I RACCONTI DELLA DOMENICA DEL BOSCO

 buona domenica

AURORA BOREALE 1

 

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Questa ultima mattina di vacanze, ho aperto la finestra, su un cielo di un tale splendore, che ne sono rimasta pietrificata, braccio in croce appesa alle ante. Al disopra del villaggio, in un angolo formato dai due fianchi della montagna coperta di foreste, dalle quali dominava la punta di un campanile, alcune grosse nuvole tutte bianche, sovrapposte, filtravano la luce, si incastravano in questo cono di verde. I loro bordi dentellati, orlati di frange iridate ai riflessi gialli ed oro, scintillavano come la colata di ferro fuso, rendendo lo scoppio di queste scie luminose, insopportabile allo sguardo.

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Dietro essi, sullo schermo del cielo alla chiarezza dolcemente degradata di blu, scaturivano, si agitavano dei raggi soleggiati, spaziando nel triangolo del ventaglio delimitato dalla montagna come un faro che irraggia il mare della sua luce, ma, dalla terra verso il cielo. In questa instabilità così creata, i tratti di colori, brillavano, impallidivano penetrando con vaporose linee di fumo i colori inimitabili che passavano e svenivano come i miraggi in questo giorno che nasceva.

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Le nuvole perdevano poco a poco il loro bianco puro, si immischiavano di grigio, metallizzato. I loro orli dorati incomparabili si venavano di lividi, di verdi, di viola, e per finire si sfilacciavano, per non essere più delle forme ordinarie. Prendendo matita, carta, scarabocchiavo i contorni, il paesaggio, volendo lasciare una traccia, di questo istante. 

 

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Cercavo il perché, il come, rinunciavo a trovare una logica all’événement. Di nuovo sollevavo gli occhi che mi dicono che vedere o rivedere erano forse sicuramente meglio del voler lasciare una povera immagine. Il sole saliva, sembrava soppesare le nuvole che si alzavano. Gli effetti di un’aurora che mi stupiva a questa latitudine, si dissipavano lentamente. Il cielo che subisce i fuochi dell’astro, di blu virava al beige, la foresta a contro giorno diventava nera ed io, abbagliata da lui. Abbassavo gli occhi sul villaggio addormentato, pensando che, avrei potuto contemplare anche questo mistero, in questa piccola mattina fresca e silenziosa.

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Io senziente sola improvvisamente, accettavo questo regalo del Grande Pittore, presente del cielo, per me che mi pungo (¹) talvolta di imitare la natura con un pennello. Prendevo anche una lezione di modestia e richiudevo il mio quaderno. Il cuore rovesciato da tanta bellezza, cosciente di non potere rivaleggiare con un Dio, sentivo due lacrime scivolare per di più sulle mie guance di povera scarabocchiona, troppo sentimentale. I miei occhi avevano visto tanta meraviglia ma io come potevo descrivere l’emozione vissuta?

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Ma cosa poteva significare per me questo fenomeno, che presentivo come miracoloso. E che potrei dire io, che avevo avuto una tale visione in Italia, senza essere sospettata di avere abusato di qualche bicchierino di grappa, fin dall’aurora. Un poco febbrile, come alla mattina di un Natale, ma sicura che un giorno avrei trovato la chiave del mistero, poiché si finisce sempre per capire, il perché della strizzatina d’occhio del destino, aggiungevo questo ricordo nella mia scatola di colori delle piccole mattine felici.

 

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Non avevo avuto la possibilità di ritornare a Prestine dall’estate precedente, avendo avuto l’impressione, fin dal mio primo viaggio che questa terra aveva una potente attrattiva per me. Veggente tuttavia sugli ostacoli a passare, abbastanza superstiziosa anche davanti ai segni di un cielo che sembrava onorarmi delle sue ‘glorie‘, mi imposi di trovare la maniera di ritornare ancora in questi luoghi per quanto pazza possa essere l’idea.

 

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Sigillavo il mio avvenire al suono delle prime torri di una betoniera che si metteva vicino in marcia, ricordata alla realtà per i Tottoli che attaccavano la loro giornata con le prime grandi ristorazioni del hotel, per l’ora: queste del primo piano, provvisoriamente buco spalancato sostenuto per quattro muri portatori e tre pilastri, illuminato per le orbite delle finestre scavate dei loro vecchi infissi di legno. Si era in Maggio la stagione andava a cominciare presto, sotto gli auspici celesti, cominciavano le trasformazioni del vecchio ‘ospizio’ di Prestine.

 

Il viaggio del Gradus ad Musicam, il nostro Coro Orchestra Sinfonico… l’anno precedente, aveva dato l’audacia, la determinazione visionaria, ai “terribili camunes” che andavo ad imparare a conoscere.

 L’idea era là: La musica. Questo è lei che mi aveva fatto venire qui, è grazie a lei, che ritroverei la strada del Valcamonica, e con altri, che trascinerei nella mia scia, organizzando dei giri e dei soggiorni, qui all’Oasi Verde. Dopo l’aurora boreale, questi anni sono stati per me, un fuoco di artificio, tutto acceso. Una riuscita, culturale, intellettuale, relazionale, un vero, puro, scambio di doni, per un orientamento di vita che chiamavo dei miei voti e di cui le conseguenze hanno superato tutte le mie speranze.  Ho trovato a Prestine, un rifugio, una famiglia e tanti cari amici, l’oasi verde della mia vita. Una nuova aurora.

MarieJosè G

 

(¹) – pungo, inteso come ostinarsi, impuntarsi (ndr).

 

 

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Jean Sibelius – Finlandia     

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GEORGES BIZET

 

 

Georges BIZET

 

 

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Georges BIZET

Musicista francese (1838-1875)

 

Tra le sue opere

I pescatori di perle (1863)

La fanciulla di Perth (1866)

L’Arlesiana (1872)

Preludio alla trionfale Carmen ((1875)

Che, accolta dapprima con dure critiche, divenne, però, ben presto una delle opere più popolari in tutto il mondo.

Con la Carmen Bizet espresse a pieno il suo genio e diede l’avvio alla moderna scuola verista.

 

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Carmen di G Bizet ballo a Siviglia   

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Video-Musica “Habanera” da Carmen di G.Bizet   

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IL PROTOCOLLO DI KYOTO

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Il protocollo di Kyoto è un trattato internazionale riguardante il riscaldamento globale, firmato a Kyoto, in Giappone, l’11 Dicembre 1997 da più di 160 paesi: è entrato in vigore dai primi mesi del 2005. Secondo questo trattato, tutti i paesi aderenti devono impegnarsi per ridurre almeno del 5% rispetto ai livelli del 1990 le emissioni di gas inquinanti, e quindi dannosi per l’atmosfera entro il 2012; in particolare, è necessario diminuire l’anidride carbonica per evitare l’effetto serra e l’allargamento del buco dell’ozono.

Purtroppo non tutti i paesi hanno aderito: il problema più consistente riguarda gli Stati Uniti che sono uno tra i paesi più industrializzati e più inquinanti, che avrebbero quindi dato una svolta positiva alle condizioni ambientali, se avessero firmato il protocollo. Per quanto riguarda i paesi dell’Unione Europea, questi sono tenuti ad abbassare le emissioni dell’8%, il Giappone del 5% mentre per la Russia è stata accettata la proposta di stabilizzarsi sui livelli raggiunti nel 1990; alcuni paesi, poco inquinanti, hanno ottenuto il permesso di aumentare l’industrializzazione di una certa percentuale, senza dover pagare sanzioni.

 

In realtà il protocollo di Kyoto, finora, non ha avuto completamente successo, in quanto la Russia ha decrementato notevolmente le emissioni ma si è così limitata a nascondere l’incremento dell’8% da parte dei paesi ricchi ed industrializzati; quindi, il risultato finale rivela che solo quattro paesi europei sono in linea con il programma stabilito nell’ accordo.

Il trattato prevede l’obbligo in capo ai paesi industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti nel periodo 2008-2012. Perché il trattato potesse entrare in vigore, si richiedeva che fosse ratificato da non meno di 55 nazioni firmatarie e che le nazioni che lo avessero ratificato producessero almeno il 55% delle emissioni inquinanti; quest’ultima condizione è stata raggiunta solo nel novembre del 2004, quando anche la Russia ha perfezionato la sua adesione.

Nel novembre 2001 si tenne la Conferenza di Marrakech, settima sessione della Conferenza delle Parti. In questa sede, 40 paesi sottoscrissero il Protocollo di Kyoto. Due anni dopo, più di 120 paesi avevano aderito al trattato, fino all’adesione e ratifica della Russia nel 2004, considerata importante poiché questo paese produce da solo il 17,6% delle emissioni. Nell’aprile 2007 gli stati aderenti erano 169. I paesi in via di sviluppo, al fine di non ostacolare la loro crescita economica frapponendovi oneri per essi particolarmente gravosi, non sono stati invitati a ridurre le loro emissioni. L’Australia, che aveva firmato ma non ratificato il protocollo, lo ha ratificato il 2 dicembre 2007. L’India e la Cina, che hanno ratificato il protocollo, non sono tenute a ridurre le emissioni di anidride carbonica nel quadro del presente accordo, nonostante la loro popolazione relativamente grande. Infatti Cina, India e altri paesi in via di sviluppo sono stati esonerati dagli obblighi del protocollo di Kyoto perché essi non sono stati tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra durante il periodo di industrializzazione che si crede stia provocando oggi il cambiamento climatico. I paesi non aderenti sono responsabili del 40% dell’emissione mondiale di gas serra.

 

 

In base a quanto riportato, si capisce quindi che il Protocollo di Kyoto è un accordo internazionale che fissa gli obiettivi per i tagli nelle emissioni dei gas serra nei paesi industrializzati. Questi gas sono considerati almeno in parte responsabili del surriscaldamento complessivo (l’innalzamento a livello mondiale della temperatura che può avere conseguenze catastrofiche per la vita sulla Terra). Il protocollo, come già detto, è stato istituito nel 1997, basato sui principi stabiliti in una struttura d’accordo firmata nel 1992. I paesi industrializzati sono quindi impegnati a tagliare le loro emissioni combinate del 5% sotto i livelli del 1990 entro il 2008 – 2012. Ciascun paese che ha firmato il protocollo accetta il suo specifico obiettivo.

I paesi industrializzati hanno ridotto le loro emissioni complessive di circa il 3% dal 1990 al 2000. Ma, come sopra detto, questo è stato principalmente dovuto ad un rilevante decremento nelle emissioni da parte delle collassate economie dei paesi dell’ex Unione Sovietica, che hanno mascherato un aumento decisamente rilevante tra i paesi ricchi. Le Nazioni Unite affermano che i paesi industrializzati sono adesso ben oltre gli obiettivi previsti per la fine del decennio e prevedono per l’aumento delle emissioni un valore superiore del 10% ai livelli del 1990 per il 2010.

Kyoto è quindi senza dubbio sull’orlo del fallimento. L’accordo stabilisce che, affinché esso diventi vincolante nella normativa internazionale, deve essere ratificato dai paesi responsabili per almeno il 55% delle emissioni totali di gas serra riferite al 1990. Il trattato ha subito un grave colpo nel 2001, quando gli Stati Uniti, responsabili per un quarto delle emissioni mondiali, si sono tirati fuori. Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush si allontanò dal Protocollo di Kyoto nel 2001, affermando che metterlo in pratica sarebbe stato seriamente dannoso per l’economia del paese. La sua amministrazione ha definito questo trattato “sbagliato senza rimedi”, in parte perchè esso non obbliga i paesi in via di sviluppo ad impegnarsi nella riduzione delle emissioni. Bush assicurò che avrebbe sostenuto la riduzione delle emissioni attraverso azioni volontarie e tecnologie energetiche innovative. Adesso la soglia del 55% è stata raggiunta con la ratificazione del protocollo da parte della Russia.

Qualcuno afferma che l’accordo è già troppo limitato e senza il supporto degli Stati Uniti è virtualmente superato. Altri affermano che il suo fallimento sarebbe un disastro, poiché, nonostante le sue imperfezioni, esso costituisce una base operativa per negoziati futuri che altrimenti occorrerebbe un altro decennio per ricostruire. Gli impegni di Kyoto sono stati ratificati nella legislazione in alcuni paesi, alcuni stati degli Stati Uniti e nell’Unione Europea, e resteranno in piedi indipendentemente dal destino del protocollo stesso. Ma se Kyoto va in pezzi, sia i politici sia le società che lavorano nella direzione di economie compatibili con il rispetto del clima si troveranno di fronte un cammino molto più duro.

Anche i paesi emergenti sarebbero senza dubbio danneggiati dal protocollo di Kyoto: l’accordo riconosce che i paesi in via di sviluppo contribuiscono meno ai cambiamenti del clima, ma molto verosimilmente subiranno la maggior parte dei suoi effetti. Molti di loro hanno firmato l’accordo. Non devono impegnarsi verso specifici obiettivi, ma devono rendere noti i loro livelli di emissione e dare avvio a programmi nazionali per la riduzione delle alterazioni del clima. In ogni caso, Cina ed India, tra i più grossi inquinatori potenziali con enormi popolazioni ed economie in crescita, hanno entrambi sottoscritto l’accordo.

E’ importante dire che durante il protocollo è stato deciso di consentire la contrattazione delle emissioni. La contrattazione delle emissioni (emission trading) agisce in modo da consentire ai paesi di compare e vendere le quote loro attribuite sulle emissioni di gas serra. I paesi fortemente inquinanti possono comprare “crediti” non utilizzati da quei paesi che sono autorizzati ad emettere più di quello che in realtà fanno. Dopo un negoziato molto difficile, i paesi adesso possono anche guadagnare crediti per le attività che incrementano la capacità ambientale di assorbire carbonio. Queste includono la piantagione di alberi e la conservazione del suolo, e possono essere realizzati nel paese stesso, o da quel paese operante in un paese in via di sviluppo.

 

 

Importante è anche l’opinione dei climatologi riguardo il protocollo: infatti la maggior parte di essi sostiene che gli obiettivi nel Protocollo di Kyoto sono semplicemente delle scalfitture della superficie del problema. L’accordo punta a ridurre le emissioni dai paesi industrializzati soltanto intorno al 5%, mentre vi è il consenso, tra la maggior parte dei climatologi che, per evitare le peggiori conseguenze del riscaldamento complessivo, sono necessari tagli alle emissioni dell’ordine del 60%. Tuttavia, tra gli approcci alternativi per la risoluzione dei problemi climatici, solo uno appare effettivamente promettente: questo è basato sul principio che un’eguale quota di emissioni di gas serra dovrebbe essere assegnata a ciascun individuo sul pianeta. La proposta, definita “contrazione e convergenza” afferma che i paesi ricchi dovrebbero “contrarre” le loro emissioni con l’obiettivo che quelle totali “convergano” a livelli equi basati sulla quantità di inquinamento che gli scienziati pensano che il pianeta possa sopportare. Sebbene molti commentatori affermino che non sia realistica, i suoi sostenitori includono l’organizzazione delle Nazioni Unite per il Controllo dell’Ambiente e il Parlamento Europeo.

 

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Pallante e il Protocollo di Kyoto

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Articolo preso dal web.

I RACCONTI DELLA DOMENICA

 

Titolo San Romedio

 

SANTUARIO DI SAN ROMEDIO

Entrando in Val di Non è facile sentir parlare del santuario di san Romedio, oltre che per il Santo, molto per la bellezza del santuario, costruito su uno sperone di roccia ed è alto 90m. Osservandolo da lontano ci si chiede se è un santuario o un castello per la sua struttura.

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Il medesimo è sicuramente il più interessante esempio di arte cristiana medievale presente nel Trentino. E’ formato da cinque chiese sovrapposte, e unite tra loro da 131 gradini. C’è la chiesa Antica, la chiesa Maggiore costruita nel 1536. Dalla stessa si può accedere al campanile e se non si soffre di vertigini si nota una vera bellezza, il santuario sopra le rocce, con uno strapiombo impressionante.

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La chiesa Maggiore è formata da cinque lati differenti, esiste una vetrata dove è possibile vedere il sacello con le reliquie del Santo, postate nella grotta dove il Santo riposava. Vi è un altare con il dipinto del santo con l’orso e nella parte meridionale ci sono delle bifore di grande bellezza, il soffitto è adornato da un affresco che rappresenta la Risurrezione, mentre alle pareti si possono vedere l’Annunciazione, l’Assunzione, e un gruppo di apostoli.

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Esiste poi la chiesa dedicata a san Giorgio detta anche Clesiana perché pare voluta dal Barone Cles, nonno del Principe della chiesa Bernardo Clesio. É abbellita alla pareti da affreschi purtroppo rovinati, l’altare è in legno dipinto nella parte inferiore con le figure di S. Giorgio, S. Michele e San Romedio, nella parte superiore da una bellissima incoronazione di Maria Santissima, le volte della chiesa sono di stile Gotico con affreschi di Adriano Mair. Dopo pochi anni venne costruita la chiesa di S. Michele chiamata anche del Santissimo Sacramento, voluta dai Conti Thun e Baroni Spaur.

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L’altare, forse il più bello del santuario è in stile Barocco con le volte in stile Gotico. Infine la chiesa dell’Addolorata costruita dopo la prima guerra mondiale, come ex voto alla Madonna. Nel corso degli anni i pellegrini crebbero parecchio e questo ha fatto sì che i frati aiutassero le persone ad avere un posto caldo per dormire. Gli ambienti erano poveri, come fienili, stalle, ma potevano rimanere in pace per pregare e raccogliersi. C’è da dire che in quei tempi la maggior parte dei pellegrini arrivavano dall’Austria e dalla Germania.  Ora al primo piano c’è il ballatoio, la sacrestia e la biblioteca. Nella seconda parte della gradinata ci sono sette Cappelle della Passione di Cristo, che dà un aspetto simile ad un Sacro Monte.

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Lungo tutta la gradinata se c’era un posto libero era una galleria di ex voto, piccoli lavoretti più spesso con attaccati dei ciondoli in oro o argento, solo in poche occasioni oro di valore, ma credo che il desiderio di fare il voto sia nella medesima volontà. Ora sono quasi tutti in una raccolta per sperare di farne un giorno un piccolo museo. Ci si può chiedere ma perché è stato costruito il santuario? Nell’anno 1000 circa il figlio di una nobile e ricca famiglia Bavarese, di nome Thaur, espresse il desiderio di dedicarsi tutto alla chiesa.

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La leggenda dice che lungo il cammino incontrò due amici, Abram e Davide, e con loro s’incamminò verso Roma per avere la Santa Benedizione, dopo tanto cammino arrivarono dal Papa che accolse Romedio. Su consiglio del Papa, Romedio, al ritorno si fermò a Trento dal Vescovo Virgilio a cui donò tutti i suoi averi che erano rimasti nella valle dell’Inn nell’Alta Baviera. Per lui si tenne solo un cavallo per i lunghi spostamenti. Un mattino uno dei suoi amici ritornò spaurito dal santo, dicendo che un orso aveva mangiato il cavallo. Romedio con calma disse: Sella l’orso invece del cavallo, anche se con paura l’amico mise le briglie all’orso, ma Romedio tranquillo le si mise al fianco e camminò con lui. Ecco il perché nei vari dipinti accanto a San Romedio c’è sempre l’orso. Posso aggiungere che dietro al santuario c’è sempre un orso, naturalmente dietro le sbarre.

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Questa la storia di San Romedio. Storia molto discussa dalla chiesa nei primi anni, solo nel 1300, il culto del santo venne riconosciuto ufficialmente. Andando indietro nel tempo per quello che è possibile trovare si può dire che per 500 anni il luogo era solitario e ben difficile a salire, era infatti pieno di rovi, rocce scoscese e dirupi, si arrivava quasi ad una montagna. Il Santo vedendo un altissimo scoglio decise che quella doveva essere la sua dimora; un po’ alla volta con i suoi compagni sempre al fianco, cominciò a costruire una chiesetta, e strano a dirsi, ma da una radice cominciò a sgorgare acqua in modo copioso.

VC1U0177volta affrescata di S. Giorgio

Si può pensare che per arrivare alla grotta del santo cominciarono a scolpire una gradinata nella roccia. La voragine che aveva al lato San Romedio era davvero profonda, ma non doveva aver paura perché… si riparava  nella parte esterna e più alta, dove sono conservate le reliquie. Questo è il santuario di San Romedio, quello che doveva essere un eremo con una piccola chiesa, ma con gli anni diventò un santuario che oltre ad essere bello incuriosisce la gente per la sua mole su uno sperone di roccia.

 

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Primavera – Ludovico Einaudi     

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TONY DALLARA

 

 

La Pagina della musica

TONY DALLARA

 

Antonio Lardera nato a Campobasso il 30 giugno 1936 e cresciuto a Milano dove inizia a lavorare prima come barista poi come impiegato ma presto prende il sopravvento la sua passione per il canto che lo porterà ad affermarsi non solo come cantante ma, da personaggio eclettico quale è, anche come attore di cinema e televisione, non solo, alla fine pure come affermato pittore.

 

3936_large_Astratto_4c7e29ff4ef31[1]Astratto di Tony Dallara

 

Assume il nome di Toni Dallara e partecipa a vari Festival di Sanremo, vincendo nel 1960 con la canzone “Romantica” in coppia con Renato Rascel.

Successivamente vince una “Canzonissima” con la canzone “Bambina, bambina”.

Considerato il primo degli urlatori, genere con il quale vengono classificati quei cantanti che si discostano dal genere melodico. Vastissimo il suo repertorio con numerose affermazioni non solo a carattere nazionale.

Alcuni titoli dei suoi successi più noti:

 

  • Romantica.

  • Bambina, bambina

  • Ti dirò

  • La novia

  • Come Prima

  • Ghiaccio bollente

 

E tante altre…

proviamo ad ascoltarne qualcuna:

 

 

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Tony Dallara – Come prima

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Tony Dallara Ti Dirò

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Tony Dallara – Romantica

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LA NOVIA. TONY DALLARA.

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