Personaggi

 

 

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Immagine Maria Montessori

Fiocco rosso animato

Vorrei parlarvi di  un personaggio di enorme spessore,  una grande educatrice,  che si proponeva obiettivi  estremamente ambiziosi: diventare medico  e dedicarsi alla cura dei bambini,  in primo luogo di  quelli disabili, attraverso metodi del tutto diversi da quelli comunemente  in uso alla  fine dell’Ottocento.

Diversi anni fa,  fui   profondamente  colpita dal  coraggio,  dalla determinazione  per il  raggiungimento degli obiettivi  che  questa donna eccezionale si era prefissi, e  decisi di approfondire il suo metodo educativo e la sua vita,  partecipando ad  una serie di conferenze.  Ho ritrovato degli  appunti, presi in quelle occasioni, che mi aiuteranno ad ampliare la visione della   grandiosa  opera umana  e sociale di Maria Montessori.

Fiocco rosso animato

D’altra parte,  ho sempre avuto  la  sensazione  che tutto ciò che questa   straordinaria studiosa ha  lasciato in eredità  per l’educazione dei bambini,  a partire dall’asilo,  continuando con  le scuole  superiori  fino all’Università – badate bene in molti paesi del  mondo –  abbia avuto poca presa su  molte persone, le quali,  per lo più, hanno  recepito   in modo molto approssimativo il suo speciale metodo  d’insegnamento,    spesso sottovalutandolo. Infatti, ho sentito  da molti  parlare   di permissivismo montessoriano lasciato ai bambini –  tout-court –  i quali sarebbero liberi di fare ciò che vogliono.   Si tratta di un’interpretazione assolutamente superficiale ed erronea.

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L’esposizione di questo servizio, per poter comprendere le varie fasi che la Montessori ha perseguito,  sarà necessariamente lunga: mi auguro che  i lettori siano interessati a seguirmi, in caso contrario, troveranno altre soluzioni.

Maria Montessori nacque  a Chiaravalle (Ancona) il 31 agosto 1870 da una famiglia medio borghese. Trascorse  l’infanzia e la giovinezza a Roma. I suoi genitori l’avrebbero voluta casalinga, come la maggior parte delle donne della sua generazione.
Grazie alla sua ostinazione e all’ardente desiderio di studiare, Maria riuscì però a piegare l’ottusità della famiglia, strappando loro il consenso per l’iscrizione alla facoltà di medicina e chirurgia dove si laureò nel 1896 con una tesi in psichiatria.

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Si può ben capire lo sforzo e le difficoltà che dovette superare per questo tipo di scelta; basti dire che nel 1896  diventò la prima dottoressa d’Italia. E’ facile intuire come gli ambienti professionali in genere, e tanto più quelli relativi alla medicina, fossero ancora   assoluto appannaggio degli uomini. Molti dei quali, spiazzati e disorientati dall’arrivo di questa nuova “creatura”, si presero gioco di lei arrivando persino a minacciarla. Un atteggiamento che purtroppo ebbe gravi ripercussioni  sull’animo – sia pure forte, tuttavia molto  sensibile –  della Montessori, che prese a detestare gli uomini o perlomeno ad escluderli dalla sua vita, tanto che non si sposerà mai.

Fiocco rosso animato

I primi passi della sua straordinaria carriera, che la portarono a diventare un vero e proprio simbolo e un’icona del filantropismo, la videro alle prese con i bambini disabili, di cui si prese amorevolmente cura e a cui rimarrà affezionata per il resto della sua vita, dedicandovi tutti i propri sforzi professionali.
Il notevole successo ottenuto dai suoi metodi educativi che portarono al recupero, talora totale, degli handicappati, la convinse ad applicare tali tecniche anche in sede di pedagogia generale.

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Nel 1906 fu chiamata a curare l’organizzazione di asili per i figli di famiglie operaie di alcuni quartieri popolari romani; nacquero così le prime “case dei bambini”, presto conosciute e imitate in tutto il mondo, grazie anche ai continui viaggi della Montessori all’estero. Rimarrà in India molto a lungo.

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I suoi successi   scientifici, conseguiti in un’atmosfera culturale fortemente influenzata dal positivismo, le valsero riconocimenti e borse di studio, e la portarono a partecipare a una ricerca sui bambini  ritardati con un  collega, Giuseppe Montesano, a cui fu legata sentimentalmente. Dalla relazione nacque, nel 1898, un figlio, Mario, che partorì di nascosto e affidò a una famiglia. Considerati i preconcetti del tempo, le ostilità della madre, Maria fu costretta a lasciare il figlio in affidamento, riprendendolo con sé solo dopo la morte della madre. Mario  aveva quindici anni e divenne, in seguito, il suo più stretto collaboratore.

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A causa degli ormai insanabili contrasti con il regime fascista  fu costretta ad abbandonare l’Italia, nel 1934, e sceglierà di vivere in un piccolo centro olandese, vicino al mare del Nord.
Maria Montessori  fu  anche scrittrice ed espose i suoi metodi e i suoi principi in numerosi libri. In particolare, nel 1909 pubblicò “Il metodo della pedagogia scientifica” che, tradotto in numerosissime lingue, darà al metodo Montessori una risonanza mondiale.

 

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Mobiletti alla loro portata

 

Per permettere una chiara comprensione di questo metodo educativo, oltre agli appunti di cui ho già parlato,  mi avvarrò anche di alcune precisazioni di una maestra Montessoriana (Annalisa – da suoi appunti in Web), soprattutto per ciò che riguarda il materiale didattico, appositamente studiato per i bambini.

 

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Il bambino è libero nella scelta del materiale

 

L’idea alla base del metodo rivoluzionario di Maria Montessori fu che il bambino vada lasciato libero di esplorare il suo mondo, con la certezza che ci sia un impulso imperscrutabile in lui che lo spinge verso l’apprendimento. In questo senso, la curiosità del bambino è il vero motore dell’apprendimento  che, se lasciato “girare” senza interferenze, porterà il bambino a sviluppare al massimo tutto lo spettro delle proprie capacità e a conquistare il mondo con la forza della sua intelligenza.

Materiale per le scuole MontessorianeMateriale  che visualizza i numeri da 1 a 10

E’ l’ambiente, quindi, il primo elemento a rivestire per la Montessori un ruolo fondamentale per lo sviluppo e la crescita dei bimbi.

La “casa dei bambini”, così venne definita la scuola dalla Montessori, perché simile all’ambiente di vita naturale del bambino, deve essere organizzata in modo tale da suscitare interesse nei piccoli e venire incontro al desiderio e al bisogno di movimento, di scoperta e di esplorazione autonoma degli stessi.

 geomag per la cosruzione di figure geometricheGeomag – Gioco utile per la costruzione di  solidi e  figure geometriche

 

Essi,  cioè,  debbono avere la possibilità di venire direttamente in possesso degli oggetti e dei materiali di cui, in quel particolare momento, sentono il bisogno, prelevandoli da tavoli, da armadi, da scaffali che siano “alla loro portata” e che non li costringano a ricorrere all’aiuto dell’educatore.

 

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Lettere da scoprire con il tatto: in carta vetrata o incise nel legno

Gli arredi devono essere pensati e studiati tenendo conto dell’età e della corporatura dei piccoli, costruiti all’insegna della leggerezza in modo che, proprio a causa della loro fragilità, rivelino un utilizzo sbagliato o mancanza di rispetto da parte di coloro che ne fanno regolarmente uso (per questo motivo, nelle scuole montessoriane vengono utilizzati piatti di ceramica, bicchieri di vetro, soprammobili fragili: i bambini sono, in questo modo, invitati a coordinare i movimenti con esercizi quotidiani di autocontrollo, autocorrezione e prudenza).

 

lettere alfabeto -Lettere dell’alfabeto  – Vocali staccate

 

L’organizzazione dell’ambiente accompagna il bambino ad acquistare coscienza delle proprie capacità, a scoprire, poco alla  volta, l’uso delle sue mani (la mano per la Montessori è l’organo dell’intelligenza), a rassicurare la deambulazione, a diventare perciò sempre più indipendente.

 

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Alfabeto mobile

 

I campi di interesse sono rivolti principalmente alle “attività di vita pratica” , legate alla cura della persona e a quella  dell’ambiente: lavarsi, vestirsi, allacciare, spolverare, travasare, stirare, lavare, sbucciare, spremere, trasportare, apparecchiare… il bambino perfeziona l’esperienza sensoriale facendo “ordine” nelle proprie scoperte, usando i materiali predisposti a questo scopo. Egli può scegliere liberamente le attività che sono sempre a sua disposizione, collocate alla sua altezza e che dovrà riordinare dopo.

 

Il sistema decimale

Per imparare il sistema decimale

 

Il bambino vuole fare da solo, perciò le attività sono individuali e rispettano tempi, modalità e ritmi di ciascuno. Durante la giornata ci sono anche momenti di gruppo: quando si pranza, quando si cantano canzoncine o si ascolta un racconto della maestra o si chiacchera insieme, quando si gioca in giardino o in palestra e quando stanchi, si va tutti a nanna.
I bambini, piccoli o grandi, hanno libertà di scelta delle attività in un ambiente sempre accuratamente preparato e imparano ad assumersi le responsabilità del riordino degli oggetti usati e il rispetto per il lavoro dei compagni. La libertà ha confini precisi, chiari e uguali per tutti.

Forme di terra e acqua - asilo

Forme di terra e di acqua

 

Ogni bambino viene trattato con riguardo: a nessuno sono consentite la sopraffazione o la violenza. Rispetto è anche non interrompere il lavoro di un altro, non toglierlo dalle mani, non sciuparlo.

Rispetto è non giudicare, non imporre ed è soprattutto  dall’atteggiamento degli adulti verso di lui che il bambino assorbe un comportamento sociale accettabile.
Il bambino è invitato a mantenere l’ordine dell’ambiente, a non sciupare il lavoro del compagno, a rispettare le scelte e i ritmi degli altri, perché   interiorizzi a poco a poco che la libertà ha confini precisi, e deve avere come limite I’interesse collettivo.

 

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Il sistema solare

 

Nel metodo montessoriano l’educatore assume una funzione di gran lunga più alta di quella tradizionale. All’insegnante che controlla, dirige, condiziona pesantemente i tempi, i ritmi e i desideri di apprendimento del bambino, ricorrendo con estrema facilità e naturalezza all’arma dei premi e dei castighi, la Montessori oppone un docente che svolge con estrema competenza un ruolo di mediazione tra il bambino e l’ambiente educativo, aiutandolo, sostenendolo e consigliandolo, ma mai imponendosi e sostituendosi a lui. L’educatore quindi ha il compito importante di preparare l’ambiente e successivamente di presentare il materiale che verrà messo a disposizione dei bambini.

 

Geometria-Montessori-Scoprire-le-forme-con-Tam-e-TaoGeometria Montessori –  Scoprire le forme con Tam e Tao

 

Se dunque il ruolo di protagonista, in questa rinnovata organizzazione scolastica, spetta al bambino, l’insegnante non è tuttavia una figura “assente”: pur rispettando e adeguandosi, nel suo progetto formativo, a quello che è l’autonomo itinerario di sviluppo evolutivo del bambino, suo compito qualificante e impegnativo è quello di seguire seriamente e scientificamente il dispiegarsi dello sviluppo infantile.

 

il metroMamma, mi costruisci un metro???

Ho fatto un buco alle due estremità delle strisce (tranne la prima e l’ultima, alle quali si fa solo un buco

 

Educare, per ogni maestra montessoriana, deve significare aiutare i bambini a divenire consapevoli del dono che già possiedono e a svilupparlo durante il corso della loro vita. L’educazione è intesa per la vita: è il diventare consapevoli di noi stessi, del posto che occupiamo fra tutte le cose che ci circondano nella società e nell’universo intero.

 

Tabellina del 3Dopo la tabellina del 2, Chiara ha realizzato da sola quelle del 3, del 4 e del 5

        capendo che l’orologio è una tabellina del 5!

 

L’intervento educativo della maestra, dunque, è tutt’altro che diretto: è più passivo che attivo; è un orientamento tra diverse possibilità; è una figura sempre pronta a fungere da ascoltatore, da osservatore e da stimolo discreto. L’educatore deve saper cogliere il giusto momento per intervenire con pazienza e umiltà senza sostituirsi al bambino (compito molto difficile per gli
adulti, genitori ed educatori, che si sostituiscono sempre quando il bambino non riesce in qualcosa).  La maestra non insegna al bambino la sua verità, non cerca di travasare in lui  il suo sapere ma dirige (viene, infatti, chiamata direttrice) le attività del bambino, quelle attività che gli permettono di sviluppare il suo spirito in modo libero,  di evidenziare le sue immense energie e potenzialità che la società e la scuola tradizionale invece comprimono implacabilmente.

All’interno della didattica montessoriana assume un ruolo fondamentale il materiale di sviluppo.  Il grande lavoro e l’impegno che Maria Montessori dedicò  alla creazione del materiale di sviluppo, è facilmente comprensibile se si coglie l’elevato scopo che il materiale riveste: esso, infatti, attraverso l’educazione dei sensi, “fornisce una solida base allo sviluppo dell’intelligenza” e costituisce per il bambino una “esatta guida scientifica” per la sua attività di organizzazione e classificazione dei contenuti di esperienza.
Per concludere “Aiutami a fare da me!” è un aforisma che riassume l’intero metodo di Maria Montessori.

“AIUTAMI”
È la richiesta di aiuto che ogni bambino rivolge agli adulti o ai più grandi. Vuol dire “ho bisogno di te”, perché da soli non si può vivere, né tanto meno ci si può educare.

“A FARE”
Se faccio, capisco. Nessuno può apprendere al mio posto, nessuno può essere libero, autonomo, intelligente al mio posto.

“DA SOLO”
Il vero fine dell’educazione è il bambino, l’adulto è al suo fianco. Apprendere è un verbo attivo, ogni aiuto inutile è un ostacolo allo sviluppo.
Le osservazioni di Maria Montessori, così attente, acute e prolungate nel tempo, hanno messo in luce come il bambino, fin dalla nascita, attivi naturalmente e spontaneamente un processo di sviluppo che si manifesta secondo percorsi graduali e differenti per ognuno nei tempi e nei modi.

 

Aiutami a fare da solo

 

“Aiutami a fare da solo”: è l’esortazione che ogni bambino espone silenziosamente agli adulti, da sempre. Richiama gli educatori a non interferire con impazienza nello sviluppo dei bambini, a non sovrapporre la nostra domanda al loro personale percorso maturativo ma a fornire ai bambini gli aiuti opportuni, nei tempi opportuni, come risposta ai continui e
differenti bisogni: i bambini imparano da soli. Un impulso vitale naturale lo spinge   infatti  ad agire per conoscere ed apprendere attraverso la personale esperienza.

I più noti materiali didattici della Montessori

I più noti materiali didattici Montesorriani

 

Infine, invece dei metodi tradizionali che richiedevano lettura e recita a memoria, la Montessori istruì i suoi bambini attraverso l’uso di strumenti concreti, il che diede risultati assai migliori. Venne rivoluzionato il significato stesso della parola “memorizzare”, parola che non venne più legata ad un processo di assimilazione razionale e/o puramente cerebrale, ma veicolata attraverso l’empirico uso dei sensi, che comportano ovviamente il toccare e il manipolare oggetti. In questo modo i bambini disabili in seguito ad esperimenti, ottennero risultati più alti dei bambini normodotati.

 

 

Altro materiale noto - Il cubo del trinomio

Il cubo del trinomio

 

Maria Montessori morì il 6 maggio 1952 a Noordwijk, in Olanda, vicino al Mare del Nord. La sua opera continuò a vivere attraverso le centinaia di scuole istituite a suo nome nelle più disparate parti del globo. Sulla sua tomba l’epitaffio recita: “io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo”.

 

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Richard Clayderman  Souvenir  d’enfance

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

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Agarico, Boleto, Bubbola, Chiodino, Colombina, Cortinario, Ditola, Gallinaceo, Giandolin, Griffone, Lingua di bue, Mazza di tamburo, Morchella, Moretta, Ovolo, Pinarolo, Pioppino, Porcinello, Porcino, Prataiolo, Prugnolo, Rossetta, Spugnola, Sanguinello, Steccherino, Trombetta, Verdone, Vescia e chi più ne ha più ne metta.

I nomi si sprecano anche perché ci sono le varietà regionali che assumono denominazioni locali o dialettali specifiche e particolari.

Nel Regno Botanico Vegetale i funghi hanno due grandi suddivisioni:

  • - Funghi Inferiori (sono alcune centinaia ma che trascuriamo);

  • - Funghi Superiori che sono suddivisi in tre classi principali: Ascomiceti (circa 20.000); Basidiomiceti (15.000) e Funghi imperfetti (25.000).

Tutti i funghi sono privi di clorofilla, quelli elencati appartengono ai Funghi Superiori, mangerecci, ma è da aggiungere il Tartufo, considerato il re dei funghi, che appartiene alle Tuberacee della classe degli Ascomiceti. Trattasi di un tubero che si sviluppa nel sottosuolo in simbiosi con le radici delle piante, querce in particolare.

Andiamo oltre le notizie scientifico/culturali e passiamo a leggere questa piacevole e simpatica storiella che l’amica Enrica Bosello ci ha gentilmente presentato. Grazie Enrica.

Felice Domenica, buona lettura e ricca raccolta di funghi nel Bosco.

 

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E’ autunno le foglie cambiano colore, sui tralci tanti grappoli d’uva poi le foglie cadono e insieme a loro cadono anche i ricci pieni di castagne, nei boschi c’è vita, rumori di rami spezzati, fruscii di foglie spostate, voci di bimbi e di adulti, cesti pieni di frutti che la natura ci regala, castagne, noci, funghi e tartufi.

Non ho mai visto un tartufo da vicino né ne ho mai assaggiato e neppure sentito l’aroma.

Mi rendo conto della mia mancanza e per il momento mi limito ad informarmi, poi chissà che in futuro magari potrò assaggiarlo.

Il tartufo ha tradizioni antichissime, lo usavano i Sumeri(1) che lo mischiavano con orzo, lenticchie e ceci, i greci, i popoli arabi, e naturalmente i popoli latini. Plinio il vecchio, naturalista convinto, aveva coniato questa definizione:

Il tartufo sta fra quelle cose che nascono ma non si possono seminare”.

Finché la scienza non ha saputo dare risposte precise sulla crescita di questo tubero, diverse erano le versioni di credenza popolare, che suscitava lunghissime discussioni, in alcuni periodi si temeva fosse pericoloso e velenoso, per questo definito cibo del diavolo o delle streghe.

Nonostante le dicerie però l’uso nelle cucine non venne mai limitato e divenne anche un regalo pregiato da donare ad ospiti illustri.

 

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         Tartufo bianco di  Alba

Nel 1700, in Piemonte, si faceva grande uso del tartufo bianco, imitando la corte di Francia, considerato da tutte le corti d’Europa l’aglio del ricco, per il sapore agliaceo che emana.

A quei tempi se ne trovavano in grandi quantità, tanto che a Torino, i sovrani italiani invitavano, ospiti nobili di rango prestigioso, ambasciatori esteri, i quali potevano assistere o partecipare alle battute che organizzavano per piacere.

Si iniziò ad utilizzare i cani che grazie al loro olfatto si dimostrarono validi collaboratori nella ricerca del tartufo.

Venne utilizzato come dono di riguardo, sin da tempi molto antichi dal web:

Sant’Ambrogio ringraziava il vescovo di COMO San Felice per la bontà dei tartufi ricevuti.

Ma ha lusingato tantissimi esponenti della nostra storia

Il Conte Camillo Benso di Cavour nelle sue attività politiche utilizzò il tartufo come mezzo diplomatico, Gioacchino Rossini lo definì “Il Mozart dei funghi“, lord Byron lo teneva sulla scrivania perché il suo profumo gli destasse la creatività, Alexandre Dumas lo definì il “Sancta Santorum della tavola” (fonte web)

Ma anche nel nostro secolo, il tartufo ha giocato un ruolo importante. Fu un albergatore, Giacomo Morra, che cominciò denominando il tartufo bianco ” Tartufo d’Alba“, fu il primo ad intuire quanto potesse essere importante il tartufo in una zona come le Langhe, promuovendo il tartufo, promuoveva tutti i prodotti della zona, vino, carni, formaggi, nocciole e torrone.

Nei primi anni si appoggiò alle feste annuali vendemmiali ma nel 1930 diventava la Fiera dei tartufi d’Alba.

 

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                             Cane da tartufo                           

Sviluppando tutto il suo sapere, fondò una scuola pratica di cucina, attraverso lunghi tirocini si apprendeva l’arte del cucinare, e si acquisiva la patente o il diploma di chef, inventando o riproponendo piatti antichi della tradizione delle Langhe e di Alba in particolare. Un personaggio che ha fatto del tartufo la propria bandiera, nel suo albergo e ristorante sono passati politici, scrittori, personaggi importanti, turisti buongustai di tutto il mondo.

La stampa inglese già nel 1933 mandava inviati per conoscere i Tartufi e descrivere ampiamente la Fiera ed un giornalista del Times scriveva nel novembre del 1933 sul suo giornale: le Langhe producono i tartufi bianchi d’Alba, i più profumati ed i più rinomati del mondo e quando nel 1936 un giornalista italiano chiese a Giacomo Morra perché il Tartufo d’Alba è il migliore del mondo, rispose con disarmante semplicità: “Lo chieda al Creatore!” (fonte web)

 

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Tartufi bianchi d’Alba

La storia di questo uomo, figlio di un mezzadro, che con l’impegno e non poche difficoltà, da oste diventò ristoratore, inventando parecchi antipasti, poi albergatore, e commerciante di tartufi bianchi di Alba, e neri che si faceva spedire da Norcia, per servire il mercato francese, studiò finché scoprì il modo di conservarli, riuscì a raggiungere gli Stati Uniti con tartufi freschi e conservati.

Era l’ambasciatore del tartufo italiano nel mondo. Definito come il Re dei tartufi, seguendo l’esempio i regnanti nei secoli precedenti, che lo utilizzavano come dono diplomatico, Giacomo Morra decise di regalare ogni anno un grosso tartufo a uomini potenti, oppure a grandi artisti nel mondo.

 

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Tartufo nero di Norcia

Quello che non sapevo è che, proprio nella vicina Svizzera, a pochi km da casa mia, vi è il territorio idoneo per la crescita di questo particolare fungo.

Dal monte San Giorgio, (definito anche Monte dei Sauri, dagli studiosi dei fossili che lo definiscono un scrigno di tesori, visto i reperti di pesci e fossili marini lunghi anche sei metri, che sono stati ritrovati), fino al monte San Salvatore, che domina Lugano,

si trovano tartufi che non sono inferiori ne come qualità ne come profumo al famoso tartufo d’Alba.

La particolarità di un terreno calcareo unita alla vegetazione di latifoglie consente la crescita, e proprio un italiano di origine marchigiana ne ha fatto la sua professione. Fin da piccolo andava con il nonno per boschi alla ricerca del “diamante nero” .

E proprio grazie a quest’uomo che il tartufo Svizzero, dal 1986 fino ai nostri giorni è stato venduto e riconosciuto nel mondo, offrendo tartufi freschi, che ricerca personalmente con l’aiuto del proprio cane. Il profumo che è la caratteristica del tartufo, è penetrante e persistente, e si sviluppa durante la maturazione lo scopo naturale è quello di attirare gli animali selvatici, cinghiali, maiali, tassi, ghiri e volpi, che spargeranno le spore che servono per continuare la crescita e la specie.

In Ticino crescono le quattro migliori specie europee di tartufi neri, anche se nella nostra zona la ricerca del tartufo e al momento solo amatoriale.

Ora devo solo assaggiarlo chissà che non mi cucini un piatto di tagliatelle al burro con tartufo e…… buon appetito.

 

 

 (1) – Popolo vissuto nella Mesopotamia meridionale tra il 3000 e il 2000 a.C.

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Giovanni Marradi   – Forever beautiful

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L’Angolo del dialogo – Politica ed Economia

 

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Trovo l‘articolo sulla news letter di  Sabato, 01 Novembre 2014 di www.lsblog.it, il nuovo nome del vecchio Legno storto, e mi sembra interessante.

Leggiamolo insieme.

Foglia rossa animata

“Gli italiani che hanno aumentato la loro capacità di risparmio e quelli che, all’opposto, sono a rischio di povertà, si equivalgono: il 33% i primi e il 28.4 i secondi. C’è di buono che i primi, misurati da Ipsos, crescono (di 4 punti dal 2013 al 2014), mentre i secondi, contati da Istat, diminuiscono (di 1.5 punti dal 2012 al 2013). L’accostamento dei due dati può indurre a credere che quello italiano sia un problema redistributivo: togliamo ai primi per dare ai secondi. Ricetta suicida.

Foglia rossa animata

Sarebbe uno schiaffo all’onestà. Il nostro problema è produttivo, ovvero riprendere la via che fa crescere la ricchezza, non il prelievo fiscale e la redistribuzione della miseria.
Fa un certo effetto sentir celebrare la “giornata del risparmio” in un Paese che tende ad eliminarlo anche dal vocabolario: adesso le chiamano “rendite finanziarie” così riescono a tassarle maggiormente. Satanismo fiscale che colpisce anche il risparmio obbligatorio, come il Tfr. Rendita finanziaria è un concetto che invita a immaginare lo speculare, il profittare,

Foglia rossa animata

l’ingrassare a scapito altrui. E’ appena il caso di ricordare che il risparmio delle famiglie consiste in redditi su cui già si sono pagate le tasse. Accantonamenti per il futuro, rinunce a consumi immediati. Un tempo si diceva che era un comportamento encomiabile. Ora solo tassabile.
Se si guarda la curva del risparmio, ci si accorge di un fenomeno istruttivo. All’alba del secolo gli italiani che riuscivano a risparmiare erano decisamente più numerosi, il 48%. Sono andati

Foglia rossa animata

costantemente diminuendo e il calo è cominciato ben prima della grave crisi finanziaria. Leggo così il dato: l’Italia era già in perdita di competitività, il reddito disponibile diminuiva, ma i tassi d’interesse scendevano, grazie all’euro (ogni tanto vale la pena ricordarlo), la fiducia nel futuro era notevole, quindi si è risparmiato un po’ meno, lasciando stabile il proprio tenore di vita. Oggi continuo a consumare, domani tornerò a risparmiare, perché le cose andranno meglio. Dal 2008 al 2010 la crisi finanziaria era un titolo del telegiornale. Dopo, con il 2011, s’è sentita la

Foglia rossa animata

botta nella vita reale. Nel 2012 il sabba tributario ha rischiarato le notti. A quel punto si poteva immaginare che sempre meno persone si sarebbero dedicate al risparmio, invece è avvenuto il contrario: dal 2012 si risparmia di più. E’ cresciuto il reddito? No, è cresciuta la paura: smetto di consumare come prima, accetto che il mio tenore di vita scenda, perché temo che il futuro sia peggiore del presente e, quindi, è necessario mettere da parte qualche cosa.
Andare dagli impauriti e spiegare loro che sono i ricchi mantenuti dalle rendite finanziarie,

Foglia rossa animata

talché si può e si deve tassarli maggiormente, è una politica di diffusione del terrore. Anche perché i risparmi dei quali stiamo parlando sono quelli delle persone normali, in quantità unitarie contenute. Se fossero davvero ricchi, liquidi e in grado d’investire molto … non sarebbero qui loro, in ogni caso non sarebbero qui i loro capitali. Per la stessa ragione per cui una donna libera ed evoluta, che voglia vivere in totale autodeterminazione la propria vita sentimentale e sessuale, non va a vivere dove governa l’Isis. Quelli costretti a pagare più tasse

Foglia rossa animata

sono i presi per il collo. Mentre i 17 milioni di italiani a rischio di povertà li si prende per i fondelli, se si fa credere loro che si possa risolvere il problema con la redistribuzione. Qui si deve andare a lavorare, il che comporta che si sia potuto investire in attività produttive e che il fisco non si mangi la gran parte del profitto. Sono i più poveri ad avere interesse a che la ricchezza produca ricchezza, mentre solo gli agiati possono accettare che la ricchezza propizi solo sicurezza (ammesso che sia possibile, e non lo è).

Foglia rossa animata

Eppure sento sempre dire: chi ha di più deve dare a chi ha di meno; si mandino in pensione i lavoratori più anziani, così si trova lavoro per i giovani. Teorie stupefacenti, nel senso che sono droghe che inibiscono il ragionare: dobbiamo lavorare di più, più numerosi, per più tempo, senza che il frutto del lavoro venga depredato a favore della spesa corrente improduttiva”.

 

Foglia rossa animata

Questo è l’articolo, che mi sembra andare abbastanza contro corrente ma che, soprattutto, spinge a ragionare.
Vogliamo parlarne fra noi?

 

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Richard  Claydernan  –  (Triste coeur)

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