L’Angolo del dialogo – Politica ed Economia

 

 

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 L’ho trovato in una rivista religiosa, “Il Messaggero di Sant’Antonio”, di giugno 2014, questo articolo a firma di Ritanna Armeni, prestigiosa firma del giornalismo di sinistra, e mi sono chiesto perché. Ma, prima di tutto, l’ho letto. E mi è piaciuto molto. E ne ho tratto anche una morale, che ha a che fare con Papa Francesco.

Dunque, ecco l’articolo, che si intitola:

 

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“La corruzione è ancora viva e diffusa come vent’anni fa, quando iniziò Tangentopoli: è la triste verità che emerge dalle cronache. Tangenti, favori, connivenze regolano ancora il funzionamento del sistema e il rapporto tra politica e imprese.  Persino i protagonisti sono gli stessi, in ruoli analoghi e con colpe equivalenti. Eppure le differenze ci sono, ed è opportuno segnalarle.  La prima riguarda i colpevoli. Vent’anni fa, i responsabili vennero individuati innanzitutto nei partiti: per finanziarsi, facevano favori e ricevevano mazzette. L’opinione pubblica, di fronte a questa verità sempre sospettata, reagì con rabbia  e indignazione, provocando in pochi mesi un terremoto politico che cambiò il volto del Paese. Da Tangentopoli furono  colpiti quasi tutti i partiti –in primis la Dc e il Psi, in modo più marginale il Pci-Pds- e con conseguenze inimmaginabili. I primi due scomparvero dalla scena politica, che fu occupata da Lega e Forza Italia. Lo sconvolgimento fu tale che, per indicare il periodo seguente a Tangentopoli, si parlò (e si parla) di seconda repubblica.

 

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Oggi, al contrario, gli episodi  di corruzione (non solo questi ultimi che riguardano l’Expo, ma tutti gli altri che li hanno preceduti, a cominciare da quelli regionali) non vedono il protagonismo dei partiti, anche se questi sono sempre implicati, ma di uomini, faccendieri, mediatori che praticano in modo che potremmo definire provocatoriamente “istituzionale” il sistema tangentizio. Ne emerge una sorta di cupola che rappresenta il modo  in cui il sistema continua a funzionare a dispetto di ogni richiamo alla legalità.
La seconda novità è rappresentata dalla reazione dell’opinione pubblica. Non più arrabbiata come ai tempi di Tangentopoli, ma sostanzialmente fredda e indifferente, come se considerasse  quel che avviene immodificabile.

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E’ una reazione comprensibile. Se vent’anni fa alcuni partiti sono stati considerati direttamente responsabili e, quindi, è stato possibile pensare di cambiare eliminandoli, oggi la responsabilità  è dello stesso meccanismo di funzionamento del sistema. Non c’è un nemico concreto  da abbattere, ma un sistema pervasivo che ci colloca nei posti peggiori  delle statistiche mondiali sulla corruzione. Viene da pensare che, se pure si eliminassero quei corrotti, altri ne emergerebbero  e agirebbero come loro. Il cambiamento appare impossibile: Se, come sembra, nulla si può modificare, se la politica è incapace  di bloccare la corruzione, qual è allora la sua funzione?

 

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Non è difficile prevedere che quanto sta avvenendo  avrà come inevitabile conseguenza un ulteriore distacco dei cittadini dalla vita pubblica. Sappiamo che esso è iniziato da un pezzo,  sappiamo anche che in molti soffiano sul fuoco  di questo avvenimento diffuso. La percezione dell’ineluttabilità della corruzione lo irrobustisce. Ne possono derivare molti più danni di quelli di vent’anni fa”.

 

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Questo è l’articolo, che spinge davvero ad un senso di frustrazione e di sconforto. Tanto più se si raffronta la diagnosi all’incerto equilibrio politico in cui siamo impantanati.

Ecco perché è indispensabile una Voce forte, che scompagini i giochi e li renda impossibili da realizzarsi. Che cosa più e meglio della voce di Papa Francesco, il quale, con lucidità  e convinzione, ha lanciato un vero messaggio di speranza? No, la corruzione non è un indispensabile connotato dei nostri tempi tristi, e i corruttori sono scomunicati!

Tu dici: ma chi tiene in sommo conto la voce di un papa in questi tempi tristi di materialismo imperante? Io non sarei dell’idea che la presa di posizione di un papa come Francesco venga sottovalutata. E lo vedremo nei prossimi giorni , nei prossimi mesi. Che avvenga un miracolo? Magari.

 

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Ennio Morricone  – Finale

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

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 “Dedicato a delle amiche molto religiose che mi accettano nella mia non religiosità“.

 

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 Per me è difficile credere in un qualcosa di Supremo, qualcosa che viene definito onnipotente che tutto vede e tutto sa. Sono solita dire che credo a quel che vedo ma, facendomi delle domande, mi rendo conto che credo anche a cose astratte, non tangibili, all’amicizia, all’amore. Molto spesso mi sono affezionata a persone, credendo che fossero amiche, o forse, mi sono illusa che avessimo un tipo di affetto amicale, queste persone comunque, erano reali, mi rapportavo con qualcuno, di astratto c’era il sentimento che io avevo riposto.

 

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La Madonna  di Fatima

 

 Poi c’è l’amore, quel sentimento che non comperi al mercato, che ti consente di fare progetti, e ti spinge a fare tantissimi sacrifici per realizzare gli obbiettivi prefissi, quell’amore che spesso viene tradito, umiliato, deluso, ma che proprio per amore, cerchi di superare, a volte non ci si riesce, va tutto come non dovrebbe, ma il sentimento non cambia, sei arrabbiata, a volte diventi cattiva, ma il bene che hai voluto non lo cancelli, forse per alcuni di noi, si modifica, ma non si gettano via le cose positive anche se sono pochissime.

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I pastorelli di Fatima

 Io credo in queste cose nelle persone e nei sentimenti. Poi c’è la religione: Guardo la mia cagnolina Luna, non ha religione, non venera nessuno, ma quando arrivo dal lavoro mi aspetta, saltella intorno a me, e questo è, ancora una volta, la dimostrazione di un sentimento. Gli unici esseri sulla terra che hanno bisogno di credere in qualcosa di astratto siamo noi, gli uomini. Fin dai tempi più antichi ogni popolo ha venerato degli dei, lo dimostrano i tanti disegni rupestri e le tombe che vengono scoperte dagli archeologi. “Non c’è popolo che non abbia avuto una religione”.

La grotta della vergine di LourdesLa Grotta e la Vergine di Lourdes

 

 Ho conosciuto una persona molto religiosa ultimamente, convinta nel proprio credo, che è riuscita a trasmetterlo a tutta la sua famiglia. Alle mie obiezioni, risponde dicendo che la fede o c’è o non c’è, dice che di fronte a tante bassezze, i dubbi vengono anche a lei, che questo fa parte del fatto che siamo menti pensanti. Ma dice anche che forse il mio pensiero, non è sbagliato ma troppo concentrato su cose troppo concrete. Mi spiego meglio: Per la mia amica, credere, è parte di se stessa, nei suoi pellegrinaggi non si aspetta il miracolo, lei va perché crede profondamente, la sua è una ricerca interiore. La meta che lei raggiunge, è meta si di preghiera, ma di pace interiore, non si aspetta nessuna manifestazione, per lei è scontato che sia così. Non c’è Madonna che sia Lourdes, Fatima o Medjugorje, che le deve dimostrare nulla, non si aspetta nulla. 

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Io penso ai malati, soprattutto ai bambini, ai viaggi della speranza, pensando a un miracolo di una guarigione. Una mia famigliare, che avendo perso un figlio di vent’anni, con la fede ha raggiunto una serenità interiore, la quale molto spesso, nei miei momenti di difficoltà, mi dice, entra in chiesa la porta è sempre aperta a tutti. E l’amica di Desio, che si accolla tutti i problemi esistenziali dei suoi amici virtuali, e si preoccupa, dice che Dio è dappertutto. Una ragazza che lavora con me, di religione musulmana, quando le ho offerto una caramella, mi ha detto che, dalle tre di notte alle nove di sera, non avrebbe messo nulla in bocca, né cibo né acqua, per rispettare il Ramadan.

 

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La Madonna di Medjugorje

 

Non cambio idea, non posso cambiare il mio modo di pensare, ma rispetto, chi riesce a trovare il modo di continuare anche attraverso la fede. Poi, come molto spesso mi ricordano, siamo tutti peccatori, a volte si commettono errori, anche involontariamente, perché sbagliare è umano. Un’altra amica ancora usa la preghiera per stabilire un rapporto, un’unione in famiglia, basta prendersi per mano e dire una preghiera. Io non l’ho mai fatto, nemmeno quando ero con i miei genitori, eppure mio padre ringraziava per quel che avevamo, poco per la verità, mi chiedevo sempre perché ringraziasse….. Non ho mai sentito la chiamata, dicono che Dio vede e provvede, nel mio scetticismo ho pensato e detto che dopo 2000 anni deve avere un po’ di cataratta. Mi dicono che sono una monella, e ci ridiamo sopra insieme, se la diversità di pensiero e di credo unisce, viva la religione.

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Placido Domingo -      Ave Maria… Bach-Gounod

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L’Angolo del dialogo – Pianeta Donna

 

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«Aiuto, lo Stato ha deciso di trasformare mia figlia 16enne in un maschio. E la mia parola non conta nulla». Lettera di una mamma disperata.

 

Ho letto questa storia nella News letter di Tempi.it di Maggio 22, 2014
La racconta Benedetta Frigerio

La denuncia di una donna al Daily Mail:

 

 

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«La mia Megan non ha ancora l’età per tatuarsi o votare, ma è abbastanza grande per questo passo radicale?»
Megan è una ragazzina inglese di soli 16 anni che il Sistema sanitario nazionale vuole aiutare a cambiare sesso e diventare Morgan. A raccontare la drammatica vicenda è stata la madre, Isabel Robinson, che ha scritto una lettera al Daily Mail: «È difficile comprendere o anche solo immaginare la portata di quello che proverò guardando la mia piccola ragazza – la mia amata e unica figlia – trasformata in unadolescente maschio».

 

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IL NOME CHE LE HO DATO. Oltre allo «shock per l’alterazione fisica» e per «i bellissimi capelli di Megan» che «saranno usurpati da un taglio corto e rasato», scrive la madre, «dovrò imparare ad abbandonare il nome che le ho dato». Ma a causare la rabbia e il dolore della donna è soprattutto il fatto che la figlia, colpita da «un disagio adolescenziale e transitorio», anziché trovare «la stabilità, il supporto e la costanza» di cui avrebbe bisogno, si è imbattuta in medici ed esperti che hanno preferito assecondare i suoi dubbi proponendole «un totale e radicale – probabilmente irrevocabile – cambiamento dell’identità», e proprio «durante gli anni della formazione, quelli dell’adolescenza in cui si è più vulnerabili»

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L’INCUBO. Nella lettera al Daily Mail la signoraRobinson racconta anche come è cominciato quello che lei ora definisce senza mezzi termini «incubo»:
«La scorsa estate Megan è stata affidata a unconsulente del Sistema sanitario nazionale per nulla più di un aiuto nell’affrontare i suoi sbalzi d’umore e il suo desiderio di essere accettata. Contro il mio volere e con una rapidità allarmante, mia figlia è stata indirizzata alla Tavistock andPortman NHS Foundation Trust clinic di Londra, l’unico centro del Regno Unito specializzato nel trattamento dei ragazzi a cui è stata diagnosticata la disforia di genere».
«Là, dopo avere incontrato gli psichiatri, loro – e Megan – hanno annunciato con certezza che mia figlia, che fino ad allora a me non aveva mostrato alcun problema riguardo alla sua identità sessuale, soffre di disforia di genere. Da quel momento, a quanto pare, il dado era tratto».
«È stato preparato un piano per Megan – una bambina che amava giocare con le bambole e inseguiva allegramente ogni mania e ogni moda da ragazzina – da allora in poi sarebbe vissuta come un ragazzo.

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Io ho protestato con veemenza. Lo stesso ha fatto il padre di Megan, Mark, il mio ex marito. Ma anche se, oltre a essere una mamma, sono una professionista non incline all’avventatezza o all’irrazionalità, mi sono sentita come se il mio punto di vista non contasse nulla. Megan è stata ritenuta abbastanza grande da prendere questa decisione radicale senza il nostro contributo».
«Nei prossimi mesi le saranno somministrati farmaci che le bloccheranno gli ormoni femminili estrogeno e progesterone. Il suo ciclo mestruale si interromperà, si fascerà il seno per appiattirsi il petto e cambierà il suo titolo da Miss a Mr».

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NON PUÒ ANCORA VOTARE. Allo Stato – protesta la madre – «non importa se Megan è considerata troppo giovane per tatuarsi o per votare, a quanto pare è abbastanza grande per prendere questa decisione importante che le cambierà tutta la vita». Alla ragazza i medici hanno anche detto di cominciare subito a vestirsi e comportarsi come un maschio, in attesa che le cure ormonali facciano effetto, «dopodiché le sarà dato il testosterone, affinché le cresca la barba, le sue curve prosperose siano estirpate e lei acquisisca un corpo e una voce maschili». Megan, insiste la signora Robinson, «non ha mai avuto relazioni sessuali» e «non è abbastanza matura per capire le implicazioni di questa decisione», ma «nonostante tutto questo, il sistema sanitario ci esclude, noi, i suoi genitori, dalla scelta».

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L’INFANZIA SBALLOTTATA. Eppure scavando nel passato di Megan gli specialisti avrebbero potuto trovare molti elementi su cui provare a lavorare. La signora Robinson cita la separazione col marito, gli spostamenti della famiglia ormai spaccata, l’isolamento della ragazza anche da parte dei compagni di scuola e i suoi tentativi di attirare su di sé attenzione e ammirazione, ottenendo solo la propria «alienazione». A quattordici anni, racconta la madre, Megan «si tagliò i capelli corti e annunciò che era lesbica – anche se non aveva mai avuto una relazione con un’altra ragazza. Ingrassò e divenne infelice, arrabbiata e incline a cambiamenti violenti di umore. Ma sono ancora convinta che non fosse nulla di più di una dolorosa angoscia adolescenziale».

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NON È UN CASO ISOLATO. Una volta appresa la drastica decisione presa dalla figlia con gli specialisti, aggiunge la donna, «ho provato disperatamente a dar voce alle mie preoccupazioni, ma ogni volta che lo facevo il personale medico sembrava pensare che avessi pregiudizi contro le persone transessuali», anche se «io voglio solo che mia figlia trovi la felicità» e che «non prenda una decisione che può distruggerle vita».
La signora ha scritto al quotidiano britannico dopo aver scoperto che «il caso di Megan non è isolato», dal momento che – come ha spiegato ieri tempi.it in questo articolo – il sistema sanitario ha annunciato che fornirà medicine per preparare i bambini al cambiamento chirurgico di sesso fin dai nove anni di età». E quando pensa all’impatto che tutto questo avrà sulla vita di sua figlia, scrive la Robinson, «mi sento impotente, arrabbiata e terribilmente triste». E la sua paura più grande è che «Megan, un’adolescente infelice, diventi un adulto emarginato, che un giorno mi chiederà: “Perché non mi hai fermato?”».

 

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Tempi.it, come avviene per tutti gli argomenti che propone, ha avviato un ampio dibattito sull’argomento. Io non voglio, naturalmente, parteggiare per questo o per quello, voglio  soltanto fungere da apripista per un dialogo fra noi. Che ne pensate?

 

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Giovanni Marradi  -  Once upon a time   (C’era una volta…..)

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