AMATA TERRA SARDA

 

In più occasioni, anche recentemente, in questa pagina del Bosco, abbiamo parlato della meravigliosa isola che è la Sardegna: abbiamo ampiamente disquisito delle sue origini geologiche, della sua storia millenaria, dei suoi monumenti archeologici,

Interno di un complesso nuragico

dei suoi nuraghi, delle sue foreste, monti, boschi, lagune, stagni costieri, piccole isole, funghi e fiori selvatici, fauna in ambienti naturali e selvaggi, della sua gente autentica e ospitale, dei suoi prodotti dai sapori caratteristici dai gusti inconfondibili e indimenticabili, dei suoi vini corposi e genuini, del suo mare azzurro e delle sue meravigliose spiagge e, in ultimo, anche del misterioso “mal di Sardegna”, quella sottile nostalgia che ti contagia e ti rimane dentro quando visiti questa terra antica la prima volta, poi ti assale e non vedi l’ora di poterci tornare.

Flora sarda

Questa è la Sardegna, terra dai mille colori, mille sapori, mille impenetrabili misteri che ti ostini a voler scoprire ma che rimarranno sempre gelosamente segreti nelle sue impenetrabili caverne sotterranee naturali e in quelle scavate dall’uomo per la ricerca di minerali utili e preziosi per lo sviluppo e il progresso dell’uomo e della civiltà: carbone, piombo, zinco, alluminio, argento, oro e altro ancora. Terra che viene ancora profanata nel sottosuolo per la ricerca del petrolio o possibili giacimenti di gas, senza tener conto che questo porterà al depauperamento delle sue bellezze e risorse naturali di superficie.

Dolci tipici della Sardegna

Pabassinas glassate e Pardulas

 

Ritorno ancora a parlarvi della mia amata Sardegna perché in questa occasione vorrei rivolgere un pensiero e un omaggio al nostro amico Ottorino Mastino che, quasi al traguardo del secolo ci ha lasciati con nostro grande rammarico.

Cavallini della Giara

 

Tante volte ci ha deliziati con le sue storie e sublimi poesie e oggi vogliamo ancora ricordarlo leggendo insieme questi suoi liberi versi che riportano una sintesi della gente di Sardegna e del suo modo di esprimersi nella lingua e nel canto. Nel ringraziarvi per la partecipazione auguro una buona e serena domenica per tutti.

 

 

Ecco come aveva descritto la Gente di Sardegna il nostro amico Ottorino in questi versi, come sempre deliziosi e appassionati.

   

La lingua sarda è senza tempo,

oltrepassa il tempo dei tempi.

I primi avi nostri antichi

E poi Nuragici Padri

Ci rivelarono il dominio

E la magnificenza  

Della Terra Nostra,

con parole e parole

che forse, ancora oggi

pronunciamo

con  timbri di voce

caratteristici  

che sembra ti giungano

da lontani orizzonti e cieli,

con idee trasformate

in versi, dando leggiadri visi

di Sacre Muse.

Così luminoso e profondo

è il canto,

col quale ti sembra

di sentire il profumo

dei fiori, dei mirti

e lentischi di bosco,

o sulle ali del vento ti giunge,

con gli stornelli

dei pastori o pescatori,

l’effluvio

del mare in fermento.

Nella Nostra

ISOLA DI PIETRA

tutti, chi più, chi meno,

prorompono in canto.

Nel Sardo

la vena poetica

scorre fresca e solenne,

a volte dolce e pungente,

lontana però

dalla verbosità

di altre regioni.

Da noi tutto è solenne:

nel canto,

nell’amore,

nella Preghiera.

Gli amici Bosani,

sempre in armonia,

in crocchio e in cantina,

poetano e cantano

bevendo ottima malvasia.

   

LA MIA TERRA di SARDEGNA (I NOMADI)

La canzone dell'emigrante che lascia la sua terra

   

FIORISCONO LE ROSE

   

Il mese delle rose è trascorso, con le fioriture un po’ in ritardo, ma la stagione dell’amore non passa mai  per cui, tra una rosa e l’altra del mio giardino, vengo a proporvi la lettura di questo modesto scritto che, dulcis in fundo, si conclude con una deliziosa poesia del nostro indimenticato poeta d’adozione, Ottorino Mastino.

 

   

 Rose del mio giardino

 

Maggio è il mese delle rose ma non possiamo dimenticare che è anche del rifiorire della vita del regno floreale,  della fauna e, ammettiamolo, anche tra noi umili esseri umani possiamo dire che è anche il mese dell’amore. Quanti amori sono nati ai primi tepori della primavera, molti sono sbocciati e fioriti dando seguito alla continuità della vita, altri sono rimasti nei rimpianti della mente ma ancora possono destare emozioni al solo ricordo.

Mi ritorna in mente l’inizio del primo canto dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto perché in due sole righe annuncia tutto un programma, anzi tutto un poema:

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,

le cortesie, l’audaci imprese io canto.

 

Fate come l’Ariosto ma attenzione, i ricordi possono provocare un’accelerazione dei battiti cardiaci anche in età adulta per cui, ai deboli di cuore, si consiglia di non eccedere con ricordi troppo audaci.

 

 

L’amico Ottorino ci riporta in questi versi una delle sue prime emozioni del cuore.

Leggiamoli insieme e commentiamoli magari facendo riemergere il ricordo di una analoga emozione vissuta nelle nostre prime schermaglie amorose giovanili.

         

 

Buona giornata amici, riviviamo le nostre emozioni in queste belle pagine del nostro Bosco incantato.

     

Iniziando il ballo sardo,

eravamo più di duecento,

giovani e maturi,

al gran veglione,

ignorando che premi

si davano ai vincitori.

Le donne venivano (mascherate) (1)

e a gara si sceglievano

il cavaliere,

come stabilito dal locale uso.

Ella venne al mio fianco,

allacciando il suo braccio

al mio con forza

e dolce armonia.

 

Io, ragazzo,

mi sentii irradiare

di felicità struggente

e sconvolto,

anche per il segreto chiaro

del suo… soave sguardo.

   

Per la rigida usanza,

la invitai, dopo il ballo sardo,

al prossimo tango.

Era snella leggera,

flessuosa e musicale.

Ballammo un valzer viennese

a tre tempi.

I violini strimpellavano

a gara con le chitarre,

armonia di suoni

e per noi era

uno splendore di sole.

   

Riprendemmo a danzare

con un tango argentino

dal ritmo lento.

Sentivo battere il suo cuore

sotto il broccato;

era un vulcano per me

ella fu la linfa al mio spirito.

 

Nella travolgente danza

Eravamo un unico corpo

E la musica, lenta e dolce,

fu un refrigerio,

che ci trascinava

gonfiando il nostro cuore,

ed io mi sentivo

tutto immerso in lei.

   

Con nostra contrarietà

terminò il ballo.

Solo a noi

il direttore di sala

fece cenno di continuare il giro,

fermati da un frenetico

tonante applauso.

Noi sconvolti e mortificati

ci allontanammo

con le mani congiunte

come due bimbi.

 

Lo stesso direttore

ci offrì una coppa

di cristallo decorato in oro,

che io, consegnai a lei.

Oggi la neve ha argentato

i pochi capelli

e le rose della mia gioventù

sono rinsecchite.

Con i ricordi

che mi fanno vivere,

rifiorisco

e mi libero di me stesso.

   

(1) Era usanza che le ragazze al ballo coprissero il viso lasciando scoperti solo gli occhi.

 

No potho reposare . Andrea Parodi

 

UN’ISOLA TRA PREISTORIA E LEGGENDA

   

La Sardegna è storicamente considerata e riconosciuta una terra antica, una delle prime terre emerse che ha subìto tutti gli eventi geologici che coinvolsero il continente africano e quello eurasiatico e che risalgono a circa 100 milioni di anni or sono (periodo Cretacico).

 

 

Dolmen

 

La sua formazione si fa risalire a circa 30 milioni di anni fa (Oligocene) a seguito di una frattura geologica che provocò il distacco di due microplacche, quella da cui ebbero origine le isole Baleari e quella che diede origine al blocco di Sardegna e  Corsica.

Menhir – Altare megalitico

 

La conformazione geografica si è però formata nel corso dei millenni definendosi nei contorni e posizione attuale al centro del Mediterraneo circa 7÷6 milioni di anni fa, nel tardo Miocene. (anno più anno meno).

Ma ecco cosa racconta questa antica leggenda sarda.

   

Millenni fa, agli albori della vita sul nostro pianeta, già esisteva un continente chiamato TIRRENIDE. Era un continente esteso, ricoperto da una natura verde e rigogliosa, popolato di uomini forti ed affascinanti animali. Ma improvvisamente, una notte, per motivi inspiegabili, l’ira di DIO si scagliò su questa terra meravigliosa. Il suolo cominciò ad agitarsi, scosso da terribili sussulti; il mare fu sconvolto da una furia terribile. Le onde erano talmente alte che quasi toccavano il cielo e sfortunatamente si abbatterono su Tirrenide in modo rovinoso, scuotendo le coste, invadendo le fertili pianure; come se questo non bastasse, si alzarono tanto da arrivare a coprire le ridenti colline, ed ancora di più fino a coprire le più alte vette.

Menhir – Statua

Pareva la fine del mondo! Tirrenide stava per inabissarsi del tutto finché DIO improvvisamente placò la sua collera. – Oh terra infelice! A quale sterminio ha portato la mia collera! – esclamò allora DIO pentito. E, poiché una piccola parte di terra emergeva ancora, vi pose sopra un piede e riuscì a trattenerla prima che il mare la inghiottisse completamente.

 

Muflone sardo

   

(Si potrebbe aggiungere che forse il Buon Dio ha messo una mano anche sulla Corsica e le punta delle dita dell’altra mano sulle isole Baleari, in considerazione che sono tutte terre emerse appartenenti ad uguale massa geologica e risalenti allo stesso periodo storico).

 

Fu così che della grande Tirrenide rimase quell’impronta solitaria in mezzo alla grande distesa d’acqua, da cui dapprima prese il nome di ICHNUSA, che significa appunto “orma di piede” e in seguito SARDEGNA, da SARDUS, eroe Bérbero, venuto dall’Africa. ICHNUSA, nonostante le ridotte dimensioni, aveva mantenuto tutte le caratteristiche del continente scomparso, e le aveva conservate in modo talmente fedele, che i naufraghi scampati ebbero l’impressione di rivedere, in piccolo, la loro Tirrenide, quando riuscirono a trovare la salvezza nelle sue sponde.

Nuraghe di S. Antine-Torralba (SS)

Il ricordo della terrificante sciagura, però, aveva impresso nel loro cuore un’orma indelebile: un’orma di malinconia profonda, che passò ai loro figli, e che, trasmessa di generazione in generazione, perdura tuttora nel cuore dei Sardi. Oggi noi dopo tanti millenni, troviamo ancora quella malinconia: – la ritroviamo nell’accorata ninna nanna di una madre, nel desolato canto di un pastore, nelle struggenti nenie di un rito funebre; – la ritroviamo nelle gravi movenze di una danza, e nell’intensità solenne di una festa; – la ritroviamo nel misterioso patrimonio degli usi e costumi, delle tradizioni e delle leggende;

 

Asino bianco dell’Asinara

la ritroviamo, insomma, un po’ in tutto ciò che rispecchia l’antichissima anima di questo popolo: un’anima che può apparire ruvida e ombrosa, ma che si manifesta, invece, gentile e appassionata a chi sa avvicinarla e comprenderla.

Altro evento geologico che ha influenzato l’evoluzione delle genti e della fauna in Sardegna è stato il periodo delle glaciazioni susseguitesi tra il Pleistocene e l’Olocene.

In tale periodo si è creato un blocco unico tra le isole e il continente attraverso l’arcipelago toscano e questo ha favorito i flussi migratori di specie animali che poi hanno formato e caratterizzato la fauna stanziale della Sardegna.

In ultima analisi è da tener presente l’influenza che hanno avuto i flussi migratori dell’uomo, iniziati presumibilmente nel Neolitico e proseguiti fino ad epoche recenti, durante l’età punico/fenicia e l’età romana.

Menhir  – Armato

Questa premessa per dirvi che la Sardegna è un’isola ma per le sue peculiari caratteristiche che la differenziano dal resto del mondo, dall’Europa e dall’Italia peninsulare, può considerarsi quasi un continente.

Si differenzia nelle genti che la abitano e negli animali stanziali che vivono in questa terra sin dalla preistoria ma che, almeno per alcune specie, presentano caratteristiche endemiche con peculiarità morfologiche ed etologiche che gli studiosi in materia affermano possono essere state originate e influenzate dai flussi migratori provenienti dal Nord Africa o dal Medio Oriente.

 

   

 Antica mappa della Sardegna

 

Non poteva mancare la stessa storia raccontata in versi dal nostro indimenticato Amico Poeta Ottorino Mastino.

   

Piacevole mi giunge la storia antica

della mia mitica Sardegna,

dello storico giornalista Frau:

nel XII secolo Avanti Cristo,

la terra sarda aveva città lussuose,

terreni ubertosi, clima tiepido costante,

dove si viveva felici e ricchi,

con gioventù bella e leggiadra.

Tutto abbondava, bestiame, lavoro,

miniere d’oro, d’argento e altro,

con città splendide,

terreni produttivi (l’estero geloso).

Un brutto giorno arrivò

Un cataclisma con maremoti devastanti:

tutto fu catastrofico.

Sconvolta fu l’isola mito,

tutto scomparve e fu tutto fango.

Palazzi e torri, città, paesi

diroccati e demoliti.

Svanì un tempo di ricchezze

di benessere invidiato.

Lontano dal mare

vengono ancora trovate

conchiglie, coralli, arselle

e altre pietre marine.

Poi arrivarono usurpatori e dominatori

Che agguantarono tutto il resto.

Rimasero però settemila Nuraghi

sublimi e meravigliosi

che sfidando intemperie e secoli

ancora si ergono a testimoniare

una antica civiltà sarda

di progresso, di grandezza.

Passarono anni e governò

Il “Regno Sardo” che diventò

l’attuale Stato Italiano.

 

Niunu Intende - Tazenda

(Un ragazzino corre a piedi scalzi: è nato un amore)

       

RIFLESSIONI OVER 60 di Gabriella.bz

RIFLESSIONI OVER 60

 

Una volta leggevo tanto e in ogni libro trovavo pensieri che mi stuzzicavano la fantasia o delle frasi romantiche che accarezzavano il mio cuore. Trascrivevo tutti questi aforismi e riempivo i miei libri.

Ora vado avanti con calma, scrivo anche con il PC, ma mi diletto di più a scrivere ancora a mano.

   

Guardo poco la TV e  oggi volevo vedere se vi fosse qualcosa di interessante o bello. Per poco tempo, forse dieci minuti, ho visto la Cristina Parodi sempre bellissima e con una linea da farmi sospirare! Parlava delle Over sessanta e diceva che le prime parole che incontrano queste Over, sono grasso e vecchiaia. Ho poi dovuto chiudere per l’arrivo di amiche e non venivano certo per la Cristina ma per me.

 

Involontariamente, pochi giorni fa, ho provato, come ci si sente nel rompersi un piede. E’ stato molto semplice, svegliatami all’improvviso per il richiamo del campanello, ho fatto un piccolo sobbalzo e messo il piede a terra, questo ha incontrato il tappetto, e plaff!

Il piede ha gridato, o forse sono stata io a gridare, ma quello che conta, poco dopo l’ambulanza della Croce Rossa mi portava in ospedale e un paio d’ore dopo avevo il piede ingessato.

Ho provato a vedere come si cammina con un piede ingessato e le stampelle! Per mia fortuna, prima d'ora non avevo mai vissuto questa esperienza, non ho mai avuto fratture alle gambe o ai piedi.

Dopo le solite chiacchiere e i vari consigli delle amiche per come devo tenere il piede, non troppo alto, ma neppure senza cuscino come avevano visto che lo tenevo, bevuto il caffè, sono rimasta sola ben felice di esserlo.

Non mi piace avere tanta compagnia almeno che non si giochi a carte. Preferisco di gran lunga l'amica, mia coetanea, con la quale son vissuta nel medesimo palazzo per tanti anni. Il mio pensiero era sempre sulle Over, ricordo molto bene che dopo pochi giorni compiuti i sessanta anni, avevo dovuto andare a fare un documento in municipio e mi hanno chiesto l’età,  ho risposto 60, ma hanno voluto la carta d’identità, secondo loro non dicevo la verità perché sembravo molto più giovane. Hanno dovuto credermi ma sono rimasti sbalorditi. Certo ora son passati gli anni ma il viso è sempre quello che dimostra meno anni confronto al corpo.

Non sono bella ma ho la pelle liscia e giovane come l'aveva la mia mamma. Mi ha lasciata che aveva ottantaquattro anni, le era rimasto un viso bello, liscio e senza rughe. Non lo dico perché era la mia amata mamma, ma dico il vero ed è la realtà. E’ difficile che senta la vecchiaia addosso, solo le rotondità mi danno fastidio ed ora che sono quasi ferma per ancora una decina di giorni sento la mancanza delle mie solite passeggiate, del bosco che non posso andare a visitare e del Passirio che di questa stagione comincia ad essere bello pieno per lo sciogliersi della neve sulle cime delle montagne ed il vederlo ti fa venire la voglia di farci un tuffo.

Mi sarebbe piaciuto sapere di più sulle over 60 anche se per me andrebbe bene le over 70. Peccato, per questa stagione la Cristina ha terminato il suo programma in TV.

 Mi piacerebbe che ampliassero l’argomento sul trattamento dell’artrosi e osteoporosi che arriva con l’avanzare degli anni, ma… sorvoliamo.

Voglio parafrasare e farlo mio, un pensiero che, alcuni giorni fa, Giuseppe aveva riportato nella chat del Bosco:

L’EGO DICE: QUANDO IL PIEDE ANDRA’ A POSTO, TROVERO’ LA PACE. LO SPIRITO RISPONDE: ORA CHE SONO SULLA VIA DELLA GUARIGIONE OGNI COSA ANDRA’ A POSTO!

A presto amici un saluto, ciao.

     

   

L’ELEZZIONE DER PRESIDENTE di Antonino5.rm

Carissimi vorrei proporvi la lettura di questo sonetto di Trilussa, poeta Romano, scritto nel 1930.

Leggendolo mi ha fatto pensare che era un chiaroveggente per quei tempi, perché le cose che dice sul sonetto sotto metafora sono cose realmente accadute. Penso che leggerlo sia utile ai più giovani, a secondo della storia che hanno studiato a scuola faranno molte riflessioni e diventeranno più saggi.

Io lo scrivo poi giudicate voi.

 

 

 

L'ELEZZIONE DER PRESIDENTE

(1930)

L'eterna realtà del potere:

ignorante e imbroglione

. .

Un giorno tutti quanti l'animali

Sottomessi ar lavoro

Decisero d'elegge' un Presidente

Che je guardasse l'interessi loro.

  . .

C'era la Societa de li Majali,

La Societa der Toro,

Er Circolo der Basto e de la Soma,

La Lega indipendente

  . .  

 

Fra li Somari residenti a Roma,

C'era la Fratellanza

De li Gatti soriani, de li Cani,

De li Cavalli senza vetturini,

La Lega fra le Vacche, Bovi e affini...

Tutti pijorno parte a l'adunanza.

  .

Un Somarello, che pe' l'ambizzione

De fasse elegge' s'era messo addosso

La pelle d'un leone,

 

 

Disse: - Bestie elettore, io so' commosso:

La civirtà, la libbertà, er progresso...

Ecco er vero programma che ciò io,

Ch'è l'istesso der popolo! Per cui

Voterete compatti er nome mio... -

  .

.  

Defatti venne eletto propio lui.

Er Somaro, contento, fece un rajo,

E allora solo er popolo bestione

S'accorse de lo sbajo

D'ave' pijato un ciuccio p'un leone!

  .

.

- Miffarolo!... Imbrojone!... Buvattaro!...

- Ho pijato possesso,

- Disse allora er Somaro - e nu' la pianto

Nemmanco si morite d'accidente;

Silenzio! e rispettate er Presidente!

  .

 

 

   

   

DONNE OGGI

 

DONNE OGGI

Ne vediamo tante:

belle, brutte, odiose, simpatiche…

bionde, brune, more, castane, ossigenate…

alte, basse, magre, grasse, spilungone, rotondette…

occhi neri, azzurri, verdi, marrone…

ingenue, furbe, false, sincere…

amorevoli, odiose, dispettose, vendicative,

umili, traditrici, orgogliose…

casalinghe, dedite alla famiglia e ai figli,

lavoratrici, operaie, impiegate, insegnanti,

commesse, professioniste in carriera,

dirigenti, manager, sindacaliste,

infermiere, dottoresse, ecc. ecc.

 

Tutte riescono sempre a frastornare le idee ad un uomo al punto che il povero maschio non è mai riuscito a capire com’è, e cosa vuole veramente una donna.

La donna è mobile Qual piuma al vento, Muta d'accento - e di pensiero.

Sempre un amabile, Leggiadro viso, In pianto o in riso, - è menzognero.

È sempre misero Chi a lei s'affida, Chi le confida - mal cauto il core!

Pur mai non sentesi Felice appieno Chi su quel seno - non liba amore!

  

Ma è veramente così?

Non ce ne sono due uguali, tutte sono diverse e ognuna costruisce un mondo a sé e fa quadrato perché nessuno possa entrare nella sua area di dominio! L’istinto del maschio porta, durante le progressive fasi della crescita, a conoscere la donna fisicamente, esteriormente e nei particolari ma non riuscirà mai a scoprire e conoscere la donna nel suo interiore psichico: è Donna!

Sargent - Volto di donna italiana

    

Quando riterrai di averla finalmente capita, farà una mossa inattesa ed imprevista e ti sorprenderà, farà crollare le tue convinzioni e allora dovrai rivedere tutto e ricominciare da capo per andare di nuovo alla scoperta del suo “io” misterioso e studiare le sue prossime mosse.

 

Donne che hanno la tendenza a tenere il piede in due staffe e in questo si dimostrano più brave degli uomini che pure in tale gioco sono sempre stati degli smaliziati specialisti.

 

Donne che dell’uomo ne fanno uso e getta, nel senso che soddisfatto l’istinto della maternità, ottenuto il frutto della propria gravidanza diventando mamma, l’uomo è diventato inutile, non serve più, è da rottamare e lo abbandonano al suo inutile destino di maschio.

       

Il maschio, pur attratto irresistibilmente dall’aspetto fisico dell’essere femminile, spesso non si rende conto che inconsciamente si innamora più della psiche che della bellezza esteriore della donna. La donna questo lo sa e tende l’arco perché ha mille frecce nella sua faretra, pronte a colpire al momento opportuno e nel punto giusto.

É noto che molti uomini sono conquistati in modo permanente da donne che non sono certamente il massimo della bellezza eppure la casistica dimostra che queste unioni risultano durature e funzionano meglio di tante altre.

 

Nel tentativo di venire a capo dell’eterno dilemma ho cercato di trovare risposte ai dubbi che via, via sorgevano nella mia mente di maschio, cercando di capire i pensieri espressi sull’argomento “Donna” da personaggi illustri più o meno famosi ed ecco un campionario di ciò che ho trovato:

 

N.B. – invito a guardare la cosa con un pizzico di ironia.

   

Queste donne micidiali! Non si può vivere né con loro né senza di loro. (Aristofane);

Le Donne sono fatte per essere amate non per essere comprese. (Oscar Wilde);

 Nessun uomo ha davvero successo se non ha le donne dalla sua parte, perché le donne governano la società. (Oscar Wilde);

Una donna bella piace alla vista, una donna buona piace al cuore; la prima è un gioiello, la seconda un tesoro (Napoleone);

Penetrare con lo spirito nell’essere di una fanciulla è un’arte, ma saperne uscire è un capolavoro. (Kierkegaard);

Non è un’arte il sedurre una ragazza, ma lo è ben il trovare una degna di essere sedotta…. (Kieerkegaard);

Chi non ama le donne, il vino e il canto è solo un matto non un santo! (A.Schopenhauer);

Ascolta la donna quando ti guarda, non quando ti parla. (K.Gibran);

Lasciamo le belle donne agli uomini senza fatica. (M. Proust);

Il matrimonio è come al ristorante: dopo essere stati serviti, si guarda cosa c’è nel piatto del vicino (Sacha Guitry);

Se la vostra compagna è bella non glielo dite perché già lo sa, ditele che è intelligente perché è quello che spera. (Francis de Croisset);

Se volete conquistare una donna, ditele cose che mai amereste che un altro uomo dicesse a vostra moglie (Jules Bernard):

Le donne ricordano solo gli uomini che le hanno fatte ridere: gli uomini le donne che li hanno fatti piangere. (H. de Regnier) ;

Il grande problema che non sono mai stato capace di risolvere nonostante i miei trent’anni di ricerca sull’anima femminile è:

“Cosa vuole una donna”. (S. Freud).

 

 

Questo, invece, è detto da una donna:

L’unica cosa che mi consola del fatto di essere donna, è la certezza che non ne sposerò mai una. (Caroline Schlegel);

Ma oggi siamo arrivati anche a celebrare matrimoni tra individui dello stesso sesso, continuando così dove si va a finire? (ndr).

 

 

 

Care amiche di Eldy, la mia è chiaramente una provocazione, vi invito, pertanto, ad esprimere il vostro gentile pensiero sull’argomento.

La parola alle Donne ma, per la par condicio, è fortemente gradito l’intervento dei Signori Uomini, grazie.