ed alla mia richiesta di visitare la soffitta mi hanno guardata con curiosità tutti i parenti. Io vi ho ritrovato il posto dei miei desideri nascosti e…. il cuore grande della  nonna, che all’apparenza sembrava tanto severa ma invece ci viziava con tutto il suo amore. Faceva la stessa cosa con Fido, il suo cane preferito, fedelissimo e affezionato a lei.

Sedendomi sulla cassapanca pensavo che tanti mobili erano ancora belli, non di moda quello è certo, coperti da vecchie lenzuola della nonna si erano mantenuti bene e rappresentavano un’epoca. Non hanno usato quelli belli con i pizzi è vero, forse li hanno regalati ai poveri perché si deteriorano anche a non usarli. Mi alzo e guardo nel vecchio cassettone che nonna teneva nella sua camera da letto, apro e un forte odore di naftalina mi blocca.

 

 

 

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Un vecchio cassettone della nonna

 

 

L’odore è forte e fermarsi lì sopra era fastidioso per la respirazione, ma i miei occhi hanno visto un pizzo che ricordo da sempre. Un pizzo che era alto e lungo attaccato alla tovaglia bella ed era per il tavolo da dodici persone. Supero la repulsione dell’odore fastidioso e provo a guardare, forse mi sbaglio, no è proprio lui, il pizzo della grande tovaglia.

 

 

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Il pizzo della grande tovaglia

 

 

Con la nonna mi divertivo a dirle che lo poteva dare al nostro Monsignore perché era adatto da mettere sull’altare per quanto era esagerato quel pizzo, ma a lei piaceva tanto e aveva anche lavorato tanto per farlo, ed ora me lo ritrovo qui.

Non posso descrivere l’emozione che ho provato, lo usava solo per le grandi festività, oppure per le feste particolari dei suoi amati nipoti: Comunione, Cresima ecc. I ragazzi non sedevano a tavola con i grandi ma per l’occasione nel salone che erano poi due stanze con una porta che rimaneva sempre aperta, metteva un tavolo lungo per tutti noi ragazzi/e. Che strano nessuno ha pensato di utilizzarlo, eppure è molto bello, forse per i giorni nostri troppo grande, ma sento un’amarezza dentro, nessuno dei parenti che abitano ancora nella casa ha pensato di regalarlo, lo hanno lasciato nel vecchio cassettone.

 

 

 

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 Centri tavola ricamati a mano

 

 

 

 

Oltre alla tovaglia vedo altra biancheria, sempre bella, riconosco lo stile della nonna. Prendo sul braccio solo la tovaglia e penso alla mia amata nonna, a colei che se esprimevo un desiderio cercava sempre di accontentarlo e che, se ho avuto tanto nella mia giovinezza, lo devo a lei.

Dò un ultimo sguardo al mio amato comodino e scendo, allontanandomi lentamente da quella mansarda piena di ricordi. Chiedo perché avevano lasciato che la biancheria della nonna si sciupasse. Rispondono che tanto nessuno la usa, è fuori moda, nessuno la vuole. Allora dico: se vi va bene la porto via io, quella che posso usare bene, l’altra la regalo ma non la lascio in una soffitta a non rallegrare i tavoli o il letto di chi usa ancora questo tipo di biancheria. Perché ora abbiamo tutte case senza la soffitta, dove nascondere i nostri cimeli? mi sarei portata via anche il vecchio comodino se avessi avuto lo spazio dove metterlo con tutti i ricordi delle sete, velluti, rasi e broccati, compreso il mio “non ti scordar di me” e le mie speranze di ragazzina dal cuore inguaribilmente romantico.

 

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 Richard  Clayderman  – Souvenirs d’enfence

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L’Angolo del dialogo – Politica ed Economia

 

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E’ un articolo pubblicato da Gianni Pardo sulla news letter di lsblog.it  (l’ex Legno dstorto) di Venerdì, 13 Febbraio 2015
Lo riproduco perché ci fa capire in maniera sintetica ma precisa, i problemi più  importanti nei quali ci dibattiamo attualmente.

 

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“La filosofia è forse la più nobile delle attività mentali dell’uomo perché si occupa di problemi al massimo livello, e tuttavia è una delle meno produttive. Infatti è impossibile verificare la validità dei risultati. La scienza invece, non appena s’è aggiunta la qualifica di “sperimentale”, ha avuto una sorte opposta. Dal momento che i suoi risultati sono verificabili, quando sono stati concretamente utili l’umanità li ha adottati con entusiasmo. Anche nei Paesi sviluppati la mentalità è rimasta antropomorfica, superstiziosa, animistica, fideistica, e dunque estremamente lontana dalla scienza ma, dal momento che l’anestesia elimina il dolore dell’estrazione del molare, anche il misoneista ha chiesto l’anestesia.

 

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L’ideologia ha convinto centinaia di milioni di persone – si pensi a Karl Marx – benché i risultati siano stati sovente ampiamente negativi. La scienza invece, benché i suoi risultati siano stati certi e positivi, non ha convertito nessuno. L’albero dell’ideologia è amato, benché i suoi frutti siano spesso amari, l’albero della scienza è disprezzato, benché tutti ne amino i frutti.

 

vignetta filosofiaKarl Marx

In questo quadro un posto speciale è occupato dal denaro. Nella mentalità corrente, chiunque ne parli – se possibile nei termini più brutali – si sente realista e perfino cinico. Dunque esso dovrebbe far parte di quanto di più verificabile esista, la scienza.

In realtà non è così. Infatti si potrebbe dire che esso tiene il piede in due staffe: per certi versi è effettivamente un dato scientifico, per altri è un’ideologia e quasi un sogno. Il denaro ha completamente cambiato natura dal momento in cui si è avuta la circolazione cartacea a corso forzoso.

 

soldi freschiIl denaro

 

Teoricamente, in assenza d’inflazione e di risparmio, si è praticamente nella situazione del baratto: la cartamoneta serve a superare il breve iato temporale fra l’acquisto del credito e la sua utilizzazione. Il barbiere riceve quindici euro per un taglio di capelli e chiusa la bottega con quei quindici euro va a comprare la frutta.      

soldiDenaro

Ma da tempo il denaro serve anche per il risparmio e il credito. E qui è necessaria una distinzione. Mentre il risparmio che si trasforma in finanziamento per la produzione è utilissimo, e sono benedetti pure gli interessi che vanno al risparmiatore, con l’immenso debito pubblico si sono provocati i seguenti disastri: a) il denaro ottenuto dai risparmiatori non è stato investito nella produzione di nuova ricchezza, ma è stato semplicemente consumato; b) il debito sovrano è divenuto talmente grande da non essere più rimborsabile; c) gli Stati, ciò malgrado, hanno addirittura continuato ad espanderlo, pagando interessi divenuti nel frattempo anch’essi astronomici; d) i risparmiatori sono stati contenti, perché hanno sperato e sperano di incassare interessi e capitale prima che lo Stato fallisca; e) ma nel frattempo il denaro è stato sottratto ai possibili investimenti produttivi e usato per fini improduttivi: consumi e pagamento di interessi.

 

accorciamo i mesiAccorciamo i mesi

 

La circolazione cartacea a corso forzozo ha permesso una tale distanza dall’originario strumento facilitatore dello scambio di bene contro bene, che il denaro in qualche caso è divenuto una semplice illusione ottica.
Il risultato è l’esistenza nell’intero mondo di una enorme, impensabile, astronomica quantità di denaro senza corrispettivo.

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La moneta, che aveva cominciato con l’essere una cosa per così dire concreta come una pecora o un lingotto d’oro (e obbediva alle leggi della scienza) è divenuta una speranza, un’idea, qualcosa di irreale come una teoria filosofica. Sostanzialmente soltanto una cifra iscritta nei registri elettronici delle banche, che produce ricchezza altrettanto fittizia.

 

793450Ridistribuire la ricchezza

 

Ma il denaro – si diceva – tiene “il piede in due staff”, perché, pur se può arrivare ad assurde astrazioni, inattingibili dai profani, quando in fin dei conti il suo detentore lo presenta all’incasso cercando di acquistare qualcosa, è costretto a incarnarsi nel modo più prosaico e a fare i conti con la scienza. Il ritorno alla realtà si ha nel momento della verifica della corrispondenza fra denaro e potere d’acquisto, ed anche sapendo perfettamente che questa verifica l’Europa e il mondo la pagheranno carissima, questo epilogo lo si può anche desiderare. Perché si può anche essere stanchi di vedere l’umanità intera che bara giocando con sé stessa.

 

scienza per l'economia

 

È patetico vedere la Grecia che fa finta che sia un suo diritto ricevere crediti, quando è chiaro che non potrà rimborsarli. È anche patetico vedere che ha qualche probabilità di avere partita vinta, perché il resto dell’Europa è spaventata all’idea di essere costretta anch’essa a tornare alla realtà.
Ci sono dunque possibilità che superiamo anche questa crisi, ma come nascondersi che una volta o l’altra la crisi definitiva sarà inevitabile? Come le monete, una delle due facce del denaro è quella della realtà. Una realtà che, scientificamente, non può essere elusa”.

 

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Questo l’articolo che, a mio parere, consente un confronto fra noi, espresso, naturalmente in modo pacato e amichevole. Del resto, di tutti questi problemi si parla costantemente, sono il nostro “pane quotidiano”.

 

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Giovanni Marradi – Free  (Amazing, relaxing music)

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

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Si è parlato tante volte nei blog di Eldy della sincerità o meno delle amicizie in chat, della differenza tra un’amicizia fisica nella quale ci si può guardare negli occhi e capirsi e amicizia virtuale dove è più facile fingere e raccontare bugie. Nel virtuale, non potendo avere la prova dello sguardo è più difficile capire se l’interlocutore dice il vero o finge.

È molto facile e succede molto più frequentemente di quanto si possa credere che queste amicizie virtuali sconfinino anche nel tentativo di un rapporto amoroso virtuale. Di questo se ne è parlato meno perché, forse, chi lo fa, ha il ritegno o pudore di non svelarlo, quindi resta tutto nel segreto personale più nascosto.

Ho avuto modo di conoscere alcune vicende, diverse tra loro, ma ho voluto ricostruire la storia che vi racconto oggi, legando con una sorta di filo conduttore i vari episodi, ipotizzando che siano stati vissuti tutti dallo stesso personaggio. In precedenza questi argomenti si sono dimostrati sempre molto intriganti per cui spero di aver realizzato qualcosa di vostro gradimento per una piacevole e volitiva lettura.

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Amore in chat

Solitarie e ingannevoli illusioni

 

 

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Non si sa per quale misteriosa caratteristica le donne erano attratte da quest’uomo che, invece, secondo il suo giudizio strettamente personale, non aveva nulla di eccezionale, almeno fisicamente, ma non poche giudicavano che fosse bello e glielo avevano pure detto, cercando di attirare la sua attenzione. Forse era la sua voce ferma e decisa ma pur sempre suadente ad attirarle: non si sa.

Questo era Filippetto, così lo chiamavano da piccolo ma a lui non piaceva questo diminutivo, il suo nome era Filippo e così voleva sentirsi chiamare.

Una vita normale, l’asilo, gli studi di scuola secondaria, il servizio militare, il lavoro, fidanzamento, matrimonio, figli e infine, dopo una onorevole carriera, la pensione. Già negli ultimi anni di lavoro aveva preso confidenza con il PC ed ora, a casa, con il suo portatile si dilettava con le ricerche in internet e chattava con tanti amici in rete. Erano in prevalenza donne, molto più numerose in rete, con le quali intavolava dialoghi e dopo le prime conoscenze in chat si scambiavano il numero di cellulare per mantenere l’amicizia anche con la viva voce. Poi arrivò skype e si ebbe modo di ampliare la conoscenza con la visione nello schermo.

 

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 Sogni d’amore al PC

 

 

È vero che con la prima conoscenza era stato lui ad essere stato attratto ma lei, single, in quanto separata dal marito, pur apprezzando le buone intenzioni di Filippo che voleva provare le emozioni dell’amore simulato con le parole in chat, quasi come fosse un gioco che dava in qualche modo delle emozioni, lei lo aveva convinto a mantenere il rapporto sul piano della cordiale amicizia ed era rimasta così una bella e sincera amicizia utile per scambiarsi confidenze, chiedere consigli sui propri dubbi o timori e confortarsi a vicenda. Con Pamela, questo il nome di questa prima amica di Filippo in chat, era proprio nata una bella e sincera amicizia, che dura tutt’ora. La grande confidenza raggiunta tra loro ha portato Pamela a chiedere consiglio a Filippo, anche quando, prima di accettare un compagno di convivenza, lo aveva confidato a lui chiedendo il suo parere. Filippo le aveva espresso le sue vedute come se parlasse ad una sorella, dandole, tutto sommato, dei buoni consigli sulla prudenza e ponderazione nell’iniziare un rapporto di convivenza amorosa. Le disse di cercare di conoscere bene il tizio, prima di imbarcarsi in un rapporto impegnativo, insomma, le disse che non doveva fare un salto nel buio.

Pamela aveva ascoltato i consigli di Filippo ma poi ha deciso di testa sua, con tutte le conseguenze del caso che Filippo deve pazientemente subire nei momenti di crisi del rapporto di coppia.

 Illusione virtuale

 Illusioni virtuali

 

La seconda esperienza in chat, Filippo la ebbe con Sofia, una che si era dichiarata single in quanto separata, con un lavoro precario e un figlio da mantenere e accudire, molto giovane ma che, solo dopo pochi giorni di serrati scambi amorosi in chat, anche molto spinti, si era dichiarata innamorata di lui, esprimendo il suo estremo bisogno di avere un uomo al suo fianco. Gli diceva che lui era l’uomo dei suoi sogni, che non poteva più fare a meno di lui e che, quando si è innamorati e si vuole bene, la differenza d’età non aveva alcuna importanza. Lo aveva invitato a raggiungerla nella sua città, oppure sarebbe stata lei a raggiungere lui.

Era una donna molto scaltra e sicuramente aveva conoscenze psicologiche in fatto di comportamento maschile nei confronti di una donna in una situazione come quella descritta, insomma doveva saperla molto lunga. Filippo comunque non era l’ultimo arrivato e pur non avendo fatto studi in materia, aveva accumulato nella sua vita abbastanza esperienze per distinguere una donna sincera da una che fingeva o recitava una parte sebbene da attrice ben preparata. Non se ne fece niente perché Filippo scoprì presto che questa era una che cercava di spillare soldi con storie compassionevoli strappacuore. Filippo era salvo.

Idea amore Intensità virtuale che diventa realtà

 

Ci fu una terza conoscenza, Francesca, con la quale Filippo intavolò una bella amicizia confidenziale sul piano quasi fraterno dopo un tentativo di chat/amoroso che lei aveva decisamente respinto perché lontano da lei mille anni luce questo tipo di approccio di amore virtuale, lei preferiva la concretezza con una persona fisica che potesse starle accanto. Signora di mezza età, niente male per l’aspetto fisico, sola già da diversi anni perché il marito era perito improvvisamente in un incidente, era ancora legata in modo morboso al ricordo di quella unione felice con il suo primo e unico amore.

Filippo fece opera di persuasione per convincerla a trovarsi un buon amico per valutare una eventuale convivenza perché non poteva sprecare la sua giovane età mantenendosi legata ad un ricordo seppure bello ed appagante per la vita vissuta ma non per quella ancora da vivere.

Filippo aveva provato tenerezza per questa donna per cui prese a cuore il suo caso e ricorrendo a tutte le sue capacità di persuasione, riuscì a rimuovere questo suo blocco mentale ed a risvegliare in lei nuove speranze di vita. Dopo poco tempo, infatti, Francesca, frequentando l’ambiente del volontariato, riuscì a trovare una brava persona nelle sue vicinanze e nelle stesse condizioni, con la quale attualmente trova conforto e felice compagnia. È sempre riconoscente all’amico Filippo che, con i suoi fraterni consigli era riuscito ad aprire la sua mente nel trovare la soluzione migliore per una vita più serena ed appagante.

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Intensità d’amore davanti al monitor

 

Veniamo alla quarta vicenda, forse la più complicata ma nella quale Filippo è rimasto profondamente coinvolto.

Era stata una conoscenza casuale, prima al cellulare che in chat, perché Daniela le fu presentata via telefono da un’altra amica con la quale si trovava insieme in quel momento all’altro capo dell’etere.

Lei si era sentita fulminata da questa voce calda e sensuale di Filippo, così, almeno, gli disse lei subito dopo i loro primi contatti in chat che si evolsero subito in confidenziali approcci amorosi virtuali, si, ma entrambi asserivano che li sentivano così veri da sembrare reali. Filippo che si riteneva un incrollabile duro, non se l’aspettava ma era rimasto totalmente coinvolto da questa donna che gli diceva che si sentiva risorgere alla vita dopo anni di sofferenza in assoluta castità dopo essere rimasta vedova ancora nel fiore degli anni. Vero o no, sta di fatto che Daniela riusciva a provocare in Filippo desideri forti fino a sentirli appagati con la sola forza del pensiero. Magie dell’amore perché anche Filippo si sentiva attratto da Daniela, meravigliandosi di questo cambiamento avvenuto proprio in lui che era stato sempre scettico sul fatto che queste cose potessero accadere nel mondo puramente virtuale.

La cosa ormai aveva preso piede e si inseguivano a vicenda per trovarsi in chat alfine di abbandonarsi a questi amplessi di parole che potevano dare ad entrambi emozioni simulate ma che sentivano vere. Era vero amore.

Si resero conto che non potevano andare avanti così e progettavano ormai di incontrarsi nella realtà anche se il viaggio sarebbe stato lungo in quanto la distanza tra le loro residenze era enorme: lei al nord, lui all’estremo sud. Sorse qualche timore che incontrandosi nella realtà e guardandosi nel reciproco aspetto fisico le cose potevano radicalmente cambiare e tutte le attrazioni finora provate potessero crollare ma il desiderio era così forte che decisero di correre il rischio. Filippo si organizzò il viaggio e arrivò il giorno fatidico, Daniela lo aspettava.

A questo punto mi fermo perché non so ancora come sia andato il loro incontro ma se avrò notizie vi racconterò il seguito della storia, per ora vi auguro una Buona Domenica.

 

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 Fausto Papetti   – Tempi d’amore

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