IL CIELO AZZURRO di Gabriella.bz

   

IL CIELO AZZURRO

     

Guardo il cielo d’un azzurro bellissimo, il sole in pochi giorni ha sciolto la neve qui in città, ma a guardare bene anche in montagna non è molta, si parla di montagne basse, perché non oso pensare quanto può essere alta sulle vette.   Ho una voglia incredibile di girare tra la neve ma spesso il venerdì sera ho un nipotino che mi fa compagnia fino a domenica, oggi è sabato i compiti sono già fatti, gli chiedo: “Che ne dici di andare in montagna fino a dove si possa camminare?” Luca salta dalla gioia "Si nonna andiamo" - "Ok gli dico, ti metti la tuta e gli scarponi da neve". Non discute, mi vesto pure io in modo da non prendere freddo e partiamo. Si fa presto ad attraversare la città abbiamo preso un Bus e ora si comincia a camminare di buon passo lungo il primo pendio, siamo fuori dal centro ma sempre ai limiti della città.

   

Stiamo arrivando dove abitavo una volta, Luca si diverte, lungo il pendio ha trovato due ragazzini suoi amici e ci stanno seguendo. Io mi fermo e avviso i ragazzi che non ritorno per il pranzo, se vogliono venire con me devono avvisare la mamma e vestirsi come Luca. Felici corrono dalla mamma la quale mi fa entrare in casa, lì mi chiede se veramente sono disposta a portare anche i suoi figli. Io li porto Elena, le dico, ma ho il pranzo solo per me e Luca, poi non vorrei che prendessero freddo, sicura di farli venire con me? E’ da tanto che ci conosciamo vuoi che non mi fidi?, Va bene trovami il pranzo per Andrea e Simone che riparto, altrimenti il sole se ne va. Vestiti e zaini in spalla siamo partiti, hanno nove anni Andrea e dieci Simone. Avviso Andrea e Simone che arriviamo fino dove la neve comincia a fare barriera, guai a chi non ubbidisce, Luca lo sa già. Sono partiti correndo allegri cercando un po’ di neve nei cespugli per tirarla uno contro l’altro. Io meravigliata sto guardando che già in gennaio ci sono i bucaneve e la rosa di natale, deve aver fatto caldo davvero per far fiorire i primi fiori che nascono ancora sotto la neve, è rimasta l’erica e sulle piante il muschio dà un colore magnifico a tutti gli alberi.

Dopo aver fatto un bel pezzo di strada chiamo i ragazzi per mangiare, avevo trovato un ottimo posto al sole e due tronchi che ci servono per sedere, dopo mangiato offro un po’ di tè caldo ai frutti di bosco, ed io mi sorseggio un caffè. Beato chi ha inventato i thermos, avessi saputo di averne tre di ragazzi avrei preparato camomilla,  ad un certo punto vedo che Andrea ci fa segno di stare zitti, ci siamo girati lentamente e abbiamo visto un bellissimo bambi, lui tranquillo veniva verso di noi con fare un pochino intimidito.

Ho allungato un po’ di pane ad Andrea e ho raccomandato di stare attento, il bambi si è avvicinato ad Andrea che le ha offerto il pane, ma poco lontana c’era la mamma, un bellissimo capriolo che non era contenta del fatto che il suo bambi era tanto vicino a noi, così se ne sono andati entrambi di corsa.

Non ho avuto la prontezza di fotografare Andrea mentre offre il pane al cerbiatto, me ne dispiace. Dopo poco ci alziamo anche noi, pulito il bosco dalle carte, ciascuno  con il suo zaino, abbiamo cominciato ad andare avanti per forse un km, camminavano abbastanza tranquilli entravano sì nella neve, ma se avessi fatto come il mio istinto mi stava dicendo, sarei entrata pure io nel bel mezzo della neve, un po’ alla volta ho avvisato che se volevano fare un fantoccio di neve avrei poi spedito alle mamme il luogo della gita con annesso bamboccio.

Ho fatto la felicità di tutti, per il naso ho cercato un legno che andasse bene, ma fatti due passi vedo che non ne fanno uno grande insieme, ma tre piccoli, li mettono vicini e decidono che era giusto così. Fotografato il tutto, ci incamminiamo per rientrare, il sole sta scendendo, i ragazzi forse stanchi non giocano più con la neve ma cominciano a cantare. Noto che cantano canzoni che non conosco chiedo, conoscete canzoni della montagna?

Si poche, vuoi che le cantiamo? Sarebbe bello. Così il nostro ritorno è stato sentito dalla mamma dei ragazzi, che è uscita a riceverci. Venite tutti, ho già spedito le foto che mi hai mandato, ai nonni dei bambini, entra che beviamo il caffè.

Si un buon caffè fatto al momento mi va, poi mi alzo la ringrazio, non mi voglio rilassare, sarebbe dura rialzarsi saluto i bimbi e con Luca andiamo giù verso casa. Attraversando ora la città non danno più fastidio le tute, felici e gioiosi entriamo in casa portando insieme al profumo della neve e del bosco con i suoi fiori nati sotto la neve, la nostra letizia.

Ciao bosco alla prossima gita.

Un saluto a tutti voi amici.

 

Testo e immagini di Gabriella.bz

                 

FABRIZIO DE ANDRÉ – Il cantastorie

 

La RAI-TV Nazionale ha trasmesso questa settimana, in due puntate, uno sceneggiato con la storia di Fabrizio De André. Qualche anno fa nel Bosco avevamo già pubblicato un post con la storia di Faber, appunto Fabrizio De André, e oggi voglio riproporre la storia mantenendo le stesse immagini che erano state poste, allora, dalla cara e indimenticata Amica Giovanna che aveva voluto fare omaggio alla sua città natale, appunto Genova.

Ricordo questa frase che aveva detto De André, in una intervista, quando gli avevano chiesto se era un poeta:

"I romantici, fino ai diciotto anni, scrivono poesie, dopo i diciotto anni continuano a scrivere poesie solo i poeti e i cretini, perciò io continuo a considerarmi solo un cantastorie.

 

Modesto come sempre, da vero artista delle note e poeta della vita, Fabrizio de André, traeva spunto da vicende realmente accadute, con particolare attenzione a episodi di violenza sulle donne ed altro, per portare la storia in versi accompagnandola con la sua chitarra come un vero cantastorie. "La storia di Marinella", "Bocca di rosa", "Il pescatore", "La guerra di Piero", "Via del campo"... tanto per citarne qualcuna, ma ce ne sono tante altre.

Via del Campo -  (cui è ispirata una canzone di Faber)

La prima pubblicazione della Canzone di Marinella risale al 1964 e, forse, allora, rimase un pò in sordina ma negli anni successivi si capì la grande profondità dell’opera del cantautore ed ebbe un concreto e duraturo successo.

Genova -   Caruggio a Sottoripa – (Faber amava molto i Caruggi)

Fu l’interpretazione di Mina nel 1967 che eleva la notorietà della canzone a livello nazionale e segna anche la svolta di De André in fatto di popolarità.

Seguirono altri grandi interpreti come Gianni Morandi, Renato Zero, Dori Ghezzi e altri e fu tradotta anche in francese con il titolo “La romance de Marienelle”. Ultimo interprete lo stesso Cristiano De André, figlio dell’artista che la incide nel 2009 in un album in omaggio al padre.

Caruggi – Vico delle Monachette –  (I Palazzi sembrano  quasi toccarsi)

Fabrizio De André nasce a Genova il 18 febbraio 1940 in una famiglia della borghesia industriale genovese. Cresce nella Genova del dopoguerra ove frequenta le scuole elementari, medie e liceali. All’Università prova ad iscriversi ai corsi di Lettere e Medicina prima di accedere definitivamente alla Facoltà di Giurisprudenza, sospinto e ispirato dal padre e dal fratello Mauro, già affermati avvocati.

 

Caruggi – Vico della Luna

Parallelamente si avvicina alla musica e inizia lo studio di violino prima e di chitarra poi, attività che lo porterà a conoscere e stringere consolidate amicizie con personaggi che diventeranno famosi: Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Paolo Villaggio, personaggi dello spettacolo e lo stesso Silvio Berlusconi dell’età giovanile.

Francesco De Gregori  -  Fabrizio De André

Successivamente ci sarà la collaborazione con diversi artisti della musica leggera tra cui Francesco De Gregori, Ivano Fossati ed altri ancora.

La sua formazione nel periodo adolescenziale e successiva è influenzata in modo determinante dalla frequentazione degli ambienti malfamati di Genova, via Prè in primis, strada e rione dove prosperano le diverse umanità delle minoranze etniche, prostituzione, diseredati, disertori, trafficanti, importatori abusivi, ricercati e altre figure poco raccomandabili. Da questi Fabrizio trae spunto per le sue opere mettendo in risalto molte incongruenze della società di allora ma che, a distanza di tempo, si dimostrano valide anche in quella di oggi.

 

Genova – Via Pré

 

Una multidecennale carriera nella musica leggera impegnata in tematiche sociali e ricca di successi. Ricordiamo: La guerra di Piero, Bocca di Rosa e tante altre sempre incluse nella hit parade italiana.

Dori Ghezzi e Fabrizio  De André

 

I successi nel campo musicale portano De André ad una scelta di vita e abbandona gli studi universitari, quando mancano ormai pochi esami alla conclusione, per dedicarsi completamente alla sua lirica poetica che continua a dargli grandi soddisfazioni personali.

Famiglia De André nella loro Casa-Fattoria in Sardegna

Anche per Fabrizio De André la Sardegna appare come una terra promessa. A metà degli anni ’70 acquista una tenuta agricola, l’Agnata, nei pressi di Tempio Pausania e vi si trasferisce, con la sua compagna Dori Grezzi, per dedicarsi all’agricoltura e all’allevamento senza trascurare, naturalmente, la sua attività di musicista cantastorie.

Questa decisione gli riserva, però, un’amara sorpresa. Nella notte tra il 27 e 28 agosto 1979 viene rapito, insieme alla sua compagna, dall’anonima sequestri.

Album uscito nel 1981, senza titolo

 

Il sequestro, durato quattro mesi, lo immerge nella dura realtà della situazione sociale della gente sarda. Anche da questo episodio negativo Fabrizio riesce a trarre risvolti positivi, pubblicando, due anni dopo, un Album nel quale traspare chiaramente l’analogia del popolo sardo con gli indiani d’America, entrambi chiusi in riserve culturali e vittime di dominazioni sociali. L’Album nasce senza titolo ma riporta in copertina l’immagine molto significativa di un indiano pellerossa.

L’Agnata – Fattoria-abitazione di De André e famiglia in Sardegna

Al processo, De André, perdonò gli improvvisati e maldestri esecutori materiali del sequestro ma non i loro mandanti.

 

Nella storia di oggi, seppure cercando di sintetizzare al massimo, ho voluto ricordare un altro personaggio che ha amato il popolo sardo al pari della sua gente e che tutti noi abbiamo ammirato e stimato per il suo grande senso di umanità.

Ancora oggi lo ricordiamo con affetto ascoltando le sue canzoni.

Il servizio RAI, malgrado uno share di oltre il 25 per cento, pare non sia piaciuto a tanti e ha avuto pure qualche contestazione, con questa pagina del Bosco cerchiamo di dare la giusta dimensione al "Principe libero" Fabrizio de André.

Ci sarebbe ancora tanto da dire ma rivolgo un invito ai lettori per aggiungere ciò che ho tralasciato.

         

SAN VALENTINO

   

Oggi 14 febbraio, san Valentino, protettore degli innamorati.

   

DEDICA

 

Poche parole nella lingua veneta per un omaggio non solo alle Amiche venete ma anche a tutte le donne che sono state e sono innamorate e, ancora di più, per tutte quelle che sono capaci di innamorarsi ancora.

 

 

Sono versi della Poetessa Wanda Girardi Castellani di Verona, Presidente onorario del Cenacolo di Poesia "B. Barbarani" di Verona, insignita di numerosi premi dediti alla poesia ed ha partecipato a molte dizioni per gli ospiti di Istituti e soci di Club veneti.

   

Pènseme

Pènseme n’istante

che mi

no’ gh’è n’istante

che no’ te pensa.

Pensami

Pensami un'istante

che io

non c'è un'istante

che non ti penso.

   

SAN VALENTIN

Quattordese febràr, san Valentin.

Nissuno t’à mandato dò parole,

le solit promesse un fià busiare (1)

ligade cò ‘na rosa a un coresin.

 

Quattordese febràr, san Valentin.

 

Ti, al par de ‘na sirésa(2) carolàda(3)

su l’àlbaro intristìda tra le foie,

te si restà lassù, desmentecàda,(4)

tegnéndote cò un réve(5) de speransa

de la realtà a distansa

e no’ gh’è stado mai n’usel che a spasso

sgolàndo el te becasse un fià de sfròso(6)

vànti(7) dela massà del primo fredo

de l’nverno a le porte.

 

Quattordese febràr, san Valentin.

 

Strinàda(8) intorno all’osso, la pa aria

tra i legni sechi, seca compagnàda,

te piansi a oci suti(9) el to destin

al di

Quattordese febràr, san Valentin.

 

Wanda Girardi Castellani

  

(1) – bugiarde;

(2) – ciliegia;

(3) – bacata;

(4) – dimenticata;

(5) – filo;

(6) – di soppiatto;

(7) – prima;

(8) – bruciata dal freddo;

(9) – asciutti.

         

Mary e Kahlil, un amore incredibile

     

Un etereo amore durato una vita.

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Mary Haskell (1869÷1953)

Educatrice, viaggiatrice missionaria,

autrice di varie pubblicazioni filantropiche.

Khalil Gibran(1883÷1931)

Poeta, pittore e aforista libanese naturalizzato statunitense. Emigrò negli Stati Uniti; le sue opere si diffusero in tutto il mondo.

 

È una storia documentata da oltre seicento lettere archiviate nella Università della Carolina del Sud, negli Stati Uniti, e possono essere consultate. Nel tempo, sono state oggetto di studio da parte di specialisti e sono state riportate in vari libri e antologie. Lo scrittore poeta brasiliano Paulo Coelho (Rio de Janeiro 24 agosto 1947) ne ha fatto una dettagliata trattazione nei suoi libri.

   

Già la vicenda di queste lettere potrebbe essere una storia nella storia ma sarebbe troppo lunga da raccontare nel nostro spazio, per cui tralasciamo e veniamo al succo.

Mary e Kahlil si incontrano ad una mostra di dipinti dello stesso Kahlil ed è un incontro fatale. Mary rimane subito affascinata dalla cultura di questo ragazzo (lei ha quattordici anni più di lui) e gli chiede se può esporre alcuni di questi quadri nella scuola dove insegna. Kahlil acconsente e riceve l’invito a casa di Mary. In questa casa Kahlil si identifica profondamente con l’atmosfera del posto, con i libri e il modo come era ordinata la casa. Ma soprattutto rimane colpito dalla dolcezza di Mary e dal modo come lei riesce a farlo parlare di sé stesso.

Da quel momento le loro anime si saldano l’una con l’altra in modo inscindibile.

Lei a Boston, lui a New York, si tenevano in contatto con una intensa corrispondenza e frequenti visite alterne o dall’una o dall’altro.

Da qui la raccolta delle lettere che rischiarono di essere distrutte ma che, come abbiamo detto, finirono nell’archivio storico delle Università della Carolina del Sud.

Fu un amore di idee, non privo di desiderio ma solo spirituale, ideale, puro ed elevato, quello che solitamente chiamiamo amor platonico ma in questo, forse, c’era qualcosa in più.

La lettura di alcuni stralci della documentazione ci aiuta a capire il vero senso di questo amore:

 

Dal Diario di Mary

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Il 2° dicembre 1914, Mary Haskell descrive nel suo diario un pranzo con Kahlil. Mentre pranzano, lei gli domanda che cosa ne pensa dei cinque chili che ha messo addosso. Lui risponde di non aver notato nessun cambiamento.

Rientrando nello studio e conversando del più e del meno, lei si stringe appositamente la gonna sulle gambe per mostrargli le sue forme.

“Ti sembrano sottili?” domanda.

“Sono sorpreso”, risponde Kahlil. “Non ti ho mai visto le gambe, e ho sempre cercato di immaginarle prendendo come riferimento le tue braccia. Generalmente si fa così”. “Già, sono sempre completamente vestita”, replica lei.

A quel punto Mary, per provocare Kahlil, gli domanda se desidera che lei si spogli, in modo che lui possa giudicare meglio il suo corpo.

“Se questa stanza non fosse tanto fredda, ti chiederei di farlo”, dice Kahlil.

Mary e Kahlil spingono la situazione al limite, e lei si ritrova nuda. Kahlil tesse gli elogi del suo corpo, ma Mary si rende conto di quanto lui sia sconcertato.

“Gli uomini hanno paura delle donne come te”, dice Kahlil. “A loro non piace sentirsi turbati”.

Mary si riveste.

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La notte di capodanno 1915, Kahlil va a trovare Mary. Si siedono sul divano e lei gli chiede di sganciarsi il colletto.

Kahlil si accomoda e chiede a Mary di mettersi accanto a lui, con la testa sulla sua spalla.

“Sembra che tu stia pigliando fuoco”, dice Kahlil.

“Si”, risponde Mary, “perché sono seduta accanto al forno”.

Mary gli racconta che si è rotta la conduttura dell’acqua calda. E usa questa analogia per riferirsi alla loro relazione: se un tubo tanto robusto si è spaccato per il semplice fatto che alcune gocce d’acqua vi si sono ghiacciate all’interno, nessun desiderio è invincibile.

I due si abbracciano, e Kahlil la bacia appassionatamente.

 

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La descrizione di quella notte finisce lì, ma, dalla lettura delle lettere successive, si capisce che non c’è stato alcun rapporto sessuale. La loro relazione, quantunque torturata dal desiderio, sarà sempre platonica.

 

Dopo un certo tempo Mary si sposa con Florence Mini che la assediava con insistenza e Kahlil inizia una relazione stabile con Barbara Young, la corrispondenza tra i due si dirada ma l’unione sentimentale delle loro anime resta immutato.

 

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Questa una lettera di Kahlil

(quando ciascuno aveva un altro legame)

 

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Mia adorata Mary, che tu sia benedetta per sempre, per tutto ciò che di bello mi hai dato. Ogni volta che parli con me, io sento nel cuore un delizioso dolore.

Tu mi indichi sempre la cima di una montagna, e dici: “Quando ci arriverà Kahlil?”. Ogni volta che pronunci questa frase io sento, dietro le tue parole, un’altra voce che dice:

“Vorrei che Kahlil ci arrivasse domani”.

È bello sapere che la montagna possiede una cima. Meglio ancora è avere la certezza che la tua amata ti vuole vedere lassù domani.

La mia vita è solo un insieme di note musicali che il tuo cuore trasforma in melodia. Vorrei che fossimo sempre capaci di vivere tutto ciò che di sacro vi è in ogni istante.

Con tutto l’amore.

Kahlil

 

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Secondo voi, oggi, possono ancora esistere amori così?

Personalmente penso che siano molto rari ma ne esistono ancora, ne conosco alcuni.

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GIORNATA DELLA RACCOLTA DEL FARMACO

   

10 febbraio

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Giornata della raccolta farmaci

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Analogamente alla Organizzazione del BANCO ALIMENTARE che provvede alla distribuzione di alimenti di prima necessità alla famiglie in stato di indigenza, fin dal 2000 è in esercizio il

BANCO FARMACEUTICO

che provvede alla raccolta di farmaci senza obbligo di prescrizione da fornire agli Enti Assistenziali che provvedono alla donazione gratuita alle persone che ne hanno bisogno.

A tal fine è stata istituita la

Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco

che cade ogni anno nel secondo Sabato del mese di Febbraio: quest’anno quindi il 10 Febbraio.

   

L’elenco delle farmacie che hanno aderito alla raccolta si trova in Internet ma basta chiedere alla propria farmacia e chi vuole fare una donazione può contribuire alla raccolta. Nelle farmacia che aderiscono all’organizzazione, il giorno 10 febbraio saranno comunque presenti i volontari addetti alla raccolta, muniti di apposito contrassegno.

   

È una buona iniziativa e sia la raccolta che la distribuzione si svolge a livello cittadino.

In 17 anni di attività sono stati raccolti 4.500.000 farmaci per un controvalore di circa 26 milioni di €uro. Nell’ultima edizione svoltasi nella giornata di sabato 11 febbraio 2017, hanno partecipato 3850 farmacie con il coinvolgimento di 14.000 volontari e dei farmaci raccolti ne hanno beneficiato 578.000 persone tramite 1721 Enti convenzionati con il Banco Farmaceutico.

 

Si sta lavorando anche a un progetto mirato al recupero dei medicinali non utilizzati non scaduti

(Rfv, Raccolta farmaci validi).

Si ha bisogno di tutto e niente deve essere sprecato.

 

 

Conoscendo la sensibilità delle Amiche/Amici Eldyani, spero di aver fatto cosa utile ai fini informativi, nella piena libertà individuale di adesione e partecipazione.

Un sentito grazie e un caro saluto per tutti.

     

SICILIA di Gabriella.bz

 

LA SICILIA

 

La strada era lunga, ma lei era ben sicura di arrivarci; correvano gli anni '80 ed era una ragazza appena maggiorenne. Pochi giorni prima aveva detto alla mamma: prima di cominciare a lavorare voglio visitare l’Italia. Dentro di lei aveva un desiderio grande, andare in Sicilia, viveva poco lontano da Vienna al confine quasi con l’Ungheria.

Vienna - Stazione Centrale

 

Alle volte si sedeva alla scrivania per consultare le guide turistiche e cercava le strade, le linee ferroviarie che prima la potessero portare a realizzare il suo sogno. Di quell’ isola la sua amica e compagna di scuola le aveva raccontato tanto, perché lei era nata a Palermo ed era già grande quando suo padre per motivi di lavoro aveva dovuto trasferirsi in Austria. I primi tempi per Roberta erano stati duri per imparare il tedesco ma Inge aveva cominciato ad aver simpatia per la compagna  fino a che erano diventate amiche aiutandosi nelle lingue. Roberta aveva insegnato a parlare abbastanza bene l’italiano e Inge aveva insegnato il tedesco. Finiti i compiti Roberta raccontava della sua città, Palermo, dove poteva andare per vedere le vie più belle, le piazze, il lido di Mondello, le cattedrali. Spiegava come tutta l’isola fosse bella. Poi le spiegava come a Pisa ci fosse una torre pendente, a Milano il Duomo, a Roma oltre il Vaticano che Inge sapeva, ci fosse il Colosseo e poteva fare tappa a Napoli citta bellissima. Inge prendeva nota di tutto e dentro di se pensava a quanto tempo sarebbe servito per fare anche solo piccole tappe, ma di una cosa era certa, nell’isola di Roberta ci voleva andare. Poco prima di partire con l’approvazione dei genitori Inge si sente chiamare da Roberta, le sussurra al telefono, posso venire anch’io con te era la massima felicità per entrambe. Pochi giorni dopo i genitori delle signorine erano alla stazione di Vienna dove avevano regalato il viaggio fino a Milano ad entrambe.

 Milano - Il Duomo

 

Dopo aver fatto mille raccomandazioni ecco il treno, partono. Nel vagone si stavano guardando i vari orari, e si chiedevano che tipo di albergo fosse quello che i genitori avevano prenotato a Milano. Avevano potuto vedere ben poco, a quei tempi c’erano solo pochi dépliant per capire. Dopo una lunga corsa presto sarebbero arrivate a Milano, più di quattordici ore di treno, ecco la stazione centrale, enorme ma anche Vienna non scherzava in fatto di stazioni.  Roberta più forte in italiano comincia a chiedere come devono fare per arrivare all’albergo, vengono subito aiutate, d’altronde chi non aiuta due belle fanciulle?

Milano - Galleria Vittorio Emanuele

Erano relativamente vicine con un taxi e subito si accorsero che era bello davvero l’hotel. Dopo aver consegnati documenti e aver spiegato chi erano, sono state accompagnate nelle loro stanze, era appena passata l’ora del pranzo, ma il direttore ben sapendo che sarebbero arrivate due fanciulle, aveva fatto disporre il pranzo in modo, che dopo una svelta doccia potessero mangiare in camera loro. Era il loro primo pomeriggio, e l’ansia di uscire era tanta, dovevano decidere dove andare oltre a vedere il Duomo, il Duomo le fermò più di quanto avessero imaginato,  per entrambe era la prima visita, uscirono con gli occhi incantati da tanta bellezza, non solo all’interno ma anche l’esterno del Duomo era finissimo, di una bellezza strabiliante, e che dire della Madonnina? Avrebbero voluto andare a visitare il Castello Sforzesco ma decisero di andare l’indomani.

Milano - Monte Napoleone

Nel ritornare in hotel pensavano dove andare l’indomani oltre che al Castello e dopodomani ma ebbero subito le idee chiare, bastava aprire gli occhi per vedere tutto e di più. Inge aveva anche un regalo da parte della mamma, poteva comprarsi un bel vestito, lo scelse il giorno dopo ma tutto le stava bene e lei era incerta su quale comprare, alla fine si prese un vestito da mezza sera che le stava d’incanto.

 Pisa - La Torre

Dopo alcun giorni prepararono le valigie e si indirizzarono verso Pisa dove erano attese da un amico del direttore del albergo di Milano. L albergo non era tanto lussuoso, ma bello, poi loro avevano fretta di vedere la torre, e se possibile salirci, avevano la macchina fotografica e volevano far vedere agli amici che erano andate veramente in tanti posti belli, e poi anche per loro, volevano un ricordo di tutto quello che potevano permettersi di vedere.  Con calma si fecero portare con la macchina del hotel a Piazza dei Miracoli dove c’è la Cattedrale e ben in vista la torre.

Pisa - La Cattedrle - interno

Una meraviglia sia la Cattedrale che la torre, e una strana sensazione salire, ma da lassù si divertirono a farsi le foto e immortalare tutta Pisa. Girarono poco perché era l’ora di pranzare e andare a riposare dalla stanchezza. Rimasero due giorni a Pisa poi partirono per Roma.

   

 

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Roma - Colosseo e Castel Sant'Angelo

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Città immensa e bella, scartarono il Vaticano, e poi girarono con il calesse che girava per la città, vollero vedere le piazze più belle, il Colosseo, le strade conosciute, Castel San Angelo, fontana di Trevi,  piazza di Spagna, rimasero una settimana poi decisero di saltare Napoli, era una bellissima città ma non riuscivano a vedere la Sicilia.

Roma - Fontana di Trevi

Per fare prima, a Roma avevano prenotato l’aereo per Palermo, dopo un breve viaggio eccole a Punta Raisi l’aeroporto della città. Lì trovarono gli zii di Roberta che avvisati del suo arrivo erano andati a prendere Roberta e Inge.

 Palermo

Sarebbero poi vissute da loro fino a che non era ora di partire. Lungo la strada che da l’aeroporto doveva portarle a Palermo , zia Carmela spiegava quello che Roberta avrebbe dovuto far vedere a Inge. Zio Vincenzo gentilmente si offri di accompagnarle nei posti più lontani.

Palermo - Mondello Lido

Il pomeriggio stesso cominciarono a girare in automobile con lo zio, era una giornata molto bella così decisero di vedere il mare, andarono a Mondello una spiaggia meravigliosa con l’acqua limpida ed una sabbia finissima, si divertirono a rincorrersi a bracciate, erano abili nuotatrici, lo zio intanto era andato per tutto il pomeriggio da un suo amico. Verso sera come d’accordo si trovarono fuori dal cancello del lido. Dopo aver mangiato, gli zii chiesero se volevano andare l’indomani nella vicina città di Monreale, dove avrebbero visto un Duomo veramente bello, poi lo spettacolo che si poteva vedere da lassù, una vera meraviglia.

Palermo - Chiesa di Monreale

L’indomani, partirono presto da casa e lungo la strada parlò anche Inge, della sua famiglia e della voglia di visitare l’isola. La zia di Roberta sconsigliò di girare tutta l’isola, per quell’ anno potevano fermarsi a Palermo e ritornare l’anno prossimo, Inge ci pensò e decise che forse era meglio, avrebbero visitato la città con calma. Poco alla volta la salita era alla fine, Inge si guardava stupita la bellezza del luogo, ma visto che tutti entravano nel Duomo si accinse a seguirli. Aveva appena passato l’ingresso quando si dovette fermare era incantata dalla portentosa bellezza quasi tutto in oro, i dipinti, le statue, come poche volte o forse nessuna aveva visto. Era sopraffatta dall’ammirazione, lentamente camminava lungo la chiesa, chiedendosi come era possibile tanto sfarzo. Raggiunse Roberta che era andata avanti, lei conosceva il Duomo come gli zii, e anche se sempre emozionati, ma loro erano abituati a vederlo. Gli zii cominciarono a spiegare come fosse possibile tanta ricchezza e bellezza. Alle pendici del monte Caputo, su una terrazza dominante la Conca d’Oro che si iscrive tra una corona di monti ed il golfo di Palermo, si innalzarono le armoniose strutture del Duomo di Monreale, che non si può esitare a definire uno dei più belli del mondo. ”Questa definizione” disse la zia, “era stata detta  molti anni fa da un Arcivescovo”, ma secondo lei è sempre vero. La costruzione avvenne nei tempi del Regno Normanno in Sicilia. Inge rimase un po’ pensierosa, poi con il suo carattere allegro decise che voleva visitare altri luoghi, e si sarebbe comprata i libri dei luoghi per saperne di più.  Ritornarono a casa la sera e poco dopo arrivò una telefonata dall’Austria diretta a Inge. La mamma avvisava la figlia che si era liberato il posto di lavoro a cui lei teneva tanto, era il caso di ritornare subito a Vienna. Inge che non era sodisfatta delle sue vacanze, perché era appena arrivata in Sicilia disse; solo per amore di quel lavoro avrebbe preso il primo aereo con i posti liberi. Il giorno dopo a Punta Raisi salutavano gli zii e Inge ringraziava in modo particolare per la loro gentilezza. L’aereo era appena decollato, quando Inge si girò per vedere chi avevano vicini, Roberta si accorse che Inge era ammutolita e la guardò, vicino a loro era seduto un bellissimo siciliano e non staccava gli occhi neri da quelli celesti di Inge.

Il viaggio era appena iniziato, ma all’arrivo a Vienna Inge presentò il bel siciliano ai genitori. Il lavoro lo svolse poco, lo lasciò a Roberta perché lei ripartiva dopo pochi mesi, sposa del bel palermitano alla volta dell’isola tanto sognata ”la Sicilia.”

 

ARRIVEDERCI AMICI.