INFORMAZIONE SOCIALE

BUONADOMENICA

 

Nella consapevolezza che anche in Eldy ci sono persone che potrebbero essere interessate alla conoscenza di questo tipo di informazioni, pubblichiamo volentieri il post inviatoci dall’Amica Nadia, che ci porta a conoscenza del suo campo di impegno sociale.

 

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A volte può capitare che l’oscurità prenda il posto della luce. Come in un vecchio televisore che smette di funzionare i colori si affievoliscono, l’immagine scompare dallo schermo e tutto diventa scuro.

Il mondo dei ciechi e degli ipovedenti è così, ma con una differenza: l’immagine che scompare lascia il posto ad un universo interiore composto da mille sfumature che emergono dal profondo, prendono  la forma di un arcobaleno di colori.

Il mondo dei non vedenti è stato rappresentato nelle arti e in letteratura fin dai tempi più lontani.

Anche il cinema ha trattato molte volte l’argomento ma siamo ancora lontani dal tutelare e dal far conoscere questo mondo.

I ciechi e gli ipovedenti hanno bisogno di farsi conoscere al mondo e i normodotati di conoscerne le problematiche.

E un bel giorno fortunato ebbi l’onore di conoscere un regista, Vittorio Vespucci e….

Il resto è storia!

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«CON IL CUORE, OLTRE IL BUIO – Voci di gente col bastone bianco»

(Documentario, ITA 2016, durata 35′ ca.).

Regia di Vittorio Vespucci; direttore artistico Tommaso Vetrugno; musiche di Antonio Dubois; voce narrante di Cinzia Laterza; voce audiodescrizioni Alberto Cantone, coordinamento esecutivo Nadia de Visini.

« CON IL CUORE, OLTRE IL BUIO – Voci di gente col bastone bianco» è uno spaccato sulla quotidianità delle persone cieche e ipovedenti, per sfatare il luogo comune che avere una vita come tutti gli altri non sia possibile.
Si narra delle condizioni di vita di ciechi e ipovedenti mediante una sintetica analisi delle problematiche più comuni presenti nella nostra società e  di come sia possibile affrontarle e superarle.
I protagonisti raccontano della propria condizione, delle difficoltà incontrate nel corso della vita e dei loro piccoli e grandi successi, ottenuti con sacrificio e caparbietà.

Hanno partecipato: Adriano Cabianca (fisioterapista), Silvano Cogo (pittore ipovedente), Maurizio de Visini (fisioterapista), Gesuina Maccari, Marina Tescàri (Presidente Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, sezione provinciale di Vicenza), Silvana Valente (massofisioterapista, campionessa sportiva).

I brani musicali Canzone dell’assenza, Orco Gentile, Apri le tue mani e Orizzonti di cartone sono scritti, realizzati e concessi da Antonio Dubois.

Si ringrazia l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Sezione Provinciale di Vicenza.

Il documentario è stato presentato in anteprima il 12 giugno 2016, nella splendida cornice di Villa Tacchi

(Gazzo, PD) grazie a un evento organizzato dagli amici di UICI, sezione di Vicenza

 

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Dopo la presentazione del documentario è seguito il pranzo al termine del quale c’è stata l’esibizione di Antonio Dubois (autore delle musiche del documentario) in duo acustico con Gaspare Vaccaro.

 

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uno dei brani che compongono la colonna sonora del documentario

 

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L’evento ha avuto risonanza giornalistica grazie a Maria Elena Bonacini inviata del Giornale di Vicenza.

 

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Il trailer del documentario

 

La proiezione del documentario è a disposizione di Associazioni, Enti, Istituzioni, previa richiesta.

Contatti:

e-mail: conilcuoreoltreilbuio@virgilio.it

Sito web: http://www.vittoriovespucci.it/conilcuoreoltreilbuio

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/conilcuoreoltreilbuio/

 

 

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PEPPINO DI CAPRI

La pagina della musica

 

La pagina della musica

 

PEPPINO DI CAPRI

 

Cantante e autore nato a Capri IL 27 luglio 1939 è figlio di musicisti e a solo quattro anni suona il pianoforte per le truppe americane di stanza nell’isola natale ed a Ischia. Classico bambino prodigio, non si ferma nell’ infanzia e adolescenza, a partire dai quattordici anni canta nei night club di Capri. Nel frattempo studia musica presso una severissima signorina tedesca coltivando anche altre discipline artistiche come la pittura e l’aeronavale. A sedici anni nel 1957 partecipa con il gruppo che lo accompagna da qualche mese, i Rockers, alla trasmissione “Primo applauso” dedicata ai dilettanti e vince il primo premio. Un anno dopo un discografico lo incontra mentre sta cantando e le propone di incidere un disco, pochi mesi dopo “Nun è peccato” è subito in classifica, inaugurando una lunga serie che fino al 1964, toccherà la cifra record di 34 dischi consecutivi entrati in graduatoria molti dei quali al vertice. Nel 1960 “Nessuno al mondo”, nel 1961 “Freve” “Luna caprese”, “Se ti senti sola”. Nel 1962 “Let’s Twist Again”, poi in chiave moderna due classici “Voce’e notte”, e “Te vurria vasà”. Nel 1963 dopo aver raggiunto la vetta R-2191679-1268952017.jpegdella classifica con “Don’t Play That Song”, vince il Cantagiro con la canzone dedicata a sua moglie “Roberta”. Nel 1964 accompagna i Beatles nella loro unica tournee italiana. Fino agli anni settanta non toccherà più classifiche anche se continuerà a cantare.  Nel 1967 a Sanremo porterà la canzone “Dedicato all’amore” , senza successo. Ritornerà il successo nel 1970 a Napoli vincendo il festival con “Me chiamme ammore”. hqdefault

Nello stesso anno fonda una propria casa discografica la SPLASH, sono i validi presupposti di un rilancio che gli conferirà per sempre uno status artistico professionale di grande solidità. Dal 1971 in poi la storia di Peppino Di Capri si incrocia più volte con quella del festival di Sanremo dove nel 1973 vince con ”Un grande amore e niente più”, e trionfa con una seconda canzone nello stesso anno ”Champagne”. Ottimi piazzamenti con “Non lo faccio più”, hqdefault Speedy“L’ultimo romantico” “Tu, cioè”, ”Mò e mò”, “Il sognatore”, “Nun chiagnere”, “Il mio pianoforte”, “Evviva Maria”, “St.Tropez Twist”, “Voce é notte” “Melanconie” “Un grande amore e niente più” “Malattia”, “Le donne amano”, “In concerto” “Speedy Gonzales”… e tante altre . Tra qualche giorno è il tuo compleanno Grande Peppino Di Capri, non posso porgere gli auguri in anticipo, ma un pensiero per dirti grazie per tutte le tue canzoni che ho ascoltato da giovane e, ancora oggi, nella seconda giovinezza della terza età.

 

 

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Peppino di Capri – Roberta

 

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Champagne (vers. originale) – Peppino di Capri     

 

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Peppino Di Capri – Le mie canzoni

 

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Convenzioni internazionali

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Convenzioni internazionali sull’ambiente

 

 

Le convenzioni sull’ambiente nascono dalla necessità di porre un freno all’indiscriminato sfruttamento dell’ambiente che sta avendo luogo ormai in tutto il pianeta. Le convenzioni non nascono, però, come progetti destinati esclusivamente alla risoluzione dei problemi ambientali, infatti durante questi avvenimenti si è parlato anche delle problematiche relative alla violazione dei diritti umani e allo sviluppo sostenibile. Ma il tema base delle conferenze è rimasto comunque quello legato ai disastri ambientali causati dal surriscaldamento globale, come testimonia, ad esempio, l’abbondanza di punti dedicati al cambiamento dell’ecosistema terrestre stillati nella conferenza di Stoccolma; in ogni caso, molto spesso i disagi ambientali sono strettamente legati alla violazione dei diritti umani o alle problematiche sociali in generale: ed è proprio per questo che la risoluzione di tali danni ambientali porterebbe anche a un netto miglioramento delle condizioni umane. Detto questo, appare ovvio che lo scopo che si sono riproposte la convenzioni ambientali è più che ambizioso, poiché porre fine al surriscaldamento globale e a tutti i problemi che ne derivano (anche, di conseguenza, alle problematiche sociali -soprattutto a quelle riguardanti il terzo mondo-) non è senza dubbio un progetto immediato. Già la parziale risoluzione degli sconvolgimenti climatici porterebbe a un immediato miglioramento, ad esempio, dell’economia delle zone maggiormente colpite dai mutamenti del clima.
Come le convenzioni hanno cercato di spiegare, quindi, un forte miglioramento per tutta la condizione generale del pianeta è già a disposizione: difatti, come abbiamo già detto, la mitigazione di alcuni elementi nocivi per l’ecosistema quale l’inquinamento arrecherebbe un gran vantaggio alle attività economiche, industriali, agrarie, ecc…, e l’eliminazione dei fattori inquinanti non costerebbe molto ai governi del Primo Mondo, sia dal punto di vista economico che da quello relativo all’impegno richiesto. Ma, come è spiegato nella pagina che si occupa di cosa si sta facendo per rimediare (oltre che in quelle concernenti le Conferenze, ovviamente)
, i governi principali (soprattutto gli USA) si rifiutano di collaborare.

 

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Noi  abbiamo parlato  della  conferenza di Rio e del  protocollo di Kyoto nei prossimi post, parleremo in seguito di altre conferenze principali, quelli in cui si è parlato dei maggiori problemi ambientali, in cui si è ottenuta l’attenzione globale.

 

La conferenza di Stoccolma

La conferenza di Jhoannesburg

Vertice internazionale sul clima a Bali

 

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LA VALIGIA

 

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Una premessa amici, questa storia non è mia, ma di una cara amica, ho il suo permesso per postarla ma senza citare il suo nome. L’ho scritta in prima persona perché in tal modo riesco a descrivere meglio le sensazioni che una donna può avere nei casi come quelli riportati.

 

E C C O L A

Sono partita con una piccola valigia e la borsetta, ho bisogno di riposo e solitudine, voglio essere sola con me stessa. Ho avvisato solo le figlie vado via per un paio di giorni, loro hanno capito. Mi sono fermata in un paesino che conoscevo per le sue caratteristiche e mi attirava particolarmente, anche per il suo bel lago.

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L’albergo dove mi son fermata è pulito e tranquillo, volevo silenzio per poter chiedere a me stessa cos’era quel freddo che sentivo dentro.

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Quel ghiaccio che mi attanaglia da un po’ di tempo, mi fa cambiare carattere e non mi fa sorridere più come una volta. Entro in camera noto che tutto è lindo, lascio la valigia per terra, esco per vedere la riva del lago, ma non mi fermo voglio andare a vedere com’è, questo lago che tanto mi aveva incuriosita ed affascinata in foto. Continuo il mio andare lungo la riva con il freddo dentro, non perché sia freddo anzi il sole riscalda e mi abbaglia, forse troppo, ma andando avanti vedo gli alberi che nascondono i raggi del sole con i loro rami già pieni di foglie.

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Cammino ancora, è bello andare avanti guardando le onde increspate da una leggera brezza. Mi siedo e attendo che il tempo passi cercando di leggere in me, di capire il perché di questo cambiamento, lui è gentile mi mette spesso un pensiero d’amore al fianco del caffè al mattino, non lo capisco del tutto, eppure sono anni che ci amiamo, ma è amore questo? Ci penserò ancora, ora mi devo alzare.

Cerco di non andare a tavola mentre ci sono tutti gli ospiti, sto diventando poco socievole, e questo non è da me. Vedo il tramonto silenzioso come io l’avevo sognato, com’è bello, queste sono le immagini che io speravo di vedere, il sole che si nasconde dietro le montagne, e piano piano la luna che si riflette nel lago. Devo avviarmi per ritornare all’albergo, la luna mi tiene compagnia, arrivo e più per dovere che per fame, salgo e mi preparo per scendere.

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A cena finita mi si chiede se voglio andare nella vicina cittadina per vedere un film in prima visione, rifiuto e ringrazio. Entro nella mia stanza e affacciandomi alla finestra mi chiedo, ho ancora sogni o non attendo più niente? E’ già completata la mia vita o posso attendere ancora emozioni? La più importante, ma lo amo ancora? E’ una domanda troppo difficile. Certo, provo ancora emozioni nel vedere la bellezza delle stelle rispecchiarsi nel lago. Non mi si dica che sono vecchia, vecchia è la data di nascita, l’anima è rimasta giovane accanto al cuore.

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Chiudo le finestre e lascio aperte le persiane, voglio che la luce del mattino mi svegli come faccio a casa, mi addormento con il pensiero di casa mia. Nella notte sento il cellullare, chi sarà? Sento la sua voce che parla e parla, ma io sento solo che chiede dove sono, perché sei scappata? Non sono scappata me ne sono andata per capire il perché del mio freddo, perché sebbene c’è un uomo che mi ama io sento questo ghiaccio. Gentilmente le faccio capire che non le dico dove mi trovo e chiudo. Ormai il sonno non c’è più, rimango a pensare a lui, mi ama ma di un amore sbagliato, non riesco a rimanere a letto, dopo una rapida toelette mi vesto e scendo, esco che il giorno è appena cominciato, si vede ancora la luna che piano piano se ne va. Vorrei fare una camminata a passi svelti, ma mi manca la colazione, è troppo presto per averla, provo a levarmi le scarpe per vedere se l’acqua è fredda, si, è gelata ma si può camminare a riva, dove solo le leggere onde mi lambiscono e penso al ghiaccio che è dentro me.

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Con le scarpe leggere in mano continuo a camminare lungo la riva e penso alla chiamata della notte, si mi ha fatto piacere, ma ci sono incomprensioni mentre siamo vicini, troppe! Chissà perché la chiamata mi rimane in testa troppo, la devo dimenticare. Devo ritornare in albergo ora è aperta la sala bar di sicuro, infatti si può cominciare a degustare una buona colazione, mi cambio per andare nella città vicina, prendo la mia utilitaria e parto quasi spensierata, sento che posso fare tutto secondo la mia volontà e i miei desideri: che sia un ricominciare a vivere?

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Mi sto divertendo a girare senza una meta, solo per la voglia di sentirmi libera di fare quello che voglio senza andare contro nessuna infrazione. Ritorno in albergo solo in serata  ma trovo anche lui; come hai fatto a sapere dove sono? Semplice risponde, più di una volta avevi detto che questo sarebbe stato un luogo che avresti visitato, ti dava già nelle foto un senso di benessere. Vero, ma quello che lui non capisce è la sua gelosia, non geloso solo degli altri uomini, no! Dei fiori, dell’aria che respiro, se osservo una pianta più del dovuto, di un’amica, eppure l’amore si dovrebbe basare sulla fiducia, per lui l’amore sarebbe chiudermi in un guscio, per aprirlo solo in sua presenza. Se esco, per andare a fare delle commissioni devo dirle chi ho visto, chi ho incontrato con chi ho parlato, è amore questo o soffocamento… ecco perché sono andata via per pochi giorni e forse perché c’è il ghiaccio dentro di me. Come si chiama questa? Gelosia non amore e questa io non la voglio! Io voglio vivere e amare, ma come voglio io!

Storia di un’anima solitaria

Racconto postato da Gabriella.bz.

Buona giornata amici.

 

 

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QUANTE VOLTE TI HO CERCATA – Andrea Bocelli    

 

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DISASTRO FERROVIARIO

 

Scontro tra treni

 

DISASTRO FERROVIARIO

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Lacrime sincere e un R.I.P. per le vittime, un augurio di pronta e completa ripresa per i feriti, un misericordioso cordoglio per chi ha perso i propri cari ma anche una parola di conforto per i responsabili che non potranno mai perdonarsi l’errore e ne subiranno tutte le conseguenze.

Sulle linee ferroviarie a semplice binario la circolazione dei treni avviene a sensi alternati tra una stazione e l’altra e ogni stazione è sede di incrocio, quando arriva un treno, può partire l’altro nella direzione opposta oppure quando un treno è arrivato nella stazione successiva, può essere inserito in linea un altro treno a seguire.

La circolazione dei treni è regolata com il “Blocco telefonico” cioè, i Capistazione Dirigenti Movimento che si scambiano i dispacci per telefono compilando in tempo reale il modulo M-100 V.L. (V.L. sta per Via Libera).

I treni sono identificati con un numero dispari per quelli che vanno nella direzione nord-sud e con un numero pari per quelli in senso inverso. Analogo criterio per la direzione est-ovest e viceversa. Non si deve sbagliare.

Formula dei dispacci prestampati sul mod. M-100 V.L.:

Domanda di una stazione a quella limitrofa:

 “Giunto treno 1803 chiedo inviare treno 1802” segue la firma del Capostazione D.M. richiedente.

Risposta della stazione limitrofa:

Via libera treno 1802” segue la firma del Capostazione concedente e una sigla numerica di 4 cifre di cui due prestampate nel modulo e due di fantasia al momento del benestare.

Questa documentazione debitamente numerata rimane agli atti per i controlli anche postumi.

Il regolamento è molto preciso e vincolante e gli “addetti ai lavori” seguono un preciso corso di istruzione, sostengono un rigoroso esame di abilitazione e dopo un breve periodo di tirocinio a fianco di un Capostazione esperto, ricevono il benestare ad operare da soli.

Sulle linee non dotate delle moderne tecnologie, la sicurezza è affidata esclusivamente all’operato dell’uomo e l’uomo, si sa, può anche sbagliare.

Ricordo le parole di un istruttore durante il mio corso di abilitazione: “L’attenzione deve essere sempre al massimo perché l’attimo del fesso può succedere a tutti e con la circolazione dei treni non si può sbagliare”

Altra frase dello stesso istruttore, rimasta impressa nella mia mente:

“Ricordatevi che il Capostazione non c’è solo per far circolare i treni ma soprattutto per fermarli quando mancano le condizioni di sicurezza”

Triste commettere un errore durante l’espletamento del servizio perché le conseguenze possono essere veramente gravi ed irreparabili come nel caso della tragedia sulla linea Andria-Corato in Puglia.

 

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In questo specifico caso ci si è messa pure la fatalità perché lo scontro è avvenuto in un tratto di linea in curva dove non si poteva avere la visibilità a distanza dei due convogli che andavano l’uno contro l’altro ad una velocità di oltre 100 km/ora. In un rettilineo i macchinisti nel vedere il pericolo avrebbero azionato la frenata rapida e sebbene gli spazi di frenatura sulle rotaie sono più lunghi per effetto della minore aderenza del ferro su ferro (ruote e rotaie), lo scontro poteva anche essere evitato o perlomeno sarebbe stato meno disastroso.

Ora, indagini, inchieste e processi porteranno ad individuare la responsabilità dell’accaduto sull’ultimo anello della catena ma a monte esistono ben altre responsabilità non meno colpevoli: Ritardi burocratici, della programmazione, dei finanziamenti, dell’assegnazione dei lavori con interferenze negli appalti da parte delle organizzazioni malavitose e quant’altro nella italiana maniera.

Rivolgiamo una pietosa preghiera per i morti ma anche un pensiero di misericordia per tutte le persone coinvolte, da una parte e dall’altra.

Infine non può mancare un elogio all’operato dei Vigili del Fuoco, Polizia Ferroviaria, Carabinieri, agli addetti della Protezione Civile, agli operatori dei mezzi di pronto intervento, delle ambulanze, Pronto Soccorso, Ospedali e tutti coloro che hanno prestato volontariamente il loro aiuto e si sono offerti per la donazione di sangue. Grazie a tutti.

Ho voluto precisare alcuni particolari perché questa è una vicenda che mi ha particolarmente toccato nel ricordo dei miei 40 anni di servizio ferroviario.

 Vi ringrazio per la comprensione.

 

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La Conferenza Di Rio

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LA CONFERENZA DI RIO

Nel giugno 1992, quando Rio de Janeiro ospitò la seconda Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo, il mondo incominciava a rendersi conto della necessità di coniugare salvaguardia dell’ambiente e sviluppo economico e sociale. Il vertice partì infatti con grandi ambizioni, promuovendo trattati, accordi e convenzioni che riguardavano tutte le principali emergenze ambientali e sociali del pianeta. Fra l’altro, adottò un programma globale per favorire lo sviluppo sostenibile.

 

Ma noi dobbiamo prendere in esame esclusivamente gli aspetti riguardanti la salvaguardia dell’ambiente: si affrontò una convenzione sulle foreste, che poneva un freno allo sfruttamento indiscriminato delle foreste tropicali; una convenzione sulla biodiversità, che introduceva il principio della conservazione della diversità biologica, l’uso sostenibile di tutte le sue componenti e una distribuzione equa dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche; una convenzione sul cambiamento climatico, che conteneva un programma di abbattimento graduale dei gas serra e una serie di indicazioni pratiche per realizzarlo. Durante la conferenza, per sovrintendere all’applicazione degli accordi, nasce la Commissione per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (CSD) con il mandato di elaborare indirizzi politici per le attività future e promuovere il dialogo e la costruzione di partneriati tra governi e gruppi sociali: la CSD è una commissione funzionale del Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) dell’ONU, composta da 53 Stati membri eletti per tre anni secondo una chiave di ripartizione geografica. La sessione ordinaria si riunisce ogni anno, con la partecipazione dei 53 Ministri di turno e delle oltre 100 Organizzazioni Non Governative. La CSD ha la funzione di rendere note le questioni di sviluppo sostenibile all’interno del sistema delle Nazioni Unite e aiuta a migliorare il coordinamento delle attività in materia di ambiente e sviluppo.

 

Durante la conferenza hanno partecipato rappresentanti dei governi di 178 Paesi, più di 100 capi di Stato e oltre 1000 Organizzazioni Non Governative. Sono state sottoscritte 2 convenzioni e 3 dichiarazioni di principi; solo l’Agenda 21 non riguarda i problemi ambientali, in quanto si occupa dello sviluppo sostenibile, ma le altre 2 dichiarazioni e tutte le convenzioni riguardano i problemi dell’ecosistema terrestre:

-La “Dichiarazione dei principi per la gestione sostenibile delle foreste” sancisce il diritto degli Stati di utilizzare le foreste secondo le proprie necessità, senza ledere i principi di conservazione e sviluppo delle stesse.

-La “Convenzione quadro sui cambiamenti climatici”, cui seguirà la Convenzione sulla Desertificazione, pone obblighi di carattere generale miranti a contenere e stabilizzare la produzione di gas che contribuiscono all’effetto serra.

-La “Convenzione quadro sulla biodiversità” ha l’obiettivo di tutelare le specie nei loro habitat naturali e riabilitare quelle in via di estinzione.

La “Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo” definisce in 27 principi diritti e responsabilità delle nazioni nei riguardi dello sviluppo sostenibile. Tuttavia la dichiarazione non riguarda esclusivamente lo sviluppo sostenibile, infatti tratta anche dei problemi ambientali:

“Gli Stati coopereranno in uno spirito di partnership globale per conservare, tutelare e ripristinare la salute e l’integrità dell’ecosistema terrestre.
[…] Il modo migliore di trattare le questioni ambientali è quello di assicurare la partecipazione di tutti i cittadini interessati, a diversi livelli. […] Gli Stati faciliteranno e incoraggeranno la sensibilizzazione e la partecipazione del pubblico, rendendo ampiamente disponibili le informazioni. […] Gli Stati dovranno cooperare per promuovere un sistema economico internazionale aperto e favorevole, idoneo a generare una crescita economica e uno sviluppo sostenibile in tutti i Paesi, a consentire una lotta più efficace ai problemi del degrado ambientale. […] Le misura di lotta ai problemi ecologici transfrontalieri o mondiali dovranno essere basate, per quanto è possibile, su un consenso internazionale. […] La Comunità e i singoli cittadini devono assumersi in prima persona le proprie responsabilità. La condivisione della responsabilità impone un’azione collettiva […]”

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Animals….Casper – il gatto pendolare !!

QUESTO ARTICOLO FU’ IL PRIMO POSTATO DA  GIOVANNA TUTTO DA SOLA  E OGGI LA BUONA DOMENICA  VOGLIAMO DEDICARLA A LEI.

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Casper – il gatto pendolare

 

 

 

Gatto mascotte degli autisti di una Cittadina inglese..

Casper, un gatto siberiano, a Plymouth, in Inghilterra anche se non deve andare al lavoro, ogni giorno alla stessa ora prende l’autobus.
Fa il giro della città e ritorna a casa, scendendo sempre alla fermata giusta.

La sua proprietaria lo ha chiamato Casper, come il fantasmino dei cartoni animati, proprio per la sua abitudine a scomparire. Ma adesso il mistero
è stato svelato, il gattone dodicenne sale ogni giorno alla stessa ora, 10.50, sull’autobus numero 3 della linea First. Fa il giro della città –
un percorso di circa 18 chilometri – comodamente acciambellato su uno dei sedili liberi.
E’ diventata la mascotte degli autisti, che si preoccupano che stia bene e che scenda alla fermata giusta, anche se Casper in tanti anni non ha mai
sbagliato fermata.
E’ stata la stessa azienda di trasporti a chiedere ai suoi dipendenti di prendersi cura dei “passeggeri non paganti”
Giovanna 3.rm

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CIAO GIOVANNA OVUNQUE SEI

CI MACHI E SEI NEI NOSTRI CUORI

 

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PER GIOVANNA

DONA, PERCHE’ HAI TUTTO

CIO’ CHE SERVE AL PROSSIMO…..

AMA, PERCHE’ HAI L’AMORE E’ L’UNICA

COSA CHE TI RIEMPIRA’ LA VITA……..

 

OGGI CARA GIOVANNA E’ UN ANNO CHE TE NE SEI ANDATA,

E QUESTA FRASE DI MARIA TERESA DI CALCUTTA MI FA PENSARE A TE,

UN ANNO

UN ANNO E’ PASSATO COSI VELOCEMENTE E ANCORA NON CI SEMBRA POSSIBILE.

LA REDAZIONE DEL BOSCO

 

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L’ALBERO DALLE MILLE VIRTÚ

 

 

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N  E  E  M

 

L’ALBERO DALLE MILLE VIRTÚ

 

Sono un albero originario dell’India, un paese dalle mille fortune, dalle mille miserie. Gli abitanti hanno credenze in Dei strani e misteriosi, che siano umani o animali, ed il fervore degli abitanti è così forte e potente, al punto di infiammare le folle dei credenti, che si ornano con fiori, polvere di spezie e colori splendenti.
Io, il grande albero, mi si venera, mi si adora, talmente sono prezioso, agli occhi di tutta la popolazione, perché alleggerisco molti mali e rendo molti servizi.

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Mi si dà un’origine indiana ma i miei semi volano in tutte le parti del mondo ed mi si ritrova, oramai, in tutti i paesi tropicali, dove mi si venera, dove sono considerato come l’albero, dovunque, delle mille virtù.

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Ho tuttavia un nome molto barbaro a pronunciare perché mi chiamo AZADIRACHTA indiça, per semplificare, i Senegalesi, gli abitanti dell’Africa, un altro grande territorio, mi hanno chiamato Neem.
Dalle mie foglie si estrae un distillato che serve da medicina per il benessere degli abitanti dei grandi paesi caldi ed umidi, dove proliferano le zanzare che provocano delle grandi febbri che si chiama malaria, sono una medicina naturale di grande interesse dunque. Si fa un olio dei miei frutti che aggiunti al burro di karité (di cui vi parlerò un’altra volta), fa un sapone ideale per curare la pelle e le mie foglie essiccate e bruciate, hanno il potere di scacciare gli insetti. Ecco, conoscete tutto delle mie origini e dei miei benefici, ora, lasciatemi raccontare la mia storia.

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Io che vi parlo, spiego i miei rami ed il mio fogliame in un mazzo immenso, così mi si apprezza anche per l’ombra che procuro nei paesi dal sole cocente. Nella mia vita ho visto passare tutti i grandi animali che vivono in mandrie, questi cavalli zèbre, divertenti che caracollano con l’abito rigato, queste giraffe dai lunghi colli macchiettati, queste orde di bestie incornate, soffiando come tamburi guerrieri, dei leoni, delle leonesse ruggire ed io non so più, l’elenco è troppo lungo e sono già vecchio.

 

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Mamma giraffa

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ma questo di cui mi ricordo, questo è che un giorno, ho visto sotto le mie foglie, fermarsi un branco di elefanti e mettersi in cerchio attorno al mio tronco, per divorarmi i miei bassi rami, ne ho l’abitudine, non ne sono contrariato. Ciò che mi ha sbalordito, è la visione di uno strano animale nel mezzo della truppa, elefanti di ogni taglia, di ogni età, perché dei miei occhi, durante la mia lunga vita di AZADIRACHTA, detto NEEM, non avevo visto mai un elefante dal colore così particolare.

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Ho scosso il mio fogliame per attirare la sua attenzione affinché si avvicinasse verso di me, sono così poco abituato a parlare, che la mia voce è cavernosa e non sapevo se sentisse i suoni che emetto per farmi capire. La mia sorpresa è stato all’altezza della sua, perché alzando il suo grande naso che si chiama proboscide, ha emesso una vibrazione che mi ha scosso dalle radici fino alla cima più alta della mia chioma, ho compreso perché questa ampia voce si sparge per chilometri di distanza.

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” Ehi amico gli dico, mi insospettisci e sono curioso di conoscere la tua storia, il tuo colore non ha uguali, nella stirpe degli elefanti che ho incrociato nella mia lunga vita di Neem. Ti ascolterei con pazienza, la mia curiosità è troppo grande, in cambio potrai degustare altrettanto fogliame che ti piacerà fino a soddisfare la tua fame.
E è così che appresi che questo strano elefante un giorno che faceva il suo bagno fu sorpreso nel fiume, trascinato da una corrente più forte che non aveva immaginato. Fu preso da grande spavento ciò che si ha costume di chiamare “una paura blu”, la sua pelle a portarlo fuori dell’acqua, ne aveva il colore .Ne ero tutto spiacente, ma egli in un grande barrito che sembrava il più gioioso del mondo, mi rispose:

– “Non inquietarti per me, sono celebre, perché il mio colore ha incuriosito delle persone dell’altro lato del mare, dove sono una diva, si mi è dato un nome inglese, ed io posso dire che sono l’emblema di un divertente modo di comunicare.

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Le persone non utilizzano i tam-tam, ma essi strimpellano su delle strane macchine, parlano solo davanti a dei quadrati luminosi, che emettono dei suoni che non si sentono mai nella savana. Come noi, purtroppo, si intendono senza vedersi ma sembrano capirsi. Mi sento importante e mi piace essere per essi “Eldy”.

É il mio nome, e come vedi, sono l’elefante blu che riunisce una truppa di persone, di ogni paese che comunicano tra loro e sembrano felici.

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É così come mi parlò la mia volta, l’albero Neem, affinché perduri e propaghi la storia del bell’elefantino blu.

Una storia per adulti e bambini, per nonne e nipotini.

MarieJosé Fossano

 

 

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South Africa (Johnny Clegg-Great Heart)    

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

I CAVALLI di AVELENGO1

 

I  CAVALLI  AVELIGNESI

 

Poco tempo fa ero ad Avelengo, piccolo paese al di sopra di Merano, chiamato anche “La terrazza di Merano” infatti da lì si può vedere tutta la conca meranese, siamo a quasi 1300m. s.l.m.

Altipiano di Avelengo

Per andarci si passa tra prati immensi con qualche fiore, non ci sono più i fiori che una volta abbellivano le nostre praterie. É pur vero che andando in automobile non si ha il tempo di fermarsi per coglierne qualcuno, ma come tante altre bellezze sono scomparse, forse per causa della mano dell’uomo, che strappa oltre il fiore pure le radici invece che recidere lo stelo con delicatezza. Ero andata con i figli ed i nipoti per far conoscere meglio i cavalli di razza avelignese ai piccoli. É vero che andando all’ippodromo o alle sfilate con bande e tricolore, non mancano mai dei bei cavalli nati ad Avelengo, ma vederli in libertà in quei prati immensi è una cosa incantevole.

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Corrono a gruppi, non hanno steccati ma non si allontanano mai tanto da non scorgerli, sembra che qualcuno dica loro di non allontanarsi dal grande pascolo. Vi faccio capire dove mi trovo anche senza cartina geografica, un magnifico altopiano con un paesino Avelengo formato da frazioni. E’ un luogo adatto per tutte le escursioni. D’estate, ci sono le semplici passeggiate, le arrampicate leggere, per passare poi ad un vero lavoro di cordata, e per lunghe sciate in inverno… se c’è la neve, che non sia come quest’anno dove si doveva attendere che fosse sparata dal cannone invece di vedere le larghe falde di neve cadute dal cielo. Se giriamo il capo vediamo poche case a gruppi, malghe e boschi con uno scenario grandioso, il panorama sulle vette del Gruppo Tessa, il parco naturale più esteso in Alto Adige che confina con l’Austria. I sentieri per andarci sono ben delineati e attirano l’attenzione per la loro bellezza anche se molto lunghi, circa 100 km, uno di questi gira attorno a nove laghi e ognuno ha una sua propria forma ed un suo particolare colore.

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Posso dire che le montagne del Gruppo Tessa vantano molti laghi. Lascio correre lo sguardo che sembra voglia abbracciare quell’enorme gruppo, anche se non mi mancano certamente, le posso vedere dal mio balcone di casa, ma sono più distanti, qui sembra di poterle toccare con la mano e sognare.

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Mentre i nipoti si dilettano a tenersi in sella, due a dei pony, e due a dei cavalli con i genitori accanto, mi fermo con loro solo il tempo di guardarli e ammirarli. Mi guardo attorno chiedendomi perché sono venuta così poche volte su questo terrazzo, mi avvio verso la chiesetta di S.Caterina, è una chiesa che venne costruita sopra un precedente luogo di culto pagano, la prima venne distrutta da un rogo nel 1202, di questa sono conservati i muri perimetrali della navata.

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Nel 1251 venne consacrata una nuova costruzione e nel 1452 fu ristrutturata e rinnovata. L’ornamento più prezioso è l’altare tardogotico, al centro si trovano le statue in legno di S.Caterina nel mezzo ed ai lati S.Giovanni Battista e S.Maddalena.

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Lascio la chiesetta e ritorno dai bambini, è uno sport che ancora non avevano provato, stare in sella a dei cavalli, addestrati per far sentire i bimbi a loro agio. Ci sono dei paramenti per i cavalli da non credere tanto sono belli, la criniera non rimane libera, fanno dei treccioni o se è il caso tante treccine per poi essere infiocchettate. Ho voglia di camminare e guardarmi attorno, avviso che mi allontano voglio vedere la chiesa parrocchiale. Dai documenti esposti in una piccola bacheca si può capire che è del 1291 ed è dedicata a S.Giovanni Battista. A quell’epoca risalgono le mura della navata, alla seconda metà del XV secolo risalgono il coro gotico e la torre campanaria. In alto si nota ed è molto bello l’affresco che mostra Giovanni Battista e risale al 1600. Sopra il coro un notevole affresco realizzato da Karl von Blaas, ma devo andare, sento il richiamo dei ragazzi che mi vogliono per farmi vedere come sono già bravi a stare in sella, vedendoli tanto felici il cuore mi si stringe.

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Ricordo quando il mio papà mi metteva a cavallo ad un avelignese della nonna, aveva un manto bellissimo e lo copriva una sella nera mentre lui teneva il morso andavamo per i prati a portare i panini e le bibite ai vari parenti e aiutanti nel periodo della raccolta delle mele. Abbraccio i miei nipoti per sentire il loro bene, ne ho bisogno, alle volte rammentare fa male, anche se sono ricordi felici. Quando il cuore si è calmato racconto che anch’io sono stata a cavallo di un bell’avelignese, era uno stupendo stallone che aveva nella stalla la nonna, un patrimonio a quei tempi. Lo si usava come stallone e come cavallo da tiro per il carro. Erano increduli al mio narrare, forse non pensavano che anche la nonna una volta era bambina come loro, allora ho promesso che avrei fatto vedere le foto che avevo a casa in un vecchio album, quasi nascosto, io che ho album pieni di foto belle, quello lo avevo nascosto, aveva solo foto vecchie di quando ero bambina e forse avevo pudore a farle vedere ai nipoti, tanto erano vecchie. Non contenti hanno voluto che raccontassi loro qualche altro aneddoto. Ci siamo seduti sul prato e ho cominciato a raccontare delle gite che si facevano ai miei tempi.

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Finito di narrare dell’avelignese siamo andati a salutare i cavalli che avevano cavalcato, promettendo al padrone che sarebbero ritornati. Se prima c’era la voglia di un nuovo sport ora era incentivata per i miei racconti. Ritornati a casa hanno voluto subito vedere le foto promesse, il bel cavallo avelignese sembrava ancora più bello aveva una linea che quasi non ricordavo ed i nipoti hanno potuto vedere che non scherzavo dicendo loro che pure io ero stata a cavallo di un puro sangue avelignese.

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MAGIE E MISTERO DEL CAVALLO

simbiosi uomo/animale  – due corpi una sola anima

 

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