SCIE LUMINOSE

 

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Qualche giorno fa ad Aprilia si è svolto un “Flash mob”, un grido silenzioso contro la violenza in generale, le donne erano vestite in abito bianco da sposa e non sono mancati uomini e bimbi in abito bianco con scarpe rosse e ombrelli bianchi. Ultimamente fa molta tendenza questo modo di fare manifestazione, FLASH MOB è un termine coniato nel 2003 per indicare un assembramento spontaneo di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, che si dissolve nel giro di poco tempo, con la finalità comune di mettere in pratica un’azione insolita.
Avendo partecipato a questo evento volevo raccontarvi la storia di questo flash mob intitolato :

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Questo progetto nasce da un laboratorio di spettacolo del “Teatro Chimico” nel 2013, un lavoro sulla violenza.

Un lavoro ricco di simboli:

 

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C’è l’abito bianco da sposa che riprende il percorso di Pippa Bacca morta tragicamente durante la performance itinerante “Spose in Viaggio”, con il quale si proponeva di attraversare, in autostop, 11 paesi teatro di conflitti armati, vestendo un abito da sposa, per promuovere la pace e la fiducia nel prossimo.

 

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Altro simbolo la marcia silenziosa delle scarpe rosse è diventata una protesta e informazione in tutto il mondo. Dopo una sfilata nelle piazze italiane di Milano, Genova, Lecce e Torino sono diventate modo di denuncia del suo significato più crudo.

 

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Ultimo simbolo gli ombrelli che riguarda la rivoluzione non violenta che si è tenuta ad Hong Kong nel 2014, la manifestazione fu intitolata “Il movimento degli ombrelli”.

 

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Successo di pubblico e di calore per questo flash mob ma Aprilia non è stata scelta a caso, si è data voce all’indignazione per AURORA che ha subito diverse aggressioni per via della sua scelta di vita e i cittadini di Aprilia hanno detto no alla violenza all’omo-trans fobica protestando in silenzio dietro al corteo delle spose che ha sfilato per le vie del della città.

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Questa manifestazione è stata sostenuta da molte associazioni di Aprilia.
Associazione Arci
Associazione Libera
Arte Mediterranea
Associazione Senza Confine
Teatro Chimico

Regista:  Raffaele Calabrese

1. Scie luminose è una perfomance interamente ispirata a “spose in viaggio” contro la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di violenza.
2. Un coro di corpi che avanza silenziosamente.
3. Siamo partiti in 40 e siamo arrivati in 150 e vogliamo crescere sempre più.
4. Prossimo appuntamento 4 ottobre a Roma.

 

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QUI SOTTO PICCOLI ARTICOLI PER APPROFONDIRE I SIMBOLI DELLA MANIFESTAZIONE.

 

PIPPA BACCA

Il viaggio, la cui meta era Gerusalemme, era stato intrapreso insieme ad un’altra artista, Silvia Moro, anch’essa in vestito da sposa ed era iniziato a Milano, l’8 marzo 2008 (Festa della donna). Dopo aver attraversato Slovenia, Croazia, Bosnia e Bulgaria, Pippa e la sua compagna arrivarono in Turchia il 20 marzo. Secondo il programma, le due donne avrebbero poi dovuto continuare attraverso Siria, Libano, Giordania, Israele e Palestina, con arrivo a destinazione per la metà di aprile. Nel corso del viaggio, però, dopo essersi separata a Istanbul dalla compagna, con cui prevedeva di rincontrarsi dopo pochi giorni a Beirut, il 31 marzo 2008 Pippa Bacca fu violentata e uccisa a Gebze, da un uomo che le aveva dato un passaggio. La sua scomparsa era stata subito segnalata e le ricerche, immediatamente messe in atto, portarono alla scoperta del suo corpo l’11 aprile successivo. Il responsabile del suo assassinio, il trentottenne Murat Karatash, fu individuato per aver fatto uso del cellulare della vittima. Pippa Bacca aveva al suo attivo diverse mostre personali e collettive.

 

FEMMINICIDIO

Scarpe    rosse   in    cammino    contro     il      femminicidio.
Scarpe rosse: una storia che viene da lontano.
È stata l’artista messicana Elina Chauvet a raccontare per prima, attraverso un’invasione di calzature rosse, il fenomeno del femminicidio. Il suo progetto “Zapatos Rojos” fu realizzato per la prima volta nel 2009 a Ciudad Juárez, la città di frontiera nel nord del Messico dove è nato il termine “femminicidio” (là, infatti, a partire dal 1993, centinaia di donne vengono rapite, stuprate e uccise con totale impunità per gli assassini).
Scarpe rosse: da sempre considerate il simbolo di una femminilità gioiosa, che ciascuna donna ha voluto, vorrebbe, vuole esprimere liberamente e senza costrizioni (la danza incontrollata delle scarpette nella favola di Andersen) e che invece sempre più spesso e senza ritegno si sceglie di uccidere.
Scarpe rosse: strappate dal piede di chi avrebbe potuto portarle e che invece è stata ammazzata. Scarpe rosse che con la loro vuotezza urlano tutto lo strazio, la vergogna, la paura e la condanna di chi non può e non vuole far finta di non vedere.

 

RIVOLUZIONE CINESE

Le proteste sono iniziate in modo evidente e con una manifestazione svolta continuativamente in più giorni e notti dal 26 settembre 2014: ci sono state grandi manifestazioni, con migliaia di persone che hanno occupato piazze e strade per chiedere libere elezioni al governo cinese; e la polizia che ha aperto scontri con feriti e arresti, ma in un contesto dove i manifestanti si caratterizzano per un atteggiamento pacifico, nonviolento. Per dire: tanti manifestanti hanno dormito sui marciapiedi e nelle piazze, e poi hanno ripulito le strade dai rifiuti… tanto che vengono chiamati i “dimostranti più educati”. Questa gentilezza verso gli altri e la loro città rende evidente il carattere non violento del movimento. Ma questo preoccupa ancor di più il governo filo-cinese che c’è adesso ad Hong Kong, e le autorità centrali cinesi.

QUEI 50 GIORNI DI HONG KONG TRA STUDENTI, MAFIA E ILLUSIONI
di Federico Varese, da “la Stampa” del 19/11/2014
– Iniziati gli sgomberi in alcune zone, la rivolta sembra segnare il passo – Un membro delle Triadi: ci offriva 80 euro per creare il caos –

E’ quasi passato un anno da quando, il 28 settembre 2014, un gruppo di studenti ha occupato alcune strade del centro di Hong Kong. Il movimento degli Ombrelli mostra adesso segni di smarrimento. Mentre la questione ucraina è stata al centro dell’agenda dell’ultimo G20, nessuno vuole irritare il presidente della Cina Xi Jinping con domande scomode su Hong Kong. I ragazzi e le ragazze di questa città affrontano da quasi due mesi la seconda potenza mondiale, le botte della polizia e le incursioni della mafia locale con la sola forza delle loro convinzioni.
Ma possono essere fieri di se stessi: sono l’ultimo anello di una catena che inizia con la “Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti” e comprende tutti coloro che hanno combattuto per un principio semplice e universale, la democrazia rappresentativa.

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 Alcune notizie sono state prese dal web.

 

 

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

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Una domanda che l’uomo di tutti i tempi si è posto e l’uomo moderno si pone ancora oggi senza avere una risposta certa e precisa.


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Era una fortezza, un baluardo difensivo, un’abitazione, una tomba, un tempio? Forse era tutto questo ed altro ancora.

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Nuraghe tipico

Non essendoci alcun documento scritto che possa avvalorare una risposta certa, gli studiosi si basano sui reperti archeologici e sulle etimologie o assonanze fonetiche dei nomi tramandati da padre in figlio ed arrivate fino a noi magari con scritti e documenti stilati in epoche più recenti.

img storia 02 big Costruzione nuragica complessa

 

 Oggi si è giunti comunque alla conclusione che molto probabilmente, in origine, sono stati edificati come tombe, poi diventati centri di culto e quindi divenuti veri e propri templi per la commemorazione dei morti, di eroi-antenati e per l’adorazione delle divinità di allora, in particolare la Luna e la Dea Madre della quale sono state ritrovate numerose testimonianze nei bronzetti nuragici dell’epoca. Su questa versione concordano la maggior parte degli esperti di storia nuragica della Sardegna.

Millenni ci separano dalla civiltà nuragica situata a cavallo tra l’età del bronzo e l’età del ferro, all’incirca dal 1800 al 1000 avanti Cristo.

Oggi sono presenti in Sardegna quasi ottomila nuraghi ma si presume che in origine il numero superava la ragguardevole cifra di oltre ventimila.

 

28182740Museo dei reperti archeologici

 

È probabile che in certi casi i nuraghi potessero essere utili anche come sede abitativa ma la maggior parte delle abitazioni di allora erano costituite in prevalenza da provvisorie capanne di frasche in particolare per le tribù nomadi dedite alla cura degli armenti ovini e bovini, in continuo spostamento per la ricerca di nuovi pascoli mentre altro tipo di costruzione mista di sassi e frasche veniva invece utilizzata come residenza abitativa dalle comunità stanziali dedite all’agricoltura.

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pinnetta-capanna-giaraCapanne tipiche costruite con base in pietra e copertura di frasche

 

Altra attività molto diffusa per i nuragici era sicuramente la caccia che poteva dare frutti immediati e concreti superiori forse alla stessa agricoltura realizzata con metodi primitivi. I cacciatori nuragici usavano probabilmente sia l’uno che l’altro tipo di abitazione non escludendo quindi l’utilizzo di una grotta naturale o un nuraghe isolato come riparo provvisorio in preparazione delle battute di caccia che avevano inizio quasi sempre allo spuntar del sole.

 

Pierluigi+Montalbano.bmpBronzetti raffiguranti guerrieri nuragici

 

La selvaggina in terra sarda è stata sempre abbondante, non mancavano cinghiali, cervi, mufloni ed altri animali di piccola taglia, volpi, lepri, conigli oltre ad una infinita varietà di volatili.

È noto che fino ad oltre la metà del secolo scorso molti appassionati cacciatori del continente venivano in Sardegna proprio per organizzare battute di caccia alla fauna sarda. Ora si è riusciti a distruggere tutto al punto che si è dovuto ricorrere all’adozione di severe disposizioni a protezione delle specie animali in via di estinzione, non escludendo il reinserimento ambientale di alcune specie.

 

 

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OLYMPUS DIGITAL CAMERABronzetto di guerriero nuragico     e     Arciere nuragico

 

Sembra molto più plausibile, quindi, vedere i nuraghi come monumenti religiosi legati al culto delle divinità e come sede per la celebrazione di cerimonie importanti quali l’investitura di incarichi sociali o militari di rilievo, unioni matrimoniali, riconoscimenti ad eroi che si fossero distinti in importanti gesta in difesa della comunità, cerimonie funebri ecc.-

Tante ipotesi dunque, tutte valide ma nessuna confermata.

 

BARUMINI_COMPLETORicostruzione virtuale Reggia nuragica di Barumini

 

Solo in pochi casi come il complesso nuragico di Barumini, il Nuraghe Arrubiu, situato nei territori del Comune di Orroli e pochi altri possono essere considerati idonei come baluardi di difesa dagli attacchi esterni mentre il nuraghe isolato poco si prestava per scopi militari.

ricostruzione-nuraghe-arrubiu_580x368Ipotetica ricostruzione del Nuraghe Arrubiu


nuraghe-santu-antineNuraghe Santu Antine al suo interno

 

In molti casi, per i nuraghi edificati in punti strategici lungo le coste, si può ipotizzare il loro utilizzo come posto di avvistamento contro le incursioni dal mare. Questa ipotesi è avvalorata con la identificazione della popolazione nuragica in stretta e solidale parentela con i Shardana, popolo di navigatori che spaziava nel Mediterraneo ma aveva i punti di approdo e sede fermi sulle coste della Sardegna.

17_59_20081210162327 nave_resole_padriaRiproduzione di navicelle nuragiche in bronzo

 

NAVE e guerrieri sottoGuerrieri Shardana con la loro nave

 

Resta valida, a tutti gli effetti, l’utilizzo dei nuraghi come centri di culto perché il popolo conduceva certamente una vita di grande spiritualità sia per il ricordo degli antenati che per i simboli celesti e questo trova plausibile riscontro nei reperti ritrovati negli scavi archeologici.

 

2ahi35kBronzetto simbolo della maternità

 

dea_madreRaffigurazione della Dea Madre

 

Detto questo è chiaro che molti dubbi sono ancora da chiarire oltre che sulla loro reale funzione anche sulle tecniche utilizzate per la costruzione, riconducibili verosimilmente a quelle utilizzate per la costruzione delle Piramidi in Egitto. Possiamo comunque affermare che i nuraghi sono opere uniche nel logo genere. Sono i monumenti megalitici più grandi e meglio conservati di tutta l’Europa ma, a distanza di millenni, ancora non abbiamo la soluzione definitiva all’enigma della loro esistenza.

Ma forse è meglio così, l’alone di mistero che circonda i nuraghi della Sardegna rende ancora più affascinante la loro scoperta.

 

Buona lettura e Buona Domenica per tutti.

 

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IMMIGRAZIONE e INTEGRAZIONE

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Uno dei temi più complessi della nostra società, che coinvolge senso etico e civile, specialmente in questi mesi, in questi giorni, è proprio questo fenomeno. Di questo fenomeno si è già scritto e commentato in questo Blog, ma da quando si è sviscerato questo tema a oggi molte cose sono cambiate, è doveroso come notizia prendere in esame il fenomeno immigrazione per poi discutere e, commentare con voi questo problema che sta attanagliando l’Italia e l’Europa. Va, preliminarmente, evidenziato, che l’immigrazione non è a dispetto di quanto vorrebbero far credere i soliti noti per mascherare altre notizie più allarmanti il primo dei problemi dell’Italia, Grecia, tutt’altro. Esso, comunque, ha avuto il potere di stravolgere negativamente il volto della nostra Patria e, a supporto di tale evidente conclusione, vi sono inconfutabili stati di fatto che denotano come tale fenomeno abbia portato solo problemi e nessun beneficio, complice la totale incapacità di chi, chiamato a gestire, ha dato il peggio che poteva dare, tale incapacità è da intendersi ai tre poteri (legislativo, esecutivo e, giudiziario) che, totalmente scollegati fra di loro e mai connessi a un tavolo, hanno finito per contraddirsi da sempre. Non va , però posto in secondo piano un aspetto umano nel parlare di immigrazione, di vantaggi o problemi connessi, mai dobbiamo dimenticare che si sta parlando comunque di persone uomini, donne e, bambini, ognuna delle quali con aspirazioni, sogni, speranze.

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Persone che sulla pelle delle quali qualcuno sta giocando o ha giocato in maniera poco chiara, mi riferisco alla continua illusione, data loro che l’Italia è la terra promessa, che tutto è permesso, che tutto si ha, ovvero una sorta di colonia dell’Eden incentivandoli ad arrivare vicino alle nostre coste, dico vicino perché da qualche mese, chissà perché tutti i “barconi” a un certo punto, il motore va in avaria e, subitamente le nostre capitanerie dopo aver recepito l’emergenza mediante cellulari satellitari arrivano i nostri salvatori ovvero la nostra Marina militare sempre pronta h24 a pattugliare le coste e non solo, tale operazione era stata denominata “ Mare nostrum” è stata istituita dopo il verificarsi di quella tragedia che morirono centinaia di persone per annegamento e, questo dispiace a tutti noi, se ne è parlato molto, però non è stata solo quella volta, ma la cosa passava in secondo piano, andiamo oltre dicendo che questa operazione denominata mare-nostrum-, come previsione ci è costata circa 4Miliardi, al mese 1,5Milioni cifre da finanziarie, dovevano inasprire le misure sull’immigrazione a detta di qualcuno per far fronte all’emergenza degli sbarchi, di conseguenza abbinata poi alla attività delittuosa avuta negli ultimi anni e, di conseguenza delle carceri, da un’inchiesta risulta essere il 36% di detenuti extracomunitari nelle nostre carceri, restringendo il quadro risulta un percentuale del 70% nelle carceri del nord, invece con il piano varato dall’attuale governo, incentivano chi cerca di arrivare clandestinamente nel nostro paese, mentre l’Europa restava a guardare sbeffandoci anche perché non siamo riusciti farsi valere pur avendo per sei mesi l’opportunità di farci sentire, nel frattempo è passato anche l’abolizione del reato di clandestinità gli scafisti ( Molti anche minorenni) ringrazieranno due volte perché se non c’è reato non c’è arresto ne pena, di conseguenza saranno incentivati a raddoppiare le corse giornaliere verso il “mare nostrum” Con tale operazione di soccorso della M.M. da quando è stata istituita, ha portato sul nostro territorio, migliaia e migliaia di clandestini.

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Facciamo un passo indietro, vediamo e nessuno si scandalizza vedendo i nostri militari a rimuovere rifiuti pattugliare le varie città per scongiurare o comunque prevenire scippi o altro, presidiare discariche abusive anche se questi compiti il contribuente paga per ben altre istituzioni ed enti, mentre poi con la scusa della crisi, le nostre forze armate non hanno neppure i soldi per i fogli di viaggio del personale in trasferta, o sostituire i mezzi obsoleti delle forze dell’ordine ( ora però arriveranno veicoli tedeschi in dotazione, non più A.R. ne Fiat) che sono a volte obbligati a diminuire le pattuglie compresi i veicoli di soccorsi dei vigili del fuoco, eppure il parlamento ha approvato altro…in queste settimane hanno pure deliberato l’acquisto di altri 4- F35- e fanno in totale 14, e, dicevano…ma a cosa servono! Dire che è più importante che la nostra sicurezza sul nostro territorio, non va bene, infine hanno approvato e istituito perfino l’istituzione dei “corpi di pace ”costo 9Milioni che nessuno sa bene cosa siano e a cosa servono. Intanto come intimazione fanno saltare in aria con autobomba la nostra ambasciata al Cairo. Il danno derivato da tale dissennato movimento di denaro a favore delle solite cooperative… può senz’altro catalogarsi in modo diretto o indiretto su tutto il popolo Italiano. Si valuti, ad esempio, il peso che esso può avere sui bilanci dello stato o regione, con costi che alla fine, sempre noi dovremmo pagare mentre abbiamo disoccupati ( soprattutto giovani), cassaintegrati, esodati, pensionati che non hanno soldi per pagarsi l’affitto o per mangiare e altro ancora.

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A tal proposito vi è anche una cifra impiegata all’uopo per ogni immigrato ai centri CIE compreso sigarette, scheda telefonica e altro ancora di quelli che sono –ospiti- per la loro identificazione si aggira come uno stipendio mensile di primario presso qualsiasi reparto d’ospedale che salvano vite umane. Si valuti, ancora, il danno subito dal tessuto sociale italiano nella sottrazione di risorse destinate ad esso per convergerle sui bisogni degli immigrati, penso ad esempio, agli alloggi di edilizia popolare, con troppa facilità assegnata a discapito del sig. Rossi nostrano, alla spesa sostenuta al comparto sanitario nazionale per assicurare le dovute prestazioni sanitarie gratis, con conseguenza che ogni coperta corta che si rispetti restano scoperte le prestazioni a favore degli Italiani, in termini di costi (tichet sempre più onerosi tasse che sono come un scioglilingua di diversa natura) di attese e quant’altro. Inoltre non ci si dimentichi del tentativo ( a volte riuscito vedi crocifisso nelle aule scolastiche, presepi, mense scolastiche ecc..) di scardinare usi costumi e tradizioni nostre che affondano le radici da secoli, con l’obiettivo di imporre le proprie, a volte con non poca prepotenza e tracotanza. Senza tediare nessuno o pensare che c’è del razzismo non si sorvoli sulla facilità con cui costoro una volta approdati in terra Italica non avendo nessuna risorsa e fuggiti dai vari centri di identificazione ( senza farsi identificare) altro non fanno che delinquere, andando a minare la già delicata situazione delle carceri .

Lapresse07-03-2011 Lampedusa, ItaliaCronacaNella notte un migliaio di clandestini sbarcano a Lampedusa, 10 barconi raggiungono l' Isola.Nella foto un barcone carico di migranti arriva al porto

Nel citare, invece, il danno indiretto, si pensi ad esempio alle pessime condizioni di vita degli immigrati in arrivo e agli squilibri che essi portano nei complessi meccanismi della società che non possiamo offrire. Il loro occupare sempre più la nostra terra ha comportato inevitabilmente un rialzo dei costi di affitto degli appartamenti ( il borghese proprietario immobiliare di alberghi) magari che critica preferisce di gran lunga locare le unità immobiliari allo straniero, rigorosamente in nero non dimenticando, il peggioramento delle condizioni di lavoro degli Italiani, che sempre più vede la non luce in fondo al tunnel, non dimenticando il totale decadimento del sistema di protezione sociale, perché dal fenomeno immigrazione beneficia la criminalità organizzata e qualche partito politico con le vari branche denominate “Cooperative ” a partire dai viaggi della speranza che da accertamenti e dalle dichiarazioni spontanee dai immigrati, gli stessi hanno dichiarato che mediamente un viaggio detto “ speranza ” costa dai 2mila a 3mila euro a persona, calcolando una media che nel 2014 sono giunti sul nostro territorio ovvero circa 165.000 persone si calcola un enorme giro d’affari che hanno arricchito sempre più le mafie e terroristi, un giro d’affari illecito di cui, spiace a dirlo, l’Italia come istituzione ne è complice poiché è evidente che più clandestini arrivano più questi mercenari trafficanti di esseri umani guadagnano tutti sanno queste cose, tranne forse il nostro attuale governo, passando poi allo sfruttamento della prostituzione, il traffico di stupefacenti e molto altro…di qui al nascere di sentimenti di intolleranza verso lo straniero è breve ma, sul cosa è stato fatto, si potrebbe svariare all’infinito, ma non si porta pane a casa. Diverso invece è l’aspetto del “Cosa fare ora?” Tale interrogativo potrà avere le più disparate risposte secondo la forma mentis dell’individuo che se lo espone, quindi non mi arrogo il diritto tanto meno la presunzione di dirvi …”si deve fare così” ritenete il mio pensiero puramente soggettivo di un “io farei così” credo che con la crisi attuale e con il totale controllo della stessa immigrazione, oggi tale fenomeno –non- è da ritenersi risorsa ma un “assorbitore” di risorse.

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Posto che l’Europa ci considera meno di nulla e che ci detta legge di cui abusare a piacimento, visto che la stessa ci tiene in considerazione solo per i doveri giammai per i diritti visto che ci hanno detto chiaramente che per il fenomeno immigrazione sono c…, ritengo sempre più opportuno rivedere molte cose. Altro discorso è aiutare i profughi provenienti da guerre è un dovere è un obbligo di umanità trovare risorse non solo per loro, ma anche per tutte le organizzazioni che sono vicine a loro, noi abbiamo stanziato 50Milioni di dollari con l’Onu, ma credo che ci vuole soprattutto solidarietà umana, bisogna risolvere con un intervento urgente il nodo politico dell’asilo politico con accertamenti sicuri e trasparenti e non aspettare anni come avviene attualmente. E’ una storia strana quella che avviene giornalmente sulle nostre coste ogni giorno, se la vogliamo sentire e leggere come ce la propongono è solo storia politica, una storia di disagio si ha invece se la si vede con gli occhi di Dio, e di uomini veri, si deve dare più accoglienza con strutture idonee per poi andare a fare una progressiva ospitalità, dividendo le comunità e non come avviene oggi che si hanno comunità internazionali che possono ribellarsi nei centri di accoglienza poiché non c’è una coesistenza armoniosa tra i vari gruppi etnici la cui cultura e distanza delle rispettive comunità è diversa. Molto è stato fatto, dalle associazioni volontarie, molto resta da fare con determinazione e trasparenza senza fare passerella ( vedi stazione centrale Milano e Expo ) da parte dei nostri rappresentanti facendosi fotografare e farsi riprendere con i vari saltelli e sorrisetti, che loro si interessano alla parola “Clandestino” senza dare un senso per poi dimenticarsi di quello che hanno promesso impegnandosi solo a coltivare il proprio orticello. Non dimentichiamoci che anche i nostri nonni, bisnonni hanno fatto emigrazione ma con rispetto delle regole del paese che li ospitava e, un paese come il nostro con una lunga tradizione di emigrazione ci siamo trovati ad essere un paese di immigrazione.

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Da considerare anche che con l’UE ovvero con la libera circolazione dei beni e, in subordine, riduzione di controlli alla frontiera il flusso è aumentato di stranieri e noi questo non l’avevamo previsto e presumibilmente sarà sempre più incrementato, ciò detto, si deve comunque gestire in modo diverso questo problema dell’immigrazione e la sua integrazione nella nostra Europa ovvero ridefinire anche i principi della sua estensione dei diritti umani che dovrebbero costituire il nucleo normativo delle relazioni sociali tra stato, individui, che tutt’ora per la nebulosa questione politica che abbiamo tutto questo non c’è abbiamo però un quadro desolante sul fenomeno migratorio tutt’altro che omogeneo. Il fenomeno di integrazione deve essere un aspetto di sicura rilevanza per tutti gli assetti futuri dei vari paesi dell’Europa, spalmando con dei criteri numerici a seconda della popolazione i vari flussi di persone straniera che cerca lavoro migliorando la propria esistenza attualmente si riscontra che in certi paesi europei vi è solo il 20% di immigrati e non come da noi che sfiora il 60% con i continui sbarchi di chi arriva rimane in Italia, al di la di queste significative differenze si evidenzia l’inadeguatezza di poter dare un valido supporto di integrazione e non si catalizza come si dovrebbe questo fenomeno chiamato Immigrazione e integrazione.

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Ora da Novembre 2014, abbiamo “ Triton” che è diverso da “ Mare Nostrum” (Vostrum) ma cambia solo il nome, anche se è stato dispiegato da Frontex (agenzia controllo frontire) il mandato in questo caso, non è salvare le vite umane, ma operare per il controllo delle frontiere marine in miglia, ma non risulta essere così ancora una volta un bluff, perché il patto era che non si doveva andare oltre le 30miglie marine dalle coste italiane, invece ora si arriva a ridosso delle coste libiche.(138 miglia della Sicilia) Triton finanziato dalla U.E, con 9Milioni al mese, 29 paesi si dicono salvatori, navi di tutta Europa, salvano le persone al largo e in difficoltà, Britannici, Irlandesi, Tedeschi, e altre ancora parlo di navi che aiutano queste persone, tutto molto bello e umano, ma poi non si capisce perché poi tutte queste persone richiedenti asilo vengono fatti sbarcati in Italia, il patto che si era fatto non era così, e ancora una volta questo governo –abusivo e senza carattere di politica con la schiena piegata ai potenti, impone solo imposizioni tasse e tanto bla-bla- al Popolo- non reagisce verso la U.E, quando si visualizza la cartina geografica marina, Gibilterra sembra essere la più vicina invece tutti in Italia. Alcuni dati: 2014 su 64.000Mila domande per lo status di rifugiati politico, sono state esaminate 36.000 richieste di queste SOLO 3649 hanno ottenuto lo status, ossia il 10%, da dire che gli altri con l’aiuto dei vari –fasi buonisti-, faranno domanda di revisione per dire che per 2anni rimarranno ancora in Italia aspettando esito ricorso.

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Inizio 2015 inizio mese di Giugno si stimano già circa 65.000 immigrati ( quelli recuperati dai barconi) senza contare quelli che arrivano senza essere aiutati e sbarcati clandestinamente, a fine anno superiamo un altro record, altro che suddivisioni di percentuali, quando una Francia vergognosamente blocca le persone al confine, e non solo la Francia altri stati ce li rimandano indietro e il nostro governo sta a guardare, manda queste persone in paesini del Nord come ad esempio Lizzola di Valbondione (Val Seriana) in provincia di Bergamo abitanti 120 immigrati mandati dal prefetto 94, ovvero 1 residente=1 immigrato, assurdo e non c’è solo questo caso. C’è poi il problema delle rimessioni in Italia ovvero riprendere i migranti fermati in altri paesi precedentemente arrivati via mare che ci mandano altri stati fine Giugno Francia 6.500, Austria 2090, Svizzera ecc…..e anche qua per molti che non vogliono rimanere in Italia ma ricongiungersi con i propri familiari inizia un vero calvario. Poi fanno politica dicendo “ Espulsi” 6.577 persone nei primi mesi 2015, in verità queste persone girano ancora beatamente sul nostro territorio perché le espulsioni che decantano tanto in tv e giornali non è altro che un foglio di carta (Art 15 del T.U.L.PS.) che intima la persona di abbandonare il territorio nazionale entro 15 giorni! E, anche qua il soggetto può fare ricorso e l’espulsione viene bloccata. Le quote di smistamento sono già state disciplinate dal regolamento di Dublino, ma tutt’ora questo regolamento sembra non essere gradito dagli altri stati europei, e le nostre richieste sembra essere lettera morta, senza risposte concrete, ma questa Europa Unita allora sembra essere sempre più un Bluff, unita solo il nome e sulle varie imposizioni. Perché i componenti della E.U. e i nostri politici si riempiono la bocca di paroloni di belle parole, di passerelle, ma poi alla fine dimenticano e non aiutano questi immigrati che dimostrano di avere documenti regolari di provenienza dal loro paese, che scappano dalla loro terra per le guerre, per la fame, per le torture e altro, sono esseri umani, sono uomini, donne, bambini, in cerca di futuro migliore, che vogliono integrarsi, non possono e non devono impedire la loro libertà. Per tutti gli altri il discorso è un altro che merita anche questo una riflessione.

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LA DOMENICA DEL BOSCO

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B.D. WW

 

Questa Domenica Gabriella.bz  ci propone il racconto di una sua gita in montagna. Una bella pagina per il nostro relax festivo.

Buona lettura per tutti

 

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Barra divis. - Rondelline gif policrome

 

 

Un Piccolo SognoScritto da Gabriella.bz

 

Per soddisfare un mio piccolo sogno dovevo andare nel vicino trentino, avevo chiesto a pochi amici se volevano accompagnarmi, la mia amica Anna e tre amici di vecchia data hanno voluto venire, era quasi una scampagnata. Avevo avvisato di mettere scarpe da mezza montagna perché li avrei condotti in un bel posto che avevo conosciuto da piccola. Ero solita frequentare quel luogo con il papà, ma la sua morte quando io ero appena una ragazza ha fatto sì che io non vi fossi più andata. Da signorina avevamo altre ambizioni o montagna vera, o città, queste passeggiate non mi avevano più attirata, erano per persone che accompagnavano ragazzini per cominciare a farli camminare o per persone che volevano camminare senza per questo andare in alto per sentieri alle volte difficili. Ho ricordato questi posti perché ora si può camminare tranquillamente senza avere la mira di arrivare in cima alle montagne, cose alle quali io onestamente, da qualche tempo, ho detto basta.

 

 

dolomitiLe Dolomiti nella loro fantastica bellezza

 

Mentre si andava pensavo che in tanti anni potevo trovare molti cambiamenti, non case, perché di queste ne sarei venuta a conoscenza ma qualche altro cambiamento me lo sarei aspettato. Fu per me meraviglia nel vedere che tutto era rimasto come lo ricordavo e come avevo, già descritto, in anticipo, ai compagni d’escursione. La mia meraviglia fu davvero enorme, non me l’aspettavo che tutto fosse rimasto così immutato. Avevamo lasciato la macchina verso gli 800 m. non dovevamo faticare, anche se la strada era un po’ in pendenza, si rideva del fatto che era più ripida la strada per andare a casa mia pur abitando in città. Mi ero portata la macchina fotografica sapevo che se quello che ricordavo esisteva ancora avremmo dovuto spalancare gli occhi per la bellezza, nulla che non si trovasse anche dietro l’angolo di casa volendo, montagna per montagna sono tutte belle, ma del mio ricordo ne avevo fatto un sogno.

 

 PAPAVERIPapaveri e fiordalisi

 

Era una giornata non eccessivamente calda anche se il sole illuminava non solo la natura ma anche i nostri cuori. Procedendo il sentiero che separa il bosco dai campi pieni di papaveri e fiordalisi, restiamo affascinati dagli effetti di luce creati dai raggi dal sole che filtrano tra i rami di abeti e pini.

 

 

sprazzo-di-sole-della-radura-di-aspen-44802825Un raggio di sole penetra tra gli alberi

 

Al fianco il ruscello fa da sottofondo con la musica creata dallo scorrere dell’acqua che sembra una dolce melodia, le farfalle attorno ad una rosa canina sono indecise se posarsi oppure no, forse erano indecise perché ci è passato accanto uno scoiattolo proprio ora, con le loro belle ali multicolore si posano su altri fiori di campo, mentre volano le ammiro per la loro grazia nel posarsi di fiore in fiore, sembra che le facciano la corte prima di posarsi o chiedano il permesso nel timore di disturbare con il loro appoggiarsi seppure delicato.

 

 

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ULTIMA 6Variopinte farfalle in cerca di nettare

 

Ci sediamo in riva al ruscello, ci bagniamo le mani ed il viso leggermente accaldato per la camminata e osserviamo un merlo, da noi nel trentino chiamato acquaiolo , non so il suo vero nome, sta dando la caccia alle larve. Il panorama è entusiasmante, siamo ai piedi delle Dolomiti Brenta e sebbene siamo ora a circa 1000 m. d’altitudine, siamo ancora in una conca, quasi in fondo alla valle, un po’ alla volta ci alziamo e decidiamo di continuare la nostra passeggiata. Troviamo dei bellissimi fiori ma sono piantine in via di estinzione, tipo la scarpetta della Madonna, ranuncoli che sembra abbiano affondato il fiore nel sole da come sono gialli e rododendri nei vari cespugli, genzianelle ma poche anche quelle, ai tempi passati c’erano tantissimi fiori , ora la natura o forse la mano dell’uomo che non sa raccogliere nel rispetto della natura, li ha fatti diminuire.

 

 

ULTIMO4Varietà di fiori tipici di mezza montagna

 

Continuiamo a camminare lentamente per assaporare la bellezza che ci circonda, parliamo, ma tranquilli, di episodi che ci sono successi molti anni fa, io ricordo che con il mio papà venivo in questi posti a raccogliere gli asparagi selvatici tanto buoni, mi guardo attorno e incito Anna e gli amici a farlo per vedere se ne vedono, ma l’occhio non ne vede fino all’urlo di Anna che grida: ecco; guarda lì. ci sono!

Non immaginavamo certo di trovarne tanti, per fortuna io in una tasca della borsetta porto sempre un coltellino svizzero, piccolo ma sufficiente per tagliare i gambi. Ricordo che il papà mi diceva sempre; i funghi e gli asparagi se non hai un coltellino non li devi raccogliere. Quando abbiamo pensato a noi tutti, lasciamo gli altri, forse qualcuno conosce il posto ed è felice di trovarne. Io sapevo che con una piccola deviazione avremmo trovato un lago, non grande ma sempre bello uno dei tanti che ci sono in regione. Ad un certo punto mi fermo giro la testa come se qualcuno mi ricordasse di osservare in quel posto le montagne, resto estasiata dalla meraviglia e dico: fermatevi e voltatevi, dietro a noi il sole sta calando sembra che i suoi raggi rompano la montagna, è qualcosa che non la si può immaginare se non si vede, tante volte si va lontano per cercare il bello e lo abbiamo quasi in casa.

 

 

cascata-illuminata-dal-soleIl sole al tramonto e il ruscello con le sue cascatelle sonore

 

Dopo aver osservato che ci sono dei posti davvero belli andiamo avanti ancora un po’ tutti insieme poi io mi allontano leggermente, voglio vedere se il lago che ricordo c’è ancora, si ed è più grande di come pensavo, o forse la memoria in tanti anni ricorda male, mi accorgo che dietro a me c’è Anna, mi guarda poi fa: e tu non volevi parlare? No, rispondo, sono ricordi della mia infanzia, volevo vedere se il lago esiste ancora, chiama pure tutti.

 

btrentaTipico laghetto di montagna

 

Ci sediamo tutti intorno alle sponde del lago e cominciamo a parlare, tutti noi abbiamo ricordi di un lago o l’altro, di qualche cima che ormai non affrontiamo più, si può andare in funivia ora, ma non è così bello, alcuni scendono a piedi dalle cime, ma è una faticaccia anche quella, per conto mio è peggio scendere che salire ma non tutti sono del mio parere, ricordiamo le stelle alpine che in tempi lontani si potevano raccogliere o le nigritelle, un fiore di un profumo intenso e delizioso, le campanelle che è da tanto che non vedo.

stella alpinaFamigliola di Edelweiss classiche Stelle Alpine

 

Invece di essere felice ci troviamo con un viso non voglio dire triste per la nostalgia dei tempi belli anche se faticosi ma malinconico certamente. Alle volte non vogliamo chiamarci anziani, ma è la verità, specie se dobbiamo appendere gli scarponi al chiodo, e quello una lacrima te la fa scendere, ma il tempo non lo si può fermare. Chiedo se la gita valeva la pena di farla oppure no, tutti sono d’accordo per il si; quello che per me era un sogno tale è rimasto, la bellezza il tempo non l’ha cancellata. Andiamo verso l’auto per ritornare a casa, e portiamo con noi gli asparagi selvatici.

Buona domenica amici del Bosco, la gita è terminata.

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LA VITA CONTINUA

 

Gli eventi ci sovrastano e stravolgono i nostri giorni ma la vita continua e noi procediamo nel nostro cammino.

Siamo ancora con il cuore pieno di tristezza per la perdita della carissima Giovanna, un’Amica vera, sincera, spontanea veramente come poche ma come avviene nel mondo del teatro, quando viene a mancare un protagonista, si dice:

“Lo spettacolo deve continuare”.

Sono certo che Giovanna avrebbe voluto così perché il Bosco deve andare avanti nel ricordo di colei che gli ha dedicato sè stessa e ci ha voluto bene tutti insieme.

 

Ringrazio per il benevole accoglimento della prima parte della storia di Luiginu, postata domenica 5 luglio e riprendiamo oggi con la pubblicazione della seconda parte, ma rivolgendo un invito: prima di scrivere un commento osserviamo un minuto di silenzio in memoria della grande Amica che ci ha lasciati.

Continuiamo a volerle bene anche in questo modo. Grazie!

 

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 TitoloPARTE SECONDA

 

Il ragazzino Luiginu aveva trovato una prima sistemazione, ottenuta grazie alla sua ferma determinazione di non continuare a fare la vita in campagna come guardiano di pecore.

Ora a Luigino non mancava l’occasione di usufruire, a fine lavoro, di una bella doccia ristoratrice. Nel suo nuovo lavoro nella panetteria cittadina del Signor Gaetano, le giornate erano ben diverse da quelle trascorse in solitudine ed al freddo a custodire le pecore nel suo paesello.

La sera poteva godere di qualche ora di libertà e incominciò ad esplorare prima i dintorni nel rione dove era ubicata la panetteria, poi, un po’ per volta le altre parti della città.

La nuova vita gli piaceva e decise che in questa città sarebbe stato il suo futuro.

Il signor Gaetano e la Signora Sabina, sua consorte, non avevano figli e lo presero a ben volere: il ragazzino era pulito, rispettoso ed ubbidiente per cui, spesso, lo facevano venire in casa loro con la scusa di farsi aiutare in qualche lavoretto e lo trattenevano a pranzo o a cena insieme a loro e Gino (così avevano deciso di chiamarlo) accettava volentieri anche se, in cuor suo, preferiva la propria indipendenza e pensava di dover fare, a breve, una capatina in paese per dare sue notizie ai familiari e comunicare il suo nuovo status sociale.

Prima però doveva procurarsi un paio di scarpe e indumenti nuovi: un pantalone, una camicia una giacca. Signora Sabina lo aiutò in questo e così, una domenica mattina, finito presto il lavoro, si preparò per il rientro in paese e la visita in famiglia. Stavolta fece il viaggio in treno ed effettuò a piedi solo quei due chilometri che separavano la stazione delle ferrovie dal suo paese natale.

 

cagliari 2La cottura del pane nel forno a legna

 

Fu un evento! Si presentò vestito come un ‘signorino’ e venne accolto come il figliol prodigo. Tutti in famiglia si dettero da fare per preparare qualcosa di speciale per il pranzo ma qualcosa l’aveva portata anche Luiginu. Una cosa fra tutte, oltre ad un pacco di pasticceria della città, aveva portato e consegnato a mamma Vitalia (sua seconda matrigna), una sacchetta di michette, soffici pagnottelle di farina bianca, che erano il vanto della produzione del Panificio “DESSALVI” del quale era proprietario il Signor Gaetano.

 

 

PANE--180x140Varie forme e pezzature del pane

 

Quando tutto fu pronto ci si sedette a tavola e mentre si mangiava i familiari tempestavano Luiginu con le domande più disparate, tutti volevano sapere. Luigi rispondeva compito e sicuro di sé sotto lo sguardo del padre che pur volendosi dimostrare severo lasciava trasparire una intima ed orgogliosa soddisfazione nel vedere il proprio primogenito crescere ma soprattutto capace di saper affrontare in piena autonomia decisionale le problematiche della vita. La sera Luigi ripartì per Cagliari con la promessa che sarebbe ritornato presto. Aveva anche lasciato per le esigenze di casa un po’ di soldi, frutto dei suoi primi guadagni, e di questo ne era pienamente orgoglioso e soddisfatto.

Aveva preso l’abitudine di tornare periodicamente in paese e tutte le volte portava sempre qualcosa di utile per la famiglia. Intimamente si sentiva particolarmente legato ai primi due fratelli che sebbene generati da madre diversa, li aveva uniti, in modo quasi morboso, la sofferenza patita insieme nei primi anni dell’infanzia. Tutto ciò che Luigino faceva lo faceva soprattutto per loro.

Il suo grande cruccio: non saper né leggere né scrivere per cui il buon Gaetano, ma in particolar modo la signora Sabina, lo aiutarono anche in questo, impartendo le prime lezioni. Ed ecco che Gino imparò presto a leggere e cominciò anche a scrivere qualcosa.

Luigi cresceva e aveva ormai imparato il mestiere per cui era in grado, ogni volta che ce n’era la necessità, di sostituire sia l’impastatore sia il fornaio. Gli era stata riconosciuta la qualifica di panettiere ed aveva ottenuto il libretto sanitario necessario per poter esercitare ufficialmente la professione in qualsiasi panificio.

Intanto, sempre nel rione di Sant’Avendrace, aveva adocchiato una ragazzina poco più giovane di lui, biondina, delicata, dall’aria continentale, che rientrava nei canoni del suo ideale di donna e se ne era innamorato. Con l’aiuto di una persona preposta per tali incombenze, gli fece avere la dichiarazione scritta, come si usava allora. La ragazza non era rimasta indifferente agli sguardi ed ai timidi segnali di apprezzamento lanciati da questo giovanotto sempre in ordine e a posto per cui ne parlò subito in casa. Dopo le informazioni di rito espletate da parte della famiglia di lei sulla serietà delle intenzioni del giovane e l’accettazione, un poco impacciata, da parte della ragazza, poteva considerarsi fidanzato e aveva l’autorizzazione di andarla a trovare in casa dei genitori, brava gente e buoni lavoratori.

Arrivò il tempo del servizio militare e Luigino, giudicato idoneo, dopo una breve istruzione di addestramento alle armi, considerate le sue peculiarità lavorative, fu destinato ad espletare il periodo di leva nel Panificio Militare della città, ubicato nel viale Buon Cammino ove si producevano le pagnotte destinate alle varie caserme dislocate nelle periferie cittadine.

Terminato il servizio militare Luigi tornò a lavorare nella panetteria e, ormai professionalmente apprezzato, si sentiva pronto per il matrimonio. Si dette da fare per mettere su casa, due stanze e cucina in affitto e lo stretto indispensabile dei mobili acquistati con pagamento rateale. La ragazzina con la quale si era fidanzato divenne finalmente sua moglie ed ebbero presto due figli: un maschietto al quale diede il nome dello zio materno che lo aveva accolto in casa quando era rimasto orfano e, dopo poco più di due anni, una bambina che volle chiamare come la mamma che non aveva avuto la fortuna di conoscere.

I viaggi in paese continuavano saltuariamente, soprattutto in occasione delle festività religiose più importanti. Luigi era orgoglioso della propria famiglia e la parentela ed i compaesani si complimentavano con lui per il suo lavoro, per la bella moglie e i due splendidi bambini.

Iniziò la seconda Guerra Mondiale e ci fu il richiamo alle armi per tutti gli uomini fisicamente validi. Il fratello Antonio, non sposato, fu destinato alla Campagna di Grecia mentre Luigi fu dislocato in una guarnigione posta a difesa di un punto sensibile al centro della Sardegna dove già operava una postazione contraerea allora sotto il comando tedesco.

 

 

corso2La città sotto gli effetti distruttivi delle bombe

 

 

Cagliari subì i primi bombardamenti e la cittadinanza iniziò lo sfollamento verso i paesi vicini meno esposti agli eventi bellici.

 

grandeguerra_archivio_it_1133_file_img_popupFuga dalla città con tutti i mezzi possibili

Luigi si adoperò perché la sua famiglia potesse essere ospitata in un paesino nelle prossimità della caserma nella quale lui era stato dislocato. Fece avere alla moglie tutte le istruzioni per poterlo raggiungere perché lui non ottenne la licenza per andare a prenderla, eravamo in guerra. Fu un viaggio avventuroso effettuato con mezzi diversi, prima in corriera, poi in treno e di nuovo in corriera perché la stazione di Cagliari era inagibile per i danni subiti dalle incursioni aeree nemiche. Due giorni di viaggio con una notte trascorsa in una sala d’aspetto di una stazione intermedia, ammassata fino all’impossibile con donne e bambini che dormivano sulle panche di legno ma per lo più accovacciati per terra, appoggiati alle balle della roba che si era riusciti a portar via da casa: coperte e lenzuola annodate con dentro indumenti e stoviglie varie.

 

 

CAGLIARI5Breve sosta nel viaggio di trasferimento

Si restò lì quasi l’intera notte in attesa dell’arrivo del treno che avrebbe consentito il proseguimento del viaggio. Lo sbuffare della locomotiva a vapore fu quasi una liberazione, scosse dal torpore gli animi insonnoliti e tutti, al buio, si affrettarono a salire sul treno. Finalmente si poteva proseguire. Si giunse ad Oristano a giorno fatto ma qui è stata necessaria una lunga sosta per il rifornimento di acqua e carbone al mezzo di trazione e la ristorazione del personale di macchina e viaggiante. Si arrivò ad Abbasanta a metà pomeriggio e da qui si doveva proseguire ancora in corriera ma dopo un chilometro questa andò in panne: una gomma si era sgonfiata ed il mezzo non aveva in dotazione ruote di scorta. L’autista avvisò i malcapitati viaggiatori che occorrevano almeno tre/quattro ore per la riparazione. Per chi doveva raggiungere le località più vicine era conveniente proseguire a piedi, potevano lasciare i bagagli sulla corriera, si fece indicare quali erano e prese nota dei nomi: li avrebbe scaricati lui stesso presso il Municipio o la stazione dei Carabinieri del paese di destinazione.

 

cagliari4Trasporto degli sfollati con una sgangherata corriera

La moglie di Luiginu e un’altra signora, ciascuna con due bambini, erano talmente stanche che non avevano avuto la forza di obiettare. Raccomandarono ad una compagna di viaggio di sorvegliare sui loro bagagli e si avviarono. Presero le bambine piccole in braccio ed ai due maschietti dissero “Voi siete grandi e potete andare a piedi”. Non si sa quale forza potesse ancora sorreggerli dopo quei due giorni di sofferenza. Dovettero percorrere ancora sette chilometri ma finalmente arrivarono a destinazione. C’era quasi tutto il paese in attesa di vedere is casteddarzos (i cagliaritani) e tutti si dettero da fare per rifocillare i nuovi arrivati. Si racconta ancora che al bambino grande (poco più di cinque anni), gli fu data una zuppa di latte e pane e fu messo a letto. Dormì fino alla sera del giorno dopo, un’altra tazza di latte e si addormentò ancora fino al mattino successivo: finalmente aveva recuperato dalla stanchezza!

Luiginu dimostrò di saper risolvere situazioni difficili anche durante il servizio militare. Il suo comandante, il Tenente Fantini – insegnante elementare nella vita civile – campano, richiamato alle armi e inviato in Sardegna, comunicò che sarebbero arrivati il giorno dopo altri quattordici reclute ma non avevano ancora le brande per alloggiarli benché il provvedimento del Comando Centrale annunciasse l’arrivo anche di queste ma non specificava quando questo sarebbe avvenuto.

Il Caporale Luigi ricordò al Tenente Fantini che avevano nel magazzino scorte un buon numero di tende da campo con doppio telo e che opportunamente imbottite con paglia e fogliame secco di granturco, anche questo disponibile per l’alimentazione dei muli assegnati al presidio, potevano diventare dei materassi sufficientemente comodi, almeno per qualche giorno, in attesa che arrivassero le brande. Il Tenente diede l’ordine ed il Caporale eseguì facendo fare il lavoro agli stessi coscritti appena arrivati. La situazione, almeno per ora, era salva.

Il Tenente-Maestro Fantini apprezzò il senso pratico e le capacità organizzative del Caporale e, conscio che questi non aveva alcun titolo di studio, iniziò l’insegnamento delle materie scolastiche fondamentali e lo preparò, in pochi mesi, per poterlo presentare da privatista all’esame di licenza della 5^ elementare che Luigi conseguì nella Scuola dello stesso paesino vicino alla caserma.

Ciò contribuì a fargli avere l’avanzamento a Caporal Maggiore e qualche lira in più nella decade non guastava per un militare di bassa forza con famiglia a carico.

Il pensiero correva spesso alla casa lasciata a Cagliari, sua città d’adozione. Quando vi sarebbe potuto ritornare? Come l’avrebbero trovata? Era stata distrutta dalle bombe? Quante incertezze nella vita!

Il capovolgimento degli eventi bellici cambiarono radicalmente la situazione.

I militari tedeschi furono costretti a lasciare le loro postazioni di comando affrettandosi a partire mentre in Sardegna arrivavano le forze alleate. In breve tempo ci fu lo scioglimento dei ranghi ed il congedamento dei militari richiamati.

Luigi fece un viaggio a Cagliari per verificare la situazione, le condizioni della casa e la possibilità di riprendere il lavoro da civile cittadino.

Cagliari era distrutta, piena di macerie. La sua casa fortunatamente era rimasta in piedi ma era stata depredata di tutti i contenuti. Gli abiti buoni, usati solo per il matrimonio ed il battesimo dei figli non c’erano più. Lenzuola, coperte, tovagliato, piatti, posate ecc. era stato portato via tutto. Si doveva ricominciare da zero. Dei signori Dessalvi non si aveva notizie: Erano sfollati? Erano vivi? Chissà.

Presi accordi per la ripresa del lavoro in un altro panificio, Luigi riportò la famiglia a Cagliari. Pur nelle difficoltà non gli era mai mancata la volontà di rivincita e la grande determinazione di voler realizzare il bene dei propri cari. Ebbe altri figli e tanti nipoti. Qualche figlio e molti nipoti raggiunsero la laurea in varie discipline scientifiche e umanitarie. Il tutto nato dalla ferma volontà di un ragazzetto che si ribellò ad un destino crudele e perseguì un suo ideale di vita. Che tempra d’uomo!

Dopo tanti anni, il rione di Sant’Avendrace è molto cambiato, non solo per la ricostruzione dopo gli eventi bellici, il casello daziario non c’è più, sono sorti attorno i rifornitori di benzina, la panetteria con forno a legna è diventata una pizzeria da asporto e consegna a domicilio, ma è cambiato nel pensiero allegro di una volta, nello spirito della gente che non si riconosce più e si rifugia nell’individualismo e nell’anonimato. Restano i ricordi felici di una vita difficile ma allegra, della solidarietà della gente che oggi è andata perduta.

Amore mio, addio.

 

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 Onoriamo ancora la memoria della cara Giovanna proponendo uno dei suoi pezzi musicali tanto amati.

 

Fausto Papetti — Je T’Aime… Moi Non Plus

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